Presa Diretta – L’intelligenza delle piante

Nella serata del 27 aprile è andata in onda su Rai 3 dalle 21.15 Presa Diretta, con una puntata dedicata all'”intelligenza delle piante”.

Nel corso della puntata, tra boschi e laboratori scientifici, il viaggio della trasmissione è proseguito sulla cima di monte Cimone, a 2.165 m di altezza, visitando la base meteorologica dell’Aeronautica militare e l’Osservatorio climatico “O. Vittori” del CNR-ISAC, stazione globale del programma Global Atmosphere Watch dell’Organizzazione mondiale per la meteorologia dove, tra altro, vengono raccolte misure inerenti i composti climalteranti, come l’anidride carbonica, e inquinanti in atmosfera.
Alla trasmissione hanno partecipato Francesca Marcucci, comandante del Centro Aeronautica militare di montagna di monte Cimone, e Paolo Cristofanelli del CNR-ISAC.

È possibile riguardare la trasmissione su RaiPlay [servizio dal minuto 57:33].

Cambiamento climatico: la situazione è critica

Da Almanacco della Scienza – CNR

 

di Katia Genovali

 

Il 2024 è stato un anno significativo per gli esperti del clima: le temperature medie annuali hanno infatti raggiunto un valore senza precedenti nella storia recente della Terra, superando il grado e mezzo rispetto al livello preindustriale. Potrebbe sembrare un aumento di poco conto, se non fosse che pochissimi gradi in più di temperatura dell’atmosfera terrestre sono sufficienti a provocare conseguenze molto importanti per la vita sul nostro Pianeta.

“Sappiamo da decenni che il mondo si sta riscaldando e che i cambiamenti climatici recenti sono rapidi, diffusi e senza precedenti rispetto agli ultimi migliaia di anni”, spiega Susanna Corti, ricercatrice del CNR-ISAC. “La temperatura globale media degli ultimi venti anni  è ora di circa 1,1°C superiore rispetto alla fine dell’800. Lo scorso anno è stato inoltre l’anno più caldo mai registrato, con un aumento medio, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, di circa 1,5°C.  Dal 1970, il riscaldamento procede a una velocità che non ha avuto precedenti negli ultimi 2000 anni. Ciò non vuol dire che durante la lunga storia della Terra non ci siano state temperature superiori a quelle odierne: è la crescita che vediamo a essere preoccupante. Le concentrazioni di gas serra, principale causa dell’aumento di temperatura atmosferica, hanno raggiunto livelli mai visti negli ultimi 800.000 anni. A marzo 2025 la CO₂, il principale responsabile del riscaldamento, ha toccato 427 parti per milione, il valore più alto da almeno 2 milioni di anni”.

Questi  dati risultano allarmanti, in quanto denunciano il superamento di un limite da parte di un fenomeno in continua crescita. Se la CO₂ continuerà ad aumentare vi sarà un’ulteriore crescita in temperatura. Ciò avrà  effetti inevitabili, e talvolta imprevedibili, sul funzionamento dell’intero sistema Terra, che potrebbero costringere la nostra specie a un adattamento rapido e forzato alle nuove condizioni.

“Il riscaldamento globale è il principale responsabile di ondate di calore più frequenti e intense, della riduzione del ghiaccio marino artico, della copertura nevosa primaverile e del ritiro dei ghiacciai. Sta anche aumentando la frequenza di eventi estremi concatenati, come ondate di calore, siccità e venti persistenti che favoriscono incendi fuori controllo. Inoltre, è la causa principale dell’acidificazione e del riscaldamento degli oceani”, puntualizza la ricercatrice.

 

suolo

Oltre a queste specifiche conseguenze, è lo squilibrio dell’intero sistema a doverci preoccupare, considerando che le nostre esistenze dipendono direttamente dalla sopravvivenza di tutte le altre specie.  Insomma, non basta salvare noi stessi;  per salvare noi stessi, dobbiamo salvare il mondo intero.

Tutto questo sta accadendo ora e secondo le previsioni sia le cause che gli effetti subiranno una crescita sempre più rapida. Un futuro sempre più vicino.

“Il cambiamento climatico sta già influenzando ogni regione abitata della Terra e il suo impatto crescerà con l’aumento della temperatura media. Ogni mezzo grado in più intensifica ondate di calore, precipitazioni estreme e siccità; le coste vedranno un aumento del livello del mare per tutto il secolo in corso, causando inondazioni ed erosione. È probabile che, entro il 2050, l’Artico rimanga completamente privo di ghiaccio almeno una volta, indipendentemente dagli scenari di emissioni”, continua Corti.

Questa situazione risulta emergenziale per l’intero Pianeta, in quanto va a modificare gli equilibri  fisici chimici e biologici di tutti i sistemi naturali,  ponendo diverse sfide all’umanità; una prospettiva resa ancora più impellente da affrontare alla luce del fatto che solo gli esseri umani possono  agire per limitare i danni.

“Le emissioni di gas serra di origine antropica sono il principale motore del riscaldamento globale. Sebbene la variabilità naturale possa mascherare o amplificare temporaneamente gli effetti climatici su scale regionali e a breve termine, la tendenza al riscaldamento rimane inconfutabile. Anche grandi eruzioni vulcaniche possono temporaneamente attenuare il riscaldamento, ma si tratta sempre di ondulazioni ed episodi temporanei che non inficiano la tendenza al riscaldamento dovuta all’attività umana”, conclude l’esperta.

Molti dei cambiamenti innescati dal cambiamento climatico sono processi lenti. In particolare, quelli che investono le regioni ghiacciate della Terra, tra cui il ritiro dei ghiacciai e il ghiaccio marino artico, continueranno per diversi decenni almeno. Tuttavia, una riduzione rapida e sostenuta delle emissioni potrebbe rallentare – o invertire – alcune tendenze, mitigando i danni futuri. Una possibilità a nostra disposizione che dovrebbe farci seriamente riflettere.

Relazioni tra parametri ambientali e osservazioni di temporali in Pianura Padana

Sul Journal of Applied Meteorology and Climatology dell’American Meteorological Society è stato pubblicato uno studio di OSMER-Arpa Friuli Venezia Giulia e CNR-ISAC relativo alle condizioni ambientali associate ai temporali nel nord-est dell’Italia.

Sono stati analizzati 31 anni (dal 1992 al 2022) di osservazioni da radiosondaggi tra aprile e settembre, dalle quali emerge un forte trend nei parametri usualmente ritenuti favorevoli allo sviluppo dei temporali e delle piogge convettive intense, quali ad esempio un alto valore di acqua precipitabile (indicato nella figura sotto come PWE -Precipitable Water of Environment- ma anche nota come Total Column Water Vapor) contenuta in troposfera o di instabilità potenziale (aumento di CAPE -Convective Available Potential Energy- e calo di CIN -Convective INhibition- in valore assoluto).

Tuttavia, osservando i trend delle piogge misurate dalle stazioni meteo del Friuli Venezia Giulia (FVG), o dei fulmini su tutto il dominio pan-alpino, non si nota un corrispondente aumento di piogge (neanche nei valori estremi) o di densità media di fulmini. Nemmeno la frequenza di grandinate osservata dalla rete di hailpads (“grelimetri”, ovvero pannelli di polistirene espanso usati per rilevare i colpi della grandine) dislocata sulla pianura del FVG mostra un trend in aumento, ma solo il diametro medio dei chicchi osservati pare aumentare nel tempo in modo statisticamente significativo.

Spiega Agostino Manzato dell’OSMER – Arpa FVG, attualmente in forze al CNR-ISAC: “Ci siamo chiesti se le semplici relazioni statistiche che legano i parametri ambientali alle osservazioni di temporali siano o non siano conservate inalterate in uno scenario di forte riscaldamento globale. Il paradigma proposto è che le relazioni tra pochi parametri ambientali e la frequenza e l’intensità dei temporali non siano invarianti rispetto al cambiamento climatico.”

“La nascita e lo sviluppo dei temporali, dunque, sembrano essere costituiti da una serie di processi molto complessi, difficilmente semplificabili, come viene spesso fatto, dalle semplici proiezioni climatologiche di ‘ambienti favorevoli’,” chiarisce Gabriele Fasano, dell’Arpa Piemonte.

La pubblicazione ha destato particolare interesse, al punto che l’American Meteorological Society l’ha scelta come una delle sette pubblicazioni da promuovere nella sua newsletter di marzo 2025 rispetto a tutte quelle pubblicate nelle sue riviste.

Grandinata record in Friuli del 24 luglio 2023: la causa principale fu il forte flusso di umidità in quota

Nota stampa CNR

 

Una ricerca congiunta che ha coinvolto Università di Bologna, CNR-ISAC, Arpa FVG, Radarmeteo e servizio meteorologico ceco analizza le condizioni meteorologiche peculiari che hanno causato la grandinata record in Friuli Venezia Giulia del 24 luglio 2023, in cui è stato battuto il record europeo delle dimensioni di un chicco di grandine (19 cm). L’intenso vento da sud-ovest a circa 5 km di quota, unito ad un flusso sciroccale molto umido dal Mar Adriatico negli strati più bassi dell’atmosfera, sono stati gli elementi più importanti per la formazione della grandine gigante. L’articolo è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society.

La sera del 24 luglio 2023, infatti, un’inconsueta sequenza di temporali a supercella, ossia temporali in cui la corrente ascendente è caratterizzata da forte rotazione interna, ha attraversato la regione pedemontana alpina, dal Piemonte fino al Friuli Venezia-Giulia, causando rovinose grandinate, responsabili di centinaia di feriti e danni per milioni di euro. Le due più violente tra queste hanno colpito la pianura friulana: la prima verso le 21 ha devastato in particolare il comune di Mortegliano (UD), mentre la seconda, 2 ore dopo, ha prodotto chicchi fino a 19 cm di diametro ad Azzano Decimo (PN), registrando il nuovo record europeo di dimensione di un chicco di grandine.

Spiega Francesco De Martin, dottorando dell’Università di Bologna e primo autore dello studio: “Curiosamente, la temperatura in superficie poco prima della grandinata era relativamente bassa per fine luglio, attorno a 20°C. Questa situazione appare anomala, visto che per la generazione di grandine di grosse dimensioni si reputava necessaria una massa d’aria molto calda vicino al suolo. In realtà, dallo studio è emerso che a circa 1 km di quota era presente uno spesso strato caldo e umido che dal Mar Adriatico era spinto dallo Scirocco sopra l’aria fresca superficiale. Questo strato garantiva comunque la presenza dell’instabilità atmosferica necessaria per produrre grandinate di grosse dimensioni, anche se queste condizioni sono piuttosto frequenti nel periodo estivo”.

“Quello che era, invece, davvero anomalo era l’intenso flusso da sud-ovest nella media troposfera. che probabilmente ha favorito la presenza all’interno della cella temporalesca di correnti ascendenti con un’area molto estes,” aggiunge Agostino Manzato, ricercatore dell’OSMER – Arpa FVG, attualmente in servizio presso il CNR-ISAC. “Questo è un fattore molto importante per permettere alla grandine di raggiungere grosse dimensioni, perché il chicco di grandine ha più spazio e tempo per la fase di accrescimento”.

“Un’altra condizione anomala era il trasporto eccezionale di vapore acqueo tra 2500 e 5500 m di quota” aggiunge Mario Marcello Miglietta, dirigente di ricerca del CNR-ISAC. “Una maggiore disponibilità di acqua all’interno delle correnti ascendenti ha verosimilmente accelerato la velocità di crescita dei chicchi di grandine.”

A confermare i risultati emersi dal caso studio, un’analisi statistica condotta nel periodo tra il 2018 e il 2023 nel Nord-Est ha mostrato che il vento a 5 km di quota è il parametro più importante per la generazione di grandine di grosse dimensioni, mentre non è necessaria la presenza di aria molto calda in superficie, a differenza di quanto si pensasse prima di questo studio.

Lo studio ha, pertanto, evidenziato la complessità dell’evoluzione dei temporali nel nord-est, fortemente influenzati dalla topografia della regione, che rende particolarmente difficile la loro previsione. Tuttavia, il centro meteorologico regionale del Friuli Venezia Giulia (OSMER – Arpa FVG) aveva correttamente indicato la possibilità di “rovinose grandinate” per la sera del 24 luglio 2024, mostrando che, per quanto difficile, la loro previsione è possibile. Questa ricerca aiuterà a consolidare le tecniche di previsione di questi fenomeni distruttivi di cui il Nord Italia è una delle zone più colpite al mondo.

Precipitazioni nel Mediterraneo in gran parte stabili dalla fine del XIX secolo

Un quadro completo dell’evoluzione delle precipitazioni nel Mediterraneo a partire dalla fine del diciannovesimo secolo è stato prodotto da un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da Sergio Vicente Serrano e Yves Tramblay con importanti contributi dell’Università di Milano, del Salento e del CNR-ISAC.

I risultati, pubblicati su Nature, mostrano che le precipitazioni nella regione del Mediterraneo sono rimaste sostanzialmente stabili dal 1871 al 2020, nonostante grandi oscillazioni nel corso degli anni e dei decenni. La ricerca si basa su dati provenienti da 23.000 stazioni in 27 paesi e colma un vuoto di conoscenza che era dovuto alla mancanza di una base ragionevolmente completa di dati osservativi forniti da stazioni meteo, conseguenza di politiche non favorevoli alla condivisione dei dati adottate da alcuni paesi del Mediterraneo. La limitazione è stata superata sviluppando un metodo di lavoro innovativo che ha previsto elaborazioni svolte in modo distribuito senza che i singoli paesi coinvolti condividessero i dati originali.

L’evoluzione delle precipitazioni ha importanti implicazioni per le politiche sociali, economiche e ambientali nella regione Mediterranea dove esse sono distribuite irregolarmente e ci si attende diminuiscano nel corso del XXI secolo. Lo studio, mostra che nel passato le precipitazioni nella regione sono state caratterizzate da una forte variabilità spaziale e temporale, ma sono rimaste fino ad ora in gran parte stabili nel lungo termine. Gli autori attribuiscono le tendenze che possono essere identificate per alcune aree e periodi di tempo alle dinamiche collegate alla variabilità interna del clima. Fanno notare che il loro set di dati concilia le osservazioni con le più recenti simulazioni modellistiche (Progetto CMIP 6), che concordano nell’assenza di un trend prevalente delle precipitazioni passate nella regione.

Gli autori sottolineano che la regione del Mediterraneo sta comunque vivendo un periodo di crescente aridità climatica determinata da aumento dell’evaporazione, che è il risultato del forte aumento della temperatura nella regione. L’accordo fra le più recenti simulazioni modellistiche e le osservazioni sull’assenza di tendenze a lungo termine della precipitazione nel passato conferma la loro capacità di descrivere la precipitazione nella regione mediterranea e rafforza l’affidabilità dell’attesa futura diminuzione della precipitazione. Quest’ultima, sommandosi all’ulteriore aumento dell’evaporazione, accrescerà la gravità della diminuzione delle risorse idriche e della generalizzata crescente aridità attese nel futuro nel Mediterraneo.

https://www.nature.com/articles/s41586-024-08576-6

Call for Applications: READY Track 1 – Safeguarding Heritage Collections, Living Traditions and Practices in the face of Disasters, Extreme Weather Events and Complex Emergencies

CALL FOR APPLICATIONS

READY Track 1 – Safeguarding Heritage Collections, Living Traditions and Practices in the face of Disasters, Extreme Weather Events and Complex Emergencies

Application deadline: 20 April 2025

Mode of delivery: The training will consist of both online and in-person sessions, followed by field projects in participants’ home countries, lasting 6 months.

 

Organizers

  • ICCROM, through its international capacity development programme First Aid and Resilience for Cultural Heritage in Times of Crisis (FAR), in partnership with the European Commission’s Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture (DG EAC).

  • This initiative is funded by the European Union through the Creative Europe Programme.

  • Track 1 of the READY Initiative will be hosted by the Ministry of Culture of the Republic of Latvia. 

The training will be designed with the cooperation of the following technical partners:

In alignment with the principles of ICCROM and our funding partner, the READY project is committed to inclusivity and celebrating Europe’s diversity. We are actively continuing to enlist partners to ensure a truly representative and collaborative European initiative.

 

Key course dates

The course will comprise 4 key phases

  • Phase 1: Online Orientation and Introduction to Key Concepts

Dates: 16-20 hours per week over 4 weeks, with half-day sessions (Mon-Thu) between the end of May and the end of June 2025.

  • Phase 2: Three-Week In-Person Training on Movable and Intangible Cultural Heritage

Dates: Starting after July 15, 2025. The training will span 15 days, with one day off between each week. Participants are advised to seek approval from their respective employers for a minimum stay of 17 days in Riga, Latvia. Exact dates will be provided upon selection.

Location: Riga, Latvia

  • Phase 3: Follow-up Field Projects Implemented by Participants

Dates: August 2025 – February 2026 

Note: Upon completion of Phase 2: In-Person Two-Week Workshop, participants are required to propose joint or individual projects to be carried out in their respective home countries aimed at enhancing regional, national and local capacities for managing the risk of conflicts, disasters and extreme weather events for heritage collections and living traditions, practices as well as knowledge systems. The resources for implementing field projects will be supported by participants’ institutions.

  • Phase 4: International Online Meeting for Dissemination of Field Project Outcomes  

Dates: To be decided upon completion of the follow-up field projects. 

 

Why this course?

In an era of escalating crises, the intersections of natural and human-made hazards—ranging from climate-driven floods, fires, and droughts to violent conflicts, urban expansion, and environmental degradation—are creating more frequent, severe, and complex disasters. These compound risk events not only endanger lives and livelihoods but also threaten cultural heritage, erasing the very traditions, places, artifacts and knowledge systems that anchor communities in times of upheaval.

How can we protect heritage from mounting risks while unlocking its potential to reduce disaster impacts, adapt to a changing climate, and promote lasting peace?

READY- Resilience for Heritage in the Face of Disasters, Climate Risks and Complex Emergencies is a groundbreaking initiative aimed at strengthening capacities for protecting all forms of heritage from extreme risks including climate change-driven disasters and armed conflicts in Europe and beyond.

Within the framework of the READY project, we are pleased to invite applications from countries participating in the Creative Europe programme, for the Track 1 international course on Safeguarding Heritage Collections, Living Traditions and Practices in the face of Disasters, Extreme Weather Events and Complex Emergencies. 

About the Course 

READY track 1: Safeguarding Heritage Collections, Living Traditions and Practices in the face of Disasters, Extreme Weather Events and Complex Emergencies is conceived as a hybrid course. This interdisciplinary training emphasizes a systems-based approach to managing risks to heritage collections—whether in museums, libraries, archives, or places of worship—as well as to living traditions and associated knowledge systems.

Recognizing that disasters do not occur in isolation and that heritage institutions may not always have immediate support, a core component of the course will focus on cross-sector cooperation and coordination among disaster risk management, climate science, civil protection, armed forces, and heritage agencies before, during, and after disasters.

The course will provide participants with the knowledge and skills to assess and mitigate disaster and conflict risks to movable and living heritage, factoring in key risk drivers such as climate change and socio-economic vulnerabilities. By equipping participants with skills to tap into community-held traditional knowledge and practices, the training aims to engage local communities in safeguarding at-risk heritage while enhancing resilience and social cohesion.

Who can apply

We invite applications from diverse professionals who are interested in this unique and extensive training and those who wish to make a difference by protecting at-risk heritage and serving their respective communities. Participants must be from countries participating in the Creative Europe programme. (Please refer to the list of eligible European and Non-European countries participating in the Creative Europe Programme, in see also).

In particular, the course may be of interest to:

  • Professionals working to safeguard living traditions, knowledge, and practices, as well as heritage collections in diverse settings (museums, libraries, archives, archaeological or living heritage sites).
  • Cultural bearers and community leaders who are committed to safeguarding at-risk movable and living heritage.
  • Professionals working in fields such as civil protection, disaster risk management, climate change adaptation, fire risk management, and emergency response.

Priority Considerations

Preference will be given to applicants who:

  • Must have full support from their employing institutions or local authorities to implement post-training field projects.
  • Should have prior experience in successfully safeguarding movable and living heritage following a disaster or conflict.

If you are passionate about heritage protection and resilience-building, we encourage you to apply!

How to apply?

To apply, please complete all mandatory fields in the online application form by 20 April 2025

In the application form, you will be required to identify a heritage collection, an intangible heritage element, or a combination of both, which will serve as your case study. Preliminary selection will be finalized by April 30, 2025. If selected, you will be invited for an online interview during the first week of May 2025.

Language

The course will be conducted in English. However, the multilingual team of resource persons will assist participants in understanding core concepts and key terms where necessary. Additionally, a multilingual glossary and bibliography will be provided to further support and enhance the learning experience.

Course Modules

  • Assessing the significance of heritage collections in diverse contexts
  • Recording oral histories and ensuring the intergenerational transfer of living heritage
  • Assessing climate, conflict, and disaster risks to heritage collections, living traditions, knowledge systems, and associated communities
  • Risk mitigation and emergency preparedness for movable and living heritage
  • Cross-sector cooperation and coordination for disaster risk management
  • First aid to movable and living heritage
  • Post-crisis recovery
  • Using heritage collections, living traditions, knowledge systems, and associated communities for building disaster and climate resilience

Celebrati i vent’anni di Sentiero dell’Atmosfera sul Monte Cimone ENG

Osservazioni

Il passaggio di polvere proveniente dal Sahara è registrato dall’Osservatorio del CNR-ISAC “Ottavio Vittori” sul Monte Cimone (2.165 m), stazione globale del programma Global Atmosphere Watch (GAW) dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO). Il Cimone si trova sull’Alto Appennino modenese, rappresentando una delle prime dorsali montuose che le masse d’aria dal Sahara incontrano durante il loro spostamento verso nord.

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Comunicato stampa 28/05/2024

Brancacci project

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Natural Solutions

On 28 February, the ‘Natural Solutions’ event organised by the Po Delta Regional Park Emilia Romagna was held in Comacchio (FE). The meeting was an important opportunity to discuss ‘Nature-Based Solutions’ (NBS) and their potential in responding to environmental challenges in the Po Delta Regional Park.

Alessandro Sardella from the CNR-ISAC presented research related to two significant projects that represent a step forward in the sustainable management and protection of our heritage:

1. INACO: A project coordinated by CNR-ISAC and funded by the Interreg Central Europe programme, it aims to improve the resilience of cultural and natural heritage in Central European river basin districts. This project develops innovative tools, such as WebGIS-based solutions, for risk management and protection of cultural and natural heritage.

2. Ecosister: PNRR project supporting ecological transition and territorial cooperation, with a focus on the protection of cultural and natural heritage. Ecosister integrates with regional and national programming to promote sustainability and innovation.

https://www.interreg-central.eu/projects/inaco/

https://ecosister.it/

Esperti del CNR-ISAC selezionati per due report IPCC: un nuovo focus su città e Short-lived Climate Forcers

Nota IPCC focal point for Italy

 

Sono stati selezionati gli esperti e le esperte italiane che contribuiranno alla redazione dello Special Report on Climate Change and Cities e del 2027 Methodology Report on Inventories for Short-lived Climate Forcers.

 

Le ricercatrici Rita Nogherotto (CNR-ISAC) e Giulia Ulpiani (JRC) sono state scelte come autrici per il Rapporto Speciale su Cambiamenti Climatici e Città.

“Questo Special Report è Speciale perché ha un volto molto umano: ci parla dei luoghi in cui la maggior parte di noi lavora e vive.” – spiega Rita Nogherotto – “Le città concentrano persone, denaro, politica e infrastrutture: sono i luoghi in cui l’urgenza della sfida climatica incontra l’azione della società. La battaglia contro il cambiamento climatico si vince o si perde nelle città del mondo. Ed è proprio l’azione che lo rende diverso, secondo me, perché è un rapporto che risponde a ‘cosa?’ e ‘come?’, le domande che ormai tutti ci facciamo, visto che sul ‘perché’ non ci sono più dubbi.”

 

Monica Crippa (JRC), Sandro Fuzzi (CNR-ISAC), Domenico Gaudioso (ISPRA), Daniela Romano (ISPRA) e Marina Vitullo (ISPRA) parteciperanno invece alla stesura del Rapporto Metodologico 2027 sugli Short-Lived Climate Forcers (SLCF).

“I cosiddetti Short-lived Climate Forcers, insieme di composti chimicamente reattivi che influenzano il clima perturbando altre componenti del sistema climatico quali il ciclo del carbonio o il ciclo dell’acqua (particolato atmosferico, ozono, ossidi di zolfo e di azoto, ecc.), sono stati inseriti nei modelli climatici più aggiornati solamente da pochi anni e si pone quindi il problema di valutarne in modo sistematico le sorgenti, i flussi e le concentrazioni in atmosfera, che sono estremamente disomogenee a scala spaziale e temporale.” – spiega Sandro Fuzzi – “Questo Rapporto metodologico si propone quindi di porre le basi per un sistematico inventario delle emissioni di questi composti a livello globale e regionale. È utile anche ricordare che la maggior parte degli SLCF sono anche inquinanti atmosferici che hanno effetti negativi sulla salute umana e sugli ecosistemi e questo Rapporto potrà essere anche d’aiuto per valutare le sinergie e retroazioni fra gli inquinanti atmosferici e i composti clima-alteranti nel Sistema Terra.”

 

La struttura dei report è stata concordata durante la 61° sessione dell’IPCC a Sofia, in Bulgaria, nell’agosto 2024. Gli autori principali selezionati saranno responsabili della stesura e della revisione dei capitoli del rapporto, tenendo conto del feedback degli esperti e dei governi, e saranno chiamati a partecipare alle riunioni nel periodo 2025-2027.

 

Sandro Fuzzi, ricercatore emerito al CNR-ISAC, studia i processi chimici e fisici nel Sistema Terra e i loro effetti sui cambiamenti globali, il clima, la qualità dell’aria, gli ecosistemi e la salute. Fuzzi ha già contribuito in varie forme ai Rapporti IPCC, dapprima come Contributing Author del gruppo di lavoro I (WGI) dell’IPCC nel quarto ciclo di valutazione (AR4), poi come Review Editor per il quinto ciclo di valutazione (WGI-AR5) e infine come Lead Author per il sesto ciclo di valutazione (WGI-AR6) nel capitolo riguardante gli Short-lived Climate Forcers.

 

Rita Nogherotto è ricercatrice presso il CNR-ISAC, con sede all’International Centre for Theoretical Physics (ICTP). Laureata in Fisica con un dottorato sulla microfisica delle nubi, si occupa di modellazione climatica regionale nel progetto CORDEX ed è responsabile dello sviluppo della parametrizzazione della microfisica delle nubi del modello RegCM5. Ha collaborato con stakeholder, aziende energetiche e assicurazioni per valutare gli impatti climatici regionali, concentrandosi su inondazioni e rischio idrogeologico. Attualmente, studia gli impatti dell’effetto urbano a scala locale per diversi eventi estremi attraverso modelli ad alta risoluzione nel progetto CORDEX-FPS URB-RCC. Ha contribuito come Contributing Author all’IPCC AR6 (WG2, Capitolo 13).

Klimahouse 2025 – Bolzano

CNR-ISAC was present during the Klimahouse 2025 fair in Bolzano from January 29th to February 1st, 2025. Gianluca Cadelano and Alessandro Bortolin from Padova headquarters, together with Giovanni Ferrarini e Stefano Rossi from Construction Technology Institute (ITC), presented the projects focused on the topic of sustainability, in which CNR-ISAC and ITC are involved, among them GEO4CIVHIC, ECHO, Friend Europe and iNEST. A prototype of a monitoring system of the indoor environmental quality was showcased.

Many visitors interacted with the researchers showing great interest in the topic of environmental sustainability. Moreover, the activities of the European Enterprise Network (EEN) and Friend Europe project were exposed to many owners of small and medium-sized enterprises (SME).

 

Fair

 

On January 30th, 2025, a conference titled “Innovation and Sustainability – Opportunities for SMEs in European Projects”, organized by CNR-ISAC Padova headquarters in the framework of Friend Europe project, was held.

The event aimed to raise awareness of the SMEs about the opportunities provided by European Union-funded research and innovation programs. The event showcased the potential for sustainable innovation through European projects and highlighted how cooperation between companies and research centers can enhance growth and competitiveness in the global market. This event represented a valuable opportunity for SMEs interested in sustainability and innovation.

Adriana Bernardi, from CNR-ISAC, presented her experience of coordinator of many European projects as well as the evolution of the framework programmes of the European Union.

Luc Pockelè, from Red srl company, explained the benefits that the company received in terms of competitiveness from the participation in European projects and the cooperation with research organizations.

Monica Favaro, from CNR-ICMATE, described the funding mechanisms that European Union devotes to SMEs and the opportunities coming from the interaction with EEN for the SMEs.

Inquinamento dell’aria nelle città africane: il contributo dei ricercatori italiani al monitoraggio e al miglioramento della qualità dell’aria

Da INNOVITALIA

 

L’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali sfide per le città africane, dove la rapida urbanizzazione, la crescita demografica e l’industrializzazione concorrono a determinare condizioni critiche per la qualità dell’aria. Le principali fonti di inquinamento includono il traffico veicolare, la combustione di biomassa per uso domestico, le emissioni industriali e la polvere desertica. Le conseguenze di questo fenomeno sono gravi, con un impatto significativo sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulla qualità della vita urbana.

Per affrontare questa problematica, esperti internazionali si sono riuniti nel seminario online “Air Quality Data Analytics and Machine Learning”, organizzato dall’African Society for Air Quality (ASAQ), per discutere le potenzialità offerte dalle tecnologie di intelligenza artificiale nel monitoraggio della qualità dell’aria.

Grazie all’invito dell’Addetto Scientifico dell’Ambasciata di Dakar, Dott. Eugenio Cavallo, hanno partecipato all’evento ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (IIA), entrambi afferenti al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) della Regione Liguria.

Durante il seminario, i ricercatori italiani hanno presentato i risultati dei loro studi, illustrando esperienze e soluzioni innovative per l’analisi dell’inquinamento atmosferico. Attraverso l’utilizzo di algoritmi di Data Analytics e Machine Learning, hanno mostrato come sia possibile integrare e analizzare grandi quantità di dati ambientali, raccolti sia da sensori terrestri che tramite osservazioni satellitari. Questi strumenti si rivelano fondamentali per il monitoraggio e la gestione della qualità dell’aria, consentendo di identificare i principali fattori inquinanti, prevedere con maggiore precisione le condizioni di rischio e supportare le autorità nell’adozione di misure tempestive per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

La significativa partecipazione della comunità scientifica italiana a questo evento sottolinea il ruolo di primo piano che il nostro Paese riveste nella ricerca e nell’innovazione applicata al monitoraggio ambientale. L’adozione di tecnologie emergenti non solo offre soluzioni concrete per migliorare la qualità dell’aria nelle città africane, ma contribuisce anche allo sviluppo di strategie sostenibili a lungo termine, necessarie per affrontare le sfide globali legate all’inquinamento atmosferico e al miglioramento della qualità della vita.

 

 

CONTRIBUTI DEI RICERCATORI ITALIANI AL CONVEGNO

 

Sezione “Artificial Intelligence (AI) & Machine Learning (ML)”

Air quality and atmospheric aerosol studies: the experience of CNR – ISAC

Daniela Cesari, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Consiglio Nazionale delle Ricerche

Machine Learning for satellite precipitation estimation

Daniele Casella, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Consiglio Nazionale delle Ricerche

Interpretable machine learning approaches in atmospheric pollution research

Roberta Valentina Gagliardi, Istituto Superiore di Sanità

 

Sezione “Tools for Air Quality Data Analysis & Visualization”

Openair R package: a simple and effective tool for dealing with air quality data

Andrea Bisignano, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), Regione Liguria

 

Sezione “Mathematics & Statistics for Data Science”

Receptor-based source apportionment modelling and applications

Adriana Pietrodangelo, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

Sezione “Remote Sensing”

Air quality analysis by remote sensing products

Cristiana Bassani, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, Consiglio Nazionale delle Ricerche

Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza – L’approfondimento di ISAC

L’11 febbraio ricorre la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, celebrazione istituita nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni unite. 

Obiettivo di questa giornata è promuovere un accesso equo e una partecipazione paritaria alla scienza per donne e ragazze, in risposta a un divario di genere in ambito scientifico oggi tutt’altro che risolto e su cui presentiamo un approfondimento, nell’ambito delle attività del gruppo di lavoro SCISOC del CNR-ISAC.  

 

A livello nazionale, il Focus Gender Gap 2024 del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea mostra infatti che a conseguire la laurea in materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono principalmente gli uomini (59%), con una componente femminile del 41%. Tuttavia, sono le donne a ottenere voti più alti e una maggiore regolarità negli studi. 

Se si guarda poi alla condizione occupazionale, il rapporto di AlmaLaurea evidenzia una differenza di quattro punti percentuali nel tasso di occupazione di laureate e laureati STEM a vantaggio dei laureati, oltre a una differenza nella retribuzione mensile netta in linea con quanto accade anche per gli altri settori in generale. 

 

L’esperienza nelle scuole di ogni ordine e grado ha portato le ricercatrici e i ricercatori che svolgono attività di terza missione a verificare l’allontanamento delle studentesse dalle discipline STEM già negli ultimi anni delle scuole primarie. Nell’immaginario soprattutto delle bambine, l’associazione ricercatore (maschio) e scienza sembra consolidata, lo riferiscono le insegnanti sottolineando l’importanza di avere in classe figure femminili “normali” che testimoniano come invece questa professione sia possibile senza distinzione di genere e di eccezionali doti intellettive. Questi elementi sono emersi dal confronto continuo che abbiamo intrapreso con le docenti delle scuole primarie che partecipano al progetto Agenda 2030 delle bambine e dei bambini e che vede oltre alla partecipazione di ricercatrici e (pochi) ricercatori CNR e Inaf dell’Area territoriale di ricerca del CNR di Bologna anche l’associazione Donne & Scienza. 

 

La valutazione della qualità della ricerca (VQR) condotta dall’Anvur, ha incluso la valutazione delle attività di terza missione solo da una decina di anni (VQR 2011-2014), eppure attività di public engagement, come la Notte europea dei ricercatori, vedono una marginale partecipazione maschile (mediamente sul 21,4%) nell’attività organizzativa del consorzio SOCIETY a Bologna, che dal 2014 include il CNR come partner e ultimamente come coordinatore; mentre si registra negli anni una quasi parità nella partecipazione alle attività della Notte, che coinvolge circa un migliaio di ricercatrici e ricercatori. 

 

Riguardo il problema del divario di genere nella scienza, è intervenuta Cristina Mangia del CNR-ISAC in un’intervista per Articolo 33. “Le scelte universitarie di studenti e studentesse sono influenzate da tanti fattori, tra questi c’è anche la rispondenza tra l’immagine di sé e quella del percorso di studio. Immagini che sono anche influenzate dai contesti in cui si formano. Continuano a persistere idee diffuse e stereotipate, radicate negli atteggiamenti di insegnanti e nella società in generale, che vedono le ragazze come meno adatte alla matematica e alla tecnologia. Questo messaggio, trasmesso fin dall’infanzia attraverso giochi, libri e media, finisce inevitabilmente per condizionare le scelte successive delle ragazze”, spiega Mangia.  

Dall’intervista di Cristina Mangia emergono inoltre diverse problematiche che le donne che lavorano in ambito scientifico si trovano ad affrontare, come ad esempio una maggiore precarietà, il persistere di pregiudizi e una maggiore difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro. “Un sistema che premia modelli di produttività basati sulla disponibilità totale è spesso incompatibile con la vita delle donne, e non solo di loro. È un sistema che ignora i percorsi non lineari delle donne, spesso segnati da maternità, responsabilità di cura o magari da un’attenzione alla dimensione valoriale molto rilevante nelle scelte professionali come segnalato dall’indagine di AlmaLaurea. In questo disegno di carriere, le interruzioni legate alla maternità possono penalizzare le donne con figli: il ritorno dopo il congedo, il mantenimento del ritmo nelle pubblicazioni, la mobilità all’estero, la responsabilità di laboratori o di progetti di ricerca sono tutti elementi cruciali per avanzare, che risultano spesso difficili da gestire”, continua Mangia. 

 

Anche i convegni scientifici non sono immuni da disequilibri di genere. In molti campi di studio capita infatti di vedere presentazioni ad invito date in maggioranza (o totalità nei casi peggiori) a scienziati uomini di fronte a platee magari con un’ugual presenza di uomini e donne o a maggioranza femminile. 

Questa situazione viene confermata ad esempio da un’analisi su Nature Immunology, che mostra quanto sia diffuso nelle conferenze un sostanziale divario di genere tra gli invited speaker. Davanti alla risposta comune degli e delle organizzatori/trici che ipotizza che la causa possa riguardare la mancanza di donne con un adeguato livello di expertise nel settore, nello studio si dimostra che questa giustificazione viene usata anche quando non supportata dai fatti, cioè anche in campi in cui le scienziate esperte esistono e con una produttività scientifica comparabile agli invited speaker uomini. 

 

CNR 

Il Bilancio di genere 2023 del CNR mostra una fotografia sullo stato del divario di genere esistente tra il personale dell’ente. Nonostante la particolare convergenza in questo momento storico che vede il nostro Istituto, il CNR e il Ministero dell’università e ricerca a guida femminile, è ancora presente una netta prevalenza maschile nei livelli apicali e dirigenziali, soprattutto per il personale di ricerca, con una leggera maggioranza di donne nei livelli iniziali e con contratti precari.

 

Diagramma ricerca
<em>Da <a href="https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/servizi/infografica_BdG%202023_vs3.pdf">Infografica aggiornamento 2024</a> del CNR.&nbsp;</em>

Da Infografica aggiornamento 2024 del CNR.

 

Un contesto particolare è invece quello del personale tecnico e del personale amministrativo. Se il primo è a maggioranza maschile, il secondo è a stragrande maggioranza femminile, soprattutto per il livello di inizio carriera. “La scelta per le e i dipendenti di presentarsi a un concorso per una figura amministrativa o tecnica è probabilmente condizionata da un pregiudizio di fondo che ha, innanzitutto, orientato anche il percorso di studi e di formazione e che costituisce a tutti gli effetti un limite (spesso psicologico) nella scelta del tipo di occupazione”, si commenta a riguardo nel Bilancio di genere.

 

Diagramma tecnici

Diagramma amministrazione
<em>Da Infografica aggiornamento 2024 del CNR.&nbsp;</em>

Da Infografica aggiornamento 2024 del CNR.

 

Un ulteriore dato d’interesse che emerge dal Bilancio è la composizione delle commissioni di concorso, i cui componenti sono tendenzialmente a maggioranza femminile (58%). Guardando ai ruoli ricoperti all’interno delle commissioni, si nota un andamento che sembra seguire determinate consuetudini sociali: a ricoprire il ruolo di presidente è nel 57% dei casi un uomo, mentre otto volte su dieci è una donna a ricoprire il ruolo di segretario/a. 

Si potrebbe dunque concludere che si decida di affidare il compito di maggior prestigio e potere agli uomini, mentre alle donne uno più gestionale e non decisionale. “Tale lettura […] non può essere rappresentativa della situazione concorsuale CNR, né assicura un determinato risultato (ad esempio a vantaggio dei candidati e a scapito delle candidate, un dato non ancora disponibile) alla fine del processo di selezione. Restituisce però il concreto timore di comportamenti inconsapevoli che minano il concetto stesso di meritocrazia e di pari opportunità, che non sono semplici da eliminare e pertanto richiedono un’analisi approfondita e complessa per individuarne la migliore strategia di superamento per l’Ente al fine di sostenere la qualità nella ricerca”, si legge nel Bilancio.

 

L’esistenza di bias che possono contribuire a disparità di genere nella selezione di candidate e candidati è tuttavia un problema riconosciuto in ambito scientifico. Già un famoso studio dell’Università di Yale del 2012 pubblicato su PNAS mostra ad esempio come docenti universitari (sia uomini che donne) tendano a valutare le donne come meno competenti degli uomini con lo stesso curriculum, offrendo inoltre uno stipendio iniziale inferiore e meno career mentoring. Da allora gli studi in merito si sono susseguiti, evidenziando quanto questi bias inconsci siano persistenti e comuni. 

Nell’affrontare questo problema, il CNR ha realizzato il video “Rumore di Fondo” per sensibilizzare le commissioni di valutazione dei concorsi sulle questioni legate ai pregiudizi di genere e agli unconscious bias culturalmente radicati, mettendo in evidenza i vari elementi che possono influenzare significativamente i giudizi consapevoli e inconsapevoli delle commissioni nelle varie fasi di una selezione. Il video vuole contribuire concretamente all’attuazione del Piano per la Parità di Genere 2022-2024 e del Piano di Riorganizzazione e Rilancio del CNR, ma quante commissioni di concorso ne hanno fatto tesoro? 

 

 

A seguito della campagna di comunicazione 2020/2021 di Rai Radio1 No Woman No Panel – Senza donne non se ne parla, Il CNR ha siglato un Memorandum of Understanding per “promuovere modelli e messaggi comunicativi che favoriscano il principio di uguale rappresentanza fra i sessi”. Il CNR tramite la realizzazione di una web-app ha avviato un monitoraggio per “valutare l’impatto della partecipazione equilibrata e plurale di donne e uomini nella comunicazione istituzionale e di ricerca del Cnr”. Lo strumento permette di rilevare informazioni in merito agli eventi e news pubblicate sul portale del CNR: conferenze, convegni, seminari, dibattiti, interviste, mostre, ecc. 

Si tratta di uno strumento, a disposizione di tutto il personale CNR, che ha permesso, soprattutto agli operatori della comunicazione degli istituti che inseriscono i dati nel sistema, di affinare una sensibilità e un’attenzione nella costituzione dei panel, oltre che nella composizione dei comitati organizzativi. Generalmente si evidenza un differente equilibrio nei due comitati facendo registrare frequentemente una maggior partecipazione delle donne all’attività organizzativa. Se utilizzato quindi non come strumento finale di monitoraggio ma come “correttore” del modus operandi, può efficacemente essere uno strumento di riflessione da adottare già nelle prime fasi di organizzazione di un evento. 

 

L’attenzione da parte del CNR è anche verso l’uso del linguaggio, pubblicando nel 2024 le Linee guida per il linguaggio inclusivo rispetto al genere, come previsto dal Gender Equality Plan dell’ente. “Il linguaggio ha un ruolo molto potente nel plasmare la società, permettendo di dare visibilità al genere femminile, abituandosi alla presenza delle donne anche in ambienti dove storicamente e culturalmente è stato negato loro l’accesso, e dando pari dignità ai generi.” – si legge nelle linee guida – “I documenti amministrativi non sono solo testi di natura tecnico-giuridica rivolti a uffici interni, ma sono atti con i quali le istituzioni comunicano con la società civile e con i quali si fanno conoscere da essa […]. Utilizzare un linguaggio inclusivo negli atti amministrativi significa scegliere di essere un Ente attento alle questioni di genere e che rigetti ogni tipo di discriminazione, anche nelle forme comunicative.” 
 

Prospettive 

Su come agire per affrontare e risolvere questi divari di genere, a livello educativo e sociale, conclude Cristina Mangia nella sua intervista su Articolo 33: “Le aspettative di insegnanti ed educatori/rici possono diventare ‘profezie autoavveranti’ e influenzare le scelte delle studentesse, limitando o meno il loro interesse per la scienza e la tecnologia. È anche essenziale ripensare l’immaginario legato alla scienza fatta troppo spesso solo di leggi e formule e mostrarne anche l’aspetto umano e sociale, il valore etico e quello emozionale. Ci vorrebbero più esperienze laboratoriali che mettano al centro il soggetto che si interroga e così facendo ricrea il processo di scoperta. E a questo affiancare storie di scienziate, non per forza e non solo eccezionali, che possono ampliare l’immaginazione delle ragazze, aiutandole a visualizzare nuove possibilità di percorsi professionali e aiutare i ragazzi a liberarsi da stereotipi nei confronti delle coetanee e delle donne in generale. […] Sulla questione conciliazione vita–lavoro dovrebbero essere incentivate politiche di welfare a 360 gradi e nel mondo della ricerca ci vorrebbero programmi di reinserimento post-congedo di maternità e politiche che contrastino le discriminazioni di genere a tutti i livelli.” 

 

Detto delle necessità di misure da intraprendere per una effettiva parità fra generi, misure da adottare in tema di: formazione fin dalla tenera età, opportunità di lavoro e carriera, remunerazione, possiamo chiederci come la restrizione progressiva fino alla scomparsa dei privilegi del genere maschile impatti ora e in futuro il modo di occuparsi di scienze. In un mondo scientifico finalmente popolato da tutti i generi, il modo stesso di fare scienze sarà in sostanza identico a quello attuale o ne verrà trasformato? Non abbiamo una risposta e non è questa la sede per poter affrontare un tema come la relazione fra generi ed epistemologie. Ma se si allarga lo sguardo, più facilmente verso società ove il gap fra generi è già in via di trasformazione, emergono segnali nella direzione dello sviluppo di epistemologie differenti da quella mainstream. Questi segnali sono sviluppati prevalentemente nel mondo delle scienze sociali, ma cominciano a fare breccia delle discipline STEM, poiché hanno fra i caratteri principali proprio lo sviluppo di approcci inter-, multi-, trans- non-disciplinari. Uno fra i tanti riferimenti ormai rintracciabili in rete, è la call della conferenza coordinata dal Centro per la ricerca marina della Università di Amsterdam dove emergono caratteri di queste nuove epistemologie, esplicitato nella call assieme alle prospettive femministe e intersezionali, e alla formazione di conoscenze con saperi sviluppati al di fuori della comunità scientifica. Caratteri poco o per niente sviluppati nelle scienze controllate dal genere maschile.

Fires in the Mediterranean – A comparison of climate-altering emission data

A new study found discrepancies among four state-of-the-art emission inventories.

The review on methodologies for quantifying emissions from open vegetation fires and the data provided by the inventories has been published in the journal Science of the Total Environment and involves a research team from CNR-ISAC, in collaboration with the CNR Institute for Mediterranean Agricultural and Forestry Systems (CNR-ISAFOM), the Scuola Universitaria Superiore Pavia (IUSS) and the University of Urbino.

 

The study compared climate-altering gas emissions from open vegetation fires in the Mediterranean region between 2003 and 2020 for four inventories (GFAS, GFED, FINN and EDGAR). The focus was on emissions of carbon dioxide, methane, nitrous oxide and black carbon.

Although these inventories recorded the same emission peaks for particularly fire-affected years in the region (2007, 2012 and 2017), the comparison showed significant differences in quantifying GHG and black carbon emissions. ‘Discrepancies in emissions were attributed to differences in fire detection methods, spatial resolutions, and emission factor assumptions.’ – explains Rabia Ali Hundal, author of the study and PhD student at the Scuola Universitaria Superiore Pavia and the University of Urbino and associate at CNR-ISAC – ‘These discrepancies underscore the need for harmonised methodologies to improve the reliability of emission estimates.’

 

The researchers also noted that the years with peak emissions due to open vegetation fires in the Mediterranean were characterised by La Niña events, the cold counterpart of El Niño and which together constitute an oscillatory phenomenon (El Niño Southern Oscillation, ENSO) affecting the Pacific Ocean and atmosphere and capable of conditioning the global climate in the short term.

In this sense, ‘ENSO may have played a role in determining part of the observed inter-annual variability of GHG and BC emissions associated with open vegetation fires in the Mediterranean region,’ the study states. ‘However, due to the rather short period considered in our analysis work and the complex interactions of several factors influencing the occurrence of forest fires in the Mediterranean, further and more specific studies are needed to consolidate this possible relationship,’ Hundal continues.

 

This research underlines the importance of improving systems to quantify emissions and support research in this direction. Future studies could in fact develop consistent methodologies, integrating satellite and ground-based data and using systems already used in other emission sectors. ‘In particular, what we suggest is that top-down emission assessment techniques could also be attempted for open vegetation fires, i.e. based on the combined use of atmospheric concentration data of climate-altering substances collected from ground and satellite stations with simulations of atmospheric transport,’ – explains Paolo Cristofanelli of CNR-ISAC, author of the study – ‘This would allow independent estimates to be compared with the numbers provided by inventories such as those we analysed in our work.’

 

Improving emission inventories would therefore allow the development of evidence-based strategies for fire prevention and effective climate change mitigation, especially at the local and regional level.

Inaugurata la mostra ‘Artico. Viaggio interattivo al Polo Nord’

Il 16 gennaio si è svolta presso il Museo Civico Archeologico l’inaugurazione delle mostre scientifiche del Consiglio nazionale delle ricerche “Artico. Viaggio interattivo al Polo Nord” e “Obiettivo Scienza”.

Le due mostre sono ospitate presso il Museo Civico Archeologico di Bologna dal 16 gennaio al 2 marzo 2025 in virtù della Convenzione firmata dall’Unità Comunicazione del Cnr con il Settore Musei Civici Bologna, e grazie al supporto dell’Area territoriale della ricerca del Cnr di Bologna, che ha un Accordo di Collaborazione con il Comune di Bologna.

 

Mostra

 

Artico. Viaggio interattivo al Polo Nord” è una mostra interattiva ideata e realizzata da Unità Comunicazione del Cnr, Dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Cnr-Dsstta), Istituto di scienze polari (Cnr-Isp), Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Cnr-Iret) e Istituto per le tecnologie didattiche (Cnr-Itd) che guida il pubblico – attraverso installazioni fisiche e multimediali, esperimenti interattivi, apparecchiature scientifiche, ricostruzioni in scala, documenti, oggetti e immagini suggestive –  alla scoperta dell’Artico, delle sue peculiarità e dei fenomeni osservati, da anni oggetto di studio da parte della comunità del Cnr anche attraverso la stazione di ricerca ‘Dirigibile Italia’ situata a Ny Ålesund, nelle Isole Svalbard. Adatta al pubblico di tutte le età e in particolare alle scuole, l’esposizione affronta l’urgente tema del cambiamento climatico, rendendo comprensibile a tutti l’impatto che il riscaldamento globale ha sul Sistema Terra, con conseguenze particolarmente evidenti nelle regioni artiche.

 

Mostra Artico

 

La mostra è dedicata alla memoria del primo ricercatore Cnr Angelo Viola, con un ringraziamento speciale per il suo impegno nella progettazione della mostra e per la sua dedizione nella presentazione degli exhibit al mondo della scuola e al pubblico generico.  

In occasione della tappa a Bologna, il progetto espositivo viene arricchito da una nuova sezione dedicata al fortissimo impatto che le comunicazioni radio hanno avuto nell’esplorazione e nella scienza polare. Il focus fa parte del più ampio progetto scientifico-culturale ed educativo, a cura del Settore Musei Civici Bologna, dedicato a Guglielmo Marconi per le celebrazioni del 150° anniversario della sua nascita, con il patrocinio del Comitato nazionale per le celebrazioni.

“Obiettivo Scienza” è invece, una mostra fotografica che racchiude una selezione degli scatti presentati nell’ambito del contest  ideato e promosso in occasione delle celebrazioni per il Centenario del Consiglio Nazionale delle Ricerche: un modo per  “svelare”, attraverso il contributo tanti colleghi e colleghe della rete Cnr, la quotidianità della scienza, il fascino di fare ricerca e la sua bellezza. Dopo la prima edizione allestita presso l’ex Cartiera Latina di Roma dal 22 novembre al 15 dicembre 2024, la mostra – progettata da un Comitato Scientifico e Organizzatore del Cnr costituito ad hoc e realizzata in collaborazione con Roma Fotografia – viene proposta in forma itinerante su tutto il territorio nazionale: Bologna è la seconda tappa prescelta per questo affascinante viaggio.

All’inaugurazione hanno partecipato la Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Maria Chiara Carrozza, il Vice Presidente del Consiglio regionale della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, e il Sindaco del Comune di Bologna Matteo Lepore.

 

Inaugurazione_

Inaugurazione

 

Entrambe le esposizioni sono visitabili gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14, escluso il martedì (giorno di chiusura del museo), e nei festivi dalle 10 alle ore 19.

Per la mostra “Artico. Viaggio interattivo al Polo Nord” le prenotazioni per scuole e gruppi possono essere fatte accedendo al link https://www.bo.cnr.it/wp_artico/La mostra prevede numerosi eventi collaterali, animazioni e laboratori realizzati dall’Associazione LeoScienza, connessi ai temi della mostra, che permetteranno a tutti i partecipanti di fare ulteriori approfondimenti, grazie alla collaborazione tra Cnr,  Museo Civico Archeologico di Bologna e INAF e al supporto del progetto Notte Europea dei Ricercatori – SOCIETY, dell’Ufficio Scolastico Regionale, dell’Università degli Studi di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna.

Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Università di Bologna, anche ente patrocinatore dell’evento, gli studenti-tirocinanti di UNIBO sono stati appositamente formati e coinvolti attivamente nel ruolo di animatori scientifici della mostra.

Il personale del CNR-ISAC è stato coinvolto nell’organizzazione dell’evento e nella formazione dei tirocinanti, ha contributo al programma degli eventi collaterali e alla mostra fotografica .

 

 

News CNR

Avviato il progetto TORNATURA: uno strumento a supporto degli agricoltori italiani che si trovano a gestire emergenze fitosanitarie

News CNR

 

Per un efficace percorso di trasferimento tecnologico e per rispondere alle sfide del cambiamento climatico che rappresentano una minaccia per il settore agricolo e per la sicurezza alimentare, l’International Foundation Big Data And Artificial Intelligence For Human Development (IFAB), in collaborazione con Confcooperative Emilia-Romagna, Legacoop Bologna, CNR-ISAC e il Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, avvia Tornatura, un progetto selezionato dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale e sostenuto da Google.org.

 

La patologia vegetale ha sviluppato strumenti per migliorare la gestione dei patogeni delle piante, i cui danni sono aggravati dagli effetti del cambiamento climatico. La maggior parte di questi strumenti può essere migliorata utilizzando l’Intelligenza Artificiale (IA).

 

Il progetto è stato selezionato dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale nell’ambito del bando “crescerAI”, sostenuto da Google.org. Attraverso “crescerAI” sono stati selezionati progetti rivolti allo sviluppo di soluzioni di Intelligenza Artificiale di tipo open source destinate alle piccole e medie imprese del Made in Italy, incluse le imprese sociali. Per maggiori informazioni www.fondorepubblicadigitale.it.

Tornatura propone una soluzione di IA per automatizzare l’analisi del rischio, allertare i gestori delle aziende agricole e le organizzazioni nazionali e contenere gli effetti delle emergenze fitosanitarie. Tramite una web app, disponibile sia in versione mobile, sia in versione desktop, sarà possibile quantificare, prevedere e ridurre gli impatti dei parassiti e delle malattie delle piante, amplificati dagli gli effetti dovuti al cambiamento climatico. Si tratta di un sistema di supporto alle decisioni per monitorare e prevenire il rischio fitosanitario e consentire una pianificazione più efficiente grazie a proiezioni stagionali e strumenti di diagnosi precoce. La soluzione, integrando dati e tarando modelli, ottimizzerà la gestione dei trattamenti e porterà alla riduzione dell’utilizzo di prodotti impattanti sulla biodiversità fino al 25 per cento. L’obiettivo è di ridurre i danni dei patogeni alla produzione ortofrutticola e alimentare, eccellenza del Made in Italy, risultando in un aumento di profitto per ettaro che potrà arrivare anche al 20 per cento.

 

Annalisa Cherchi, responsabile attività del progetto per CNR-ISAC, sottolinea che “il cambiamento climatico in atto ha manifestazioni evidenti anche nel nostro territorio con impatti evidenti per settori produttivi, in primis l’agricoltura. In questo progetto per noi l’ambizione è quella di ottenere delle informazioni climatiche ottimizzate alle necessità del settore agricolo utilizzando metodi di intelligenza artificiale.”

Marcello Miglietta tra l’0,5% dei migliori studiosi al mondo in meteorologia

Marcello Miglietta del CNR-ISAC di Padova è stato inserito da ScholarGPS tra lo 0,5% dei migliori studiosi al mondo in meteorologia per il periodo 2018-2022.

ScholarGPS costruisce i profili di oltre 30 milioni di studiosi del mondo accademico, industriale e governativo provenienti da più di 55.000 istituzioni in oltre 200 paesi, basandosi sulla qualità e quantità di citazioni che ricevono gli articoli prodotti su riviste scientifiche internazionali. La statistica considera oltre 20 milioni di pubblicazioni considerate su tutti i paesi del mondo. Le attività scientifiche vengono considerate suddividendole tra classi di campi applicativi specifici. Per ogni disciplina vengono fatte due valutazioni: su tutta la carriera e sugli ultimi cinque anni.

Marcello Miglietta è dirigente di ricerca al CNR-ISAC, focalizzando la sua attività di ricerca sullo studio degli eventi meteorologici intensi, analizzati principalmente attraverso simulazioni numeriche che considerano l’influenza del cambiamento climatico sul loro verificarsi e sulla loro gravità.

Sustainable Hospitality: Funding and Opportunities

On November 14, the conference titled “Sustainable Hospitality Facilities: Funding and Opportunities” was held at Palazzo Stella, the headquarters of the Association of Hoteliers and Tourism Enterprises of the Province of Trento (ASAT) in Trento. The event aimed at promoting the adoption of sustainable practices within the hospitality sector.

The event was curated by Alessandro Bortolin and Gianluca Cadelano from the Padua unit of CNR–ISAC, Trentino Sviluppo, and ASAT, and promoted within the framework of the Enterprise Europe Network (EEN). The conference targeted hoteliers, designers, and technicians interested in learning about the benefits of the energy and ecological transitions for hospitality facilities.

 

Bortolin

 

During the opening remarks by the organizers (Davide Cardella, ASAT president, Luca Capra, manager at Trentino Sviluppo, and Alessandro Bortolin, researcher at CNR–ISAC), the EEN network was introduced with a particular focus on the Friend Europe Project. This project is a consortium of institutions offering services to small and medium-sized enterprises (SMEs) located in Veneto, Friuli-Venezia Giulia and Trentino-Alto Adige.  The consortium aims at guiding SMEs towards environmental sustainability, innovation, digitalization and internationalization.

Adriana Bernardi, research associate at CNR–ISAC, focused her presentation on innovation support for the sustainability of buildings and highlighted the current decarbonization strategies at international and national levels and the synergies between research and industry to reduce the environmental impact of building sector.

 

Bernardi

 

Carlo Battisti, Living Future Europe president, tackled the impact of human activities on the planet, suggesting an approach that goes beyond sustainability to embrace the concept of “regeneration”. A regenerative approach to human activities, according to Carlo Battisti, aims not only at reducing harm but also at creating environmental and social benefits.

A roundtable discussion on energy retrofitting for hotel buildings followed, moderated by Carlo Battisti. Participants included Christian Ferrante, researcher at ENEA, Maurizio Fauri, professor at the University of Trento and Arrigo Jacobitti, the owner of Eco Hotel Bonapace in Torbole sul Garda (TN).

During the roundtable, Christian Ferrante presented the outcomes of an ENEA report concerning the analysis of energy audits of the hotel sector, emphasizing the most effective interventions from a technical and economic perspective. Maurizio Fauri highlighted the potential of energy communities for the hospitality sector. Finally, Arrigo Jacobitti shared his daily experiences as a hotelier committed to implementing sustainable practices.

The event concluded with a presentation by APIAE (the Provincial Agency for the Promotion of Economic Activities of the Autonomous Province of Trento), detailing the financing mechanisms available to Trentino companies for adopting sustainable technologies.

The conference was well-received, with significant participation from local hoteliers and companies thanks to the promotional efforts of ASAT and Trentino Sviluppo. The event attracted 60 attendees.

Conclusi a Houston i test in volo del programma Aviolancio

Nota stampa CNR

Continua con successo il programma governativo Aviolancio, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, grazie a una serie di test fondamentali completati presso l’Houston Air and Spaceport. Il programma, coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche, ha visto la partecipazione della Project Manager Lucia Paciucci (CNR-IIA), e responsabile tecnico del Programma Pantaleone Carlucci (CNR-ISAC), insieme a partner industriali di rilievo, confermando l’importanza strategica dell’iniziativa nel contesto della ricerca spaziale italiana.

Il successo di questi test segna un passo fondamentale per il programma Aviolancio, un’iniziativa che punta a sviluppare una piattaforma nazionale di accesso allo spazio, capace di consolidare il ruolo dell’Italia nella ricerca e nelle applicazioni aerospaziali avanzate.

Grazie al supporto del test pilot Todd Ericson della FTR Enterprises, che nel programma ha il compito di operare i velivoli ed eseguire l’integrazione del sounding rocket con il velivolo, sono stati completati quattro test in totale: due taxi test il 31 ottobre e due voli della durata di circa un’ora ciascuno il 6 novembre. I taxi test iniziali includevano il movimento del velivolo lungo il Taxiway H e una corsa ad alta velocità sulla pista Runway 17R, per verificare la stabilità della connessione Starlink durante il movimento e simulare le condizioni di un decollo.

I voli di prova, successivamente, hanno permesso di validare diversi aspetti cruciali per il successo della missione. Durante il primo volo, sono stati eseguiti test di manovrabilità del velivolo e simulato il profilo di missione previsto per il rilascio del Sounding Rocket, un razzo suborbitale sviluppato con tecnologie all’avanguardia. Per tutta la durata del volo, il software di trasmissione dati, sviluppato dal CNR, ha monitorato e tenuto sotto controllo oltre 50 parametri critici del “dummy” a bordo, garantendo la trasmissione costante dei dati al sistema di monitoraggio a terra. Questo primo volo ha permesso, inoltre, di avvicinarsi alle procedure di sicurezza che verranno adottate durante il volo finale, in cui si prevede il rilascio del vettore.

Tra il primo e il secondo volo, il team ha effettuato verifiche a terra, assicurandosi che tutti i parametri raccolti fossero visualizzati e salvati correttamente, dimostrando la robustezza del sistema e la sua capacità di gestire un’ampia quantità di dati in tempo reale. Il test pilot ha confermato la possibilità di replicare con precisione le manovre di rilascio a quote progressivamente maggiori, fino a raggiungere l’altitudine prevista per il volo finale.

Nel secondo volo, sono state eseguite con successo quattro simulazioni di rilascio del Sounding Rocket, superando ogni aspettativa in termini di affidabilità e precisione. Questo risultato ha confermato la solidità del sistema di acquisizione e trasmissione dati, che ha operato impeccabilmente anche in condizioni dinamiche.

I dati raccolti sono stati monitorati in tempo quasi reale tramite il ground segment progettato dal CNR con un software che decodificava i dati e plottava in tempo reale integrato in un simulatore di volo che visualizzava il dummy in condizione di ambiente simulato 3d, permettendo un’analisi dettagliata e immediata della performance del sistema. I partner del programma, tra cui T4i di Padova, impegnata nello sviluppo di un innovativo motore per il Sounding Rocket, e GMV, responsabile della progettazione dell’avionica, hanno seguito con entusiasmo i test, sottolineando la prontezza tecnologica e operativa del sistema per le future fasi del programma.

ALICENET – The lidar-ceilometer automatic systems Italian newtork

A scientific study recently published in Atmospheric Measurement Techniques describes the Italian cooperative network of automated lidar-ceilometers (ALICENET) presenting both its infrastructure and its capability to provide original and quantitative products describing atmospheric particulate matter. Its applications range from the support to air quality evaluations to a better understanding of aerosol impacts on radiation and climate.

ALICENET (Automated Lidar-Ceilometer Network), established in 2015 and coordinated by CNR-ISAC since then, is progressively expanding. Thanks to the strict collaboration with several regional environmental agencies, universities, research institutions and private companies, it currently includes 20 monitoring sites across the Italian peninsula. 

 

Rete ALICENET
<em>Alicenet map showing the distribution of its monitoring sites and the different institutions contributing to the network (left). The right panels show examples of the ALICENET products obtained from original processing tools developed within the network (these referring to observations in the Rome Tor Vergata site in the 10-days period 4-13 July 2017). Among the products (from top to bottom): the vertical profile of the aerosol extinction (at 1064 nm) from ground to 7 km altitude, the associated Aerosol Optical Depth (AOD), the aerosol layer mask, and the estimated PM concentration.</em>

 

ALICENET allows monitoring, with high vertical and temporal resolution and in near real time, the atmospheric particulate matter load in different atmospheric environments across the peninsula, ranging from urban areas, to coastal, mountainous and volcanic environments. It allows for example to capture and follow in time episodes of transregional and transboundary transport of natural and anthropogenic particles, detecting plumes associated to pollution, biomass burning, mineral dust or volcanic emissions.
The ALICENET network also contributes to different activities at the European level, among which the EUMETNET E-PROFILE program, the EC H2020 Project RIURBANS and the ECMWF-CAMS National Collaboration initiative.

The study published in AMT, is the result of a close collaboration between CNR-ISAC, ARPA Valle d’Aosta and the University of Rome ‘La Sapienza’ and, as for ALICENET activities in general, highlights the importance of the synergy among research institutions and environmental agencies to develop innovative tools in support to the atmospheric aerosol monitoring and relevant scientific research.

Valutare l’impatto degli incendi di vegetazione sulla variabilità della CO2 grazie alle misure su monte Cimone

Nell’ambito delle attività condotte dall’Infrastruttura di ricerca ICOS (Integrated Carbon Observation System) e nei progetti nazionali ITINERIS (Italian Integrated Environmental Research Infrastructures System) e CIR01_00019 – PRO-ICOS_MED (Potenziamento della rete di osservazione ICOS-Italia nel Mediterraneo – Rafforzamento del Capitale Umano), è stato pubblicato uno studio che dimostra come analisi integrate presso siti di misura atmosferici possano rappresentare un approccio efficace per valutare l’impatto degli incendi di vegetazione sulla variabilità della CO2.

La ricerca, che ha riguardato il periodo 2015 – 2021 e ha utilizzato le osservazioni condotte presso il sito ICOS di monte Cimone, ha cercato di valutare in modo sistematico l’impatto sulla CO2 atmosferica delle emissioni da incendi di vegetazione avvenute sul continente Europeo. Ciò analizzando in modo integrato le osservazioni di monossido di carbonio (CO) condotte a monte Cimone, la rilevazione di incendi da satellite, i risultati di modelli di circolazione dell’atmosfera e dati forniti dal programma Copernicus (CAMS).

Lo studio dell’origine delle masse d’aria influenzate dagli incendi ha mostrato che nel periodo da ottobre ad aprile, la maggior parte degli eventi rilevati a Monte Cimone sono ascrivibili ad incendi che avvengono nell’Europa orientale, mentre da maggio a settembre sono gli incendi nella regione Mediterranea a dominare.
E’ interessante notare che nel periodo ottobre – aprile, in concomitanza con gli eventi rilevati, si nota un aumento consistente delle concentrazioni osservate di CO2. Questo segnale è molto meno evidente nel periodo maggio – settembre. Benché ulteriori approfondimenti siano ancora necessari, un’ipotesi avanzata è che la capacità degli ecosistemi vegetali di rappresentare un “sink” per la CO2 atmosferica possa compensare, durante il trasporto verso il sito di misura, l’emissione degli incendi.

Salute: inquinamento indoor nocivo anche a basse concentrazioni di polveri sottili

Nota stampa CNR

Nelle aree urbane l’inquinamento indoor ha lo stesso impatto sulla salute al pari dell’inquinamento esterno con possibili ripercussioni in termini di malattie polmonari, cardiache e tumorali.

È questo uno dei principali risultati evidenziati in uno studio condotto da Enea e dal CNR-ISAC, in collaborazione con le università Sapienza di Roma e Milano-Bicocca, nell’ambito del progetto VIEPI (Valutazione Integrata dell’Esposizione al Particolato Indoor), finanziato da Inail e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution.

Dalla ricerca emerge che se il particolato fine (PM2.5) e ultrafine (PM0.1) generato dal traffico veicolare urbano si infiltra in un ambiente interno, può attivare la risposta del tessuto bronchiale umano attraverso specifici geni legati all’infiammazione e a un particolare meccanismo biochimico (metabolismo degli xenobiotici) che permette al nostro organismo, come azione protettiva, di riconoscere, trasformare ed eliminare le sostanze estranee.

Tramite un innovativo sistema biotecnologico portatile messo a punto per la prima volta al mondo dai ricercatori coinvolti, lo studio ha esaminato in particolare la risposta tossicologica delle cellule del tessuto polmonare umano esposte alle nanoparticelle dell’aerosol atmosferico (PM2.5, PM0.1) all’interno di un’aula dell’Università Sapienza di Roma. La campagna ha previsto misurazioni nell’arco delle ventiquattro ore, incluse le ore di lezione.

“La ricerca ha rivelato che le caratteristiche chimico-fisiche dell’aerosol atmosferico dell’ambiente esterno, influenzato soprattutto dal traffico veicolare urbano e delle variabili meteorologiche esterne (bassa pressione, piogge e vento), sono significativamente alterate infiltrandosi in ambiente indoor, aumentando così il potenziale tossicologico del PM2.5 e del PM0.1. A ciò bisogna aggiungere la presenza degli studenti in aula, che contribuiscono alla variazione di biomassa all’interno, e dei sistemi di trattamento dell’aria interna”, spiegano Massimo Santoro (Enea) e Francesca Costabile (CNR-ISAC), primi autori del lavoro, al quale hanno contribuito, tra gli altri, anche Maria Giuseppa Grollino e Barbara Benassi della divisione Enea di Biotecnologie, Maurizio Gualtieri (Milano Bicocca), Matteo Rinaldi (CNR-ISAC), Paolo Monti (Sapienza Università di Roma), Armando Pelliccioni e Monica Gherardi (Inail).

“Questi risultati rappresentano una base importante per fornire un solido supporto scientifico alle politiche di adeguamento delle normative sulla qualità dell’aria in ambiente indoor – che comprende anche altri contesti come uffici, abitazioni e luoghi di sport e svago – evidenziando il ruolo critico delle particelle fini e ultrafini come vettori di molecole tossiche per la salute umana”, sottolinea Massimo Santoro della divisione Enea di Biotecnologie.

“La nostra ricerca suggerisce, inoltre, come le condizioni meteorologiche, climatiche e la qualità dell’aria esterne abbiano un significativo impatto sulle proprietà del PM2.5 e del PM0.1 in ambiente ‘indoor’”, prosegue Francesca Costabile.

In media la popolazione dei centri urbani trascorre fino al 97% del tempo in ambienti chiusi (si veda: Inquinamento dell’aria indoor (salute.gov.it). Le principali fonti di inquinamento dell’aria indoor nelle nostre città includono l’infiltrazione di aria dall’esterno (traffico veicolare e riscaldamento) e le sorgenti interne (fumo di tabacco, prodotti per la pulizia, cottura di cibi).

“Il quesito scientifico che ci ha guidati in questo esperimento è stato proprio quello di comprendere se fossero le sorgenti esterne o interne ad influire maggiormente sulla tossicità negli ambienti indoor. È emerso che il PM0.1 generato dal traffico veicolare urbano, infiltrandosi nelle aule, in particolari condizioni atmosferiche (quali bassa pressione, pioggia, vento),subisce una modifica importante delle sue proprietà fisico-chimiche, diventando la sorgente tossicologicamente più rilevante negli ambienti indoor delle nostre città. Questo accade soprattutto a concentrazioni molto basse (inferiori a 5 µg m-3) di PM2.5. Questi risultati forniscono evidenze scientifiche importanti per i futuri standard di qualità dell’aria indoor, ma anche per la revisione degli standard di qualità dell’aria outdoor indicando possibili effetti sulla salute umana in associazione ad esposizioni a basse concentrazioni di PM2.5, una condizione in cui le nanoparticelle del PM0.1 possono fungere da cavallo di Troia per molecole tossiche all’interno del corpo umano”, conclude Costabile.

Salute: inquinamento indoor nocivo anche a basse concentrazioni di polveri sottili (Video Cnr WebTv del 10/10/2024, CnrWeb.tv)

World’s Top 2% Scientists 2024

Nel mese di settembre è stata pubblicata la settima versione della classifica World’s Top 2% Scientists, il database pubblico delle scienziate e degli scienziati più citati al mondo.

Nella classifica Carriera, presenti anche Francesca Cigna del CNR-ISAC e gli associati Dario Camuffo e Sandro Fuzzi.

Nello studio della Stanford University che analizza la quantità, la qualità e la diffusione delle pubblicazioni, i dati sono presentati separatamente per l’intero arco della carriera e per il singolo anno recente. Ricercatrici e ricercatori sono classificati in 22 campi scientifici e 174 sottocampi secondo la classificazione Science-Metrix. La selezione si basa sui primi 100.000 scienziati per c-score (con e senza autocitazioni) o su un percentile pari o superiore al 2% nel sottocampo.

Complimenti vivissimi ai nostri colleghi.

Il CNR-ISAC per la Notte europea dei ricercatori 2024

Torna il 27 settembre la Notte europea dei ricercatori, l’evento che celebra la scienza e soprattutto i suoi protagonisti.
Il CNR-ISAC parteciperà anche quest’anno alla Notte con ricercatori e ricercatrici delle sedi di Bologna, Roma, Lecce, Lamezia Terme e Padova proponendo conferenze, webinar, giochi ed esperimenti.

 

Bologna

Progetto “SOCIETY reAGIAMO”, coordinato dal CNR (Paola De Nuntiis), con il coinvolgimento di tutta l’Area territoriale di ricerca di Bologna. Evento asso­ciato all’iniziativa MSCA e Cittadini dell’Unione euro­pea, nel quadro delle azioni Marie Skłodowska Curie (codice identificativo: HORIZON-MSCA-2023-CITI­ZENS-01), sostenuto nel 2024 dagli enti par­tner del consorzio SOCIETY.

Numerosi sono stati gli eventi realizzati per incontrare la cittadinanza prima della Notte che hanno visto a partecipazione di ricercatori CNR-ISAC, come gli Aperitivi scientifici (trasmessi su Lepida TV) – Scienza e tecnologia per vivere meglio, con la partecipazione di Stefano Decesari – Miglioramento della qualità dell’aria in Pianura Padana e nel mondo;Tour non solo in città –  20 anni del Sentiero dell’Atmosfera con il coinvolgimento di ricercatrici e ricercatori ISAC, Bologna città d’argento con la guida turistica Anna Brini & P. De Nuntiis;  Boschi e colture nel Parco Villa Ghigi in tempo di cambiamenti climatici Bisetti, T. Guerra (Fondazione Villa Ghigi)  P. De Nuntiis, Semplici e complessi gli orti dei semplici C. Suanno (UNIBO), P. De Nuntiis e D. Fernandez (UNILEON & CNR-ISAC) e gli eventi speciali con uno slow science realizzato insieme al CREA La Genetica vegetale e i Prodotti Naturali nella Lotta al Cambiamento Climatico.

Per questa edizione la Notte si svolge in due luoghi diversi della città: la zona centrale universitaria di Bologna e il Distretto Navile, luogo simbolo della ricerca con la presenza dell’Area territoriale di Ricerca del CNR (dove sono ospitati la maggior parte degli eventi) e il distretto universitario. 

 Il 27 settembre dalle 17:30 alle 24:00, dopo il taglio del nastro alla presenza delle autorità, presso l’Area territoriale di ricerca del CNR di Bologna, i partner del progetto (CNR, CINECA, INAF, INFN, INGV, UNIBO) e gli Amici della notte propongono una cinquantina di iniziative: 

–        Meteorologia e clima, che fenomeni
Il percorso didattico proposto dal CNR-ISAC conduce i partecipanti di tutte le età, attraverso semplici esperimenti, alla scoperta dei tanti fenomeni atmosferici che caratterizzano la Meteorologia e il Clima della Terra. Partecipano i ricercatori e gli assegnisti della sede di Bologna (atrio). 

–        Agenda 2030 delle bambine e dei bambini 
Dopo il successo delle edizioni precedenti, le alunne e gli alunni delle scuole aderenti al Progetto finanziato dalla Città metropolitana di Bologna salgono nuovamente “in cattedra” per presentare i prodotti realizzati grazie all’attività svolta con i docenti e le ricercatrici e ricercatori CNR (coordinati da P. De Nuntiis), INAF e Donne & Scienza (D&S). Il progetto dedicato alle scuole primarie, guidato da IC6, Dirigente T. Cucciniello e coordinato da E. Bianchi, è realizzato in collaborazione con Ufficio scolastico regionale Emilia-Romagna Ambito territoriale di Bologna. Ad animare le presentazioni avremo Radioimmaginaria la radio degli adolescenti. L’incontro rientra tra le “anteprime” del Festival della Cultura tecnica 2024 “Verso una tecnologia partecipata”, che avrà inizio il 22 ottobre.

Le scuole aderenti al progetto presentano i lavori realizzati grazie agli interventi nell’a.s.2023/24 dei ricercatori CNR/INAF

Sala 216 – D.D. ZOLA PREDOSA | H 21:00-21:30

“A caccia di smog” gli alunni della classe 3^A presentano il loro elaborato utilizzando un plastico. S.Cevolani, A.M.Manfredini (3A, Bertolini)

“IO CANTO…per proteggere il patrimonio culturale” Viene uti­lizzato il testo di una famosa canzone per sensibilizzare bam­bini e adulti sulla salvaguardia del nostro prezioso patrimonio culturale. C.Guidi, M.C.Cenni, M.Mattioli, L.Lepre (4B, Bertolini)

Sito web di riferimento: https://www.nottedeiricercatori-society.eu/

PROGRAMMA

 

Lamezia Terme

Il CNR-ISAC partecipa al progetto “SUPERSCIENCEME ” coordinato dall’Università della Calabria con l’evento:

–  “Cambiamenti Climatici: un osservatorio per clima e i suoi cambiamenti”
Verrà illustrata la dotazione strumentale dell’Osservatorio climatico ambientale del CNR-ISAC di Lamezia Terme. Esporremo quali parametri vengono misurati e perché influenzano lo stato del clima. Attività in tempo reale di misura della qualità dell’aria, caratterizzazioni meteoclimatiche e interpretazione dei dati. Parallelismo delle attività di misura svolte in altri siti di rilevamento e come l’alterazione dei parametri meteoclimatici impattano su clima, ambiente, salute e rischi sul territorio.
Partecipano alla Notte in UNICAL i ricercatori e gli assegnisti della sede di Lamezia Terme

Sito web di riferimento: https://www.superscienceme.it/eventi-scientifici/cambiamenti-climatici-un-osservatorio-per-clima-e-i-suoi-impatti/

 

Lecce

Il CNR-ISAC partecipa al progetto “Ern Apulia Med 2024″, coordinato dall’Università del Salento con i seguenti eventi presso l’Ex Monastero degli Olivetani (Viale S. Nicola Lecce):

– “Caratterizzazione della composizione dell’atmosfera per applicazioni di qualità dell’aria e studio del clima” (27 settembre dalle 19 alle 24)
Presentazione di posters, video, e misure real-time di composizione dell’atmosfera. Con: Antonio Pennetta, Serena Potì, Giuseppe Deluca, Adelaide Dinoi, Ermelinda Bloise, Daniela Cesari, Florin Unga, Daniele Contini (CNR-ISAC)
Verranno illustrati alcuni studi nell’ambito delle progettualità scientifiche dei progetti ITINERIS (PNRR) e TOX-IN-AIR (PRIN2022-PNRR) e le facilities osservative del CNR-ISAC a Lecce per gli studi di composizione dell’atmosfera mirati agli aspetti di qualità dell’aria, effetti tossicologici del particolato atmosferico e sue proprietà ottiche che influenzano il bilancio radiativo ed il clima del pianeta. Le facilities, fisse e mobili, sono parte di network di ricerca internazionali: ACTRIS e GAW-WMO. Saranno mostrati anche video di campagne di misura e dati real-time.

– “Progetto DROMEDAR – Drought and Aridity in the Mediterranean and ecological impactsSiccità ed Aridificazione nel Mediterraneo ed impatti sui sistemi ecologici” 
Contributo poster di Roberta D’agostino (CNR-ISAC)
Il progetto DROMEDAR si concentra sulle siccità prolungate nel Mediterraneo e sul loro impatto sull’ambiente e sugli ecosistemi terrestri. L’obiettivo è identificare i meccanismi fisici su larga scala responsabili di eventi al di là della variabilità interna del sistema climatico, al fine di migliorare la conoscenza sulla cui evoluzione nei prossimi decenni. Le proiezioni climatiche indicano che la siccità nel Mediterraneo diventerà più intensa, anche se, così come accade per altri tipi di eventi estremi, c’è meno accordo sui cambiamenti nella loro frequenza. DROMEDAR analizza i cambiamenti nei parametri statistici delle siccità meteorologiche nel XX secolo e nei futuri scenari di riscaldamento globale, in base a diversi scenari di emissione e i meccanismi che ne determinano l’insorgenza, attraverso tecniche innovative di machine learning. Il progetto esplora inoltre i segnali di allarme precoce per i potenziali cambiamenti irreversibili negli ecosistemi terrestri, con l’obiettivo di informare sulla tempistica delle necessarie strategie di adattamento per la protezione dell’ambiente. Un particolare focus verrà fatto sulla Puglia, il cui ambiente è sarà sempre più arido in futuro. Nature based solutions per il controllo dell’umidità del suolo e irrigazione della vegetazione (anche per ridurre il rischio di incendi) verranno proposte per mitigare da un lato e per adattarsi agli imminenti cambiamenti in atto.

– “Megaclasti e tempeste meteomarine sulle coste rocciose del Salento”.
Contributo poster di Marco delle Rose e Paolo Martano (CNR-ISAC)
Il poster descrive brevemente la scoperta di uno spostamento di oltre 100 megaclasti sulle coste salentine (il più numeroso  registrato nel Mediterraneo)  e la sua attribuzione, tramite osservazioni web e in situ e semplici modelli fisico-matematici, alla tempesta Detlef del Novembre 2019. Si aggiunge qualche considerazione didattica  sul processo di formazione delle onde marine, e su come questo sia stato scoperto in tempi relativamete recenti, osservando come spesso passi in secondo piano lo studio  di fatti che, osservati quotidianamente, si danno quasi per scontati o di poco interesse.

– “La qualità dell’aria indoor nelle scuole al centro del Progetto MISSION: Monitoraggio abbattImento riSchi Sanitari InquinamentO iNdoor”
Contributo poster e tavolo espositivo con P. Ielpo, C. Mangia, I. Ammoscato (CNR-ISAC)
Saranno illustrate le attività e gli obiettivi del progetto MISSION (PNC-E.1). Si tratta di uno studio osservazionale longitudinale su un campione della popolazione scolastica (scuola primaria) investigato attraverso un monitoraggio ambientale (CO, CO2, COV, formaldeide, ozono, NOx, PM2.5, PM 5 , PM10, radon), biologico (carica batterica mesofila, psicrofila e miceti) e sanitario (questionari e valutazioni cliniche e funzionali – spirometria e FeNO test) al basale e al follow-up. Nello studio sono coinvolte cinque regioni (Lombardia, Toscana, Marche, Puglia, Sicilia) ed in ogni regione sono oggetto di studio 24 classi, per un totale di 120 classi. Il progetto MISSION ha come obiettivo generale la promozione di una rete tecnico-scientifica nazionale al fine di implementare nel lungo termine misure di miglioramento della qualità dell’aria nelle scuole e di riduzione dei rischi sanitari della popolazione scolastica associati all’inquinamento chimico, fisico e biologico dell’aria indoor integrate con il miglioramento della efficienza energetica degli edifici.

– Communication of research on the environment, climate and health through the biographies of  ‘visionary women scientists’”
Contributo poster con C. Mangia (CNR-ISAC) e S. Presto (CNR-ICMATE)
La complessità della crisi climatica e ambientale mostra l’urgenza di adottare nuovi approcci sia nell’indagine scientifica che nella comunicazione della scienza. Le biografie scientifiche rappresentano uno strumento efficace non solo per evidenziare le pratiche della ricerca scientifica, ma anche per accrescere la consapevolezza dell’importanza di affrontare le sfide attuali con prontezza. Questo contributo illustra il progetto di comunicazione teatrale “Scienziate visionarie”, nato dalla collaborazione tra ricercatrici del CNR e l’Associazione Donne e Scienza. Il progetto si focalizza sulla narrazione di biografie, a teatro e in un libro, approfondendo il percorso scientifico delle protagoniste, dall’identificazione delle domande di ricerca alle metodologie impiegate, fino alla comunicazione delle ricadute socio-ambientali dei risultati ottenuti.

Sito web di riferimento: https://www.ernapuliamed.org/

 

Padova

Il CNR-ISAC partecipa al progetto “SCIENCE4ALL” (organizzato dall’Università di Padova al di fuori dal contesto dei progetti europei MSCA) con l’evento
–  “Comfort termico e qualità dell’aria negli edifici lavorativi e scolastici”
con Gianluca Cadelano e Alessandro Bortolin (CNR-ISAC)
Le persone trascorrono gran parte del tempo della giornata all’interno di ambienti come uffici, edifici produttivi, ma anche aule scolastiche. La qualità dell’ambiente costruito e l’elevato tasso di occupazione hanno un forte impatto su salute, benessere e produttività: in particolare, la qualità dell’aria interna e il comfort termo-igrometrico sono temi di primaria importanza. La conoscenza dei fattori che li determinano è la chiave per operare le misure necessarie ad assicurare spazi lavorativi salubri e idonei agli occupanti. Durante l’incontro ricercatrici e ricercatori del CNR-ISAC di Padova dialogano con il pubblico al fine di sensibilizzare sull’importanza della qualità dell’ambiente indoor, anche attraverso una dimostrazione pratica che consiste nel monitoraggio e nell’analisi guidata delle condizioni dell’aria all’interno del locale che ospita il talk.
L’evento si tiene sabato 28 settembre dalle 10:45 alle 11:30 presso la Sala Bianca del Caffè Pedrocchi, via VIII Febbraio 15 Padova.

Sito web di riferimento: https://science4all.it/attivita/comfort-termico-e-qualita-dellaria-negli-edifici-lavorativi-e-scolastici/

 

Roma

Il CNR-ISAC partecipa alla “Notte da scienziati” presso l’Area territoriale di ricerca del CNR di Tor Vergata (via Fosso del Cavaliere 100 Roma) con l’evento:
– “Passeggiata nel laboratorio esterno dell’Istituto di Scienze di Atmosfera e del Clima alla scoperta degli strumenti per la misura dei fenomeni atmosferici dalla piccola goccia ai potenti fulmini”
l’evento si svolge il 27 settembre dalle 17:30 alle 20:30 a Roma presso il Campo sperimentale CIRAS. Percorsi nell’aria è una passeggiata nell’Osservatorio atmosferico CIRAS del Cnr-Isac articolata in due momenti che collegano le attività prettamente di ricerca alle esperienze dirette del quotidiano: le osservazioni a grande scala per lo studio e il monitoraggio dell’atmosfera e del clima, e quelle a piccola scala che influenzano la vita dei cittadini ogni giorno. I ricercatori mostreranno al pubblico gli strumenti con cui svolgono le loro attività e illustreranno alcuni aspetti rilevanti dedicati allo studio dell’atmosfera. Concluderà la passeggiata un esperimento che permetterà l’interazione attiva dei visitatori con gli strumenti utilizzati dai ricercatori per la misura della precipitazione.
Consigliato età: Da 6-8 anni in su.
Con Elisa Adirosi e personale del CNR-ISAC
Campo sperimentale CIRAS

Sito web di riferimento: https://nottedeiricercatori.artov.rm.cnr.it/

 

Evento CNR

Dario Camuffo al primo posto nella graduatoria mondiale di ScholarGPS per il numero e la qualità di citazioni degli articoli scientifici sui beni culturali

News CNR

 

Dario Camuffo del CNR-ISAC di Padova è stato segnalato da ScholarGPS al primo posto nella graduatoria mondiale per il numero e la qualità di citazioni degli articoli scientifici sui beni culturali durante la carriera. Le ricerche di Camuffo sono finalizzate allo studio dei cambiamenti climatici e alla conservazione del patrimonio culturale: due fattori etici e sociali critici per il presente e il futuro, specie in Italia.

ScholarGPS® costruisce i profili di oltre 30 milioni di studiosi del mondo accademico, industriale e governativo provenienti da più di 55.000 istituzioni in oltre 200 paesi, basandosi sulla qualità e quantità di citazioni che ricevono gli articoli prodotti su riviste scientifiche internazionali. La statistica considera oltre 20 milioni di pubblicazioni considerate su tutti i paesi del mondo. Le attività scientifiche vengono considerate suddividendole tra classi di campi applicativi specifici.Per ogni disciplina vengono fatte due valutazioni: su tutta la carriera e sugli ultimi 5 anni. L’ultimo anno elaborato è il 2022.

Dario Camuffo, già dirigente di ricerca, è entrato in quiescenza nel 2008, e continua come associato senior. È attivo nella normativa UNI e in quella europea sui Beni Culturali, in campo didattico, e nell’editorial board di riviste scientifiche. Si occupa di cambiamenti climatici, microclima e conservazione dei beni culturali. Ha coordinato vari progetti di ricerca internazionali ed è stato inviato dall’UNESCO per la salvaguardia di monumenti a rischio. È stato chiamato a studiare i problemi per la conservazione di Giotto a Padova, il Cenacolo a Milano, la Cappella Sistina in Vaticano, gli Uffizi, il Louvre e l’Orangerie a Parigi, il Sainsbury Centre for Visual Arts a Norwich, UK, i Musei di Vienna e Anversa, la Torre di Pisa, l’Ara Pacis e le Colonne Traiana e Aureliana a Roma, la Sfinge e le Piramidi in Egitto, i monumenti Bulgari e molti altri. Particolare oggetto di studio è Venezia e il rischio a seguito della crescita del livello del mare: combinando arte e scienza è riuscito a ricostruirne la crescita dal 1700 analizzando lo spostamento del livello delle alghe da come appaiono nei quadri del Canaletto, e inoltre dal 1350 misurando (con il Nucleo Sub della Polizia di Stato) quanto le scale dei palazzi sul Canal Grande si trovano oggi sommerse (circa 130 cm su 6,5 secoli).

La tempesta Boris investe il Nord Italia

La tempesta Boris, che la scorsa settimana ha ucciso almeno 24 persone nell’Europa centrale e orientale, investe il Nord Italia. In Emilia-Romagna le abbondanti piogge stanno provocando gravi inondazioni, smottamenti, e danni ingenti nella regione che poco più di un anno fa, a maggio 2023, è stata duramente colpita. Il fenomeno è stato previsto molto bene dai modelli numerici e ciò ha permesso alle autorità competenti di diramare un’allerta rossa, di chiudere scuole e uffici, e di evacuare migliaia di persone evitando le conseguenze più gravi. 

Si tratta di un vasto sistema ciclonico, che si è spostato dall’Europa nord-orientale alla nostra Penisola con un vortice depressionario persistente e a evoluzione molto lenta associato ad abbondanti precipitazioni, anche di forte intensità, che persistono da oltre 48 ore nelle stesse zone. Il contrasto tra valori estremamente elevati di pressione sulla Scandinavia e la bassa pressione sul Mediterraneo meridionale ha determinato un gradiente di pressione responsabile di intensi flussi orientali negli strati più bassi dell’atmosfera che hanno impattato il versante orientale dell’Appennino centro-settentrionale.

L’amplificazione del processo di evaporazione, a causa delle elevate temperature del Mar Adriatico, ha ulteriormente alimentato il sistema, immettendo in atmosfera ingenti quantità di vapore acqueo trasportate dal Mediterraneo meridionale verso l’Adriatico, favorendo l’instabilità e aumentando l’energia disponibile. Pertanto, alla precipitazione di tipo orografico legata al sollevamento di masse d’aria umide sull’orografia si è aggiunta nella parte sud-orientale dell’Emilia-Romagna una componente convettiva, associata cioè allo sviluppo di temporali.

Le immagini satellitari mostrano chiaramente la persistenza del sistema ciclonico, le nubi precipitanti spiraleggianti intorno al minimo di pressione con la formazione di celle temporalesche di forte intensità che si susseguono spostandosi dal mare verso l’entroterra, insistendo sulle stesse zone, dove l’orografia complessa contribuisce all’ulteriore intensificazione della precipitazione, con devastanti impatti sul territorio.

Mappa MOLOCH
<em>Mappa modello MOLOCH in cui è possibile notare la quantità di pioggia accumulata in 12 ore, dalle 14:00 del 18 settembre alle 02:00 del 19. Massimi superiori a 150 mm tra le Marche e la parte meridionale dell’Emilia-Romagna.</em>

 

I prodotti satellitari di precipitazione sviluppati con il contributo del CNR-ISAC nell’ambito del Satellite Application Facility for Operational Hydrology and Water Management (H-SAF) aiutano a monitorare questo tipo di eventi. Il prodotto H-SAF mostrato, disponibile su EUMETView, mostra la stima del tasso di precipitazione a terra (mm/h) in tempo reale, ogni 15 minuti. Esso è ottenuto grazie a complessi algoritmi di inversione, anche basati su tecniche di apprendimento automatico (machine learning), combinando le stime di precipitazione da radiometri alle microonde a bordo di diversi satelliti ad orbita bassa (LEO) con le immagini all’infrarosso dal satellite geostazionario (GEO) Meteosat Second (e prossimamente Third) Generation.

EUMET

 

Le immagini della nuova missione satellitare Arctic Weather Satellite (AWS) dell’European Space Agency (ESA) mostrano inoltre la distribuzione verticale del vapor d’acqua acquisito dai canali nelle microonde alle frequenze 183 GHz e 325 GHz, sensibili alla distribuzione del vapore dalla superficie fino all’alta atmosfera. Le immagini si riferiscono alla fase iniziale del ciclone (14 settembre) quando ha colpito l’Europa centro-orientale (Polonia, Slovacchia, Ungheria).

 

Gif ESA
<em>Credit: ESA</em>

 

Osservando l’animazione nei canali dalla superficie alla media ( da 1 km a 6 km), si notano chiaramente le bande di pioggia (aree blu) e i bracci della spirale della ciclogenesi (aree più chiare). Nel canale più in alto (7 km) si notano quelle due regioni marroni che rappresentano zone più secche dell’atmosfera, tipicamente attributi al getto. Da una prima analisi interpretativa, dunque, si può concludere che il sistema ciclonico era confinato nei primi strati dell’atmosfera e che le piogge, per quanto intense e persistenti, non sono state originate da nubi convettive profonde, a cui sono attribuibili scrosci più intensi, meno persistenti e più localizzati.

World Ozone Day: il contributo del Cnr-Isac alla ricerca sui composti dannosi per l’ozono

Nota stampa CNR

 

Oggi, 16 settembre, ricorre la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono (World Ozone Day), un’occasione per ricordare l’anniversario della firma del Protocollo di Montreal, avvenuta il 16 settembre 1987, il trattato volto a ridurre la produzione e l’uso di sostanze che minacciano lo strato di ozono. 

L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Isac) e l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo contribuiscono attivamente alla ricerca internazionale sui composti dannosi per l’ozono attraverso un programma di misure pluridecennale condotto nell’ambito del programma AGAGE (Advanced Global Atmospheric Gases Experiment) presso l’Osservatorio di Monte Cimone “O. Vittori” (2.165 m) nell’Appennino Modenese, a sud della Pianura Padana, ospitato presso la base operativa del Centro Aeronautica Militare di montagna (CAMM), e di cui sono responsabili Paolo Cristofanelli e Angela Marinoni del Cnr-Isac. Le attività di misura sono condotte in stretta collaborazione con i principali centri di ricerca e network di misura internazionali per garantire il massimo della qualità, in termini di precisione e accuratezza delle osservazioni.

Le misure dell’Osservatorio mettono in luce l’effettiva entrata a regime delle prescrizioni del Protocollo di Montreal sulla produzione, utilizzo e commercio dei composti dannosi per l’ozono, prima fra tutti i CFC (clorofluorocarburi). I dati mostrano infatti che le concentrazioni di fondo per questi composti stanno diminuendo, più o meno velocemente a seconda del loro tempo di permanenza in atmosfera, e che le emissioni locali sono pressoché assenti. Il programma di monitoraggio in un sito strategico come quello di Monte Cimone, unica stazione globale nel bacino del Mediterraneo del programma GAW (Global Atmosphere Watch) dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), si è dimostrato uno strumento indispensabile per verificare la riuscita delle politiche di riduzione. 

Inoltre, a questo argomento è stato dedicato uno dei nuovi pannelli divulgativi del “Sentiero dell’Atmosfera” sul Monte Cimone, il percorso didattico-ambientale pensato per avvicinare gli studenti e i cittadini alla ricerca e alla scienza, che proprio quest’anno ha celebrato i suoi vent’anni. In allegato un approfondimento sull’attività di ricerca scientifica svolta presso l’Osservatorio di Monte Cimone, mentre l’immagine è riferita al pannello divulgativo dedicato del “Sentiero dell’Atmosfera”, recentemente aggiornato.

 

Guarda il video Focus Protocollo di Montreal – Perché misurare ancora l’ozono?

Pannello Sentiero dell’Atmosfera

Nasce la Bologna Quantum Alliance: un nuovo punto di riferimento europeo per le scienze e le tecnologie quantistiche

NOTA STAMPA CNR

Il futuro delle scienze e delle tecnologie quantistiche trova a Bologna un nuovo punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. È la Bologna Quantum Alliance (BOQA): un’intesa che riunisce Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Consorzio Interuniversitario CINECA, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Siglato alla vigilia del G7 Scienza e Tecnologia, ospitato al Tecnopolo di Bologna, l’accordo mette a sistema le tante competenze distribuite sul territorio nazionale legate a temi d’avanguardia della scienza quantistica, dalla ricerca fondamentale alle applicazioni scientifiche e industriali.

In questo modo, grazie al ruolo di coordinamento svolto dall’Alma Mater, la Bologna Quantum Alliance potrà dare un forte impulso allo sviluppo dell’intera filiera quantistica, promovendo ambiti strategici come quello dei computer quantistici, delle comunicazioni quantistiche sicure e della sensoristica quantistica di precisione. Un nuovo fondamentale tassello che va ad arricchire l’ecosistema dell’innovazione bolognese e dell’Emilia-Romagna.

Temi centrali per lo sviluppo tecnologico e sociale come quelli dei Big Data, del supercalcolo e dell’Intelligenza Artificiale potranno così fondersi insieme alle enormi potenzialità delle scienze quantistiche, con applicazioni possibili in molteplici campi tra cui la salute, la climatologia, le scienze della terra e l’innovazione industriale.

Con la Bologna Quantum Alliance nasceranno progetti congiunti, attività comuni per favorire l’innovazione sul fronte della ricerca fondamentale e applicata, e collaborazioni con le aziende, anche mirate al trasferimento tecnologico.

Senza dimenticare il campo, altrettanto centrale, della formazione: saranno messi a punto percorsi di formazione sulle scienze quantistiche per studentesse e studenti, per la qualificazione di ricercatrici e ricercatori e per l’aggiornamento delle figure professionali. E ci saranno anche attività di comunicazione e di divulgazione sul mondo delle tecnologie quantistiche a livello locale e nazionale.

A partire dalle numerose iniziative su queste tematiche già avviate dai partner fondatori, la Bologna Quantum Alliance punterà ad ampliare ulteriormente il suo raggio d’azione, coinvolgendo altre realtà presenti in Emilia-Romagna, in Italia e in altri paesi europei. L’orizzonte è infatti quello tracciato dalla “European Declaration on Quantum Technologies”, con l’obiettivo di contribuire a rendere l’Europa una regione leader a livello globale nell’ambito delle scienze e tecnologie quantistiche.

 

Nasce la Bologna Quantum Alliance: nuovo punto di riferimento europeo per le scienze e le tecnologie quantistiche – Il Sole 24 Ore – 9 luglio 2024

Nasce la Bologna Quantum Alliance – Intervista a Vittorio Morandi – 16 luglio 2024

Celebrati i vent’anni di Sentiero dell’Atmosfera sul Monte Cimone

Il 7 e 8 giugno si sono celebrati i vent’anni del Sentiero dell’Atmosfera, itinerario didattico-ambientale che permette di scoprire atmosfera e clima in cambiamento, risalendo le pendici del monte Cimone nel Parco del Frignano sull’Alto Appennino Modenese fino all’Osservatorio climatico “O. Vittori” del CNR-ISAC e alla Stazione meteorologica del Centro Aeronautica Militare di Montagna (CAMM). La data scelta per questo importante anniversario non è casuale, in quanto segue la Giornata Mondiale dell’Ambiente, stabilita nel 1972 dall’ONU e celebrata per la prima volta il 5 giugno del 1974.

Il 7 giugno, si è tenuta nella suggestiva cornice della Rocca di Sestola (MO) la Conferenza “Il Sentiero dell’Atmosfera: tra scienza, conoscenza e turismo”. L’evento ha visto la partecipazione di autorità regionali, provinciali e comunali, prevedendo una parte divulgativa su scienza, formazione e turismo in montagna, e una sessione riguardante le attività di ricerca scientifica condotte sul Monte Cimone dal CNR, dall’Università di Urbino e dal Servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare. Grazie agli interventi dei vari relatori, è stato possibile tracciare la storia di questa iniziativa che ha coniugato saldamente scienza e società rimanendo in ambito nazionale ancora un unicum, nonostante i 20 anni di esperienza.

 

(credit: meteoam.it)
<em>(credit: meteoam.it)</em>

 

I numerosi saluti iniziali hanno mostrato la vicinanza delle istituzioni non solo locali, con il video messaggio del Direttore del Dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del CNR e gli interventi in presenza della Direttrice del CNR-ISAC, del Coordinatore Riserva di biosfera Appennino Tosco Emiliano, dei sindaci del Comune di Modena e di Sestola, dell’Aeronautica Militare, la Presidente del Parco Emilia Centrale e il Presidente Consorzio del Cimone.
Tra le sessioni del convegno, sono intervenuti anche i ricercatori del CNR-ISAC impegnati nel trasferire ai cittadini e agli studenti le conoscenze scientifiche sui cambiamenti climatici. Le attività di salvaguardia della biodiversità realizzate nel territorio dei Parchi dell’Emilia Centrale, in stretta sinergia anche con le attività scientifiche del CNR e del CAMM, vedono la progettazione di un centro di formazione a Sestola, proprio nei luoghi del convegno, visitati a conclusione della giornata alla presenza anche del Direttore Generale Regione Emilia-Romagna, la cui realizzazione sarà possibile grazie a un finanziamento regionale.
L’ultima sessione è stata poi dedicata alla ricerca scientifica a Monte Cimone, che parte da lontano con il CAMM e che contribuisce oggi alle infrastrutture di ricerca internazionali come ICOS (Integrated Carbon Observation System European Research Infrastructure), ACTRIS (Aerosol, Clouds and Trace gases Research Infrastructure) e AGAGE (Advanced Global Atmospheric Gases Experiment) con l’Università di Urbino.

 

convegno

 

La salita al Cimone è quasi sempre incerta fino al giorno stesso, a causa delle condizioni meteorologiche che possono cambiare repentinamente dovute al suo orizzonte libero e ai suoi 2650 m di quota. Nonostante il vento che ha impedito ad alcuni di tornare a valle usufruendo della funivia disponibile per l’occasione, e il trasporto di sabbia sahariana che ha tinto di giallo l’atmosfera, i quasi 70 partecipanti hanno goduto passo dopo passo dell’esperienza.
Lungo il percorso, i ricercatori del CNR-ISAC e le guardie del parco hanno mostrato i nuovi cartelli del Sentiero, utili anche per chi, affrontando in solitaria la salita, vuole approfondire i temi del cambiamento climatico e dell’ambiente. Il premio per la fatica è stata la possibilità di visitare il laboratorio dell’Aeronautica e l’Osservatorio climatico del CNR-ISAC, dove costantemente e automaticamente viene prelevata e analizzata l’aria (misure di fondo) al fine di fornire dati importanti, a livello non solo nazionale ma planetario.

 

pannellopercorsosentierolaboratorio

 

La giornata di festa si è conclusa con il concerto per il clima con il trio Ukul’eli. Le tre giovani ragazze, una delle quali ricercatrice del CNR-ISAC, hanno scelto con attenzione ai temi ambientali ogni singolo pezzo, stimolando ulteriormente la riflessione dei partecipanti.

 

concerto

 

 

Dal 2004, in tanti hanno potuto vivere l’esperienza offerta dal Sentiero dell’Atmosfera.
Tra il 2015 e il 2019, più di 2.400 visitatori e 11 istituti scolastici hanno visitato l’Osservatorio, a cui si aggiunge il racconto di vari servizi giornalistici della RAI e di altre emittenti.

“La prima idea è stata quella di accogliere i ragazzi per mostrare loro dove ‘nascono’ le misure per studiare il clima, con lo scopo di sensibilizzare ed essere trasparenti” – racconta l’ideatore del Sentiero Paolo Bonasoni, dirigente di ricerca del CNR-ISAC e responsabile dell’Osservatorio – “Abbiamo aperto le porte del laboratorio spiegando i vari strumenti e il loro funzionamento, ma inseriti in un contesto che riguardava l’inquinamento dell’atmosfera e naturalmente il clima.”

Insieme all’Aeronautica Militare e all’Ente Parchi Emilia Centrale, si è potuto quindi aprire le porte a scuole e visitatori, guidando i ragazzi lungo questo Sentiero che vede esposti una quindicina di pannelli informativi, con riferimenti anche alle attività di osservazione e ricerca che il CNR-ISAC porta avanti, concludendo la visita all’Osservatorio climatico. “Diventa così un percorso formativo molto utile e costruttivo, anche perché dalla vetta del monte Cimone, guardando la Pianura Padana, la si vede spesso ricoperta da una ‘coltre’ nera, scura, una stratificazione di inquinanti che respiriamo. Al di là del conoscere gli strumenti, chi segue il sentiero può vedere con i propri occhi, man mano che si sale, questo contorno ben definito tra le Alpi visibili sopra e il sotto che non si vede”, conclude Bonasoni.

Per tutta l’estate, registrandosi, ogni mercoledì il Sentiero dell’Atmosfera accoglie gratuitamente i visitatori, accompagnati dalle guide esperte dell’Ente Parchi Emilia Centrale.

 

Press tour

Il 12 e il 13 giugno ha avuto luogo l’evento “Press – tour Osservatorio Monte Cimone – il Sentiero dell’Atmosfera” che ha coinvolto i giornalisti scientifici dell’Unione giornalisti italiani scientifici (UGIS), organizzato in collaborazione con il CNR-ISAC, il CAMM di Monte Cimone e l’Ente di gestione per i parchi e la biodiversità Emilia Centrale, e con il sostegno di LabService Analytica.

La sera del 12 giugno, i giornalisti hanno partecipato alla conferenza “Le Eccellenze della ricerca realizzata nell’Osservatorio climatico CNR “Ottavio Vittori” di Monte Cimone dai ricercatori CNR-ISAC”, mentre la mattina del 13 giugno hanno potuto visitare e conoscere le attività di ricerca e osservazione dell’Osservatorio climatico e della Stazione meteorologica sul Monte Cimone.

 

(credit: ugis.it)
<em>(credit: ugis.it)</em>

sentiero

A causa delle condizioni meteorologiche avverse, non è stato però possibile seguire il Sentiero dell’Atmosfera. La cima è stata dunque raggiunta tramite il trenino a cremagliera risalendo la galleria scavata nella roccia del monte.

 

cremaglieragiornalisti

 

 

“Ecco come fermiamo il riscaldamento globale” – Il Resto del Carlino, 18 giugno 2024

Osservazioni bioclimatologiche – Ultimabozza, 22 giugno 2024

The atmosphere, its health, and scientific research activities. – 27 giugno 2024

Ambiente, salute e clima: l’impegno della scienza in soccorso dell’informazione giornalistica contro le fake news – 30 giugno 2024

Polvere dal Sahara sull’Italia – 18-21 giugno 2024

In questi giorni una massa d’aria calda e ricca di sabbia proveniente dal deserto del Sahara sta passando sull’Italia, come testimonia il colore giallognolo del cielo di oggi, da sud a nord. A nord, la pioggia che arrivata oggi 20 giugno contribuisce quindi nuovamente a tingere di rosso le nostre auto.

 

Previsioni modello MOLOCH della temperatura a 2 m dal 19 al 21 giugno 2024.
<em>Previsioni modello MOLOCH della temperatura a 2 m dal 19 al 21 giugno 2024.</em>

 

Osservazioni

Il passaggio di polvere proveniente dal Sahara è registrato dall’Osservatorio del CNR-ISAC “Ottavio Vittori” sul Monte Cimone (2.165 m), stazione globale del programma Global Atmosphere Watch (GAW) dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO). Il Cimone si trova sull’Alto Appennino modenese, rappresentando una delle prime dorsali montuose che le masse d’aria dal Sahara incontrano durante il loro spostamento verso nord.

 

Pianura Padana con colore giallastro (Webcam Monte Cimone – 19 giugno 2024 17:42:08).
<em>Pianura Padana con colore giallastro (Webcam Monte Cimone – 19 giugno 2024 17:42:08).</em>

 

I dati raccolti dall’Osservatorio mostrano infatti per la giornata del 19 giugno un aumento significativo dei valori di particolato fine (diametro inferiore al micron) e coarse (diametro superiore al micron). Le concentrazioni di particolato grossolano (coarse) raggiungono livelli di circa un ordine di grandezza superiore alla soglia di identificazione dei trasporti di polvere, identificata dall’analisi della serie storica di oltre 20 anni di dati e pari a 0.4 particelle/cm3.

 

Particolato fine e coarse registrato il 19 giugno 2024 dall’Osservatorio “O. Vittori”.
<em>Particolato fine e coarse registrato il 19 giugno 2024 dall’Osservatorio “O. Vittori”.</em>

 

L’origine della polvere osservata viene inoltre confermata dalle 3D back-trajectory, che permettono di risalire alla fonte delle particelle e al loro percorso nelle tre dimensioni.

 

Traiettorie delle particelle a ritroso (back-trajectory) dal Monte Cimone nelle tre dimensioni (19 giugno 2024).
<em>Traiettorie delle particelle a ritroso (back-trajectory) dal Monte Cimone nelle tre dimensioni (19 giugno 2024).</em>

 

L’arrivo delle polveri desertiche è stato osservato anche dalla rete ALICENET (Automated LIdar-CEilometer network). ALICENET è una rete cooperativa nazionale di sistemi di telerilevamento attivo avviata e coordinata dal CNR-ISAC che mira al monitoraggio continuo e in tempo quasi reale del profilo verticale del particolato atmosferico.

 

ALICENET

 

Le immagini sotto mostrano per le giornate del 18, 19 e 20 giugno (misure in corso) l’evoluzione sia a livello spaziale (verticale, 0-6km di altezza, sull’asse verticale) sia a livello temporale (asse orizzontale) degli strati di particolato atmosferico misurati in alcuni siti ALICENET del Sud Italia (Capo Granitola, Catania/Etna (San Giovanni La Punta), Lamezia Terme, Potenza).

 

sud

 

Le macchie di colore rosso rivelano un elevato carico di polveri desertiche, il cui trasporto è arrivato nella giornata del 18 nella media troposfera (tra i 2 e i 4 km di quota) e sta progressivamente scendendo verso il suolo. Al momento, l’impatto al suolo dell’evento sembra tuttavia inferiore rispetto all’evento del 29 e 30 marzo, quando il marcato schiacciamento delle polveri minerali nei primi strati di atmosfera aveva portato a forti sforamenti dei limiti di PM10 su larga parte del Sud Italia.

Una seconda immagine, in questo caso relativa a due sistemi ALICENET del Nord Italia (Genova e Milano), mostra l’evoluzione dei profili di particolato dal 18 giugno alla mattina del 20, e l’inequivocabile firma delle polveri desertiche. Sfruttando un canale aggiuntivo di cui sono dotati questi sistemi, si riesce infatti a determinare la forma delle particelle. Le polveri minerali hanno forma irregolare (in rosso nel secondo grafico di ogni sito), che le distingue da particelle prevalentemente sferiche di origine antropica (zone blu nel secondo grafico di ogni sito).

 

nord

 

In questi primi mesi del 2024, sono già numerosi gli eventi di questo tipo registrati nel nostro paese, l’ultimo poco più di una settimana fa.

 

Previsioni

Le previsioni di composizione atmosferica realizzate con la catena modellistica CHIMBO mostrano chiaramente come le masse d’aria provenienti da sud-ovest abbiano favorito il trasporto di una ingente quantità di polvere desertica (pDust) verso la penisola italiana – anche negli strati atmosferici prossimi al suolo – a partire dalle prime ore della giornata del 19 giugno.

CHIMBO

 

Anche il sistema di previsione DUFORS, per il trasporto di polvere dal Sahara sul Mediterraneo (DUst FORecast system), mostra per il 20 giugno l’intrusione in termini di Aerosol Optical Depth.

 

DUFORS

Simulare il collasso dell’AMOC per comprendere meglio i tipping point climatici

Il collasso della circolazione oceanica nel Nord Atlantico può avvenire anche senza forzanti esterne, a causa della sua variabilità climatica interna. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista npj Climate and Atmospheric Science, che vede Matteo Cini, Giuseppe Zappa e Susanna Corti del CNR-ISAC tra gli autori.

L’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) è un sistema di correnti oceaniche dell’Atlantico di fondamentale importanza per il clima, regolando la circolazione di calore dall’Equatore fino ai poli. L’AMOC è alimentata dallo sprofondamento di acqua densa fredda e salata nel Nord Atlantico subpolare, dovuto all’elevata perdita di calore per scambio con l’atmosfera polare fredda.
Si prevede che l’AMOC potrebbe diminuire in risposta ai cambiamenti climatici di origine antropica, a causa di una diminuzione della densità superficiale dell’oceano in quest’area, dovuta al progressivo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia. Secondo il sesto rapporto dell’IPCC, la probabilità che l’AMOC superi un punto di non ritorno (tipping point) collassando in uno stato stabilmente indebolito è bassa, ma con un impatto potenziale sul clima molto elevato.

Grazie a un algoritmo di rare event, le simulazioni dei ricercatori mostrano che l’AMOC può collassare spontaneamente a causa della sua variabilità climatica interna, anche senza forzanti esterne. Con il collasso dell’AMOC si osserva una diminuzione generale delle temperature nell’emisfero boreale, con un calo dell’ordine di 1,5° C nei continenti settentrionali e di 0,5 °C a livello globale, con ricadute anche sui pattern delle precipitazioni. Inoltre, alcune traiettorie tracciate dal modello mostrano un collasso che persiste per centinaia di anni, avendo superato così un punto di non ritorno.

 

Diminuzione spontanea dell’AMOC con algoritmo di rare event. Nella figura a sinistra, in grigio l’evoluzione tipica della AMOC, in rosso le simulazioni con l’algoritmo, ingrandite nella figura a destra. (Cini et al., 2024)
<em>Diminuzione spontanea dell’AMOC con algoritmo di rare event. Nella figura a sinistra, in grigio l’evoluzione tipica della AMOC, in rosso le simulazioni con l’algoritmo, ingrandite nella figura a destra. (Cini et al., 2024)</em>

 

“L’AMOC di per sé ha un andamento oscillatorio che può fare dei salti verso altri stati” – spiega Matteo Cini – “Questi salti sono osservati in coincidenza dell’innescarsi o del concludersi delle ere glaciali, ma non sappiamo ancora quale sia la relazione causale.” Questa variabilità, oltre a essere influenzata dall’effetto antropico, è dovuta a diversi fattori, come l’estensione dei ghiacci, i livelli di anidride carbonica in atmosfera, la temperatura del Nord Atlantico, la concentrazione di sale delle correnti oceaniche e altre variabili.

Queste ricerche consentono quindi da un lato di indagare quali componenti interne del sistema favoriscono il collasso dell’AMOC, per poi dall’altro poter studiare l’effetto dell’aumento dei gas serra su questo tipo di tipping point. “Molte ricerche mostrano che con l’aumentare dei livelli di anidride carbonica aumenta la probabilità che questi eventi accadano, cercando di comprendere se esista un livello soglia oltre il quale l’AMOC collassa. Oltre a questo, è importante capire come anche la variabilità interna dell’AMOC possa favorire o meno il suo collasso”, prosegue Matteo Cini.
In questo studio, tra le variabili interne il vento del Nord Atlantico gioca un ruolo fondamentale nell’avvicinare il sistema al punto di non ritorno: “Questo ci mostra che, con determinati pattern di circolazione atmosferica insieme a un aumento dei gas serra, si avrebbe una maggiore probabilità di un indebolimento della circolazione”, conclude Matteo Cini.

 

Anomalie della temperatura atmosferica in prossimità della superficie (2 metri) e anomalie dello zonal wind (vento in direzione est) a 850 hPa. (Cini et al., 2024)
<em>Anomalie della temperatura atmosferica in prossimità della superficie (2 metri) e anomalie dello zonal wind (vento in direzione est) a 850 hPa. (Cini et al., 2024)</em>

 

Gli eventi spontanei osservati nelle simulazioni sono comunque molto rari. Il modello utilizzato ha una complessità ridotta rispetto ad altri modelli, con un algoritmo che permette di indurre questi eventi rari senza la necessità di inserire forzanti esterne. L’obiettivo era infatti verificare la possibilità di un collasso spontaneo dell’AMOC e non quantificare la probabilità che un evento di questo tipo accada.
Ulteriori studi in corso con questo tipo di algoritmi e con modelli climatici all’avanguardia permetteranno di comprendere il ruolo dei gas serra e la probabilità che questi eventi accadano con e senza forzanti esterne al sistema.

 

La ricerca si è svolta nell’ambito del progetto Horizon 2020 TiPES (Tipping Points in the Earth System), focalizzato sullo studio di diverse tipologie di tipping point climatici, e del progetto Horizon Europe OptimESM (Optimal High Resolution Earth System Models for Exploring Future Climate Change), che punta a sviluppare la nuova generazione di modelli del sistema Terra e a fornire proiezioni climatiche a lungo termine per supportare le politiche e le esigenze della società.

Interreg Central Europe Project INACO

From 11 to 13 June, the Kick Off Meeting of the Interreg Central Europe 2021-2027 project “INACO – INnovative strategies for the Adoption of risk management plans to enhance the resilience of sensitive Cultural and Natural heritage Objectives against climate hazards in river basin districts” was held at the headquarters of the Institute of Atmospheric Sciences and Climate in the Bologna Research Area.

The project, which started last 1 June and will end on 30 November 2026, is coordinated by CNR-ISAC (PI Alessandra Bonazza) and sees the participation, besides CNR-ISAC, of ten other partners: PDPO – Po Delta Regional Park (Italy); SISTEMA – Environmental Information Mining, UWK – University for Continuing Education Krems, BAW – Federal Agency for Water Management (Austria); ITAM CAS – Institute of Theoretical and Applied Mechanics (Czech Republic); LBDCA – Lake Balaton Development Coordination Agency (Hungary); FO – District Council Forchheim (Germany); FOK – Foundation for Landscape Protection (Poland); TUKE – Technical University of Košice (Slovakia); IRD – Institute for the Restoration of Dubrovnik (Croatia).

During the KoM, the objectives, structure and expected results of the project were presented with regard to the three planned Work Pakages: WP T1 Enhancing strategies for increasing resilience of sensitive CNH assets in CE river basin districts; WP T2 Solutions for safeguarding CNH sites in river basin districts from climate change risks (LP, CNR ISAC); WP T3 – Elaboration of Risk Management Plans for CNH sites in river basin districts.

The project will be developed through the analysis of the following eight pilot cases, representative of three different contexts: A) MARINE/FLUVIAL RIVER such as natural reserve, historical villages and gardens in a river/sea transition environment (Comacchio Valleys, Po Delta River – Italy, Dubrovnik River – Croatia); B) LAKE RIVER such as natural reserve, historical buildings and archaeological sites in a lake environment (Lake Neusiedl – Austria, City of Fonyód – Hungary); C) INLAND such as monumental complexes, historical parks and gardens in the inland river basin (Wiesent and Rednitz Valley – Germany, Jelenia Gorà Valley – Poland, Košice Region – Slovakia, Vltava River Valley in Central Bohemia – Czech Republic).

Monitoraggio della qualità dell’aria indoor: esperimento in ambiente reale con tecnologie avanzate

NEWS PROAMBIENTE

Monitorare la qualità dell’aria indoor è il primo passo per acquisire consapevolezza di quanto l’aria che si respira in un ambiente chiuso può essere inquinata; noi siamo andati oltre.

In PROAMBIENTE, presso la palazzina del Tecnopolo Bologna CNR, è stato svolto un esperimento per valutare la qualità dell’aria in relazione all’inquinamento outdoor ed alla presenza di sorgenti interne. Strumenti di massima precisione e ad alta risoluzione temporale hanno monitorato, per circa un mese, una serie di parametri atmosferici all’interno dei nostri uffici.

L’esperimento è stato realizzato da CNR-ISAC, CNR-IMM, CNR-IBE, PROAMBIENTE e Unimore, nell’ambito del progetto PNRR EcosistER, Spoke 4 – Smart mobility, housing and energy solutions. I risultati forniranno un output per l’avanzamento delle attività verso il più ampio obiettivo della transizione sostenibile.

 

PERCHÉ È UN ESPERIMENTO INTERESSANTE?

  •  Per la prima volta, sono stati monitorati tutti insieme un range molto ampio di parametri con strumentazioni di classe A, riconosciuti a livello internazionale: concentrazione in numero ed in massa e composizione chimica delle polveri sottili, ma anche inquinanti gassosi, come ossidi di azoto, ozono e composti organici volatili (VOC).
  • Il setup è un ambiente reale: un ufficio realmente vissuto quotidianamente in cui esistono tante variabili e fattori contestuali da considerare e che possono influenzare i parametri osservati.

La strumentazione ha raccolto dati con alta frequenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio, alternativamente ogni 10 minuti. L’analisi dei dati permetterà di comprendere le dinamiche di infiltrazione dell’inquinamento outdoor e i processi chimico-fisici che determinano la qualità dell’aria indoor. Inoltre, sono state effettuate misure puntuali delle concentrazioni di VOC per permettere una caratterizzazione completa della qualità dell’aria indoor.

 

CARATTERIZZAZIONE CHIMICO-FISICA

Il CNR-ISAC si occupa di chimica e fisica dell’atmosfera e studia come inquinanti gassosi e particolato interagiscono nell’ambiente indoor e quali processi chimici e fisici determinano le caratteristiche di qualità dell’aria in ambiente indoor.

Uno degli obiettivi dell’esperimento è la caratterizzazione della qualità dell’aria indoor in relazione a determinati fattori contestuali: qualità dell’aria outdoor, condizioni atmosferiche, presenza di persone e/o di piante, caratteristiche costruttive  dell’edificio, impianto di ventilazione/condizionamento, presenza di sorgenti di inquinamento indoor (come fumo, incensi, profumi, prodotti per la pulizia).

Questa caratterizzazione permette di analizzare i parametri di qualità dell’aria indoor e di comprendere i processi più rilevanti: come si modifica il particolato outdoor una volta infiltrato all’interno? Quali VOC caratterizzano l’ambiente indoor? Che effetto hanno i fattori contestuali sui parametri osservati?

 

Risultati preliminari che mostrano un esempio di variabilità di tre VOC emessi da sorgenti diverse (93= toluene, 137=monoterpeni totali, 69=isoprene) durante un giorno di misure effettuate con un Vocus PTR-ToF-MS durante la campagna ECOSISTER. Gli strumenti installati durante la campagna hanno misurato alternativamente l’aria indoor (ufficio occupato di PROAMBIENTE) e l’aria outdoor (area CNR di Bologna).
<em>Risultati preliminari che mostrano un esempio di variabilità di tre VOC emessi da sorgenti diverse (93= toluene, 137=monoterpeni totali, 69=isoprene) durante un giorno di misure effettuate con un Vocus PTR-ToF-MS durante la campagna ECOSISTER. Gli strumenti installati durante la campagna hanno misurato alternativamente l’aria indoor (ufficio occupato di PROAMBIENTE) e l’aria outdoor (area CNR di Bologna).</em>

 

 Foto persone

 

PRESENZA DI PIANTE

Un’ulteriore particolarità dell’esperimento è stata la presenza di piante. Ricercatrici del CNR-IBE di Bologna hanno arricchito l’ufficio sede della sperimentazione con ben 19 piante appartenenti a sette specie diverse (già studiate in un precedente esperimento indoor sempre nell’ambito del progetto PNRR EcosistER, Spoke 4 – Smart mobility, housing and energy solutions).

L’inquinamento atmosferico degli ambienti chiusi si è diffuso a tal punto da causare la “sindrome dell’edificio malato”, che si presenta con sintomi respiratori, bruciore oculare, mal di testa, affaticamento. Svariati studi hanno dimostrato che le Nature-Based Solutions (NBS) possono mitigare questi effetti perché, oltre al loro valore ornamentale, sono in grado di migliorare la qualità dell’aria indoor, assorbendo l’anidride carbonica che tende ad aumentare molto in ambienti chiusi e senza ricambi d’aria, ma anche catturando e de-attivando inquinanti come particolato e VOC. Specie diverse hanno capacità di mitigazione diverse, e CNR-IBE si occupa di ampliare le conoscenze in questo campo, che sono ancora limitate: in questo esperimento sono state quindi testate le capacità di mitigazione della qualità dell’aria grazie a combinazione di diverse piante da appartamento in vaso.

Le specie utilizzate per l’allestimento sono state piante di potos, sansevieria, piccole palme (Chamaedorea spp.) e piante più grandi come schefflera, ficus e yucca. Nel rispetto della libertà di movimento degli occupanti dell’ufficio, sono state messe a dimora le specie nella disposizione più efficiente e sono state curate; ora sono in corso le misure per stabilire i loro effetti.

Piante in ufficio

 

SENSORI LOW COST

Un altro obiettivo è stato confrontare dati e risultati ottenuti da strumentazioni ad alta efficienza e precisione con quelli ottenuti da sensori low cost, più facilmente applicabili in ambienti abitati, per verificarne la performance. Nelle stanze, infatti, erano presenti anche piccole stazioni che contengono sensori che hanno misurato gli stessi parametri.

PROAMBIENTE sviluppa ed integra sensori, piattaforme e sistemi integrati di acquisizione ed elaborazione dati, e questo esperimento permette di migliorare l’utilizzo e l’affidabilità della sensoristica di basso costo, dal punto di vista della gestione del dato e della manutenzione dei sensori stessi. L’utilizzo diffuso di sensori low cost affidabili per l’IAQ rappresenta infatti una delle sfide principali del futuro del monitoraggio indoor.

Concluso con successo il test in volo presso l’aeroporto delle Marche

NOTA STAMPA CNR

Presso l’aeroporto di Ancona-Falconara, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha appena concluso, con esito positivo, una serie di voli con test finalizzati alla valutazione di sistemi innovativi di acquisizione dati, telemetria e trasmissione in tempo reale a terra.

L’iniziativa rientra nell’accordo quadro stipulato tra la Regione Marche e il Cnr, a luglio 2023, che promuove la collaborazione scientifica e tecnologica tra le due istituzioni, favorendo lo sviluppo e l’innovazione nel settore aerospaziale.

Tali attività si inseriscono in progettualità strategiche per l’accesso allo spazio, con l’obiettivo di sviluppare lanciatori avioportati (aviolancio) per la messa in orbita di piccoli satelliti; i test sono di fondamentale importanza sia per il monitoraggio in tempo reale delle condizioni operative di sistemi avioportati che per lo sviluppo del segmento di terra attualmente in fase di realizzazione.

L’ambiente operativo dei test è stato caratterizzato da profili di volo che replicano le condizioni operative delle missioni di aviolancio, ottenibili esclusivamente tramite velivoli ad alte prestazioni come quello utilizzato, un velivolo a getto capace di raggiungere e mantenere velocità e altitudini elevate, replicando i profili di volo che saranno sperimentati durante le missioni reali. I test per valutare le prestazioni e l’affidabilità dei sistemi esaminati sono stati condotti dagli esperti del Cnr Lucia Paciucci (Cnr-Iia) e Pantaleone Carlucci (Cnr-Isac).

La telemetria è un aspetto critico di questi esperimenti che permettono il monitoraggio in tempo reale di vari parametri operativi del velivolo, tra cui altitudine, velocità, assetto e stress strutturale. I dati telemetrici sono trasmessi tramite un sistema di comunicazione innovativo. La trasmissione in tempo reale è essenziale per fornire feedback immediato agli operatori di terra, consentendo l’analisi immediata delle performance del sistema e l’identificazione di eventuali anomalie durante il volo.

Altro elemento chiave dei test ha riguardato le prime fasi di sviluppo di una ground station portatile e versatile che sarà progettata per essere a basso costo e facilmente trasportabile, con la capacità di operare su diverse frequenze per adattarsi ai regolamenti specifici di diverse nazioni ed Enti autorizzativi. Il sistema include antenne ad alto guadagno e ricevitori multibanda, permettendo una ricezione affidabile dei dati telemetrici anche in condizioni di volo ad alta velocità e altitudine. L’obiettivo è assicurare che l’intero sistema di acquisizione e trasmissione dati possa operare in modo efficiente in vari scenari di test, contribuendo alla realizzazione delle future missioni spaziali sempre più ambiziose.

Oggi è stato dato avvio a quanto previsto dall’accordo Regione Marche – Cnr, incentivando lo sviluppo di attività ad alto contenuto innovativo presso infrastrutture nazionali. Il successo di questi voli dimostra la capacità del Cnr di sviluppare tecnologie innovative nel campo dell’ingegneria aerospaziale e sottolinea il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama internazionale della ricerca spaziale. In futuro, i test si estenderanno dai sistemi di acquisizione e trasmissione dati operativi e telemetria a quelli avionici, di guida, navigazione e controllo, simulando il funzionamento del lanciatore finale e tutte le possibili failure di sistema. Queste attività sono fondamentali per garantire la sicurezza degli operatori e delle tecnologie sviluppate, contribuendo alla realizzazione di progetti e missioni spaziali sempre più ambiziosi ed efficienti.

Test volo

Il satellite EarthCARE è stato lanciato con successo

Questa notte (29 maggio alle 00:20 CEST) il satellite EarthCARE è stato lanciato con successo da uno SpaceX Falcon 9 dalla base spaziale di Vandenberg in California, negli Stati Uniti.

EarthCARE (Earth Cloud Aerosol and Radiation Explorer) è frutto di una collaborazione tra le agenzie spaziali europea e giapponese (ESA e JAXA), ed è il satellite più complesso finora concepito per l’osservazione della terra.
Utilizzando l’insieme delle misure di EarthCARE, i ricercatori si aspettano di migliorare in modo significativo la comprensione delle complesse interazioni tra nubi, aerosol e radiazioni, un aspetto essenziale per affinare i modelli climatici e i modelli numerici utilizzati per le previsioni meteorologiche. Il CNR-ISAC è attivo da tempo su progetti di ricerca riguardanti queste tematiche che trarranno beneficio dalle misure di EarthCARE, anche usate congiuntamente alle misure raccolte da terra dagli osservatori del CNR-ISAC.

EarthCARE separates. Credit: SpaceX
<em>EarthCARE separates. Credit: SpaceX</em>

 

Il satellite trasporta quattro strumenti diversi, tutti con importanti innovazioni tecnologiche.
Il lidar (ATLID) consente di ottenere profili verticali ad alta risoluzione di proprietà di aerosol e nubi, quali quota, spessore, proprietà ottiche e tipo di aerosol; il profilatore radar Doppler (CPR) consente di osservare la struttura verticale di nubi e precipitazione interna delle nuvole e ricavare proprietà quali la distribuzione e la velocità di sedimentazione delle gocce; un imager multispettrale (MSI) acquisisce immagini bidimensionali ad alta risoluzione in più bande spettrali, dal visibile all’infrarosso che consentono di distinguere tra tipi di nubi, aerosol e superfici terrestri. Infine, un radiometro a banda larga (BBR) quantifica la radiazione solare riflessa e la radiazione termica in uscita emessa dalla Terra.

BE HAILSTORM CHASER – Diventa cacciatore di grandinate

È possibile contribuire alla ricerca del progetto Hail Hazard in the Mediterranean (H2Med) segnalando la grandine.

Il progetto PRIN-PNRR H2Med ha l’obiettivo di migliorare le attuali conoscenze sulla generazione delle grandinate nel bacino del Mediterraneo e studiare gli effetti del cambiamento climatico sui temporali più estremi. Attraverso un approccio multidisciplinare basato sull’uso sinergico di osservazioni satellitari, dati di rianalisi, modellistica numerica e climatica, il progetto H2Med esplora i temporali grandinigeni da diverse prospettive e scale spaziotemporali, fornendo strumenti per applicazioni operative dalla gestione del rischio alle previsioni meteorologiche a breve termine.
H2Med è coordinato dal CNR-ISAC di Bologna assieme all’Università di Torino e all’Università di Napoli “Parthenope”.

Tra le attività previste dal progetto, uno spazio importante è dedicato al contributo dei cittadini che possono segnalare gli eventi di grandinate nella propria zona e possibilmente conservare i chicchi di grandine.
Grazie a questa attività di citizen science, sarà possibile catalogare i sistemi temporaleschi segnalati dai cittadini e studiarli attraverso satelliti e modelli numerici. I chicchi recuperati saranno poi analizzati nei laboratori del CNR-ISAC di Bologna per studiarne struttura, natura e composizione chimico-fisica.

Cambiamento climatico: aumentano le ondate di calore marine e i loro impatti – Antonio Olita su Radiolina

Antonio Olita, ricercatore del CNR-ISAC e docente di oceanografia e rischio climatico all’Università di Cagliari, è intervenuto lo scorso 16 maggio ai microfoni della trasmissione “Caffè Corretto” su Radiolina.

Tra i temi affrontati, l’aumento delle temperature globali e le correlate ondate di calore marine che stanno colpendo anche il nostro mar Mediterraneo con sempre maggiore frequenza e intensità. “Queste ondate di calore improvvise sono correlate al riscaldamento globale. Nell’ondata di calore del 2023, in Europa centrale si sono registrate statistiche di mortalità nell’ordine delle decine di migliaia, rispetto alla media del periodo. Negli ultimi 2 anni abbiamo visto ondate di calore atmosferiche paragonabili a quella ‘storica’ del 2003 che pareva irripetibile. Gli impatti non sono solo sulla salute umana ma anche sulla salute dei nostri mari”, spiega Antonio Olita.

Il ricercatore è intervenuto anche sugli impatti dell’aumento della temperatura superficiale dei mari: “Cambiamenti di temperatura superficiale in differenti aree possono intervenire sui gradienti di densità che determinano intensità e direzioni di alcune delle correnti che caratterizzano i nostri mari. Ciò, a catena, può modificare gli habitat utilizzati da alcune specie, in vari livelli trofici. Questo impatto si aggiunge agli impatti diretti sia della tendenza al riscaldamento dei mari (meridionalizzazione e tropicalizzazione) sia agli effetti delle ondate di calore marine (eventi di mortalità di massa e perdita di habitat, tra gli altri).”

 

Intervista a cura di Fabio Manca – Caffè Corretto del 16/05/2024 – Radiolina

ALPACA – Il primo grande esperimento sulla qualità dell’aria in una città artica

Il primo grande esperimento sulla qualità dell’aria in una città artica: l’Alaskan Layered Pollution And Chemical Analysis (ALPACA). La panoramica delle ricerche è stata pubblicata su ACS Environmental Science & Technology, ottenendo la copertina della rivista.

Nel 2022, la città di Fairbanks in Alaska ha ospitato una cinquantina di ricercatori da Europa e Stati Uniti, i quali hanno condotto per quasi due mesi delle misure sul campo per migliorare la comprensione delle fonti di inquinamento atmosferico e dei processi chimici che avvengono durante la notte artica, indagare l’inquinamento indoor e studiare la dispersione e la deposizione degli inquinanti in presenza di forti inversioni di temperatura.
L’esperimento ha coinvolto vari gruppi di ricerca internazionali. Dall’Italia hanno partecipato i ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR (CNR-ISAC), con la collaborazione dell’Istituto di scienze polari del CNR (CNR-ISP) e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Agli studi del CNR-ISAC in ALPACA hanno preso parte Stefano Decesari, Antonio Donateo, Gianluca Pappaccogli e Federico Scoto, Maurizio Busetto e Marco Paglione con il supporto del progetto “A-PAW” del Programma di Ricerche in Artico e del Centro di ricerca ENI-CNR “Aldo Pontremoli”.

Copertina

Le misure

Le misure del gruppo di ricerca CNR-ISAC mostrano in particolare un progressivo accumulo di inquinanti nel manto nevoso con il passare dei giorni in assenza di nevicate, evidenziando dei flussi di deposizione atmosferiche secche.

La campagna di misura si è svolta tra i mesi di gennaio e febbraio, innevata con temperature alla superficie permanentemente sotto lo zero, raggiungendo durante la campagna anche i -38 °C. “In queste condizioni meteo, la micrometeorologia del sito risulta molto particolare” – spiega Antonio Donateo – “In condizione di forte stabilità atmosferica si creano delle particolari dinamiche turbolente sulle deposizioni di particelle, peculiari di un sito artico.”

Misura

La diffusione turbolenta degli inquinanti atmosferici è stata determinata direttamente con un sistema definito “eddy-covariance”. Il flusso di particolato atmosferico è stato misurato a diverse granulometrie (dalle particelle ultrafini a quelle con diametro maggiore, quasi-coarse).
Nella campagna di misura è stato osservato lo scambio di particelle di aerosol tra l’atmosfera e la superficie. “L’idea è quella di accoppiare le misure di deposizione degli aerosol con l’analisi chimica degli inquinanti che si accumulano nella neve”, continua Antonio Donateo. Quest’ultima attività viene svolta dai ricercatori del CNR-ISP mediante lo scavo di snow pit (trincee di circa un metro di profondità nella neve) che permettono di studiare la stratigrafia del manto nevoso.

Snow pit

I ricercatori hanno riscontrato anche una disomogeneità nella distribuzione degli inquinanti tra le diverse zone della città, notando che, anche se in presenza di un terreno pianeggiante, la presenza di edifici e di vegetazione influisce sulla meteorologia dello strato limite, la parte bassa dell’atmosfera direttamente influenzata dalla superficie terrestre.
“In quel contesto, l’atmosfera è troppo stratificata con una forte variazione di temperatura (anche di 10 °C a 10 metri dal livello del suolo). Questo fa sì che gli inquinanti non si diffondono bene tra il centro e la periferia della città, perché nel mezzo di sono edifici, alberi ed altri ostacoli” – spiega Stefano Decesari – “Potrebbe essere interessante verificare se questo avviene anche nelle nostre valli alpine e altipiani in condizioni invernali.”

Plume

Tramite un pallone aerostatico frenato (Helikite), ossia fissato con dei cavi al suolo, è stato poi possibile intercettare le “plume” di inquinanti nella parte bassa dell’atmosfera provenienti dalla città e dalle centrali termiche, che si andavano a stratificare in atmosfera. “Le centrali termiche sono una fonte emissiva non trascurabile. A causa del freddo, c’è l’esigenza di produrre energia e nel giro di circa 20 km ci sono sei centrali termiche, oltre alla città stessa, il campus universitario, l’aeroporto civile e due aeroporti militari”, continua Stefano Decesari.
Il progetto ha previsto molti altri tipi di studi tra cui attività di ricerca sulla diffusione di inquinanti indoor, mostrando che all’interno degli edifici, dove vivono le persone per la maggior parte del tempo durante l’inverno, avvengono considerevoli infiltrazioni di inquinanti dall’esterno.

Indoor

Il progetto ALPACA è nato su spinta delle domande della comunità locale, emerse dal coinvolgimento di lunga data dei ricercatori dell’Università dell’Alaska di Fairbanks nelle questioni relative alla qualità dell’aria della città, permettendo di raccogliere dati importanti per la cittadinanza e la comunità scientifica. “Non si è mai fatto prima uno studio sistematico dei problemi della qualità dell’aria in Artico, perché si è sempre pensato che in quelle zone vivessero comunità molto piccole. È vero, ma sono anche molto energivore, quindi producono molte emissioni” – prosegue Stefano Decesari – “Basti pensare al riscaldamento, combustione della legna, ecc. Questo si è visto bene anche nelle nostre valli alpine”.

I dati raccolti in ALPACA saranno disponibili attraverso il portale Arcticdata.

ALPACA

Vivere la ricerca in Artico

La campagna del 2022 ha messo a dura prova i ricercatori, sia per le condizioni meteorologiche sia per il rischio Covid, limitando alcune attività. Racconta Stefano Decesari, “I colleghi non potevano stare molto all’aperto per via del freddo, ma all’interno non si potevano avere contatti sociali con il distanziamento e le mascherine. Diverse notti i ricercatori hanno anche lavorato all’aperto. È stata insomma una campagna molto dura, considerando le condizioni ambientali e il problema del Covid, ma ci ha permesso di ottenere buoni risultati!” Alla campagna di misura hanno preso parte direttamente Maurizio Busetto, Federico Scoto e Gianluca Pappaccogli.

Per i ricercatori, ALPACA è stata comunque un’esperienza di successo partita da un processo spontaneo. “È stato un percorso completamente bottom-up, dove ognuno portava il suo contributo. Il coordinatore del progetto, il Prof. William Simpson dell’Università dell’Alaska di Fairbanks, è riuscito a tenere unita una comunità internazionale di scienziati divisa su dieci fusi orari diversi creando un clima di fiducia reciproca, e ancora adesso ci riuniamo regolarmente”, conclude Stefano Decesari.

 

Ai primi di giungo 2024, Antonio Donateo sarà coinvolto in un’altra campagna in ambiente artico, sempre in Alaska ma nell’estrema regione nord. “In questo caso le condizioni saranno meno rigide essendo una campagna estiva. Non si tratta di un contesto cittadino, ma la piattaforma osservativa sarà sistemata in una base logistica di ENI-US (Nikaitchuq – Prudhoe Bay) nella tundra artica a ridosso del mare di Beaufort” – conclude Antonio Donateo – “Un sito industriale come questo, in ambiente artico, è per noi una condizione di lavoro inedita e interessante sul piano scientifico.”

Il pianeta sotto gli occhi – Internazionale

Dal 2018 il fotografo e scienziato italiano Fabio Cian ritrae i luoghi di tutto il mondo in cui si studiano il clima e la sua evoluzione per affrontare il riscaldamento globale.
Nel numero di inizio maggio di Internazionale, si ripercorre il lavoro di Fabio Cian che lo ha visto fotografare in tutto il mondo alcune delle più importanti strutture di ricerca sul clima.

Tra il materiale raccolto dalla rivista, troviamo in grande una foto dell’Osservatorio climatico “O. Vittori” del CNR-ISAC sulla cima del monte Cimone.

L’edificio sulla destra ospita l’Osservatorio climatico del CNR-ISAC. Sullo sfondo, le strutture dell’Aeronautica Militare. (Fabio Cian, Internazionale)
<em>L’edificio sulla destra ospita l’Osservatorio climatico del CNR-ISAC. Sullo sfondo, le strutture dell’Aeronautica Militare. (Fabio Cian, Internazionale)</em>

 

Nell’articolo, intitolato “Il pianeta sotto gli occhi”, troviamo anche una foto del 2018 che inquadra la ricercatrice Nora Zannoni, allora presso il Max Planck Institute per la chimica, mentre esamina la concentrazione di aerosol nell’atmosfera sull’Amazon Tall Tower Observatory nella foresta pluviale amazzonica in Brasile. Oggi, Nora Zannoni è al CNR-ISAC e si occupa di studiare le interazioni tra biosfera e atmosfera e l’emissione e la reattività di composti organici volatili nella Pianura Padana e indoor.

Nora Zannoni sull’Amazon Tall Tower Observatory. (Fabio Cian, Internazionale)
<em>Nora Zannoni sull’Amazon Tall Tower Observatory. (Fabio Cian, Internazionale)</em>

 

“Attraverso le loro sfide e le loro conquiste, spesso invisibili, il progetto è un invito a vedere e capire gli enormi sforzi che ci sono dietro alla lotta contro il cambiamento climatico”, spiega Fabio Cian a Internazionale.

Scomparsa di Claudio Tomasi – Il ricordo di Vito Vitale

Ho conosciuto Claudio nel marzo del 1980. Avevo appena preso la decisione di cambiare indirizzo nei miei studi e di dedicarmi alla geofisica fluida invece che a quella solida. Mi presentai quindi da Vittori, mio professore di Fisica dell’Atmosfera e direttore/fondatore dell’allora Istituto FISBAT, per chiedere la tesi. Non conoscevo nessuno al FISBAT e per la verità non ero mai entrato prima nella sede CNR di via dei Castagnoli. Col suo modo pratico e sbrigativo, sentita la mia richiesta, Vittori mi portò nello studio di Claudio e senza preamboli disse: illustra a questa persona quello che tu (voi) fate e trovate un argomento per una tesi. Detto ciò, prese e se ne andò lasciandomi li. Una situazione di certo imbarazzante, ma ricordo ancora molto bene come Claudio sorridendomi riuscì a rendere le cose subito semplici, farmi sentire a mio agio, e appassionare agli argomenti. In una parola a farmi sentire già parte della squadra: un collega che doveva apprendere, non uno studente a cui insegnare. E questa sensazione di stare nel posto giusto, di essere di casa dentro il FISBAT (poi ISAO, poi ISAC) non mi ha mai più abbandonato. Un primo lascito dei tanti che da lui ho di certo ricevuto nei tanti anni passati a lavorare insieme.

Dal punto di vista lavorativo Claudio mi ha insegnato come la costanza dell’impegno, il rigore nel soppesare ipotesi e risultati, la meticolosità nel ricercare fonti come nel preparare il lavoro in campo siano il solo modo per raggiungere buoni risultati. E mi ha anche insegnato a porsi obiettivi ambiziosi, avere uno sguardo sempre ampio e di prospettiva. Di sicuro ci siamo trovati bene a lavorare insieme perché su tanti punti eravamo affini. E questa affinità si è manifestata spesso nelle lunghe sedute a scrivere un lavoro, oppure nei momenti in cui ci sedevamo e compivamo il rito di rivedere l’elenco dei lavori che si sarebbero potuti/voluti realizzare con i dati raccolti/disponibili. Aveva una agenda (che nel tempo è diventata una lavagna) dove questa lista veniva sempre aggiornata. E ricordo che per quanto lavorassimo, questa lista non si riduceva mai, al più si allungava. Insomma, le idee non mancavano, avevamo sempre 15-20 lavori almeno che ci sarebbe piaciuto scrivere, tutti li belli in ordine con il loro titolo provvisorio già definito.
Il cercare obiettivi ambiziosi ci ha fatto iniziare insieme l’avventura polare. Ma oltre alla novità e all’interesse per questa nuova sfida, credo che lui, che poi in Antartide non è mai stato, abbia capito che io in Antartide ci sarei andato anche solo sui gomiti, e abbia voluto assecondare un po’ il mio entusiasmo. E a cavallo del nuovo millennio ci ha portato a immaginare di realizzare e promuovere un network polare per l’aerosol, POLAR-AOD, iniziativa che tra alti e bassi ancora resiste, o provare a mettere in piedi una rete europea per la fotometria, azione non andata in porto. Nel completare il ricordo di Claudio per quel che attiene il lavoro, mi piace sottolineare come un altro suo lascito sia stato proprio quello di mai abbattersi: per ogni idea che non va in porto ce ne sono almeno altre due-tre su cui puntare e insistere.

Dal punto di vista del carattere e della personalità, Claudio è sempre stato una persona gentile, onesta intellettualmente, pronta a mettersi al servizio degli altri, con un forte senso di appartenenza, al CNR e non al singolo Istituto (in questo l’abbiamo sempre pensata uguale). Come tutti, aveva anche degli aspetti meno belli e spigolosi che pure ho imparato a vedere. Ma questo non sminuisce, rende solo umani. La sua disponibilità a servire interessi generali lo ha portato a sostenere la vita dell’Istituto, in qualità di Direttore, nel momento cruciale di passaggio da via dei Castagnoli alla nuova sede qui di via Gobetti nei primi anni ‘90 e a guidarlo nella fase di assestamento, che non è mai cosa semplice. E poi a contribuire in modo significativo alla riorganizzazione della rete scientifica dell’Ente a fine degli anni ‘90, nella sua posizione di membro del Consiglio Scientifico del CNR.
In entrambi i casi, devo dire che ho potuto vedere come la sua pazienza e duttilità anche diplomatica sia stata messa a dura prova. Nel momento del passaggio, quando pur triplicando gli spazi disponibili sembrava non si riuscisse ad accontentare tutti, e la mappa allocazione degli spazi sembrava una tela di penelope: fatta un giorno, disfatta il giorno dopo. Ancora peggio è andata con la ristrutturazione della rete, perché Claudio da generoso si era preso la pesca più grossa: cercare di mettere d’accordo e riorganizzare la rete degli Istituti dediti al mare. E ricordo ancora bene la sua delusione e incredulità nel dover ammettere/accettare che riorganizzare la rete in un unico grosso soggetto, fosse impresa a cui confronto le mission impossible di Tom Cruise sarebbero apparse un gioco da ragazzi. Lì Claudio, senza volerlo, mi ha fornito una ultima grande lezione: anche se una cosa ha senso ed è quella giusta, interessi di parte la renderanno quasi sempre impossibile a dispetto di tutto e di tutti.

Voglio completare questo ricordo con una immagine di certo felice, la festa che gli abbiamo dedicato il giorno della sua andata in pensione. Eravamo a Ny Alesund, era il 2006, ed eravamo li per la prima intercomparison campaign di POLAR-AOD, organizzata in preparazione del progetto IPY che sarebbe partito l’anno dopo. Abbiamo potuto quindi festeggiarlo in un luogo che di sicuro a lui piaceva perché in fondo poteva ricordare le sue montagne. Che l’esperienza artica a lui fosse gradita e cara, lo testimonia il fatto che il suo CV (che potete ritrovare e scaricare dalla rete) mostra una foto di lui nel 2003 scattata a Longyearbyen. Se guarderete quel CV, aggiornato da lui un’ultima volta nel 2017, potrete capire di certo molto, e ritrovare credo molte delle cose che sopra ho provato a dire.

 

Vito Vitale

Un anno dopo l’alluvione – analisi meteorologica e prospettive di ricerca sulle precipitazioni estreme al CNR-ISAC

Il CNR-ISAC ripercorre gli eventi del maggio 2023 in Emilia-Romagna e indaga sul ruolo dei cambiamenti climatici negli eventi estremi

 

A un anno dai tragici eventi dell’alluvione dell’Emilia-Romagna nel maggio 2023, l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR (CNR-ISAC) ripercorre quanto successo dal punto di vista meteorologico, presentando gli studi in corso e le prospettive future di ricerca.

 

Analisi sinottica

La dinamica della circolazione atmosferica nei giorni dell’alluvione del maggio 2023 è stata caratterizzata in troposfera (lo strato dell’atmosfera a diretto contatto con la superficie terrestre) dalla presenza di una circolazione di bassa pressione. Un ciclone mediterraneo originatosi sul Nord Africa è risalito verso il Centro Italia convogliando correnti umide dal mar Adriatico verso l’Emilia-Romagna. Una simile configurazione ha caratterizzato entrambi gli eventi alluvionali del 2 e del 17 maggio.

Questa configurazione è tipicamente responsabile di precipitazioni intense sul Medio-Alto Adriatico, dove l’aria calda e umida proveniente da sud raccoglie ulteriore umidità dall’Adriatico prima di deviare verso ovest, entrando in Pianura Padana e impattando sull’Appennino dove è costretta a sollevarsi.
“La stazionarietà della configurazione, che ha favorito la persistenza della pioggia, risulta ancora più evidente dalle mappe in media troposfera, dove un’onda baroclina è rimasta stazionaria sul Mediterraneo centrale, delimitata ai suoi lati da due strutture anticicloniche che hanno determinato una configurazione di blocco” – spiega Mario Marcello Miglietta, professore ordinario in fisica dell’atmosfera e oceanografia presso l’Università di Bari e associato al CNR-ISAC – “È interessante notare come la maggior parte della precipitazione abbia assunto carattere stratiforme tipico della pioggia orografica, in cui un flusso d’aria caldo e umido si solleva sui rilievi determinando precipitazione sul lato sopravento. Questa configurazione risulta in genere più facilmente predicibile rispetto ad altri tipi di eventi dominati da condizioni di instabilità e da convezione intensa.”

Dall’analisi meteorologica fornita dal Met Office, è possibile notare per il 2 maggio la struttura frontale a carattere stazionario situata sull’Emilia-Romagna. Si notano anche le due strutture di alta pressione a ovest e a est del bacino del Mediterraneo che hanno determinato la stazionarietà sul Mediterraneo centro-occidentale del sistema depressionario. Una configurazione simile si è avuta per l’evento del 17 maggio.

Analisi meteorologica fornita dal Met Office valida alle 00 UTC del 2 maggio 2023.
<em>Analisi meteorologica fornita dal Met Office valida alle 00 UTC del 2 maggio 2023.</em>

 

La risalita di masse d’aria dall’Adriatico verso la Pianura Padana, incontrando aria proveniente da nord-est, e l’ascesa sui rilievi dell’Appennino emiliano-romagnolo si evincono anche dalla simulazione del CNR-ISAC con il sistema di previsione meteorologica WRF. Si nota in particolare la presenza del ciclone che risale lentamente la penisola italiana da sud verso nord.

Pressione al livello del mare (contorni colorati) e vettore vento a 10 m. Simulazione WRF CNR-ISAC – valida alle 06 UTC del 16 maggio 2023.
<em>Pressione al livello del mare (contorni colorati) e vettore vento a 10 m. Simulazione WRF CNR-ISAC – valida alle 06 UTC del 16 maggio 2023.</em>

 

Per gli addetti ai lavori, dalla simulazione si possono notare nello specifico due aree di moti verticali ascendenti: una più ampia al disopra dei 4.000 m, causata dalla risalita delle masse d’aria lungo la struttura frontale; l’altra ben ancorata all’Appennino emiliano-romagnolo (circa 44° N), causata dall’ascesa delle masse d’aria lungo l’Appennino.

Sezione verticale a 11.8° est della velocità in direzione sud-nord (contorni colorati, valori negativi indicano che il vento sta andando da nord verso sud) e della velocità verticale (contorni, i valori tratteggiati indicano velocità verso il basso). La mappa è stata derivata dall’uscita operativa del modello WRF eseguito presso il CNR-ISAC – valida alle 12 UTC del 16 maggio 2023.
<em>Sezione verticale a 11.8° est della velocità in direzione sud-nord (contorni colorati, valori negativi indicano che il vento sta andando da nord verso sud) e della velocità verticale (contorni, i valori tratteggiati indicano velocità verso il basso). La mappa è stata derivata dall’uscita operativa del modello WRF eseguito presso il CNR-ISAC – valida alle 12 UTC del 16 maggio 2023.</em>

 

Le piogge

“Gli eventi alluvionali di maggio 2023 (1-2 e 16-17) sono stati estremi ed eccezionali in termini di quantità di pioggia caduta, superando i record precedenti per il mese di maggio (risalenti al maggio 1939) su gran parte della regione. La precipitazione è stata notevole anche in termini di durata, dell’ordine di 48 ore per ciascuno degli eventi”, dichiara Paolo Ghinassi, assegnista di ricerca al CNR-ISAC.

“Nel corso della giornata del 2 maggio sono stati superati i 100 mm di pioggia in ben 33 stazioni della Rete regionale dei pluviometri, mentre nella giornata del 16 maggio questa soglia è stata superata in 42 stazioni della rete. Le precipitazioni più intense si sono avute su superfici di centinaia di chilometri quadrati rappresentando un record storico delle piogge osservate sull’area, con un tempo di ritorno stimato in circa 200 anni”, spiega Stefano Federico, ricercatore del CNR-ISAC.
Aggiungono Silvio Davolio, professore ordinario in oceanografia e fisica dell’atmosfera presso l’Università di Milano e associato al CNR-ISAC, e Giulia Panegrossi, prima ricercatrice del CNR-ISAC: “L’afflusso di umidità di origine subtropicale ha interessato anche gli strati più elevati dell’atmosfera, soprattutto nel corso dell’evento di metà maggio, e ciò ha contribuito ad alimentare le precipitazioni. Lo si evidenzia dalle misure da satellite e dal prodotto sperimentale Advected Layer Precipitable Water, sviluppato presso la Colorado State University.”

Riguardo la condizione del terreno in quei giorni, le forti piogge di inizio maggio (e nei giorni successivi) hanno creato condizioni di terreno quasi saturo di umidità che non è stato in grado di assorbire le abbondanti piogge associate al secondo evento di metà maggio, con un impatto idrologico devastante.

 

Previsioni meteorologiche e ricerca al CNR-ISAC

Il CNR-ISAC sta studiando gli eventi del 2 e del 17 maggio 2023 inquadrandoli sia da un punto di vista meteorologico che nel contesto del cambiamento climatico.

“La previsione della precipitazione effettuata con i modelli sviluppati e/o utilizzati in configurazione operativa presso il CNR-ISAC per i due eventi meteorologici è stata più che soddisfacente” – continua Stefano Federico – “I modelli, infatti, hanno predetto sia i notevoli accumuli che l’estensione delle aree di precipitazione abbondante.”

Precipitazione prevista dalle 03 UTC alle 12 UTC del 16 maggio 2023 dal modello MOLOCH, sviluppato presso il CNR-ISAC.
<em>Precipitazione prevista dalle 03 UTC alle 12 UTC del 16 maggio 2023 dal modello MOLOCH, sviluppato presso il CNR-ISAC.</em>

 

Un gruppo di ricercatori del CNR-ISAC sta ora lavorando alla simulazione ad alta risoluzione dell’evento che ha colpito l’Emilia-Romagna con il modello di previsione MOLOCH, sviluppato al CNR-ISAC. “L’obiettivo è non solo quello di studiarne le caratteristiche, ma anche di applicare nuovi metodi di analisi per comprendere il ruolo dei cambiamenti climatici. In particolare, si analizza come si sarebbe potuto sviluppare l’evento se una simile condizione meteorologica fosse accaduta nel passato, quando la temperatura globale e del mare Mediterraneo erano inferiori”, commenta Paolo Stocchi, ricercatore del CNR-ISAC.
Questo approccio consente di comprendere meglio il ruolo dei cambiamenti climatici su eventi recenti ad alto impatto, come quello verificatosi in Emilia-Romagna.

Infatti, sebbene sia ben noto che gli estremi di pioggia tendono a intensificarsi in un clima più caldo, ad oggi non ci sono ancora abbastanza elementi per chiarire in modo netto il ruolo dei cambiamenti climatici in questo specifico evento. Uno studio del World Weather Attribution rilasciato pochi giorni dopo l’alluvione non aveva trovato collegamenti con il cambiamento climatico, ricevendo tuttavia delle critiche: lo studio si era focalizzato sul caratterizzare eventi di precipitazione su un’area spaziale (l’intera Emilia-Romagna) e un periodo temporale (21 giorni) che non rispecchiano bene le brevi durate e la ristretta localizzazione spaziale degli eventi di maggio 2023.

Il progetto ENCIRCLE, recentemente iniziato, potrebbe fornire qualche indicazione in più.
“ENCIRCLE (Evaluating the changing risk of cyclones for Italian precipitation extremes) è una collaborazione tra il CNR-ISAC e il Dipartimento di fisica dell’Università di Bologna. Il progetto mira ad analizzare la variabilità climatica recente grazie a nuove simulazioni ottenute con modelli di clima a scala regionale e globale, così da comprendere meglio i processi che portano alla formazione di cicloni associati a precipitazione estreme sul territorio Italiano” – aggiunge Giuseppe Zappa, primo ricercatore del CNR-ISAC –  “un importante obiettivo è quello di quantificare come il cambiamento climatico sta impattando la frequenza e l’intensità di questi eventi, inclusi casi di studio specifici come l’evento alluvionale dell’Emilia Romagna.”

 

Conclude Paolo Stocchi: “Questa alluvione fa parte di una serie di eventi meteorologici e climatici estremi che negli ultimi decenni hanno causato danni alle infrastrutture e, purtroppo, perdite umane. Questa serie di eventi ha sollevato all’interno della comunità scientifica la necessità di studiare il ruolo dei cambiamenti climatici nell’alterare le probabilità e l’entità di tali fenomeni.”

Gli studi in corso potranno quindi fornire ulteriori conoscenze agli enti preposti alla gestione delle emergenze, consentendo loro di sviluppare strategie e strumenti sempre più efficaci per affrontare e mitigare i rischi associati agli eventi meteorologici estremi.

 

Nota stampa CNR

Nasce ‘Cambiamenti’, la newsletter del CNR-ISAC

Nasce ‘Cambiamenti’, la newsletter del CNR-ISAC.

L’obiettivo di questa newsletter trimestrale è quello di facilitare la circolazione delle notizie riguardanti le attività del CNR-ISAC. Un canale di comunicazione che coinvolga non solo i nostri ricercatori e le nostre ricercatrici, ma anche la più ampia comunità scientifica e coloro che sono interessati agli sviluppi nel campo delle scienze dell’atmosfera e del clima.

Il nome riflette la centralità di ciò che facciamo in Istituto. Siamo testimoni e attori in un periodo di trasformazione senza precedenti nel nostro ambiente. I cambiamenti climatici e atmosferici sono al centro delle nostre ricerche e delle nostre preoccupazioni, e attraverso questa newsletter vogliamo condividere gli avanzamenti della ricerca, le iniziative e i progetti in corso, ma anche le nostre riflessioni sulle sfide che questi cambiamenti presentano.

VISITA LA PAGINA DEDICATA

Intervento di Sante Laviola (CNR-ISAC) al GR 1

Durante il Giornale radio di Rai Radio 1 delle ore 12 del 6 maggio 2024, è intervenuto il ricercatore Sante Laviola del CNR-ISAC per spiegare le cause del fenomeno meteorologico estremo verificatosi in Sud America nei giorni scorsi:

“Il sud del Brasile è stato interessato da un caldo piuttosto torrido. Questa energia che permaneva da tempo nella zona interessata dall’allusione si è miscelata con dell’aria più fredda e più secca proveniente dall’Antartide, e questo mix ha generato sistemi temporaleschi violenti e persistenti per dei giorni.

Le alluvioni come quelle del Brasile le abbiamo vissute in Italia con l’Emilia-Romagna per esempio, così come la recente alluvione che ha vissuto Dubai. Sono delle manifestazioni di estremizzazione dell’andamento climatico.”

Edizione GR 1 ore 12:00 del 06/05/2024

CNR-ISAC at the Didacta Italia 2024 Fair

Dopo il successo e il grande interesse da parte di alunni e famiglie riscontrato a Expo Scuola 2023, il CNR-ISAC ha nuovamente presentato l’iniziativa “Valutazione del comfort termico e della qualità dell’aria negli spazi lavorativi e scolastici indoor” alla Fiera Didacta 2024, il più importante evento fieristico dedicato all’innovazione del mondo della scuola. L’evento si è tenuto presso la Fortezza da Basso di Firenze.

I ricercatori Gianluca Cadelano e Alessandro Bortolin della sede di Padova hanno presentato il prototipo di uno strumento di monitoraggio sviluppato appositamente per gli ambienti scolastici. Questo dispositivo consente di valutare in tempo reale le variabili fisiche che caratterizzano l’ambiente indoor, tra cui temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità relativa, illuminamento, concentrazione di anidride carbonica, particolato e componenti organici volatili.

Gli edifici scolastici sono considerati spazi di lavoro dove si svolgono funzioni didattico-educative molteplici ed eterogenee. La qualità degli ambienti scolastici e l’elevato tasso di occupazione hanno un forte impatto sulla salute, sull’istruzione e sull’educazione. In particolare, la qualità dell’aria interna nelle aule scolastiche è tema di primaria importanza, per garantire la salute degli occupanti e un efficace apprendimento da parte degli alunni.

Partendo da questa premessa, i ricercatori del CNR-ISAC nei prossimi mesi saranno impegnati nell’ambito del progetto PNRR iNEST in un’attività di monitoraggio delle condizioni ambientali all’interno delle classi di alcuni istituti scolastici in collaborazione con ricercatori del Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata (FISPPA) dell’Università di Padova. Il principale obiettivo è quello di investigare gli effetti delle condizioni ambientali interne sulle capacità di apprendimento degli studenti.

Durante la fiera i ricercatori hanno interloquito con docenti e altri addetti ai lavori del mondo della scuola, portando all’attenzione l’importanza di avere una buona qualità dell’ambiente interno sulla salute e sull’apprendimento degli studenti.

L’iniziativa è presente anche nella prima edizione del catalogo “Il CNR è a scuola”, realizzato dall’Unità Comunicazione del CNR. Il catalogo, che raccoglie i progetti e le iniziative realizzati dalla rete scientifica dedicate al mondo della scuola, è stato presentato nel corso della fiera.

Tornado nella Pianura Padana: la dinamica del “punto triplo”

COMUNICATO STAMPA CNR

Una ricerca congiunta dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr e le università di Bologna, Bari e Milano mostra come i tornado che si manifestano nel Nord Italia, e in particolare nella zona della Pianura Padana, si formino alla confluenza di tre masse d’aria con caratteristiche e provenienza diversa, con una dinamica simile a quella osservata nelle Grandi Pianure americane. Il risultato è pubblicato su Monthly Weather Review: permetterà di migliorare la previsione di questi fenomeni distruttivi

                                                                                                        

I tornado sul Nord Italia si formano spesso in corrispondenza di un “punto triplo”, cioè alla confluenza di tre masse d’aria provenienti da direzioni diverse e con caratteristiche differenti, come masse d’aria umida, secca e più fredda. È quanto ha messo in luce uno studio condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), in collaborazione con le Università di Bologna, Bari e Milano.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica statunitense Monthly Weather Review, si focalizza sui fenomeni legati ai tornado che si verificano con particolare frequenza tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Tra questi, un evento di notevole rilevanza è quello accaduto nel settembre 2021, dove si sono sviluppati sette tornado in poche ore, causando gravi danni in numerose località della Pianura Padana. Ben quattro di questi vortici sono stati classificati di grado F2 secondo la scala Fujita (che classifica i tornado da 0, debole, a 5, danni devastanti), mentre tre sono stati classificati di grado F1. Sebbene la Pianura Padana sia ritenuta un hot-spot per lo sviluppo di tornado in Europa, per via della complessa orografia della regione dove Alpi e Appennini modulano i flussi atmosferici nei bassi strati, la sequenza registrata ha rappresentato un evento inusuale, che ha spinto i ricercatori ad approfondire i meccanismi fisici che hanno portato alla genesi dei vortici.

“Lo studio delle osservazioni al suolo durante l’evento ha evidenziato come i tornado si siano sempre sviluppati a non più di 20-30 km di distanza da una dryline, ossia da un fronte di aria secca che discendeva dagli Appennini, e nei pressi di una discontinuità fredda generata da temporali sulla pedemontana alpina”, afferma Vincenzo Levizzani, dirigente di ricerca del Cnr-Isac. “Contemporaneamente, correnti da sud-est molto umide soffiavano dal Mar Adriatico verso la Pianura Padana. Significativamente, altri temporali, che si sono sviluppati durante quella giornata in Pianura Padana ma a distanza maggiore dal punto triplo, non hanno generato tornado”.

Particolarità dello studio è stato realizzare simulazioni numeriche ad alta risoluzione con il modello meteorologico MOLOCH, sviluppato presso l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna (Cnr-Isac), allo scopo di simulare le supercelle che hanno generato i tornado. “Il modello è stato in grado di riprodurre correttamente lo sviluppo delle supercelle tornadiche e la complessa interazione dei flussi in superficie emersa dalle osservazioni”, aggiunge Silvio Davolio, professore presso l’Università degli Studi di Milano, associato al Cnr-Isac.

“Il modello ha rivelato una marcata rotazione del vento nelle vicinanze della dryline in relazione alla quota: da sud-est nei pressi del suolo, a sud-ovest sopra il primo chilometro. Questo peculiare profilo del vento ha generato la vorticità che porta allo sviluppo dei tornado”, osserva Mario Marcello Miglietta, professore presso l’Università degli Studi di Bari e associato di ricerca Cnr-Isac. “Inoltre, nei pressi del punto triplo si è accumulata molta umidità, che incrementa l’instabilità potenziale, un altro elemento importante per la genesi di questi fenomeni violenti”.

 “Il modello concettuale proposto, ottenuto da un’approfondita analisi di osservazioni e simulazioni numeriche, è ispirato alla dinamica osservata negli Stati Uniti nella cosiddetta “Tornado Alley”, dove i tornado si formano alla confluenza di masse d’aria umida provenienti dal Golfo del Messico, masse d’aria secca dalle Montagne Rocciose e masse d’aria più fredda dal Canada. Nel caso della Pianura Padana si osserva qualcosa di simile, ma a scala molto più ridotta”, conclude Francesco De Martin, dottorando dell’Università di Bologna e primo autore dell’articolo.

Questo studio, grazie alla miglior comprensione delle dinamiche che generano i tornado, potrebbe contribuire a migliorarne le previsioni, anche se rimangono ancora caratterizzate da un certo grado di incertezza. Ancora oggi, infatti, è impossibile conoscere nel dettaglio se, dove e quando si svilupperà un tornado, anche a poche ore da un evento.

Comunicato stampa CNR

De Martin, F., S. Davolio, M. M. Miglietta, and V. Levizzani, 2024: A conceptual model for the development of tornadoes in the complex orography of the Po Valley. Mon. Wea. Rev., in press.

Uragani mediterranei (Medicanes): la riduzione nella temperatura del mare precursore degli eventi estremi

NEWS CNR

Le aree del Mar Mediterraneo interessate dalla formazione dei fenomeni naturali noti come uragani mediterranei o “Medicane” (dalla fusione dei termini inglesi MEDIterranean e hurriCANE) sono caratterizzate da una sensibile diminuzione di temperatura della superficie del mare qualche giorno prima della genesi di questi eventi estremi. Lo rivela uno studio coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e Geo-Ambientali dell’Università Aldo Moro di Bari, svolto in collaborazione con l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac), l’Università di Venezia Ca’ Foscari, l’Università di Catania, l’Università di Genova e l’Area Marina Protetta del Plemmirio.

La ricerca, recentemente pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Nature – Scientific Reports, ha analizzato le temperature superficiali del Mediterraneo nei giorni precedenti la genesi di 52 differenti eventi di cicloni mediterranei avvenuti dal 1969 al 2023.

“Abbiamo selezionato tutti i cicloni con caratteristiche simil tropicali, generatisi nel Mediterraneo in un periodo di circa 50 anni, in confronto con i più intensi cicloni extratropicali che, nello stesso intervallo di tempo, hanno prodotto più danni lungo le aree costiere, ad esempio Vaia che nel 2018 ha avuto un forte impatto sulle coste settentrionali dell’Italia (oltre che sulle Alpi), ed Helios che nel 2023 ha causato ingenti effetti lungo le coste dello Ionio”, spiega Giovanni Scardino, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, primo autore della ricerca e che recentemente ha vinto un finanziamento di Ateneo per lo studio dei Medicanes (progetto ERC SEED Uniba dal titolo “Get aHead Of the MEdicanes: strategies for the COASTal environment – HOME-COAST). “Per analizzare le temperature superficiali del mare, prima e durante lo sviluppo di ognuno degli eventi ciclonici, abbiamo utilizzato dati satellitari e modelli di rianalisi estratti dal servizio “Copernicus Marine Environment Monitoring Service (CMEMS)” e dall’“European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)”. Analizzando le differenze di temperatura della superficie del mare, registrate nei dieci giorni precedenti la ciclogenesi, abbiamo riscontrato una importante diminuzione (tecnicamente definita Thermal Drop), fino a 4°C nei casi più estremi. Questa peculiarità sembra essere caratteristica quasi esclusiva dei medicanes. Il fatto che tale fenomeno si manifesti qualche giorno prima del loro sviluppo potrebbe essere una forma di precursore di tali eventi che potrebbe comportare importanti considerazioni relative alla mitigazione del rischio costiero indotto dall’impatto degli Uragani mediterranei”.

Come afferma Mario Marcello Miglietta, ordinario di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Bari e associato di ricerca del Cnr-Isac, co-autore della ricerca, “I medicanes sono un particolare gruppo di cicloni Mediterranei con caratteristiche simili ai cicloni tropicali. Essi si sviluppano in seguito a forte instabilità baroclina, come i normali cicloni delle medie latitudini (o extratropicali), ma poi si intensificano a seguito della forte interazione tra aria e mare, come i cicloni tropicali. I risultati dello studio hanno mostrato un comportamento peculiare dei medicane, che, se confermato su un più esteso dataset, potrebbe rappresentare uno strumento utile alla previsione dei medicane con alcuni giorni di anticipo”.

Lo studio è stato sviluppato nell’ambito delle attività di un progetto di Ricerca, finanziato all’interno del Pnrr, dal titolo ARCHIMEDE (MultidisciplinARy approaCH to better define vulnerability and hazard of MEDicanEs along the Ionian coasts of Sicily), di cui è responsabile Giovanni Scicchitano del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari. “Importante sarà verificare l’efficienza e la validità del Thermal Drop su un numero maggiore di eventi, soprattutto per quello che riguarda i cicloni Extra tropicali”, dichiara Scicchitano. “Altro elemento importante di sviluppo sarà quello di coinvolgere un numero sempre maggiore di gruppi di ricerca che studiano i medicanes ed i cicloni mediterranei in generale. Per far questo abbiamo già sviluppato una piattaforma pubblica Web Gis, sulla quale sono stati inseriti tutti i dati che abbiamo utilizzato finora nonché i dati recentemente pubblicati da altri gruppi di lavoro. L’intento è quello di sviluppare un sistema nel quale differenti gruppi di ricerca possano far confluire i loro dati e prelevarne altri che possano essere di loro interesse. Al contempo stiamo sviluppando un algoritmo di Intelligenza Artificiale capace, dall’analisi di parametri precursori quali il thermal drop e di dati fisiografici delle zone costiere, di definire in anticipo le aree che potrebbero essere maggiormente vulnerabili durante lo sviluppo di un medicane”.

Gli autori di questo lavoro, appartenenti all’Università di Bari (Giovanni Scardino, Gaetano Sabato, Alok Kushabaha e Giovanni Scicchitano), all’Università di Bari e al Cnr-Isac (Marcello Miglietta), all’Università di Venezia Ca’ Foscari (Elisa Casella, Alessio Rovere), all’Università di Catania (Alfio Marco Borzì, Andrea Cannata), all’Università di Genova (Giovanni Besio) e all’Area Marina Protetta del Plemmirio (Gianfranco Mazza) hanno mostrato come l’utilizzo dei dati satellitari inerenti le temperature superficiali del mare possono essere usate come precursore degli Uragani Mediterranei.

News CNR

Scardino, G., Miglietta, M.M., Kushabaha, A. et al. Fingerprinting Mediterranean hurricanes using pre-event thermal drops in seawater temperature. Sci Rep 14, 8014 (2024).

Contrastare gli effetti del cambiamento climatico per garantire il diritto umano al rispetto della vita

Il 9 aprile 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha giudicato che contrastare gli effetti del cambiamento climatico rientra tra i doveri degli stati per garantire il “diritto al rispetto della vita privata e familiare”.

Per la prima volta un tribunale internazionale ha stabilito che uno stato è obbligato a raggiungere gli obiettivi sul clima definiti dai trattati internazionali, come l’Accordo sul clima di Parigi del 2015 che prevede di mantenere l’aumento delle temperature medie globali sotto gli 1,5°C rispetto all’epoca pre-industriale.
In questo caso, la sentenza arriva a seguito del ricorso presentato dall’associazione “Anziane per il clima” contro la Svizzera per inazione di fronte ai cambiamenti climatici. La decisione è vincolante per tutti i 46 Paesi membri del Consiglio d’Europa, tra cui l’Italia.

“Con questa decisione, la Cedu riconosce che mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici è un diritto umano”, dichiara Maria Cristina Facchini, direttrice dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR e presidente della Società italiana per le scienze del clima. “A questa decisione storica, è ora necessario che seguano scelte politiche più adeguate a livello locale, nazionale e internazionale per contrastare efficacemente gli effetti del cambiamento climatico in corso a causa antropica, garantendo quanto stabilito dalla Corte e dai trattati. La politica in tutto il mondo deve tenere conto anche dei risultati della ricerca, comprese le implicazioni sul piano sociale ed economico”.

Prosegue la Direttrice, “L’ultimo rapporto dell’IPCC ci mostra che le continue emissioni globali di gas serra porteranno a un aumento del riscaldamento globale, raggiungendo nel breve periodo un aumento di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Per restare al di sotto di questa soglia serve una riduzione rapida e sostenuta nel tempo delle emissioni clima-alteranti in tutti i settori entro questo decennio. Il nostro futuro dipende dalle scelte che faremo in questo breve lasso di tempo”

DIDACTA ITALIA 2024 FAIR

The Didacta Italia Fair, which will be held from 20 to 22 March 2024 at the Fortezza da Basso in Florence, represents the main meeting point for those involved in education, training and didactics in our country. There will be exhibitors, conferences, seminars and an area dedicated to music and sound.

The presence of researchers from the Italian National Research Council (CNR) at the Didacta Italia 2024 event underlines the commitment and excellence in research and innovation, also in the field of school education. The participation of research groups from all over Italy, with more than ninety researchers and over twenty groups represented, is an indicator of the importance attributed within the organisation to this sector.

The Institute of Atmospheric Sciences and Climate of the CNR (CNR-ISAC) will be showcasing innovations in the improvement of school buildings, with a particular focus on the importance of environmental quality and the microclimate inside classrooms. Using state-of-the-art monitoring technologies and innovative study methodologies, CNR-ISAC aims to engage students and teachers in experiences that aim to understand how air quality and thermo-hygrometric comfort affect not only the building’s energy performance, but above all the students’ cognitive and learning abilities.

Researchers Gianluca Cadelano and Alessandro Bortolin from the Padua headquarter of CNR-ISAC will present the prototype of a measuring instrument developed specifically for this purpose. This device makes it possible to assess in real time the physical variables that characterise the indoor environment, including air temperature, mean radiant temperature, relative humidity, illuminance, concentration of carbon dioxide, particulate matter and volatile organic components.

The aim is to understand how young students psychophysically perceive the effects of the classroom environment, with results that may differ significantly from adult expectations. This and other issues will be developed in the context of the PNRR Inest project, with Spoke 5 that in particular has the shared goal of developing innovative, intelligent, sustainable and digitally driven living and working systems and environments within a human-centred design framework. CNR-ISAC’s participation in the Didacta event represents a unique opportunity to learn about new frontiers in the design of educational spaces and to promote an optimal and sustainable learning environment for future generations.

 

More information: https://www.cnr.it/en/event/19069/il-cnr-tra-i-protagonisti-di-fiera-didacta-italia-2024

Febbraio 2024 è il più caldo mai registrato, anche in Italia

 Febbraio 2024 è il mese di febbraio più caldo mai registrato a livello mondiale, come dichiarato dal Programma di osservazione della Terra dell’Unione europea ‘Copernicus’.

Surface air temperature anomaly for February 2024
<em>copernicus.eu</em>

È il nono mese consecutivo che risulta essere il più caldo mai registrato per il rispettivo mese, registrando per gli ultimi 12 mesi la temperatura media globale più alta mai registrata. A livello di temperatura media globale giornaliera, sono stati raggiunti i 2°C sopra i livelli preindustriali per quattro giorni di fila.

Daily global surface air temperature anomalies
<em>copernicus.eu</em>

È record anche per la temperatura della superficie del mare. La media globale per febbraio 2024 (21,06°C) è la più alta per ogni mese nel dataset.

DAILY SEA SURFACE TEMPERATURE
<em>copernicus.eu</em>

Anche in Italia il mese di febbraio del 2024 è il più caldo mai registrato dal 1800 a oggi, con un’anomalia di +3,09°C rispetto alla media del periodo 1991-2020.

Anomalie febbraio 2024 (isac.cnr.it)
<em>Anomalie febbraio 2024 (isac.cnr.it)</em>

Secondo i dati di Copernicus inoltre, la stagione invernale 2023-2024 dell’emisfero boreale è stata la più calda a livello globale, mentre in Europa la temperatura è stata la seconda più calda mai registrata.
In Italia, l’inverno 2024 è stato il più caldo mai registrato dal 1800 a oggi, con un’anomalia di +2,19°C rispetto alla media del periodo 1991-2020.

Anomalie inverno 2024 (isac.cnr.it)
<em>Anomalie inverno 2024 (isac.cnr.it)</em>

 

Un approccio più preciso per la stima delle emissioni di CO2

Il CNR-ISAC ha contribuito a una ricerca coordinata dal National Institute of Environmental Studies (NIES) del Giappone che ha proposto, per la prima volta, un approccio innovativo per valutare mediante una visione di insieme i dati relativi alle emissioni anidride carbonica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, dimostra come un modello climatico ad alta risoluzione di nuova generazione, combinato all’uso di una rete di misurazioni terrestri disponibili a livello regionale, permetta di ottenere stime ragionevoli delle emissioni di anidride carbonica (CO2) sia di origine antropica che naturale.

Il gruppo di ricerca ha preso in considerazione i set di dati elaborati dal 2015 al 2019 da diverse reti di monitoraggio, tra cui quelle dall’osservatorio italiano “O. Vittori”, posto sul Monte Cimone. Tale laboratorio, gestito dal CNR-ISAC in stretta collaborazione con il CAMM Monte Cimone dell’Aeronautica militare, raccoglie informazioni importanti sui gas a effetto serra, utilizzate per diversi studi sul clima ed è parte dell’Infrastruttura di Ricerca europea Integrated Carbon Observation System – ICOS.

“Lo studio è stato possibile grazie all’acquisizione delle misure in situ sempre più consistenti e accurate e allo sviluppo di modelli climatici più precisi”, afferma Pamela Trisolino del CNR-ISAC, coautrice dell’articolo. “I risultati ottenuti consentiranno di ottenere stime più precise relative agli scambi e alle emissioni di anidride carbonica e, di conseguenza, raggiungere previsioni ambientali maggiormente accurate così contribuendo a fornire un supporto alle politiche di mitigazione del clima”.  

La ricerca è stata supportata dalla Joint Research Unit “ICOS Italia”, finanziata dal Ministero dell’università e della ricerca (MUR) attraverso il Dipartimento di scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del CNR e dal progetto “Progetto nazionale Rafforzamento del Capitale Umano CIR01_00019 – PRO–ICOS–MED “Potenziamento della rete di osservazione ICOS-Italia nel Mediterraneo – Rafforzamento del Capitale Umano” (finanziato dal MUR).

 

Maggiori informazioni:

Un approccio più preciso per la stima delle emissioni di Co2 – Nota stampa CNR

A top-down estimation of subnational CO2 budget using a global high-resolution inverse model with data from regional surface networks To cite this article: Lorna Nayagam et al 2024 Environ. Res. Lett. 19 014031

7th Call for Trans-National Access – ATMO-ACCESS

The 7th H2020 ATMO-ACCESS call for “free-of-charge” Trans-National Access (TNA) is now open until April 3rd 2024.
This is the last chance to access Europe’s most advanced facilities for observation and exploration in atmospheric science within the ATMO-ACCESS general call framework.

ATMO-ACCESS provides access to 61 of the leading European atmospheric research facilities within the current 7th and last call. Among them users can access the Mt. Cimone – Po Valley (CMN-PV) facility by CNR-ISAC.

Facilities can be accessed in person, remotely or in a hybrid format, combining physical and remote access. Access to any of the ATMO-ACCESS facilities is provided for users with no charges for the use of the infrastructure, instrumentation, or expert support.
All the information related to the call and how to apply are available on the website: https://www.atmo-access.eu/7th-call-for-access/

If you are interested in proposing a field experiment (physical or remote) at the CMN-PV facility and you want to discuss particulars of access and practicalities before submitting the official TNA application, please contact atmo-access@isac.cnr.it. Examples of broad scientific topics (but not limited to) to be proposed can be related to:

  • atmospheric aerosols
  • reactive gases
  • non-CO2 greenhouse gases
  • fog and clouds.

Access to the CMN-PV facility can be physical or remote. By physical access, foreign research teams physically access the Po-Valley facility (or a single component of the facility) for performing the proposed experiment. By remote access, foreign research teams can remotely access the instrumentations they installed at the Po-Valley facility (or at a single component of the facility) and the datasets produced by the CNR-ISAC instrumentation. The possibility also exists that foreign research teams ship their instrumentations to the facility and CNR-ISAC takes care of the installation.

More information on the CMN-PV facility: https://atmo-access.isac.cnr.it/
More information on TNA at the CMN-PV facility: https://atmo-access.isac.cnr.it/trans-national-access

More information on the TNA experiences and main scientific results at CMN-PV facility: https://atmo-access.isac.cnr.it/main-scientific-results

Al cinema in difesa della foresta amazzonica – Almanacco della Scienza

Il documentario diretto da Edoardo Morabito L’avamposto racconta la battaglia sostenuta da Christopher Clark, un “eco-guerriero” scozzese che mira a salvaguardare la foresta Amazzonica, minacciata da incendi che rischiano di distruggere questo enorme e prezioso patrimonio naturale.

Nella scheda del film, L’Almanacco della Scienza del CNR esamina, con Paolo Cristofanelli e Mara Baudena del CNR-ISAC, gli effetti delle fiamme e della deforestazione sul clima e sull’ambiente.

Gli incendi della foresta Amazzonica infatti, oltre a ridurne progressivamente l’estensione, provocano danni sulla qualità dell’aria e sul clima. “La combustione della vegetazione libera in atmosfera, oltre all’anidride carbonica, molte altre specie chimiche, fra cui il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e grandi quantità di aerosol atmosferico. Le specie prodotte direttamente dalla combustione possono ulteriormente interagire in atmosfera, producendo ozono e altri inquinanti secondari” – spiega Paolo Cristofanelli – “È per questa ragione che gli incendi, in funzione della loro estensione, della quantità e tipologia di materiale bruciato e dell’efficienza della combustione influenzano la composizione dell’aria su estese aree spaziali, con impatti sulla salute umana e sulla variabilità del quantitativo atmosferico di sostanze clima-alteranti”.

Per Mara Baudena invece, “Gli incendi sono solo un sintomo di un problema ben più ampio. La foresta Amazzonica, molto umida, non brucerebbe naturalmente, le aree deforestate invece sono da un lato più suscettibili in quanto molto aperte e piene di legno degli alberi abbattuti; dall’altro il fuoco viene anche usato per portare avanti la deforestazione. È quindi più facile che gli incendi avanzino anche nella foresta vergine dalle vicine aree deforestate, favoriti dalle siccità, che sono sempre più comuni a causa del cambiamento climatico in corso”.

 

Per saperne di più:

Al cinema in difesa della foresta amazzonica – Almanacco della Scienza

Amazzonia: la deforestazione riduce le piogge – comunicato stampa CNR

Baudena, M., Tuinenburg, O. A., Ferdinand, P. A., & Staal, A. (2021). Effects of land-use change in the Amazon on precipitation are likely underestimated. Global Change Biology, 27, 5580–5587. DOI: 10.1111/gcb.15810

L’Artico sta perdendo la memoria sul clima

In tutto il mondo i ghiacciai si stanno ritirando a una velocità senza precedenti. Questo sta comportando la perdita delle informazioni riguardanti la storia del clima e dell’ambiente in essi contenute.

A perdere la memoria sono anche i ghiacciai dell’arcipelago delle Svalbard, nel Circolo polare artico. A dimostrarlo per la prima volta è uno studio internazionale pubblicato sulla rivista The Cryosphere.
La ricerca è guidata da ricercatori e ricercatrici dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISP) e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Hanno partecipato anche l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR e l’Università di Perugia.

Dal 2012 al 2019, il gruppo di ricerca ha studiato l’evoluzione del ghiacciaio dell’Holtedahlfonna, uno dei più elevati dell’arcipelago delle Svalbard, scoprendo che il segnale climatico, visibile nel 2012, era completamente scomparso nel 2019. “I ghiacciai a queste quote – con l’attuale tasso di riscaldamento e l’aumento della fusione in estate – rischiano di perdere le informazioni climatiche registrate al loro interno, compromettendo la ricostruzione del cambiamento climatico affrontato dalla Terra nel corso del tempo” – spiega Andrea Spolaor del CNR-ISP – “Dobbiamo pensare agli strati di ghiaccio come a pagine di un manoscritto antico che gli scienziati sono in grado di interpretare. Anche se le evidenze del riscaldamento atmosferico sono ancora conservate nel ghiaccio, il segnale climatico stagionale è andato perduto”.
La speranza della comunità scientifica è che i campioni estratti da carote di ghiaccio profonde contengano ancora informazioni climatiche rappresentative della regione.

 

Articolo “Climate change is rapidly deteriorating the climatic signal in Svalbard glaciers”, The Cryosphere

Comunicato CNR

Notizia ANSA

Ottima partecipazione alla prima training staff school di FIT-FORUM a Bologna

L’1 e il 2 febbraio, l’Università di Bologna ha ospitato la prima scuola di formazione rivolta a studenti universitari, dottorandi, post-doc e giovani ricercatori, con l’obiettivo di condividere strumenti innovativi per la simulazione, l’interpretazione e l’analisi dei dati della missione FORUM.

La scuola è stata organizzata nell’ambito di FIT-FORUM (Forward and Inverse Tool for FORUM), tra i progetti del programma promosso dall’Unità osservazione della Terra dell’Agenzia spaziale italiana “Attività di ricerca scientifica a supporto dello sviluppo delle missioni di Osservazione della Terra”.

FIT-FORUM ha l’obiettivo di supportare le attività scientifiche italiane relative alla missione FORUM, prossima Earth Explorer 9 dell’Agenzia spaziale europea. Il progetto si pone anche lo scopo di formare il personale reclutato, non solo al fine di utilizzare raffinati tools di analisi di dati satellitari nell’infrarosso, ma anche di operare al loro aggiornamento ed avanzamento. In un tale contesto, la scuola rappresenta un momento di formazione, incentivo alla ricerca e connessione per i futuri scienziati.

Partecipano al progetto anche l’Università degli Studi della Basilicata e quattro istituti del CNR: l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, l’Istituto per le applicazioni del calcolo, l’Istituto di fisica applicata ‘Nello Carrara’ e l’Istituto nazionale di ottica.

Per maggiori informazioni: https://www.asi.it/2024/02/ottima-partecipazione-alla-prima-training-staff-school-di-fit-forum-svolta-a-bologna/

5° Congresso Nazionale AISAM

Si conclude oggi 8 febbraio il 5° Congresso nazionale dell’Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia (AISAM), co-organizzato dall’Università del Salento e dal CNR-ISAC.

Il Congresso si è svolto a Lecce, presso la sede dell’Università del Salento, dal 5 all’8 febbraio. Un momento di incontro per la comunità scientifica italiana che si occupa a vario titolo di scienze dell’atmosfera, meteorologia e climatologia, che si configura come occasione preziosa per promuovere una riflessione su tematiche mai come ora attuali e urgenti.

Nelle giornate del Congresso sono stati organizzati anche gli eventi Il tempo che cambia, rivolto alle scuole, ed Eventi estremi e cambiamento climatico – Parliamone con gli esperti, aperto al pubblico.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: http://congresso2024.aisam.eu

Quando fuori piove – Storia e futuro della pioggia

Perché piove in un certo momento? Come mai le precipitazioni sono sempre diverse? A volte veniamo investiti da acquazzoni di breve durata, altre volte la pioggia è leggera e prosegue anche per ore e ore: come facciamo allora a dire che è piovuto poco o tanto? Come quantifichiamo la pioggia?

Dopo Il Libro delle Nuvole e Piccolo Manuale per Cercatori di Nuvole, Vincenzo Levizzani del CNR-ISAC ci svela i segreti delle precipitazioni atmosferiche con Quando fuori piove – Storia e futuro della pioggia, raccontandoci anche in che modo l’umanità, nel corso dei millenni, le ha vissute e affrontate.

Capire il funzionamento delle precipitazioni non significa solo riuscire a interpretare le previsioni del tempo, ma esplorare il meccanismo che sta alla base dell’esistenza di flora e fauna sul nostro pianeta. Saperne di più ci permette di preservare le dinamiche estremamente delicate che rendono possibile la vita sulla Terra.

Vincenzo Levizzani su Rai Tre – Kilimangiaro [da 1:08:00]

Vincenzo Levizzani su Radio3 Scienza – La danza della pioggia

Tra le gocce la storia del nostro pianeta sull’Almanacco della Scienza del CNR

Vincenzo Levizzani su Il Caffè di Radio1

Vincenzo Levizzani su TGR Leonardo

Camminando sotto la pioggia – L’Unione Sarda

Danza della pioggia per il Mediterraneo – La Stampa

Qui comincia – Rai Radio3

Copertina libro

ISBN 9788842833635

COPERNICUS – Il 2023 è l’anno più caldo mai registrato

Il Programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea ‘Copernicus’ ha registrato livelli eccezionalmente elevati delle temperature globali nel 2023, potendo definire l’anno appena trascorso come il più caldo mai registrato.

Global surface air temperature increase relative to the average for 1850-1900, the designated pre-industrial reference period, based on several global temperature datasets shown as 5-year averages since 1850 (left) and as annual averages since 1967 (right). Credit: C3S/ECMWF.
<em>copernicus.eu</em>

Nel comunicato del 9 gennaio 2023, Copernicus dichiara che il suo Servizio per il cambiamento climatico “ha monitorato diversi indicatori climatici chiave durante il corso dell’intero anno, riportando condizioni da record, come, per esempio, il mese più caldo mai registrato e le medie giornaliere della temperatura globale che hanno brevemente superato i livelli pre-industriali di oltre 2°C. Le temperature globali senza precedenti registrate a partire da giugno hanno portato il 2023 a diventare l’anno più caldo mai registrato, superando di gran lunga il 2016, il precedente anno più caldo. Il rapporto Global Climate Highlights 2023, basato principalmente sul set di dati di rianalisi ERA5, presenta una sintesi generale degli estremi climatici più rilevanti del 2023 e dei principali fattori che li determinano, come le concentrazioni di gas serra, El Niño e altre variazioni naturali.”

Surface air temperature anomaly for 2023 relative to the average for the 1991-2020 reference period. Data source: ERA5. Credit: C3S/ECMWF.
<em>copernicus.eu</em>

Anche in Italia il 2023 è stato un anno estremamente caldo. Con un’anomalia di +1.12°C rispetto alla media del trentennio 1991-2020, risulta il secondo più caldo dopo il 2022, che segnò un’anomalia di +1.16°C.

In Italia, le temperature degli ultimi due anni hanno superato di quasi mezzo grado le temperature di tutti gli anni precedenti fino al 1800, primo anno disponibile.
Se consideriamo i 10 anni più caldi per il nostro Paese, 8 di questi sono negli ultimi 10 anni e 19 dei 20 anni più caldi dal 1800 ad oggi sono nel nuovo millennio.

Italian MEAN TEMPERATURE - Latest Year Analysis
<em>isac.cnr.it</em>

“Questa anomalia, se presa da sola, non ha un significato particolare” – dichiara Michele Brunetti, ricercatore CNR – ISAC – “Se vista però in un contesto di lungo periodo, il continuo succedersi di anomalie del medesimo segno e sempre più pronunciate non fa che confermare la tendenza verso un progressivo innalzamento della temperatura media.”

Figura 1

 

Figura 2

Figura 3

Figura 4

“Rifugi montani sentinelle del clima e dell’ambiente” sulla Rivista del CAI

Sul numero di novembre 2023 della Rivista del Club alpino italiano (CAI) si parla del progetto CAI-CNR “Rifugi montani sentinelle del clima e dell’ambiente”.

I ricercatori del CNR coinvolti, Paolo Bonasoni e Silvio Davolio dell’ISAC CNR, Guido Nigrelli dell’IRPI CNR, Luigi Mazzari Villanova del DSSTTA CNR, insieme a Giovanni Margheritini, membro del Comitato scientifico centrale del CAI, e Marcello Borroni della Struttura operativa rifugi e opere alpine, presentano il punto della situazione del progetto.

“I nostri ghiacciai alpini si sono ridotti del 60% nell’ultimo secolo, facendo diminuire anche le riserve idriche destinate ai fiumi, all’agricoltura e alla produzione idroelettrica; la neve sulle nostre montagne dura meno e penalizza l’industria turistica invernale”, si legge nell’articolo. In questo contesto, nasce e si sviluppa “Rifugi montani sentinelle del clima e dell’ambiente”, rete di rifugi montani per il monitoraggio del clima e dell’ambiente diffuso sul territorio nazionale, che a pieno compimento conterà 21 rifugi CAI e 4 osservatori CNR.

Tra i suoi compiti, la rete punta a rafforzare il ruolo di presidio culturale dei rifugi montani come luoghi di monitoraggio meteo-climatico e ambientale, migliorare il monitoraggio meteorologico rendendolo fruibile in tempo reale sull’intera dorsale del progetto, promuovere studi su scala locale riguardo aspetti correlati al clima. A questo si aggiunge l’obiettivo di promuovere i rifugi montani come luoghi per la divulgazione scientifica “sul campo”, destinata ai frequentatori per sensibilizzare e divulgare come l’ambiente montano sia fragile, sottolineando l’importanza di una frequentazione rispettosa e consapevole.

Il progetto è realizzato nell’ambito dell’Accordo quadro CNR-CAI, siglato nella Giornata Internazionale della Montagna del 2019 per individuare e sviluppare un portafoglio di programmi di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e altre iniziative comuni di collaborazione scientifica.

 

Per maggiori informazioni:

Sito web del progetto

 

Precedenti pubblicazioni su periodici del CAI:

Montagne360, gennaio 2022

Il Bollettino del Comitato scientifico centrale – Periodico di divulgazione scientifica, aprile 2022

“In viaggio oltre le nuvole” – TEDx Castelfranco Veneto

“Spesso le storie più belle iniziano da un sogno. Il mio di sogno è stato quello di diventare una Scienziata”

Inizia così lo speech “In viaggio oltre le nuvole” di Alessia Nicosia, ricercatrice CNR – ISAC, il 30 novembre all’edizione di TEDx Castelfranco Veneto Trame.
Alessia racconta il percorso che l’ha portata a realizzare questo sogno per ispirare altre donne e ragazze verso percorsi scientifici, accompagnandoci nell’altro percorso degli aerosol atmosferici: “micro-oggetti in sospensione nell’aria con un macro-impatto sul nostro pianeta”.

Il viaggio dell’aerosol, spiega Alessia, può essere molto lungo e arriva a influenzare le nuvole, creando fili invisibili che uniscono ogni compartimento della Terra.
Particolari aerosol, come quelli dei deserti, contribuiscono alla formazione dei cristalli di ghiaccio in atmosfera. Grazie al lavoro dei ricercatori è poi possibile studiare il ghiaccio che si deposita nei ghiacciai, scoprendo informazioni importanti sulle atmosfere passate del nostro pianeta: “decifrare il passato per avere chiavi per il futuro”.

Alessia Nicosia è Dottore di ricerca in Fisica e si occupa dello studio degli aerosol atmosferici. Ha partecipato alla XVIII campagna invernale del PNRA, il Programma nazionale di ricerche in Antartide che vede il supporto scientifico del CNR.

 

The final conference of the Horizon 2020 GEO4CIVHIC project

The final conference of Horizon 2020 GEO4CIVHIC project was held on November 15th, 2023, at Grand Hotel Excelsior in La Valletta (Malta). The project, started in April 2018 and coordinated by ISAC in the person of Adriana Bernardi, will end on November 30th, 2023.

GEO4CIVHIC (Most easy efficient and low cost geothermal systems for retrofitting civil and historical buildings, Grant Agreement n°792355) was aimed at research and development of innovative solutions devoted to shallow geothermal energy use in urban environment.

Project consortium was made of 19 partners from 10 European countries.

The project followed a holistic approach addressing every aspect related to geothermal systems.

In the first phase, constraints and barriers regarding the refurbishment of buildings and the application of shallow geothermal energy in urban contexts were analyzed. The most common barriers concerning the refurbishment of the historical buildings are the prohibition of installing solar panels as well as of the retrofit of the existing heating system, together with the narrow spaces typical in urban environment.

During the second phase, innovative technological solutions for each component of a geothermal system, such as drilling machines and equipment, Ground Source Heat Exchangers (GSHEs) and heat pumps, were developed.

A compact and versatile drilling machine capable of operating in narrow spaces has been developed. Additionally, drilling technologies has been designed in such a way to drill a wide range of undergrounds.

At the same time, GSHEs with enhanced thermal performance have been studied, with the purpose of extracting the same thermal power from the underground with a shorter length compared with state-of-the-art technologies. This aspect will allow to overcome space limitations in urban centres too.

Furthermore, different types of heat pumps have been developed in order to overcome the restrictions of the listed buildings and the limited spaces present in urban areas, as well as to reduce the refurbishment costs. Heat pump prototypes were designed in such a way to operate with high efficiency when coupled with both high and low temperature terminal units; such scenario occurs when the existing heating system (typically radiators) is kept unchanged either totally or partially. Moreover, a dual source heat pump prototype was developed to operate with both ground and air as thermal source. Such option can be valid where there is restriction of either space devoted to the geothermal field or budget for the installation of the GSHEs.

In parallel, a set of software tools was created in order to provide a holistic engineering solution to optimize installation and operation of shallow geothermal systems.

In the third phase, the technological solutions developed in the previous phase were installed and monitored in three pilot sites (including the CNR of Padua) and in four real sites with different urban contexts, climates and undergrounds. Furthermore, the project solutions were applied “virtually” in twelve buildings through energy simulations and feasibility studies.

Communication and dissemination activities were run in parallel over the other phases of the project. Among dissemination activities, it is worth mentioning the creation of Centers of Excellence in four European locations: the “European Center of Excellence (EcoE) for Shallow Geothermal Application in Civil and Historical Buildings”. The ECoE is hosted in the headquarters of the four partners of GEO4CIVHIC consortium which are members of the organization:

  • University of Padova in Padua, Italy (Southern Europe ECoE);
  • Romanian GeoExchange Society in Oradea, Romania (Eastern Europe ECoE);
  • Friedrich-Alexander University in Erlangen, Germany (Northern Europe ECoE);
  • Polytechnic University of Valencia in Valencia, Spain (Western Europe ECoE).

The ECoE will continue in providing high-level training to stakeholders involved in shallow geothermal energy, such as geologists, drillers, designers, researchers even after the end of the project. Additional information on EcoE is available at the following link: https://geo4civhic.eu/european-centers-of-excellence/

The project was extended by 20 months due to the Covid-19 pandemic and the related travel restrictions that strongly affected the demonstration phase of the project.

However, despite the issues due to the pandemic, the project was successfully accomplished. GEO4CIVHIC managed to open new perspectives for the application of geothermal energy in urban contexts. The demonstration phase confirmed the feasibility of the novel technological solutions: the monitoring of the demonstration sites showed high energy performance of the geothermal systems. Shallow geothermal energy can therefore be an effective solution for the decarbonization of civil and historical buildings even in challenging contexts such as urban centers.

 

GEO4CIVHIC project website: https://geo4civhic.eu/

GEO4CIVHIC project official movie: https://www.youtube.com/watch?v=kCgv6nYLCQQ

Video 300×100 Protagoniste della ricerca

Il 18 novembre a Roma, in occasione dell’evento celebrativo finale del Centenario Cnr, è stato presentato e condiviso su tutta la rete nazionale dagli istituti coinvolti il video

“300×100 protagoniste della ricerca”

Uno sguardo sulla vitalità e il talento delle ricercatrici CNR, per sottolineare la ricchezza di esperienze e competenze che caratterizzano la comunità scientifica dell’Ente.

Il progetto è stato creato utilizzando il materiale raccolto con la campagna social #womenatcnr

Le partecipanti, comprese le ricercatrici ISAC, hanno descritto il loro ruolo nella ricerca condividendo un breve messaggio e una foto pubblicati sui social media con l’hashtag #womenatCNR. L’iniziativa è stata lanciata l’11 febbraio 2023 dalla Presidente Carrozza, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza promossa dall’UNESCO. La molteplicità e diversità di figure femminili può ispirare le giovani generazioni a intraprendere percorsi di studio scientifici, immaginando un futuro senza limiti, lontano dagli stereotipi associati al ‘mestiere di scienziato’.

Guarda il video

https://centenario.cnr.it/donne-di-scienza-in-un-selfie/

https://centenario.cnr.it/evento/300×100-protagoniste-per-la-ricerca/

Kick off LOLIPOP – Climate Change Initiative of ESA

On November 15th, 2023 the Kick Off of the project ‘Long Lived greenhouse gas PrOducts Performances (LOLIPOP)’ has been held at the CNR-ISAC premises in Bologna. The project is the last of a long series of project of the ‘Climate Change Initiative’ of the European Space Agency (ESA). The project is led by Dr. Bianca Maria Dinelli and Dr. Elisa Castelli of CNR-ISAC and involves 10 research institutes (among which CNR-ISAC and CNR-IFAC) of 6 ESA countries (Italy, Belgium, Canada, France, Germany and United Kingdom). The goal of the project is to understand if the quality of the existing satellite measurements of greenhouse gases (not including carbon dioxide and methane) is sufficient to be  merged and directly used in weather forecast and climate models and which could be the impact of the direct use of these satellite measurements in the performances of such models.

Molestie olfattive nel Siracusano – evento per la cittadinanza di Augusta

Il 16 novembre, si è svolto un incontro tra ARPA Sicilia, CNR-ISAC e la cittadinanza di Augusta, promosso dal Comitato Stop Veleni, per fare il punto sulle molestie olfattive ed il progetto NOSE – Network for Odour SEnsitivity. Ricerca scientifica e Citizen Science per la identificazione dei miasmi olfattivi in Sicilia, presso la sede del Comune.

Il progetto, nato nel 2019 dalla collaborazione tra ARPA Sicilia e CNR-ISAC, ha lo scopo di supportare la gestione delle problematiche ambientali legate alle molestie olfattive nel territorio siciliano, questo grazie alla webapp NOSE, sviluppata dal CNR-ISAC che ha permesso di raccogliere in tempo reale ed in forma del tutto anonima le segnalazioni delle molestie olfattive che ricadono in una area georeferenziata relativa ai territori monitorati. NOSE è finanziato totalmente e unicamente da capitale pubblico.

Nel comprensorio di Siracusa, i cittadini che si sono registrati a NOSE fino ad ora sono 4636, mentre il numero di segnalazioni ricevute sono state oltre 17000. Da settembre di quest’anno  NOSE ha ricevuto oltre 2000 segnalazioni, quasi la metà di quelle registrate in tutto il 2023, probabilmente dovute ad una maggior sensibilizzazione di chi abita il territorio, ma anche a un intensificarsi di eventi emissivi segnalati dai cittadini e registrati dal sistema NOSE e monitorati da ARPA Sicilia, anche con i sistemi ODORPREP

Durante l’evento, trasmesso in diretta streaming, sono stati presentati i dati sugli inquinanti monitorati da ARPA Sicilia. Hanno relazionato di qualità dell’aria nell’Aerca di Siracusa e dello stato dell’arte del progetto di Citizen Science e dell’App Nose i responsabili di Arpa Sicilia Anna Maria Abita e Lucia Basiricò, e Paolo Bonasoni per CNR-ISAC.

STREAMING dell’evento

Sito ARPA

Per accedere all’app ed effettuare le segnalazioni delle molestie olfattive: https://nose-cnr.arpa.sicilia.it/

 

XX Convegno de “Il Linguaggio della Ricerca”

L’8 e 9 novembre l’AREA CNR di Bologna ospiterà il XX Convegno de “Il Linguaggio della Ricerca”, progetto di divulgazione scientifica promosso e realizzato dall’Area Territoriale di Ricerca del CNR di Bologna, diventato ora progetto nazionale con il coinvolgimento di 10 regioni italiane. Hanno partecipato alle attività di formazione e divulgazione di questa edizione anche ricercatrici e ricercatori CNR-ISAC (Franco Belosi, Paola De Nuntiis, Bianca Maria Dinelli, Francesco). Tampieri, .

Durante le due iniziative, in programma dalle ore 9 alle 13 nella sede del CNR di Bologna, verranno premiati i lavori realizzati durante l’anno scolastico 2022-2023 dagli studenti e dalle studentesse delle scuole medie (Guarda la diretta dell’8 novembre) e superiori (Guarda la diretta del 9 novembre) non solo dell’Emilia Romagna ma anche di Genova, Firenze e Palermo. Gli eventi si svolgeranno in presenza ma saranno visibili anche in diretta streaming su YouTube 

Inoltre, nel pomeriggio del 9 novembre, la sede dell’Area CNR di Bologna aprirà le sue porte anche a molteplici attività per festeggiare i 20 anni del progetto LdR e i 100 del CNR.  Grazie al contributo di ricercatrici e ricercatori della rete nazionale LdR e di alcune scuole secondarie di II grado si svolgeranno infatti workshop, seminari e stand animati dalla rete nazionale LdR. 

Verranno inoltre effettuate le premiazioni del Video-Contest lanciato da ISOF in occasione delle celebrazioni del Centenario del CNR.«100 Anni di Futuro»

8 novembre | ore 9-13
LdR Junior – SCUOLE MEDIE Scopri il programma di LdR Junior – SCUOLE MEDIE

9 novembre | ore 9-16.30
LdR – SCUOLE SUPERIORI Scopri il programma di LdR – SCUOLE SUPERIORI

Info e contatti
info-ldr@area.bo.cnr.it

26th edition of EXPO SCUOLA

The 26th edition of Expo Scuola is approaching, and the National Research Council (CNR) in its centennial year will be present at the event to be held at the Fiera di Padova, November 9-11. The Expo Scuola will be a unique opportunity for young students and educators to connect with cutting-edge research and inspire future generations of scientists and researchers.

CNR’s Institute of Atmospheric Sciences and Climate (ISAC) will be one of the participating institutes at the event, with the theme “Evaluation of Thermal Comfort and Air Quality in Indoor Work and School Spaces.” However, this presentation will not be limited to words and theoretical concepts; on the contrary, researchers Gianluca Cadelano and Alessandro Bortolin will demonstrate in operation an innovative portable system for monitoring indoor environmental conditions, developed right within the institute.

This monitoring system represents a significant step forward in the assessment of environmental conditions inside work and school spaces. It is capable of accurately detecting thermal comfort, air quality and other crucial parameters that affect the well-being of people within these environments, and proposing improvement solutions in real time.

ISAC CNR researchers in the coming months will be engaged in the PNRR iNEST focusing on the important activity of monitoring environmental conditions inside the classrooms of some schools in the province of Padua. This project goes beyond simply assessing thermal comfort and air quality; it also aims to understand how these conditions affect the well-being of students and teachers, and how they may affect students’ learning performance. Working with specialists from the University of Padua’s Department of Philosophy, Sociology, Pedagogy and Applied Psychology (FISPPA), ISAC will seek to shed new light on the links between the built environment and learning.

Web page: https://exposcuola.it/

Event Program: https://exposcuola.it/programma-culturale/

Salts and organics on Ganymede’s surface from infrared observations by Juno/JIRAM

A team of researchers lead by Dr. Federico Tosi of ‘Istituto Nazionale di Astrofisica’ (INAF) in Rome (of which Dr. Bianca Maria Dinelli, researcher of CNR-ISAC in Bologna, is part) used the high spatial resolution infrared measurements of the Italian instrument JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) aboard the Nasa sonde Juno to study the surface composition of Ganimede, the largest of Jupiter Moons and of the natural satellites of the solar system. In this study, published on the journal Nature Astronomy, the researchers have found traces of chlorinated salts, and potentially carbonated salts, on top of organic compounds like aliphatic aldehydes on Ganimede’s surface. The potential presence of these compounds suggests that Ganimede, during its formation, had accumulated CO2 reach ices that could condense ammonia. As on the Earth and other planetary bodies, the presence of sodium indicates an interaction between liquid water and rocks. This interaction may have occurred at the beginning of Ganimede history, when mixture of ice and rocks melted, and water and other primordial volatile substances separated from rocks. Therefore, Ganimede could have had an ocean directly in contact with a mantle, and therefore it could have been inhabitable.

“Salts and organics on Ganymede’s surface from infrared observations by Juno/JIRAM”, Federico Tosi, Alessandro Mura, Alessandra Cofano, Francesca Zambon, Christopher R. Glein, Mauro Ciarniello, Jonathan I. Lunine, Giuseppe Piccioni, Christina Plainaki, Roberto Sordini, Alberto Adriani, Scott J. Bolton, Candice J. Hansen, Tom A. Nordheim, Alessandro Moirano, Livio Agostini, Francesca Altieri, Shawn M. Brooks, Andrea Cicchetti, Bianca Maria Dinelli, Davide Grassi, Alessandra Migliorini, Maria Luisa Moriconi, Raffaella Noschese, Pietro Scarica, Giuseppe Sindoni, Stefania Stefani and Diego Turrini,

Nature Astronomy, https://doi.org/10.1038/s41550-023-02107-5 

Credit: Di NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Kevin M. Gill – Ganymede – Perijove 34 Composite, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=121027630

Intervista sulla caratterizzazione dei Medicanes (COST Action MedCyclones)

Our colleague Leo Pio D’Adderio, participating to Cost Action “MedCyclones” (CA19190) together with Giulia Panegrossi, Paolo Sanò, Daniele Casella and other colleagues, released an interview on the characterization of Medicanes based on satellite observations.

MedCyclones is an important transnational initiative, funded by the COST Association, focused on the study of Medicanes, rare and destructive cyclones developing tropical-like features, that are occurring more and more frequently in the Mediterranean region.

Our colleague Silvio Davolio is co-chairing this COST Action together with Dr. Emmanouil Flaounas from the Hellenic Centre for Marine Research (HCMR).

More interviews from the Media Center of MedCyclones, and additional information of the action can be found here: https://medcyclones.eu/media-room/.

UNOMATTINA (RAI1): Intervista a Marco Paglione (CNR-ISAC)

Questa mattina 29 settmbre 2023 è andata in onda, durante la trasmissione UNOMATTINA di Rai1, un’intervista di Massimilano Bruni a Marco Paglione (CNR-ISAC) sul laboratorio “Ottavio Vittori” presso Monte Cimone.

Il servizio, della durata di 2 min e 22 sec, è alle ore 09:20:14 della trasmissione al seguente link:

https://www.raiplay.it/video/2023/09/UnoMattina—Puntata-del-29092023-00f73032-703e-47e4-99f2-7ef2b3ef7d2d.html

Cost Action HARMONIA

On 18 and 19 September 2023, the third international meeting for members of the Management Committee (MC) of the Cost Action HARMONIA (https://harmonia-cost.eu) was held in Athens. The Action, leaded by the PMOD World Radiation Center, CH, (Dr. Stelios Kazadzis) aims to improve and homogenize aerosol retrievals by establishing a network of institutions, instrument developers, scientific and commercial end users. ISAC (Dr. Monica Campanelli) participates in the Action as leader of Working Group 2 “Aerosol measurement improvement”.

During the meeting two important videos were presented (https://harmonia-cost.eu/videos/) “What is Harmonia-Cost?” and “HARMONIA Dance”. Both are visible on Facebook, YouTube and LinkedIn channels, typing HARMONIA COST – CA21119.

Wildfires: the resilience of ecosystems

New research from CNR’s IGG and ISAC institutes evidences plants’ features in determining resilience to wildfires in forests, grassland and savannah. The study, carried out in cooperation with the universities of Reading and Madrid, has been published on “The American Naturalist” journal: results have been obtained from running a mathematical model

More details (in Italian):

https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/12187

Published article: 

Magnani, M., Díaz-Sierra, R., Sweeney, L., Provenzale, A., & Baudena, M. (2023). Fire responses shape plant communities in a minimal model for fire ecosystems across the world. The American Naturalist

 

IN MEMORIA DEL PROF. ARNALDO LONGHETTO

Con tristezza comunichiamo che il 20 agosto è mancato il Prof. Arnaldo Longhetto, iniziatore degli studi di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Torino e fondatore del primo gruppo di ricerca congiunto del Dipartimento di Fisica e dell’ex Istituto di Cosmogeofisica del CNR, poi confluito nell’ISAC.

Negli anni ottanta ha tenuto il primo corso di Fisica dell’Atmosfera, iniziando così a formare una scuola accademica nell’Ateneo torinese che si è poi estesa a molti altri atenei italiani, portando la formazione in ambito atmosferico al livello di altri Paesi Europei e degli Stati Uniti. Il Prof. Longhetto ha quindi rivestito un ruolo fondamentale nel rilancio delle scienze dell’atmosfera ed ha formato generazioni di scienziati e ricercatori.

Nella prima parte della sua esperienza scientifica è stato Dirigente di un Centro di Ricerche dell’ENEL e rappresenta uno dei rari casi di passaggio dall’Industria all’Università. Ha dato un contributo essenziale alla nostra comunità scientifica, come coordinatore del Gruppo Nazionale di Fisica dell’Atmosfera e dell’Oceano e del Consorzio Interuniversitario per la Fisica delle Atmosfere e delle Idrosfere e come Direttore responsabile della rivista Il Nuovo Cimento C della Società Italiana di Fisica. Ha contribuito allo sviluppo della ricerca sperimentale (sia in campo, sia in laboratorio), teorica e modellistica con originalità e innovazione, coordinando numerosi progetti nazionali e internazionali. Ha avuto molte collaborazioni internazionali, essendo stato anche Membro Straniero dell’Accademia Sinica.

Il Prof. Longhetto è stato uno scienziato brillante e di grande cultura, una persona gentile, molto riservata e al contempo capace di creare solidi rapporti di amicizia con i colleghi, rispettoso di tutti e dotato di un’ironia rara con cui sorprendeva i giovani collaboratori. Ci mancherà.

(Nell’immagine il prof. Arnaldo Longhetto, a destra, con il Dr. Domenico Anfossi, pionieri sperimentali nel 1971).

Silvia Trini Castelli, Enrico Ferrero e Domenico Anfossi

Marcello Miglietta elected member of the International Committee on Dynamical Meteorology

During the last General Assembly of the IUGG (International Union of Geodesy and Geophysics), held in Berlin from 11 to 20 July 2023, Mario Marcello Miglietta was elected new member of the prestigious International Commission for Dynamic Meteorology (ICDM; https://www.iamas.org/icdm/). It is one of the ten commissions that ensure the work of the International Association of Meteorology and Atmospheric Sciences (IAMAS; www.iamas.org). It is made up of 25 scientists from a wide range of countries who are committed to furthering the pursuit of and international cooperation in the science of dynamical meteorology.

Among the upcoming activities, the commission will take care of the organization of a workshop on extreme events in China, at the Nanjing University International Conference Center, in October 2024, and some sessions of the next IAMAS workshop to be held in South Korea in July 2025 (http://baco-25.org/2025/english/main/index_en.asp).

Chicchi di grandine con dimensioni eccezionali: fenomeno sempre più frequente in Italia

Nel decennio 2010-2021 le grandinate sono aumentate del 30% rispetto al decennio precedente nel Bacino del Mediterraneo, rendendo l’Italia il paese più esposto a questo fenomeno.

Sante Laviola (CNR-ISAC) è stato intervistato sui temporali grandinigeni che hanno recentemente colpito il Nord Italia nel luglio 2023. I suoi interventi sul Corriere della Sera (24/07/2023), Donna Moderna (24/07/2023), Il Giornale (26/07/2023), TG Poste (26/07/2023), Il Post (25/07/2023), Vanity Fair (27/07/2023), e nelle trasmissioni Studio Aperto (23/07/2023) e Controcorrente (26/07/2023).

Un temporale che ruota come i cicloni: è la supercella

Vincenzo Levizzani (CNR-ISAC) interviene sul Corriere della Sera (26/07/2023) e a Radio3 Scienza (26/07/2023) sul processo di generazione dei temporali a supercella.  
Si tratta dei fenomeni a cui si è assistito nella notte tra il 24 e 25 di luglio nel Nord Italia, in grado di produrre grandine con chicchi di dimensioni eccezionali, venti molto intensi e inondazioni lampo a causa della grande quantità di precipitazione scaricata al suolo in poco tempo e su aree limitate.
Articolo disponibile sul sito del Corriere della Sera.

Marcello Miglietta (CNR-ISAC) interviene su repubblica.it Green&Blue per spiegare come si forma una supercella temporalesca e perché è pericolosa
 

Silvio Davolio premiato agli RMetS Awards 2022

Silvio Davolio, primo ricercatore CNR-ISAC, è stato premiato agli RMetS Awards 2022 con il “Quarterly Journal Editors’ Award” per gli oltre 12 anni di attività quale Associate Editor della prestigiosa rivista, il che lo rende uno dei più longevi.

Durante questo periodo ha gestito un gran numero di manoscritti su una vasta gamma di argomenti tra cui convezione, sistemi meteorologici e precipitazioni. È sempre stato disponibile ad aiutare la rivista, anche assumendo manoscritti difficili, e ha sempre gestito tutti gli aspetti che competono al suo ruolo con efficienza e abilità. Queste le motivazioni del prestigioso premio.

Per ulteriori dettagli e per conoscere tutti i vincitori visitate il seguente link:

https://www.rmets.org/news/rmets-award-winners-2022

MILORD simulation of potential accidental releases from Zaporizhzhia nuclear power plant

WHAT IF ….. an accidental or intentional pollutant release occurs at the Zaporizhzhia nuclear power plant in Ukraine during the atrocious war going on there?

The long-range Lagrangian particle dispersion model MILORD is used to trace a 15-days dispersion pattern of a continuous emission.

The results of 15-days simulations for an imaginary release will be shown every two weeks.

 

milord animation julyZaporizhzhia Animation

 

MILORD runs are made together with Matteo M. Musso, PhD student.

 

MILORD Model for the Investigation of Long-Range Dispersion

Contacts: Silvia Trini Castelli

https://www.isac.cnr.it/en/numerical_models/milord-0

Presentation of the building “ECO-CASA” in Padua

The Padua Research Area hosted a series of events in celebration of the centenary of the founding of the National Research Council, offering CNR researchers the opportunity to present the institutes’ research projects and activities on energy to the public. The focus of our institute was on recent advances in the application of geothermal energy for the energy efficiency of buildings, on which the Bernardi-Bortolin-Cadelano working team has been working.
A large attendance demonstrated the general interest in our organization and the topics covered. Dr. Cadelano (CNR-ISAC) took the visitors and authorities present through a tour of the pilot building, now renamed “ECO-CASA”. Open to the public for the first time, the building is being used as a test bed for innovative solutions and prototypes developed in the context of research projects on energy efficiency in buildings. The interested visitors had the opportunity to take a close look and ask questions to CNR researchers about innovative radiant air conditioning systems, thermal insulation and other products born out of recent projects coordinated by ISAC: GEO4CIVHIC (Most Easy, Efficient and Low Cost Geothermal Systems for Retrofitting Civil and Historical Buildings), Cheap-GSHPs (CHEAP AND EFFICIENT APPLICATION OF RELIABLE GROUND SOURCE HEAT EXCHANGERS AND PUMPS) and Innowee (Innovative pre-fabricated components including different waste construction materials reducing building energy and minimizing environmental impacts). The facility will also host in the coming months the innovative thermal storage systems of the ECHO (EFFICIENT COMPACT MODULAR THERMAL ENERGY STORAGE SYSTEM) project, which is coordinated by ITC and has ISAC as a partner together with ICMATE. Dr. Bortolin introduced visitors to medium- and low-enthalpy geothermal energy for building air conditioning and also provided examples of practical applications.
Geothermal energy constitutes a renewable technology that allows moving in the direction of decarbonization of buildings. The geothermal heat pumps and high-efficiency vertical heat exchangers installed at ECO-CASA as part of the European GEO4CIVHIC project are concrete proof that low-enthalpy geothermal energy has broad possibilities for development and offers practical solutions developed in the awareness that there is an urgent need to find concrete answers to climate change.

Welcome to the space

The Italian crew (Pantaleone Carlucci CNR-ISAC Walter Villadei and Angelo Landolfi, Aeronautica militare italiana) will fly aboard the first commercial spaceflight – Galactic 01 mission, taken off today from Virgin Galactic’s Spaceport America in New Mexico.  The suborbital flight lasts long enough to grant the Galactic 01 crew members a few minutes of weightlessness, and a chance to perform their research experiments.

See the flight on  Virgin Galactic

Pantaleone Carlucci, membro equipaggio missione ‘Virtute I’ e responsabile degli esperimenti di bordo del CNR-ISAC
Lucia Paciucci, backup equipaggio e responsabile operazioni e training, responsabile progetti Liulin-CNR-VG e Doosy-CNR-VG
Francesco Cairo, coordinatore degli esperimenti a bordo dello spazioplano CNR-ISAC
Andrea Liscio, responsabile progetto droP Impact iN micro-Gravity (PING) CNR-IMM 
Francesca Costabile, responsabile progetto Cabin Air Quality (CAQ) CNR-ISAC 
Patrizio Massoli, responsabile progetto Italian Combustion Experiment – Suborbital Flight (ICE – SF) CNR-STEMS

Methane observations at Mt. Cimone used to study anthropogenic methane emissions from the Po basin

Mt. Cimone, where the “O. Vittori” atmospheric observatory is located , credits: CNR-ISAC.

 

A study published in Environmental Research– coordinated by the Institute of Atmospheric Science and Climate (CNR-ISAC) in collaboration with Italian Air Force (CAMM Monte Cimone) and the Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Technology (EMPA) – investigated the possibility to use atmospheric observations of methane (CH4) and carbon monoxide (CO) from the “O. Vittori” observatory at Mt. Cimone to constraint anthropogenic emissions of CH4, a powerful greenhouse gas, from the Po basin. The study reported differences of estimated yearly emissions with respect to the traditional CH4 “statistical” inventories.  

Paolo Cristofanelli (CNR-ISAC, corresponding author) emphasizes the need to consider the information obtained from atmospheric observations to support the quantification of anthropogenic greenhouse gas emissions: “The diversity of land use in the Po basin makes this region an string contributor to CH4 emissions in Italy and Europe. We have shown that using atmospheric observations for supporting the quantification of anthropogenic emissions from the Po basin is not trivial, and different aspects contributing to the total uncertainty of these emission estimates should be considered. In particular, the spatial representativeness of the measurement site with respect to the target emission region must be accurately assessed. However, we suggested that atmospheric observations from Mt. Cimone can help in monitoring and verifying the CH4 emissions from this key region”.

Mt. Cimone is a class-2 atmospheric site within the Integrated Carbon Observation System (ICOS) Research Infrastructure (http://www.icos-ri.eu) and the research was supported by the Joint Research Unit “ICOS Italia”, funded by Ministry of University and Researches (MUR), throughout CNR-DSSTTA and by the project “Progetto nazionale Rafforzamento del Capitale Umano CIR01_00019 – PRO–ICOS–MED “Potenziamento della rete di osservazione ICOS-Italia nel Mediterraneo – Rafforzamento del Capitale Umano” (funded by MUR).

Fratticioli et al. 2023 Environmental Research  https://doi.org/10.1016/j.envres.2023.116343

 

 

In ricordo di Velio Coviello

Sabato 1 aprile due escursionisti sono stati travolti da una valanga in Val d’Aosta. Uno di loro era Velio Coviello un ricercatore del CNR-IRPI di Padova che nell’ultimo anno aveva frequentato assiduamente l’ISAC di Roma dove aveva iniziato a collaborare con alcuni ricercatori per l’utilizzo di tecniche sismiche per la misura e il monitoraggio della precipitazione al suolo.  

Era un ricercatore brillante, appassionato del suo lavoro; con noi lavorava su idee innovative che mettevano in collegamento discipline apparentemente distanti, come la sismologia e l’idrologia. Nel poco tempo trascorso in ISAC abbiamo avuto modo di iniziare diversi lavori di collaborazione e sottomettere proposte progettuali. 

Noi colleghi lo ricordiamo come una persona solare, aperta, sempre pronta al dialogo, con due grandi passioni, la natura e la figlia.

Il nostro pensiero va alla figlia, alla compagna, alla famiglia e agli amici.

Con lui e per lui continueremo a portare avanti i progetti e le idee che abbiamo sviluppato e condiviso insieme in questi ultimi mesi.

Ciao Velio.  

Comunicato stampa CNR 

The wetland forests favor the transport of humidity from the sea to the mainland

Forest – Papua Nuova Guinea, credits: Rocky Roe & UPNG Remote Sensing Centre

 

The results of a study published in Global Change Biology – coordinated by the Technical University of Munich (TUM; Germany) in collaboration with CNR-ISAC – indicate that possibly forests favor the transport of humidity from the sea to the mainland, when the atmosphere is humid. Conversely, when the atmosphere is drier, plant transpiration would reduce the transport of humid sea air masses, thus limiting rainfall.

Anastassia Makarieva (Institute for Advanced Study, TUM, lead author) emphasizes the need for a broad international cooperation in the studies of the ecology of the water cycle: “We have shown that the non-linear precipitation dependence on atmospheric moisture content, first noted by our co-author Dr. Mara Baudena (CNR-ISAC, Italy) and her colleagues, has widely ranging implications. The atmospheric water flows do not recognize international borders, thus deforestation disrupting evapotranspiration in one region could trigger a transition to the drier
regime in another. Our results indicate that natural forests of the Earth, in both high and low latitudes, are our common legacy of pivotal global importance as they support the terrestrial water cycle. Their preservation should become a widely recognized priority for our civilization to solve the global water crisis.”

Makarieva et al. 2023 Global Change Biology https://doi.org/10.1111/gcb.16644 

Press release in ITALIAN 

Toward a Global Climatology of Hailstorms

A CNR-ISAC study recently published on Eos offers a more complete view of the distribution of hail in the Mediterranean, highlighting how Italy is the country most exposed to hailstorms of greater intensity. The study also led to the development of the first high-resolution global map of hail events.

“We analysed the high-frequency microwave observations acquired by the satellite sensor constellation of the Global Precipitation Measurements (GPM) mission. This type of sensors allow the use of a wide range of frequencies and have a high spatial coverage, providing considerable potential in terms of detection and investigation of hailstorms”, explains Sante Laviola, researcher at CNR-ISAC and first author of the study.

Through these data, researchers will be able to improve meteorological and climate models, also supporting risk management for the mitigation of hail effects on the territory and human activities.

Laviola, S., G. Monte, E. Cattani, and V. Levizzani (2023), How hail hazards are changing around the Mediterranean, Eos, 104, https://doi.org/10.1029/2023EO230070. Published on 27 February 2023.

CNR press release

Ciclo di seminari CNR-ISAC presso UNIBO-DIFA

Il CNR-ISAC è tra gli organizzatori insieme al Gruppo di Fisica dell’Atmosfera del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di un ciclo di seminari rivolti agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Fisica del Sistema Terra. Tali seminari hanno come scopo quello di stimolare la curiosità degli studenti verso nuove e recenti attività di ricerca. In ogni seminario relatori di CNR-ISAC presenteranno un argomento di ricerca con una o più proposte di Tesi di Laurea Magistrale da svolgersi presso ISAC con il supporto di un relatore accademico.

Referente ISAC dell’iniziativa: Elsa Cattani 

Per il calendario dei seminari si veda la locandina allegata.

When in a gondola we went to battle

In the 16th century, the need to defend itself and maintain dominance over the territories of northern Italy led the Serenissima government to transform the vessel into an agile means of defence, equipped with two rostrums to sink enemy ships. There are few documentary sources that reveal this process of war adaptation, which was subjected to a veritable state secret throughout the century. This is revealed by a study by CNR-Isac published in the journal ‘Méditerranée – Journal of Mediterranean Geography.

For more information:

https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/11709/quando-in-gondola-si-andava-in-battaglia

https://journals.openedition.org/mediterranee/14364

The third edition of the international school SORBETTO: SOlar Radiation Based Established Techniques for aTmospheric Observations, has successfully concluded!

The third edition of the international school, in winter edition “SORBETTO: SOlar Radiation Based Established Techniques for aTmospheric Observations” held in Rome and Frascati from 6 to 10 February 2023 has successfully concluded!

The school was attended by 35 registered students from different parts of Europe, together with the 15 teachers and the staff people. ESA-ESRIN and Sapienza University were the locations for the intensive training and the instruments show. Teachers who were not able to attend in person gave online talks, even from Tokyo.

The school also included laboratory activities and instruments show, where different kinds of equipment were partially disassembled and described by the teachers. Also a visit to the BAQUNIN (www.baqunin.eu) observatory was done. The last day was dedicated to the HARMONIA-cost action (https://harmonia-cost.eu/) that funded some students for participating to SORBETTO3.

A very special social event was organized at the Agriturismo Casale di Martignano (https://www.facebook.com/casaledimartignano/) were students and teachers were allowed to visit the historical structure and learnt about the “Carbon farming” and “Cover crops” activities started by the Agriturismo and aimed to soil carbon sequestration strategies.  Crops and agricultural satellite observations were then described by an online pre-dinner lecture. Food, songs, and dance completed the social dinner. A great thank goes to the two sponsors of the event Cimel and Prede Companies, for their contribution in the realization of this event.

Finally, we remind that SORBETTO 3 was organized by the Institute of Atmospheric Sciences and Climate of the National Research Council (ISAC-CNR) by the University of Rome Sapienza, and it was funded by SERCO and ESA in the framework of the QA4EO, by the project EMPIR-MAPP and by the COST Action HARMONIA.

Visit the site http://sorbetto2.artov.isac.cnr.it/ to know more!

Extreme events in climate: the role of variability

Published on Nature Communications a new study by two ISAC-CNR Bologna researchers, Claudia Simolo and Susanna Corti. The study provides new elements for understanding the complex behavior of extreme events in present and future climate, evidencing key factors for their intensification. Research identifies temperature variability as a key factor for the frequency and intensity of such events. Using the most recent available numerical simulations of present and future climate, this study reveals the crucial role of natural variability, together with the rise in mean temperatures, quantifying it rigorously in terms of impacts on extreme events.

Particularly in the Tropics, the limited natural variability is responsible for the extraordinary increase in anomalous warm events and explains why these regions are so vulnerable to the effects of climate change.

According to Dr. Simolo, “some areas of the planet are affected by extreme warm events at an unprecedented rate, while others are affected by a larger number of extreme events, with dramatic consequencies on human societies and ecosystems: nevertheless, the fundamental mechanisms of amplification are still unclear, adding uncertainty to future projections”.

“On the other hand, rapid rise in summer temperatures over Europe and the Mediterranean region – related to the progressive soil drying – is the driver of more intense and persistent extreme heat waves”, Dr. Corti adds.

Results of this study provide important perspectives on the improvements of projections for models in the next future.

Link: https://www.nature.com/articles/s41467-022-35571-0

Comunicato Stampa CNR 

Uno sguardo dentro le nubi: IL CNR ISAC partecipa alla prima campagna sperimentale in Italia con profilatori radar

È in corso di svolgimento a L’Aquila una campagna sperimentale, la prima del suo genere in Italia, per la realizzazione di misure innovative per lo studio dell’evoluzione delle nubi, dalla genesi fino agli stadi precipitativi (un esempio è in Figura 1).

Questa attività è stata possibile grazie ad una solida collaborazione tra l’Osservatorio Atmosferico del Centro di Eccellenza CETEMPS, Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche (DSFC) dell’Università degli Studi dell’Aquila (UNIVAQ) e l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche della sede di Roma (CNR-ISAC-Roma), che hanno messo in comune strumentazione di misura all’avanguardia ed esperienze specifiche nel campo dell’osservazioni delle nuvole e degli aerosol in atmosfera e lo sviluppo di algoritmi di analisi delle osservazioni.

Il sito di misura interessato è quello dell’Osservatorio Atmosferico di CETEMPS/DSFC/UNIVAQ presso Casale Calore (Figura 2) in località San Vittorino (L’Aquila) che vanta un sistema integrato di strumentazione all’avanguardia, un elenco parziale è: un radar in banda W polarimetrico a puntamento fisso verticale, un wind lidar a scansione e un nefoipsometronell’infrarosso.

L‘Osservatorio Atmosferico di CETEMPS ha ricevuto finanziamenti in ambito della Infrastruttura di ricerca Aerosol, Clouds and Trace Gases Research Infrastructure (ACTRIS), attraverso il progetto Potenziamento di Infrastrutture di Ricerca, azione ii.1 del PON Ricerca e Innovazione 2014-2020 PIR01_00015 e il progetto Rafforzamento del capitale umano delle Infrastrutture di Ricerca (CIR01_00015 “PER-ACTRIS-IT”), per far svolgere attività di ricerca avanzate con collaborazioni nazionali e internazionali.

Per la campagna di misura il CNR-ISAC ha istallato presso l’Osservatorio due disdrometri (strumenti per la misura delle dimensioni delle particelle di acqua o ghiaccio che cadono al suolo) e un radar in banda K. Le osservazioni e i risultati che emergeranno dalla campagna di misura offriranno la possibilità di investigare come si modificano ed evolvono alcuni processi fisici all’interno delle nubi.

Contatti: vincenzo.rizi@univaq.it e mario.montopoli@artov.isac.cnr.it
Per CETEMPS/DSFC/UNIVAQ partecipano: Prof. Vincenzo Rizi, Dr. Marco Iarlori, Ing. Raffaele Lidori, Ing. Saverio Di Fabio
Per CNR-ISAC: Dr. Mario Montopoli, Dr.ssa. Elisa Adirosi, Dr. Alessandro Bracci e Dr. Luca Baldini.

SCIENZIATE VISIONARIE

11 febbraio al Pacta dei Teatri a Milano “Scienziate visionarie“.

Il Cnr partecipa quest’anno all’ormai tradizione formula di Maria Eugenia D’Aquino di rivelare sulla scena storie, testimonianze di donne che hanno scolpito il cammino della scienza e della conoscenza. Quest’anno il palcoscenico di ScienzaInScena celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, portando alla ribalta due scienziate, Donella Meadows e Alice Hamilton, due figure chiave nella sostenibilità ambientale, nella salute e sicurezza nel mondo del lavoro, che hanno avuto una loro visione da cui si sono lasciate guidare, sfidando posizioni scientifiche consolidate, aprendo campi di ricerca inaspettati laddove si parla di ambiente, di salute umana e di sviluppo sostenibile, laddove sembra che la scienza debba essere separata dalla politica.

Lo spettacolo teatrale è a cura di e con: Cristina Mangia, fisica ambientale, ricercatrice al Cnr, Sabrina Presto, fisica, ricercatrice e divulgatrice al CNR, Sara Sesti, matematica ricercatrice in storia della scienza, Maria Eugenia D’Aquino elaborazione scenica, regia e interpretazione.

https://www.cnr.it/it/news/11618/scienziate-visionarie-il-mondo-che-vogliamo

https://dta.cnr.it/scienziate-visionarie-il-mondo-che-vogliamo-cnr-news-2/

La copertura nevosa nelle Alpi non è mai stata così effimera negli ultimi 600 anni

La neve sta diventando sempre più effimera nelle nostre Alpi, quello che stiamo sperimentando negli ultimi decenni è qualcosa che non si era mai riscontrato da prima della scoperta delle Americhe: in pratica, nell’ultimo secolo la durata del manto nevoso si è accorciata di oltre un mese. Questo è il messaggio principale di un articolo appena pubblicato su Nature Climate Change, frutto della collaborazione di un team di ricercatori del Dipartimento Territorio e Sistemi AgroForestali dell’Università di Padova con l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna.

Grazie agli anelli di accrescimento di un arbusto estremamente diffuso ed estremamente longevo (alcuni esemplari raggiungono età ragguardevoli, anche superiori ai 400 anni), il ginepro comune, è stato possibile ricostruire la durata del manto nevoso per gli ultimi 600 anni.

Infatti, in alta quota (2000-2500 m) il ginepro ha un portamento strisciante. Essendo quindi alto poche decine di centimetri, la sua stagione di crescita dipende fortemente da quanto precocemente riesce ad emergere dalla coltre bianca che lo ricopre. Per questo motivo è in grado di registrare nei suoi anelli di accrescimento la durata della copertura nevosa,

Ciò ci ha permesso di comprendere che quello che stiamo vivendo negli ultimi decenni è qualcosa che non si era mai presentato negli ultimi sei secoli.

 

Carrer M., Dibona R., Prendin A.L., Brunetti M. (2023) Recent waning snowpack in the Alps is unprecedented in the last six centuries. Nature Climate Change doi: 10.1038/s41558-022-01575-3.

Articolo disponibile al seguente link: https://www.nature.com/articles/s41558-022-01575-3

Scienza, politica e società: l’approccio post-normale in teoria e nelle pratiche

Il libro è il primo della Collana SCIENZIATI IN AFFANNO? Cnr Edizioni che affronta i cambiamenti in atto nella ricerca in un contesto in cui le relazioni scienza, società e politica sono oggetto di discussione e ridefinizione pubblica.

A cura di Alba L’Astorina e Cristina Mangia

Per anni l’interazione tra scienza e politica è stata rappresentata come una relazione di tipo unidirezionale, nella quale gli scienziati fornirebbero ai politici una conoscenza neutrale, obiettiva e affidabile a supporto del processo decisionale. La complessità delle sfide attuali in cui “i fatti sono incerti, i valori in discussione, gli interessi elevati e le decisioni urgenti”, ha reso questa narrazione inadeguata sul piano della conoscenza e della sua condivisione pubblica. Questo volume racconta il cambiamento di tale interazione a partire dall’approccio della “scienza post-normale” (PNS), proposto negli anni ‘90 da Jerome Ravetz e Silvio Funtowicz. Esso ospita le riflessioni dei due ideatori sull’attualità e sul futuro della PNS e raccoglie i contributi di oltre 50 autrici e autori che esplorano le sfide che la PNS rappresenta sul piano teorico e su quello delle pratiche di ricerca partecipativa e di public engagement diffuse in Italia.

https://www.cnr.it/it/scienziati-in-affanno

Versione digitalePdf completo scaricabile gratuitamente

 

Best Video Contribution Award at YOCOCU2022 Christmas Edition Conference

Research fellow at the ISAC Rome unit, Alessandra Mascitelli, was awarded for the best video contribution at the 8th YOCOCU2022 Christmas Edition Conference, which this year took place from 7 to 10 December at the Frankfurt Telecommunications Museum (https://www.yococu.com/it/yococu-2022-conference/). The video was made to illustrate the study entitled “Exposure of UNESCO sites to extreme meteorological events: case study of Alberobello (Southern Italy)”, carried out in collaboration with colleagues from the ISAC unit in Rome Fernanda Prestileo, Stefano Dietrich, Stefano Federico and Claudia R. Torcasio together with Riccardo Biondi of the University of Padua and Alberico Sonnessa of the Polytechnic of Bari and presented as an oral contribution within the topic “Risk assessment for the protection of Cultural Heritage from anthropogenic and disasters”, during the second session of the first day “Risk assessment and valorisation of cultural property”.

Best Video Contribution Award motivation: for the combination between scientific innovation and dissemination research using multimedia tools.  https://www.youtube.com/watch?v=HgwdIuuislA

Associazione Prof. Frank Silvio Marzano – Per Aspera Ad Astra

The Association Prof. Frank Silvio Marzano – Per Aspera Ad Astra – was founded for the promotion and funding of scientific research in the field of meteorology.

By supporting research, the Association wishes to remember Frank Silvio Marzano, a professor of electrical engineering at La Sapienza University in Rome, a distinguished meteorologist and brilliant atmospheric scientist who dedicated his entire life to research in the scientific field as a method of understanding reality, animated by a constant desire for evolution and faith in his own and others’ abilities.

The Association intends to promote various initiatives in support of scientific research such as

   – prizes for the best scientific article and for the best Bachelor’s and Master’s thesis

   – provision of scholarships

   – support for events, debates, presentations, seminars, conferences, development of scientific projects

The decision on the awarding of prizes and scholarships etc. will be entrusted to a scientific committee composed of researchers and university professors who collaborated with Professor Frank Silvio Marzano (La Sapienza University – DIET, University of L’Aquila, CETEMPS, IEEE,, National Research Council, National Institute of Geology and Volcanology, CIMA Research Foundation and other experts in the field).

The Association wants to keep the memory alive, the essence alive, the love of knowledge that was Prof. Frank Silvio Marzano’s greatest driving force.

To make this project possible, the support of all those who wish to share this initiative is essential.

Even a little can make a difference!

Donations to the Association can be made by bank transfer or credit card payment. Or by writing to: info@fsm-adastra

Bank account name : Associazione PROF. FRANK SILVIO MARZANO – PER ASPERA AD ASTRA

IBAN code: IT29 F050 3315 4000 0000 0106 593

BIC code:  PPMSIT31XXX

Bank name : BANCA POPOLARE DELLE PROVINCE MOLISANE SCPA

Motivation : Erogazione liberale in memoria del Prof. Frank Silvio Marzano

All information at: https://fsm-adastra.org/

“It is good to ask yourself where you are going, even if the journey itself often takes you where you did not suspect. But if the rudder is in your heart, in your tenacity, in your passion, every landing place will be a rewarding discovery’. Frank Silvio Marzano
 

Il progetto SCORE progetto del mese dell’European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA)

 

Il Progetto H2020 SCORE (Smart control of the climate resilience in European coastal cities) al quale il CNR partecipa tramite l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima è stato selezionato come progetto del mese dall’European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA) (https://cinea.ec.europa.eu/featured-projects/score-coastal-city-living-lab_en). L’importante riconoscimento è legato a due contributi legati al progetto presentati alla COP 27 in corso Sharm el-Sheikh. In particolare, SCORE è uno dei due casi di studio citati nel rapporto “Sea’ties Regional Report – Adaptating Coastal Cities and Territories to Sea Level Rise in the Mediterranean Region, Challenges and Best Practices” che verrà presentato il 12 Novembre alle  11:15 nella sessione “Coastal adaptation across the Mediterranean: solutions driven by cities networks”. Uno dei punti di forza del progetto sono i Coastal City Living Labs (CCLL), laboratori viventi organizzati in dieci città costiere, tra cui Massa in Italia, per consentire a cittadini, amministrazioni e alle parti interessate di progettare con scienziati, ricercatori e professionisti soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici che comprendono approcci basati sugli ecosistemi e tecnologie innovative (smart sensor e digital twin). I CCLL di SCORE sono considerati un esempio da seguire per la capacità di mobilitare gli attori cittadine su temi legati all’adattamento ai cambiamenti climatici e stimolarli nella ricerca di soluzioni fattibili.

L’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR è uno dei 27 partner del progetto e fornisce le proprie competenze nell’utilizzo delle proiezioni climatiche nella valutazione soluzioni tecnologiche adottate nei CCLL come sensori per Citizen Science, digital twin sviluppati delle città costiere e sistemi informativi.

Contatti Luca Baldini (l.baldini@isac.cnr.it)

Luca Baldini
CNR-ISAC
Via Fosso del Cavaliere, 100, I-00133 Rome, ITALY
l.baldini@isac.cnr.it

Link a twitter: https://twitter.com/cinea_eu/status/1590305436791865345

La qualità dell’aria nel porto di Civitavecchia

Il giorno 8/11/2022 si è svolto a Civitavecchia un convegno, organizzato dall’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centro settentrionale in collaborazione con l’ARPA Lazio e il Comune di Civitavecchia, dove sono stati presentati i risultati di uno studio per la caratterizzazione degli effetti del porto sulla qualità dell’aria di quel comprensorio. 

Lo studio, denominato HARMONIA, è stato coordinato dall’ISAC con la partecipazione di ARIANET nell’ambito della convenzione con l’Autorità Portuale di Civitavecchia.

Contatti 

Gian Paolo Gobbi (gianpaolo.gobbi@isac.cnr.it), 
Silvia Trini Castelli (s.trinicastelli@isac.cnr.it
Francesca Barnaba (f.barnaba@isac.cnr.it). 

Locandine e presentazione Isac reperibili agli indirizzi: 

https://www.arpalazio.it/web/guest/pubblicazioni/infografiche?p_p_id=com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM&p_p_lifecycle=0&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM_mvcRenderCommandName=%2Fdocument_library%2Fview_file_entry&_com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM_fileEntryId=171142 

https://www.arpalazio.it/web/guest/pubblicazioni/infografiche?p_p_id=com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM&p_p_lifecycle=0&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM_mvcRenderCommandName=%2Fdocument_library%2Fview_file_entry&_com_liferay_document_library_web_portlet_IGDisplayPortlet_INSTANCE_kP2rMEUd1NLM_fileEntryId=248798 

Per ulterioriori informazioni sui risultati è possibile visionare il video al seguente link (telegiornale TRC): 
https://youtu.be/9xcGRE5UuUs 
(minuti 3’30” – 5′ 15″ circa)

 

 

 

Maria Cristina Facchini President of the Italian Society for Climate Science (SISC) from 2023

Our director, Maria Cristina Facchini, will be head of the Italian Society of Climate Sciences – SISC from January 2023. She will be supported in this delicate role by the outgoing President Riccardo Valentini (Full Professor at the University of Tuscia, Director of the Impacts Division of the Euro-Mediterranean Center on Climate Change) and by the President-elect Paola Mercogliano (Head of the REMHI Division from CMCC Foundation Euro-Mediterranean Center on Climate Change).

To address the climate crisis SISC, founded in 2013 with the aim of contributing to scientific progress and innovation in climate science in Italy, will therefore have two women at the top in the next 4 years.

Repubblica.it published Cristina Nadotti’s interview to Maria Cristina Facchini on 7 November 2022

CONGRATULATIONS!

PICCOLO MANUALE PER CERCATORI DI NUVOLE

Observing clouds around the skies of the world is an exciting adventure. Clouds change their appearance, have different names and the strangest shapes, accompanying us we go or hope to arrive. However, a guide is indispensable to orient oneself in the endless celestial geographies, and this is the reason why Vincenzo Levizzani, Italian physicist of the CNR, has decided to create this little manual for cloud seekers and reveal the secrets of the life of clouds, terrestrial and extraterrestrials, from the highest to the lowest altitudes, and their transformations into rains, storms, fogs.

Vincenzo Levizzani – Piccolo manuale per cercatori di nuvole, Il Saggiatore. ISBN 9788842831846

17th PLINIUS Conference on Mediterranean Risks – 18-21 October 2022

The EGU 17th Plinius Conference on Mediterranean Risks, co-organised by CNR-ISAC and sponsored by SERCO,  in the beautiful historical Villa Mondragone, near Frascati, Italy, ended today October 21, 2022. The 7 multi-sectorial Sessions on Mediterranean Risks distributed throughout the 4  full days of the Conference have brought together scientific experts in the fields of meteorology, hydrology, geomorphology, sociology, engineering, cultural heritage conservation, health, and also governmental or private risk management actorsDifferent aspects related to monitoring, assessment, diagnosis, prediction, and definition of weather extremes and hydro-geological effects, impacts on natural resources, agriculture, health and society, as well as adaptation capacity and preservation strategies for natural and cultural heritage at risk have been addressed

A Total of 115 attendees from Belgium, Czech Republic, France, Greece, Israel, Italy, Morocco, Spain, Portugal, United Kingdom, United States of America gathered and contributed to an interdisciplinary forum for discussions on our current state of knowledge of Mediterranean risks in a climate change context. Stay tuned for the next edition of the EGU Plinius Conference on Mediterranean Risks in 2024.

1st National Conference of ICOS Italia

The first national conference of ICOS Italia has been held in Rome, 27 – 28 September 2022. ICOS Italia is the Joint Research Unit of the Italian network that contributes to ICOS (Integrated Carbon Observation System, www.icos-ri.eu), the European Research Infrastructure devoted to the study of the carbon cycle.

About 70 studies were presented during the conference, over 50 research institutions were represented for over 150 participants. ICOS Italia has decided to open its first national conference also to actors not directly involved in the ICOS infrastructure, with the aim of bringing together the entire Italian community involved in the study of boh natural and human-related processes that determine the atmospheric variability of greenhouse gases.

As regards the contributions presented by CNR-ISAC, Cosimo Fratticioli discussed the possibility of using continuous observations of methane (CH4) and carbon monoxide (CO) carried out at Monte Cimone (ICOS class 2 atmospheric site and global GAW / WMO station; www.cimone.isac.cnr.it) to estimate methane emissions from Northern Italy. Michela Maione (University of Urbino, associated with CNR-ISAC) presented the observations of “synthetic” greenhouse gases (such as CFCs and HCFCs) conducted at Monte Cimone, as part of the AGAGE global observation program (Advanced Global Atmospheric Gases Experiment, https://agage.mit.edu/). It was shown how these observations, together with those conducted by other European AGAGE sites and in synergy with atmospheric transport models, can be effectively used to quantify emissions at national and regional European scales.

Particular attention was paid to the study of the impact of forest fire emissions on the variability of greenhouse gases in the Mediterranean region. Claudia Roberta Calidonna showed the impact of emissions from fires in Calabria and North Africa on the carbon dioxide (CO2) observed in the summer of 2021 at the CNR – ISAC observatory in Lamezia Terme (regional GAW / WMO station). In addition, two poster communications were focused on this topic by making use of observations conducted by the CNR-ISAC at the Monte Cimone observatory.

More info can be found at https://www.icos-italy.it

Planetary Health European Hub

AMSTERDAM – Una nuova rete europea per la salute del pianeta, il Planetary Health European Hub, si è costituita nel corso di un incontro che ha avuto luogo ad Amsterdam, presso il centro di ricerca ‘Artis’. I rappresentanti, oltre 72 organizzazioni provenienti da 12 paesi, sono allineati attorno al movimento sociale transdisciplinare su Planetary Health, che analizza e affronta gli impatti antropici sui sistemi naturali, sulla salute umana e su tutta la vita sulla Terra. Il Planetary Health European Hub è composto da organizzazioni afferenti al mondo della ricerca, università, policy maker e associazioni impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici.

Co-organizzato dalla Planetary Health Alliance (PHA) e dalla European Environment and Sustainable Development Advisory Councils Network (EEAC), il nuovo hub è stato concepito per concentrarsi sulle politiche, sui finanziamenti e sugli scenari organizzativi che rendono l’Europa ricca di opportunità per costruire le trasformazioni necessarie.

“Dal Green Deal europeo, all’agenda di ricerca sull’ambiente sanitario per l’Europa, all’imminente agenda per la salute di Horizon 2023, ora è il momento di collegare i punti, costruire collaborazioni, creare collegamenti all’interno della comunità politica e finanziare le priorità della salute planetaria su larga scala, ” ha affermato Sam Myers, Direttore della Planetary Health Alliance e Principal Research Scientist presso l’Harvard T.H. Scuola di Sanità Pubblica Chan.

I membri dell’Hub europeo, tra cui i ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del clima del Cnr (Cnr-Isac), hanno concordato i principi dell’Hub, hanno sviluppato gruppi di lavoro per presentare proposte progettuali di ricerca, istruzione, politica e costruzione del movimento per sostenere l’Hub nel futuro.

“E’ un momento unico per agire” sostiene Francesca Costabile, che ha partecipato al meeting di Amsterdam in qualità di coordinatrice per Cnr-Isac della macroarea che studia gli impatti di eventi naturali o antropici sull’ ambiente, la salute e i beni culturali. “La crisi della salute planetaria si può affrontare solo facendo rete”

Per maggiori informazioni sul Planetary Health European Hub o per partecipare, visita https://www.planetaryhealthalliance.org/pha-regional-hubs o segui Planetary Health Alliance sui social media.

 

ISAC is attending the International Campaign “Solar and lunar photometers at the Izana high altitude observatory”

From 3 to 24 September 2022, ISAC is attending the International Campaign “Solar and lunar photometers at the Izana high altitude observatory” within the European project H2020, EMPIR-MAPP (Metrology for Aerosol oPtical Properties), with a PREDE-POM solar radiometer of the Skynet network (https://skynet-isdc.org/), of which it coordinates the activity. The campaign is aimed at the calibration of reference radiometers that are performed only in two stations in the world : Mauna-Loa, Hawaii or Izana, Tenerife. Also other important international networks are attending the AERONET ( https://aeronet.gsfc.nasa.gov/) and GAW-PFR (https://www.pmodwrc.ch/en/world-radiation-center-2/worcc/gaw-pfr/).

Hail Climatology in the Mediterranean Basin Using the GPM Constellation (1999–2021)

This work exploits the MicroWave Cloud Classification-Hail (MWCC-H) method proposed by Laviola et al. (2020) to characterise the occurrences of 22-yr hail events in the Mediterranean basin. Using a dataset based on the Global Precipitation Measurement mission constellation (GPM-C) the hail events occurred from the 1999 to 2021 have been identified. The analysed hail events were collected into two different severity categories: intense hail events (large Hail, H), characterised by hailstone diameters in the range 2-10 cm; extreme hail events (Super Hail, SH) where hailstones reach diameters greater than 10 cm. Our results allowed to identify the most vulnerable Mediterranean areas to the hailstreaks (sub hot-spot) and calculate a positive trend of hail events of 30% during the 2010-2021 with respect to the first decade (1999-2010).

CNR’s press release

Laviola, S.; Monte, G.; Cattani, E.; Levizzani, V. Hail Climatology in the Mediterranean Basin Using the GPM Constellation (1999–2021). Remote Sens. 202214, 4320. https://doi.org/10.3390/rs14174320