Climatologia degli eventi grandinigeni nel bacino del Mediterraneo usando le osservazioni satellitari della costellazione GPM (1999-2021)

In questo studio, sulla base del modello MicroWave Cloud Classification-Hail (MWCC-H) proposto da Laviola et al. (2020) e applicato ai dati satellitari della costellazione internazionale Global Precipitation Measurement mission (GPM-C), è stata analizzata la distribuzione spaziale e temporale degli eventi grandinigeni dal 1999 al 2021.

Gli eventi analizzati sono stati raggruppati in due categorie di severità: grandinate intense (large Hail, H), caratterizzate dalla formazione di chicchi con diametri di 2-10 cm; grandinate estreme (Super Hail, SH), associate alla formazione di aggregati ghiacciati con diametro superiore a 10 cm. I risultati hanno permesso di individuare le aree del Mediterraneo più soggette ai temporali grandinigeni (sub hot-spot) e di valutare una crescita di circa il 30% delle grandinate nel decennio 2010-2021 rispetto al decennio precedente (1999-2010).  

Comunicato stampa del CNR

Laviola, S.; Monte, G.; Cattani, E.; Levizzani, V. Hail Climatology in the Mediterranean Basin Using the GPM Constellation (1999–2021). Remote Sens. 202214, 4320. https://doi.org/10.3390/rs14174320

 

La previsione dei fulmini in Italia

I fulmini rappresentano una reale minaccia per varie attività umane. Oltre a causare un numero di vittime tra 20 e 50 all’anno in Italia,  hanno un impatto sulle attività ricreative all’aperto, sull’aviazione, sulle industrie che si occupano a vario titolo di elettricità e su altri importanti settori.  Essi sono il risultato dello sviluppo di convezione intensa all’interno di una nuvola in presenza di ghiaccio e acqua liquida. L’intensificazione dei processi convettivi a causa del cambiamento climatico aumenterà le tempeste di fulmini a livello globale. Per queste ragioni è importante la loro previsione.

Uno studio frutto della collaborazione tra tra l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac), la Fondazione CIMA, la Protezione Civile, e l’Università di Gerusalemme, recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing, mostra le prestazioni di un sistema modellistico per la previsione dei fulmini sull’Italia: il metodo unisce i campi dinamici e termidinamici di previsione di un modello meteorologico stato dell’arte con uno schema di elettrificazione delle nuovole messo a punto dall’Università di Geusalemme.

I risultati mostrano la fattibilità della previsione che ha una concreta affidabilità alle scale spaziali e temporali utilizzate dal sistema di allerta della Protezione Civile. Inoltre, i risultati mostrano una marcata dipendenza della previsione con le stagioni e con il tipo di superficie. In particolare, le prestazioni sono migliori in estate ed autunno e peggiori in inverno e primavera. Allo stesso modo, il sistema modellistico fornisce previsioni migliori sulla terra rispetto al mare. 

All’articolo è stata dedicata la copertina del volume 14 (2) della rivista (https://www.mdpi.com/2072-4292/14).

 

Riferimenti: https://www.cnr.it/it/news/11299

Per informazioni:
Stefano Federico:  s.federico@isac.cnr.it
06/49934209

Per fortuna c’è l’atmosfera!

E’ recentemente apparso sull’almanacco della scienza del CNR (qui)  un articolo divulgativo del collega Francesco Cairo.

L’articolo spiega in modo semplice ed intuitivo le cause dell’effetto serra dalle sue origini ai giorni nostri.

Fonte: Francesco Cairo, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, e-mail: francesco.cairo@artov.isac.cnr.it

 

Le regioni centrali Tirreniche, un hotspot per i Tornado nel Mediterraneo

Eventi meteorologici estremi come i Tornado sono sempre più frequentemente documentati in Italia. Una recente ricerca, condotta dal CNR-ISAC e pubblicata su Atmospheric Research, conferma come ci siano delle specifiche aree maggiormente affette da tali fenomeni; una di queste è rappresentata dalle regioni centrali che si affacciano sul Tirreno.

Il lavoro ha consentito di individuare delle configurazioni sinottiche prevalenti, associate ai tornado nell’area in studio, e di valutare le capacità predittive di tali fenomeni attraverso l‘analisi di un caso studio.

 

Testo integrale del comunicato stampa CNR qui

Testo integrale del lavoro scientifico qui

 

Per informazioni:

Elenio Avolio, Cnr-Isac sede di Lamezia Terme

 

Viaggio tra le nuvole a Superquark

A Superquark, il programma di Piero Angela in onda su Rai 1, il 13 luglio scorso é andato in onda il servizio realizzato a Bologna presso l’Area Territoriale di Ricerca del CNR. Protagonista Vincenzo Levizzani (CNR-ISAC) che ha parlato dell’importanza dello studio delle nuvole e della pioggia, e degli strumenti attualmente utilizzati.

Il servizio è realizzato da Paolo Magliocco e Paola Toscano.

Per rivedere il servizio qui il link su RaiPlay

Atmospheric Ricevrs from Modeling and Remote Sensing

Gli Atmospheric Rivers (ARs) sono sistemi di trasporto di vapore acqueo organizzati in strutture lunghe e strette a forma di filamento che si muovono attorno al pianeta e possono interagire coi sistemi precipitanti rinforzando l’intensità della pioggia al suolo. Gli ARs si formano tipicamente su regioni di media latitudine, spostandosi verso i poli dai tropici e poi approdando tipicamente forzati dalle montagne. Dai primi studi pionieristici (Zhu e Newell, 1994), l’interesse della comunità scientifica è progressivamente cresciuto, come dimostrano i numerosi progetti, sperimentazioni in campo e simulazioni numeriche e il gran numero di pubblicazioni scientifiche. Tuttavia, diverse questioni scientifiche rimangono inesplorate.

Questa Special Issue di MDPI Remote Sensing mira a migliorare l’attuale stato dell’arte attraverso la pubblicazione di articoli originali che si focalizzino su studi innovativi e trasversali: un esempio è la valutazione degli effetti delle precipitazioni forzate dagli ARs su bacini idrologici di piccole-medie dimensioni. Il miglioramento delle tecniche satellitari e di modellistica numerica per l’identificazione e la caratterizzazione degli ARs ermette oggi di quantificare meglio la distribuzione spazio-temporale delle precipitazioni nelle reti di drenaggio valutando la risposta dei bacini idrografici agli effetti locali dovuti alla gravità di un evento.

Gli articoli inviati possono riguardare, ma non sono limitati a questi, i seguenti argomenti scientifici:

  • Impatto degli AR su piogge e nevicate intense e conseguenti alluvioni in regioni alle medie latitudini.

  • Cambiamenti nella risposta idrologica del terreno complesso dovuti agli AR. 

  • Focus sul Bacino del Mediterraneo: caratteristiche, frequenza deli eventi, stagionalità ed effetti degli AR in questo complesso dominio. 

  • Storm collegati agli AR nel contesto del cambiamento climatico.

  • AR quali prodotto operativo chiave per applicazioni di nowcasting e di gestione del rischio dalle alluvioni. 

 

Guest Editors

Dott. Sante Laviola (CNR-ISAC), Dott. Francesco Chiaravalloti (CNR-IRPI), Dott.ssa. Annalina Lombardi (CETEMPS), Dott.ssa. Barbara Tomassetti (CETEMPS)

Scadenza per la sottomissione dei manoscritti: 31 marzo 2023.

Ulteriori dettagli sono reperibili alla pagina web della Special Issue.

 

Da cosa dipende l’altezza delle dune del deserto?

Cosa regola l’altezza massima delle dune del deserto? Smettono mai di crescere e, in caso affermativo, quali sono i fattori che determinano le loro dimensioni finali? Partendo da un precedente risultato della fine degli anni 2000, hanno provato a rispondere a questa domanda alcuni ricercatori del Cnr-Isac (Giampietro Casasanta e Luca di Liberto) e Cnr-Ismar, in un lavoro internazionale con le Università di Monash, Stanford e della Pennsylvania, nonché con il Desert Research Institute, appena pubblicato sulla rivista Nature Communications.
Attraverso un’analisi globale della topografia, delle forzanti atmosferiche e dei vincoli geologici di un largo numero di dune giganti nei maggiori deserti di tutta la Terra, è stato possibile determinare come la crescita di queste strutture sia in linea di principio infinita, anche se dipende dalla loro morfologia, rallenta con l’aumentare delle dimensioni stesse e, in ultima istanza, può essere limitata dall’apporto di sabbia disponibile.

https://www.nature.com/articles/s41467-022-30031-1

In figura – Esempio di geometrie delle dune ed estrazione del flusso di sabbia

Caro Frank

E’ con incredulità, sconcerto e dolore che il nostro istituto apprende la triste notizia della prematura scomparsa del Prof. Frank Silvio Marzano, amico e collega di molti in istituto.

 

La caratura scientifica di Frank è indiscussa e i suoi studi lasceranno un segno importante nella comunità delle scienze dell’atmosfera. In molti lo ricorderanno anche per la sua empatia, il suo sorriso contagioso, la sua professionalità. Amico di tutti, sempre e comunque, mai contro qualcosa o qualcuno, Frank non conosceva il significato della parola rancore. Continuamente curioso come accade ai bambini che scoprono il mondo per la prima volta. Educatore appassionato. Gli piaceva insegnare e lo faceva molto bene. I suoi studenti lo adoravano soprattutto perché riconoscevano in lui un sano senso di equilibrio nel giudicare il loro operato. Frank era anche un team builder strepitoso. Da più di 10 anni organizzava, tutti gli anni, una giornata di giochi sulla spiaggia in cui invitava le persone che collaboravano con lui, e sul terrazzo del Dipartimento di ingegneria in cui insegnava, era tra i primi ad organizzare un rinfresco prima delle vacanze estive. Vacanze che lui continuava a dedicare alla coltivazione di nuove idee, scrittura di lavori e progetti. Era sempre di corsa Frank. Impegnato  in mille attività era difficile stargli dietro. Prendeva i mezzi di trasporto letteralmente al volo perché non aveva tempo da perdere, per lui le giornate erano sempre troppo corte.

Frank, puntava sempre in alto ed ora che lo ha raggiunto, siamo certi, che non se ne starà con le mani in mano, continuerà da lassù ad osservare le sue nuvole, cavalcando le suo onde (EM), con il suo inconfondibile stile.

 

Ciao Frank, lasci un gran vuoto in tutti noi.

Ai suoi amati figli Marianna e Lorenzo, e alla sua amata moglie Antonella, vanno le sentite condoglianze di tutto l’istituto.

 

Il Prof. F.S. Marzano è professore ordinario (settore ING-INF/02, Campi elettromagnetici) presso la Sapienza Università di Roma (Roma, IT). Ha ricevuto la Laurea cum laude in Ingegneria Elettronica (1988) e il Dottorato di Ricerca (1993) in Elettromagnetismo Applicato e Scienze Elettrofisiche dall’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 1992 è stato ricercatore in visita alla Florida State University, Tallahassee, FL. Durante il 1993 ha collaborato con l’Istituto di Fisica dell’Atmosfera, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Roma. Dal 1994 al 1996, è stato ricercatore di post-dottorato con l’Agenzia Spaziale Italiana, Roma. Dopo essere stato professore a contratto presso l’Università di Perugia, nel 1997 ha preso servizio presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’Università dell’Aquila, insegnando corsi di campi elettromagnetici. Nel 1999 è stato ricercatore in visita presso il Naval Research Laboratory (NRL), Monterey, CA. Nel 2002 ha ottenuto l’idoneità a Professore Associato ed ha co-fondato il Centro di Eccellenza in Telerilevamento E Modellistica Previsionale di eventi Severi (CETEMPS) dell’Università dell’Aquila, diventandone il coordinatore del laboratorio di Telerilevamento radar e satellitare e il vice-direttore dal 2007. Nel 2005 e nel 2019 ha preso servizio, come professore associato e ordinario rispettivamente, presso il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Roma “La Sapienza”, attualmente Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni (DIET). Dal 2013 ad oggi è direttore del Centro di Eccellenza CETEMPS presso L’Aquila.

  • Didattica. Il Prof. Marzano attualmente insegna corsi su campi elettromagnetici, radar meteorologia, antenne, propagazione e osservazione della Terra nell’ambito della laurea e laurea magistrale in Ingegneria Elettronica, del Master degree in Data Science e in Atmospheric Science and Technology presso Sapienza. È stato presidente dal 2013 al 2019 dell’Area didattica di Ingegneria Elettronica della Sapienza, che conta più d i 600 studenti iscritti, essendone dal 2020 vice-Presidente. È stato promotore dell’istituzione nel 2018 della Laurea magistrale interateneo internazionale in Atmospheric Science and Technology (LMAST), di cui è vice-presidente dal 2019. Il prof. Marzano ha insegnato presso l’Università dell’Aquila, di Perugia e di Roma “La Sapienza” ed, dal 1997, è stato relatore di laurea di più di 200 studenti di laurea triennale, più di 75 studenti di laurea specialistica e magistrale e di 20 studenti di dottorato di ricerca. È stato membro del Dottorato di ricerca in Ingegneria elettrica e dell’informazione dell’Università dell’Aquila dal 1997 al 2001, del Dottorato in Metodi e tecniche di monitoraggio ambientale dell’Università della Basilicata dal 2001 al 2006, del Dottorato in Ingegneria Elettronica e Telerilevamento dell’Università di Roma “La Sapienza” dal 2007 al 2012 e, dal 2013, del Dottorato in Tecnologia della Comunicazione e Informazione (ICT). Nel 2000 è stato il co-fondatore e direttore della prima edizione della International Summer School on Atmospheric and Oceanic Sciences (ISSAOS), svoltasi a L’Aquila, arrivato nel 2011 alla sua tredicesima edizione nel 2016. Il Dr. Marzano è stato relatore invitato su temi di telerilevamento e radio propagazione in diverse conferenze e scuole internazionali.
  • Ricerca. La ricerca scientifica del prof. Marzano riguarda metodi di ottimizzazione, apprendimento e predizione numerica di sistemi non-lineari, telerilevamento passivo e attivo dell’atmosfera da terra, da aereo e da satellite con un particolare interesse su nubi e precipitazione mediante l’uso di dati a microonde e infrarosso, sviluppo di metodi inversi basati su modelli fisico-matematici, modellistica di trasferimento radiativo attraverso mezzi attenuativi e diffondenti, meteorologia radar per la stima di pioggia e vento ed elaborazione di dati di radar ad apertura sintetica per applicazioni di uso del suolo. E’ anche coinvolto in studi di radiopropagazione e ottica di spazio libero, includenti scintillazione di campi elettromagnetici, modellistica di attenuazione da pioggia e analisi di dati di collegamenti via satellite a microonde e a onda millimetrica per applicazioni di comunicazioni e missioni interplanetarie di spazio profondo. Recentemente si è anche occupato di osservazioni remote di nubi eruttive vulcaniche da sensori radar e radiometrici dal punto di vista sia modellistico che sperimentale. Oltre all’abilitazione ANVUR al ruolo di professore ordinario nel settore ING-INF/02 (Campi elettromagnetici) nel 2103, il Prof.Marzano ha conseguito l’abilitazione al ruolo di professore ordinario anche in FIS/06 nel 2013 e in GEO/12 nel 2018. L’indice bibliometrico H-index della sua produzione scientifica, aggiornato al 2020, è pari a 30 da fonte SCOPUS e a 41 da fonte Google Scholar.
  • Pubblicazioni. Il prof. Marzano ha pubblicato più di 150 articoli su riviste internazionali, più di 30 contributi su capitoli di libri internazionali e più di 300 sommari estesi su atti di congressi internazionali e nazionali. È stato co-editore del libro “Remote sensing of atmosphere and ocean from space: models, instruments and techniques”, Kluwer Acad. Plub., Dordrecht (NL), 2002 e “Integrated Ground-Based Observing Systems Applications: for Climate, Meteorology, and Civil Protection”, Springer , Berlin (D). È revisore delle maggiori riviste internazionali di telerilevamento, radiometeorologia e radiopropagazione. Dal gennaio 2004 fino a gennaio 2012 è stato Editore Associato della rivista IEEE Geoscience Remote Sensing Letters, mentre nel 2005 è stato Co- Editore ospite del numero speciale MicroRad04 e MicroRad06 della rivista IEEE Transactions on Geoscience and Remote Sensing. Dal 2011 è Editore Associato della rivista Copernicus Atmospheric Measurement Techniques (AMT) e dal 2012 è Editore Associato della rivista IEEE Transactions on Geoscience and Remote Sensing. E’ co-autore del libro di testo universitario “Fondamenti di Antenne”, Carocci (Roma, I), pubblicato nel 2011, adottato nelle principali università italiane con corsi nell’ambito dell’ingegneria dell’informazione.
  • Progetti. Dal 1991 il prof. Marzano ha partecipato a numerosi progetti di ricerca internazionali (e.g., GPCP-AIP- 2, GPCP-AIP3, NASA-PIP2, NASA-PIP3, EU-COST-712, EU-COST-255), progetto finanziati dall’Unione Europea (e.g., STORM nel 3th EU-FP, MEFFE nel 3th EU-FP, EuroTRMM nel 4th EU-FP, EuRAINSAT nel 5th EU-FP, RiskAWARE nel INTERREG III-B CADSES, HYDRORAD nel FP7, HYDREX nel FP7, ADRIARadNet e CapRadNet in IPA e AdriaMORE in IT-HR), e studi finanziati dall’ESA legati a missioni satellitari e applicazioni meteorologiche (e.g., DMSP, TRMM, ENVISAT, MSG, MetaWave, Wband, RadioMetOP, WRad, MeKaP). È stato coinvolto nel gruppo di calibrazione del satellite ENVISAT, il gruppo scientifico per lo studio di fattibilità delle missioni I-GPM e E-GPM e co-investigatore nell’ambito di progetti dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), del Consiglio Nazionale dell Ricerche (CNR) e di EUMETSAT. Nel 2009 ha coordinato lo studio della piccola missione spaziale FloRad per conto dell’ASI, dal 2012-2015 ha coordinato europeo del progetto europeo IPA ADRIARadNet e nel 2016 del progetto IPA CapRadNet. Dal 2001 al 2006 il prof. Marzano è stato delegato nazionale italiano per le azioni quinquennali europee COST n. 720 su “Integrated ground-based remote sensing stations for Atmospheric profiling” e n. 280 su “Propagation impairment mitigation for millimeter wave radio systems”. Nel 2002 ha contribuito alla pianificazione e progetto della nuova rete radar meteorologica all’interno di un progetto del Dipartimento italiano di Protezione Civile. Dal 2008 al 2012 è stato delegato italiano del progetto europeo COST Action project ES702 “EGCliMet” e COST Action project IC0802 “PropTNEO”. Dal 2010 è membro del comitato internazionale European Volcanic Ash Cloud Expert Group (EVACEG) e dal 2011 è vice-delegato nazionale del progetto europeo COST Action project IC1101 “OpticWISE” e coordinatore del gruppo di lavoro sui modelli fisici. Nel 2009 è diventato membro del Science team of the Global Precipitation Mission (GPM) e nel 2012 è stato nominato membro del comitato EuMetSat Precipitation Science Advisory Group e MWI-ICI Science Advisory Group (SAG). È stato ed è consulente di industrie nazionali di ingegneria e agenzie internazionali, coinvolte nell’ingegneria a microonde e in sistemi di telerilevamento.
  • Titoli. Il prof. Marzano ha ricevuto nel 1990 un premio di studio dall’Elettronica S.p.A. (Roma, I) per ricerche su radiometria a microonde. Nel 1993 ha ricevuto il premio Young Scientist Award of XXIV General Assembly dell’International Union of Radio Science (URSI). Nel 1998 è stato insignito del premio Alan Berman Publication Award (ARPAD) da parte del the Naval Research Laboratory, Washington, DC. Nel 2008 e 2011 ha ricevuto il premio Best Paper Award dalla EGU-Plinius Conferences a Nicosia (Cyprus) e Savona (Italy), rispettivamente, mentre nel 2009 ha ricevuto il premio “Best Oral Paper Award on propagation” dalla EuCAP Conference (Berlin, Germany). Nel 2012 il prof. Marzano è stato insignito del titolo di Fellow of the Royal Meteorological Society (RMetS) e nel 2015 del prestigioso titolo di Fellow dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers (IEEE) per “contributions to microwave remote sensing in meteorology and volcanology”. È membro della Società Italiana di Elettromagnetismo (SIEm), nonchè socio della American Meteorological Society (AMS). Dal 2005 al 2017 il Prof. Marzano è stato vice-presidente del IEEE-GRS Chapter n. 21 of Central-North Italy, di cui è presidente dal 2018. È anche membro di Amnesty International (Rome, Italy), World Wild Fund (Rome, Italy), e “Save The Children” Association (Rome, Italy).

Dataset di precipitazione mensile e giornaliera da dati satellitari a microonde (2000-2017)

Il nuovo dataset di precipitazione fornisce stime globali della precipitazione accumulata giornaliera e media mensile ad una risoluzione spaziale di 1° per il periodo 2000-2017. Le stime si basano sulla combinazione di osservazioni alle microonde passive provenienti da sensori imager a scansione conica e da sounder a scansione cross-track operanti su vari satelliti in orbita bassa.

Questo dataset è stato prodotto tramite i fondi del Copernicus Climate Change Service (C3S) reso effettivo da ECMWF su mandato della EU, tramite una collaborazione tra DWD e CNR-ISAC nell’ambito del progetto C3S_312b_Lot1.

Ulteriori dettagli alla pagina del catalogo del C3S Climate Data Store:

https://cds.climate.copernicus.eu/cdsapp#!/dataset/satellite-precipitation-microwave?tab=overview

 

Konrad, Hannes; Panegrossi, Giulia; Bagaglini, Leonardo; Sanò, Paolo; Sikorski, Thomas; Cattani, Elsa; Schröder, Marc; Mikalsen, Anna-Christina; and Hollmann, Rainer (2022): Precipitation monthly and daily gridded data from 2000 to 2017 derived from satellite microwave observations Copernicus Climate Change Service (C3S). Climate Data Store (CDS). https://doi.org/10.24381/cds.ada9c583

 

Special Issue “Indoor air quality: monitoring, modeling, challenges and new perspective”

Special Issue Announcement:

Indoor air quality: monitoring, modeling, challenges and new perspective” of the journal Atmosphere (ISSN 2073-4433), belongs to the section “Air Quality”.
The topics of interest for this Special Issue include, but are not limited to the following:

  • Aerosols
  • COVID-19
  • Cultural heritage
  • Dispersion
  • Exposure
  • Gases
  • Health
  • Indoor air quality
  • Microbiological assessment
  • Modeling

Deadline for manuscript submissions: 24 June 2022.

Guest Editors

Dr. Ana Isabel Calvo Gordaliza
Dr. Carlos Blanco-Alegre
Dr. Paola De Nuntiis

Detailed information about the Special Issue can be found here:
https://www.mdpi.com/journal/atmosphere/special_issues/indoor_air_quality_new_perspective

Passa ad ISAC il coordinamento della rete internazionale SKYNET

SKYNET (https://www.skynet-isdc.org) è una rete di fotometri, strumenti che, attraverso la misura della radiazione solare, stimano le caratteristiche del particolato atmosferico e la quantità del vapor d’acqua lungo l’intera colonna d’aria, fornendo informazioni essenziali tanto per gli studi climatici quanto per le valutazioni della qualità dell’aria. La rete consta di oltre 100 strumenti disseminati in tutto il globo, Antartide incluso, che operano in maniera automatica e continua fornendo dati verificati in tempo reale, scaricabili e accessibili liberamente.

Per la prima volta, attraverso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC), la comunità scientifica italiana che si occupa di studi sulla radiazione solare a scopi atmosferici e climatici assume un ruolo di primo piano nel contesto internazionale. L’ultima riunione del comitato scientifico della rete SKYNET ha infatti assegnato alla dott.ssa Monica Campanelli di CNR-ISAC il coordinamento internazionale delle sue attività.

I dati della rete SKYNET hanno permesso di studiare negli anni, a livello europeo e nazionale, numerosi eventi importanti sia per l’impatto antropico che per lo studio dei cambiamenti climatici e di pubblicarne i risultati su riviste internazionali. Ad esempio è stato possibile individuare il trasporto della polvere emessa dal vulcano Eyjafjallajökull nel 2010 lungo il suo percorso dall’Islanda fino all’Italia, passando per il Nord Europa, discriminando i giorni di trasporto di particelle fini, generate dalla condensazione dei gas emessi, da quelli di trasporto di ceneri che hanno proprietà radiative differenti. Misure nel sito di Aosta nel 2019, in sinergia con altra strumentazione, hanno permesso di dimostrare che le regioni montuose, spesso considerate ambienti incontaminati, possano risentire degli inquinanti emessi nelle aree più popolate e industrializzate, come il bacino del Po, e che, trasportati dai venti regionali, portano ad un aumento dei PM. In ultimo, uno studio sugli effetti del lockdown (nel 2020) sulle atmosfere urbane di alcuni siti nel territorio nazionale si è avvalso anche di strumentazione SKYNET per studiare l’influenza delle condizioni meteorologiche sulla concentrazione dei PM, permettendo il riconoscimento di eventi di trasporto a lungo raggio, quali ad esempio il fumo proveniente dagli incendi dall’Europa orientale e dal Montenegro, le polveri dall’area del Caspio e dal Sahara, gli inquinanti dalla Pianura Padana verso Aosta.

Per informazioni: Monica Campanelli, Cnr-Isac, m.campanelli@isac.cnr.it,  

Intervista a Marcello Miglietta su Rainews24 sui recenti tornado negli Stati Uniti

Il recente e devastante “outbreak” di tornado che ha interessato gli Stati Uniti solleva la questione di quanto i cambiamenti climatici influiscano su questi fenomeni. Nell’intervista viene spiegato che l’attribuzione di questi fenomeni al cambiamento climatico non è facile da determinare. Comunque, i dati disponibili negli USA degli ultimi 60 anni indicano un aumento significativo delle situazioni estreme in cui più tornado violenti si verificano simultaneamente.

Il video dell’intervista è disponibile a questo link

RICERCATORI INFLUENTI – 2021

La rivista PLOS Biology ha pubblicato il ranking del 2% di ricercatori più influenti al mondo nel proprio campo di ricerca secondo metriche basate sulle citazioni ricevute da altri autori (https://doi.org/10.17632/btchxktzyw.3).

Alcuni ricercatori ISAC sono presenti nelle diverse categorie:
– nella graduatoria “carriera” figurano – Maria Cristina Facchini – Dario Camuffo (ora associato) – Sandro Fuzzi (ora associato) – Guido Boffetta (associato)
– nella graduatoria “anno 2020” figurano – Francesca Cigna – Daniele Contini – Francesco Marra – Dario Camuffo (ora associato) – Sandro Fuzzi (ora associato) – Guido Boffetta (associato) – Mauro La Russa (associato)

Dati e liste si possono scaricare dalla repository aggiornata: Baas, Jeroen; Boyack, Kevin; Ioannidis, John P.A. (2021), “August 2021 data-update for “Updated science-wide author databases of standardized citation indicators””, Mendeley Data, V3, https://doi.org/10.17632/btchxktzyw.3
Dettagli sulle tecniche usate per armonizzare le diverse aree scientifiche si trovano nell’articolo originale: Baas & al., 2019, https://doi.org/10.1371/journal.pbio.3000384

Susanna Corti a TG Leonardo

Susanna corti, uno dei cinque autori italiano del sesto rapporto dell’IPCC, spiega a TG Leonardo quali sono le evidenze del cambiamento climatico e chiarisce da quale situazione partiamo e quali sono i limiti che dobbiamo imporre alle nostre emissioni di anidride carbonica per restare al di sotto di un innalzamento della temperatura di 1.5°C o di 2°C di rispetto all’era pre-industriale.

Intervista a Susanna Corti nel Tg Leonardo del 1/11/2021 (dal minuto 3:58): https://www.raiplay.it/video/2021/11/TGR-Leonardo-del-01112021-942f1066-8448-49cd-b545-1434f5f55de7.html

Speciale TG1 – Direttrice ISAC per commentare il G20

Speciale TG1 del 30 ottobre 2021 RAI 1  – “Arrivo al Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20 e dei Ministri dell’Economia”

Maria Cristina Facchini,  Direttrice CNR-ISAC, invitata in studio per commentare le questioni scientifiche relative ai cambiamenti climatici.
Tra gli esperti anche Valeria Termini, Professore ordinario di Economia politica all’Università Roma Tre e Consigliere Scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), per discutere i risvolti economici dell’emergenza pandemica e Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo e Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), per analizzare gli aspetti geopolitici del G20. 

Disponibile su RaiPlay: https://www.raiplay.it/video/2021/10/Tg1-ore-0955-del-30102021-1c0dc963-b258-44d0-8b02-38f6e1ea7806.html

Un ciclone Mediterraneo a sud della Sicilia

In queste brevi interviste il Dr Mario Marcello Miglietta illustra la situazione meteorologica che ha determinato le forti precipitazioni a sud della Sicilia, e evidenzia la possibile evoluzione del ciclone responsabile dell’evento in “uragano Mediterraneo”. Nell’ambito dei cambiamenti climatici, tali eventi sono destinati ad intensificarsi per la presenza di un mare più caldo e quindi un maggiore trasferimento di energia in atmosfera. Inoltre vengono spiegati i meccanismi che caratterizzano un medicane e lo distinguono da un ciclone extra-tropicale.

Nel servizio del TG Leonardo del 27/10 il Dr Silvio Davolio chiarisce il legame tra le forti precipitazioni avvenute in Sicilia e la possibiltà di intensificazione del ciclone Mediterraneo.

Al TG1 il Dr Silvio Davolio ci parla della possibile traiettoria e degli effetti attesi.

Intervista a Mario Marcello Miglietta nel Tg3 ore 19:00 del 26/10/2021 (dal minuto 04:30): https://www.raiplay.it/video/2021/10/Tg3-ore-1900-del-26102021-d3a6fa9c-636b-4946-bfc6-c016e515cb56.html

Intervista a Mario Marcello Miglietta nel Tg1 ore 20:00 del 27/10/2021 (dal minuto 23:07): https://www.raiplay.it/video/2021/10/Tg1-ore-2000-del-27102021-8faf7a36-94b1-40f2-93f4-eb8fbe45f44d.html

Intervista a Silvio Davolio nel Tg Leonardo del 27/10/2021 (dal minuto 4:13): https://www.rainews.it/tgr/rubriche/leonardo/index.html?/tgr/video/2021/10/ContentItem-4069a1e0-614a-4072-ab14-878668ae78e2.html

Intervista a Silvio Davolio nel Tg1 ore 20:00 del 27/10/2021 (dal minuto 29:25): https://www.raiplay.it/video/2021/10/Tg1-ore-2000-del-28102021-b65f83d9-5209-437a-837a-43e515901bcd.html

Contagio in aria indoor: quasi azzerato dalle norme

Mensa, parrucchiere, centri commerciali. Venezia-Mestre, Bologna, Lecce. Con mascherina, distanziamento e ricambio d’aria, nei luoghi pubblici al chiuso il rischio di trasmissione in aria del Sars-Cov-2 è risultato inferiore al minimo rilevabile. Lo evidenzia uno studio condotto per la prima volta in Italia, dagli Istituti di Scienze dell’atmosfera e del clima e di Scienze polari del Cnr, Università Ca’ Foscari Venezia e Istituto Zooprofilattico sperimentale della Puglia e della Basilicata, pubblicato su Environmental Science and Pollution Research.

Per maggiori informazioni consultare qui

Per la pubblicazione integrale qui

Per informazioni: 

Daniele Contini, Cnr-Isac sede di Lecce

Andrea Gambaro, Università Ca’ Foscari Venezia

Giovanna La Salandra, Izspb – sede centrale di Foggia

 

 

 

Gli effetti del lockdown nelle atmosfere urbane

Con il lockdown più bassi i livelli di particolato, biossido di azoto e benzene. Lo rivela uno studio pubblicato su Urban Climate condotto dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, in collaborazione con Università Sapienza, Enea, Cnr-Iia, Arpa Lazio e Val D’Aosta, Serco e ARIA-Net.

Per approfondimenti qui

Contatti

Monica Campanelli, Stefania Argentini
Cnr-Isac
m.campanelli@isac.cnr.it
s.argentini@isac.cnr.it

Uno sguardo all’interno di una supercella mediterranea per mezzo di radar meteorologici

Per la prima volta in Italia, un gruppo di ricerca, che ha visto la collaborazione trasversale tra enti di ricerca (CNR-ISAC Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima), enti operativi (DPC, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile) ed enti universitari (CETEMPS Università degli studi dell’Aquila e DIET Sapienza Università di Roma), è riuscito a documentare con dovizia di particolari la dinamica e la morfologia di una supercella mediterranea (temporale molto intenso e potenzialmente dannoso) utilizzando le misure di due radar meteorologici del DPC.

Testo integrale della news reperibile qui

Testo integrale del lavoro scientifico reperibile qui  (accesso libero fino al 13 Novembre 2021)

Scuola Internazionale SORBETTO2 e Campagna di intercalibrazione QUATRAM3

Nel mese di Settembre ISAC ha organizzato due grandi eventi.

La scuola Internazionale SORBETTO 2 (SOlar Radiation Based Established Techniques for aTmospheric Observations) si è tenuta ONLINE, dal 13 al 15 Settembre 2021, ed ha visto la partecipazione di più di 100 studenti da 49 Nazioni. La scuola, organizzata in collaborazione con L’Università di Roma Sapienza, e finanziata da SERCO e dal progetto Europeo EMPIR-MAPP (Metrology for Aerosol oPtical Properties) si è avvalsa dell’esperienza di 20 insegnanti di fama internazionale provenienti da rinomati Università e Centri di Ricerca.

In foto il gruppo degli insegnanti.

 

Simultaneamente, dal 6 al 20 Settembre, ISAC ha organizzato la campagna internazionale di intercalibrazione QUATRAM3 finanziata sempre dal progetto Europeo EMPIR-MAPP. 8 strumenti, fra fotometri e spettrometri sono stati installati nell’aerea urbana di Roma, nel supersito di BAQUNIN presso il Dipartimento di Fisica della Sapienza, ed hanno operato simultaneamente per 3 settimane.

Qui sotto una spettacolare foto degli strumenti all’alba.

Notte Europea dei Ricercatori – 24 Settembre 2021

Siamo tornati! Per andare incontro a tutte le esigenze quest’anno ci siamo sdoppiati, proponendovi eventi sia online che in presenza presso le città sedi del nostro Istituto, nell’ambito dei Progetti finanziati dalla Commissione Europea e iniziative locali.
Di seguito le attività in programma per la Notte del 24 settembre 2021.

L’accesso in presenza in molte sedi sarà consentito solo esibendo green pass valido ad esclusione dei minori di 12 anni.

ISAC Bologna society
Progetto SOCIETY RINASCIMENTO http://nottedeiricercatori-society.eu/
Oltre al coinvolgimento diretto nell’organizzazione di tutti gli eventi della notte e dei pre-notte (APERISCIENZA e LA RICERCA VA IN CITTÀ (E DINTORNI) ISAC sarà a Bologna. Scarica qui i programmi dal VIVO e ONLINE 

Postazione con esperimenti 
Meteorologia e Clima, che fenomeni! (Silvio Davolio, Marco Paglione, Angela Marinoni)

ISAC Lecceern-apulia
Progetto ERNApulia3 https://www.ern-apulia.it/

Seminari
 Medicanes, gli uragani del Mediterraneo (Mario Marcello Miglietta) https://www.ern-apulia.it/evento/medicanes-gli-uragani-del-mediterraneo/

Poster
X Med-Dry –  Deposizioni secche a Lecce: composizione e regioni di sorgenti potenziali. (Pierina Ielpo, Konrad Kandler, Cirillo Luca Ciricugno, Ferdinando De Tomasi) https://www.ern-apulia.it/evento/x-med-dry-deposizioni-secche-a-lecce-composizione-e-regioni-di-sorgenti-potenziali/

Valutazione della qualità dell’aria in una scuola secondaria di Galatina LE (Pierina Ielpo, Cristina Mangia, Gianluigi de Gennaro, Alessia Di Gilio, Iolanda Palmisani, Adelaide Dinoi, Andrea Bergomi, Valeria Comite, Paola Fermo) https://www.ern-apulia.it/evento/valutazione-della-qualita-dellaria-in-una-scuola-secondaria-di-galatina-lecce/

Video
Le attività di ricerca in Artico del centro ENI-CNR di Lecce (Federico Scoto, Gianluca Pappaccogli, Mauro Morichetti, Pierina Ielpo, Antonio Donateo, Umberto Rizza) https://www.ern-apulia.it/video/isac-ndr-2020-svalbard/ https://www.ern-apulia.it/evento/le-attivita-di-ricerca-in-artico-del-centro-eni-cnr-di-lecce/

Quale ricerca al confine tra scienza e politica nei contesti ambiente e salute? (Cristina Mangia) https://eee.ern-apulia.it/evento/quale-ricerca-al-confine-tra-scienza-e-politica-nei-contesti-ambiente-e-salute/

Medicina di genere. Caccia alle differenze (Cristina Mangia) https://www.ern-apulia.it/evento/medicina-di-genere-caccia-alle-differenze/

Volcanic Plume Transport from Etna (Umberto Rizza)  video animato – evento on line

ISAC Lamezia Terme  Super Science
Progetto SuperScienceMe: REsearch is your R-Evolution https://www.superscienceme.it/

Video
(Avolio Elenio, Ivano Ammoscato, Claudia Calidonna, Mariafrancesca De Pino, Daniel Gulli, Lo Feudo Teresa)

Le fonti di energia rinnovabile non programmabili: fotovoltaico ed eolico. Come esse rientrano tra le misure attuabili per rispondere al fabbisogno energetico e la loro utilità per la mitigazione dei cambiamenti climatici nel Green Deal.

Aerosol e suoi impatti sul clima. Descrizione dei principali impatti e degli strumenti che permettono la misura delle proprietà chimico-fisiche ed ottiche degli aerosol in atmosfera presso l’Osservatorio Climatico Ambientale GAW di Lamezia Terme

Strumentazione e misure di variabili meteorologiche. Si illustreranno le variabili meteo-climatiche misurate in tempo reale e saranno illustrati gli impatti sul clima, anche mediante prodotti modellistici.

ISAC Padova padova
Iniziativa VenetoNightPadova https://venetonightpadova.it

Seminario
Nuovi sistemi energetici per la sostenibilità degli edifici con dimostrazione live di uno strumento sviluppato in neoclass+, che serve per la valutazione del comfort termoigrometrico degli edifici produttivi (Gianluca Cadelano)

ISAC Torino sharper
Progetto SHARPER https://www.sharper-night.it/

Terrazza Caffe
Cambiamenti Climatici: insolite prospettive di osservazione (Enrico Ferrero, Katinka Bellomo Repetto, Jost Von Hardenberg)

 

Nota Stampa CNR https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-10579/il-cnr-tra-i-protagonisti-della-notte-europea-dei-ricercatori
 

 

CNR-ISAC si prepara ad accogliere utenti esterni presso la Mt. Cimone – Po Valley facility (ATMO-ACCESS)

E’ stato attivato il sito web ATMO-ACCESS del CNR-ISAC . Scopo del sito web e’ fornire informazione agli utenti stranieri che vogliano accedere alla Mt. Cimone – Po Valley facility nell’ambito del progetto H2020 ATMO-ACCESS. ATMO-ACCESS rappresenta la risposta alla necessità di organizzare un nuovo modello di accesso ai servizi offerti dalle infrastrutture di ricerca atmosferica distribuite. Il progetto fornirà una serie di raccomandazioni per stabilire un quadro completo e sostenibile per l’accesso alle infrastrutture di ricerca atmosferiche distribuite (RI), garantendo l’accesso integrato e l’uso ottimizzato dei servizi che esse forniscono.

Nell’ambito delle attività di Trans-National Access (TNA), CNR-ISAC mette a disposizione la possibilità di accedere a servizi di ricerca, tecnici e di fornitura dati inerenti osservazioni atmosferiche ground-based presso le tre piattaforme che compongono la CMN-PV facility: l’osservatorio “O. Vittori” di Monte Cimone, l’OpenLab CNR-ISAC di Bologna e la base atmosferica di S. Pietro Capofiume.

Anche tenendo in considerazione le restrizioni legate al contenimento della diffusione della COVID-19, per gli utenti stranieri che parteciperanno al programma di TNA, sarà possibile svolgere gli accessi sia in modalità fisica “tradizionale” che remota, quest’ultima grazie al supporto costante del Dipartimento Tecnico del CNR-ISAC.

La prima call per partecipare al programma TNA di ATMO-ACCESS e’ prevista nell’ottobre 2021.

Maggior informazioni su https://atmo-access.isac.cnr.it/ e presso il sito generale di ATMO-ACCESS https://www.atmo-access.eu/

Per contatti CNR-ISAC: atmo-access@isac.cnr.it

Un sistema per proteggere i beni culturali da eventi climatici estremi

Il metodo è stato ideato e sviluppato nell’ambito di due Progetti Interreg Central Europe coordinati dal CNR-ISAC di Bologna – ProteCHt2save e STRENCH. Per migliorare la resilienza ad eventi calamitosi, un piano di prevenzione risulta essere l’azione decisiva nella gestione dei siti del patrimonio e il tool realizzato supporta concretamente gli operatori del settore pubblico e privato. I risultati sono pubblicati su International Journal of Disaster Risk Reduction

Alluvioni, piogge intense, inondazioni, sempre più spesso minacciano l’integrità e la sopravvivenza dei beni culturali in Europa. Grazie alla collaborazione tra l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna, l’Institute of Theoretical and Applied Mechanics (ITAM) e il Donau-Universität Krems (DUK), nella piattaforma WebGIS sono state sviluppate mappe di rischio a livello territoriale, con risoluzione spaziale di ∼12km, basate sugli output dei modelli climatici e sulla valutazione della vulnerabilità a scala dell’edificio, calcolata sulle criticità fisiche e gestionali del patrimonio costruito. Le città di Praga – Troja in Repubblica Ceca e Krems – Stein in Austria sono i due siti pilota, scelti per realizzare una prima mappatura sperimentale, grazie all’implementazione di tutti i dati disponibili relativi a questi centri dell’Europa Centrale, altamente suscettibili alle inondazioni e che in passato hanno più volte dovuto affrontare il tema del rafforzamento della resilienza del loro patrimonio culturale e naturale.

Da alcuni anni i ricercatori del Cnr-Isac, sono impegnati nel realizzare questa inclusione sia in ambito nazionale, con la partecipazione alla SNACC (Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), sia a livello europeo con la partecipazione a due progetti Interreg Central Europe: ProteCHt2save (Risk assessment and sustainable protection of Cultural Heritage in Changing Environment) e STRENCH (Strengthening resilience of cultural heritage at risk in a changing environment through proactive transnational cooperation).

“L’analisi mostra in quei territori un aumento dell’indice climatico (R5xday) utilizzato per le precipitazioni intense in un lontano futuro (2071–2100) nello scenario pessimistico (RCP8.5), con un’elevata probabilità di rischio di alluvioni” spiega Alessandra Bonazza del Cnr-Isac, coordinatrice dei progetti e primo autore dell’articolo. “Gli edifici selezionati nelle aree pilota”, prosegue la ricercatrice, “presentano un alto grado di vulnerabilità, dovuto alla significativa suscettibilità delle strutture all’impatto idrico e soprattutto alla mancanza di un piano di manutenzione”.

Lo strumento realizzato è stato ideato per supportare i gestori pubblici e privati nel migliorare le capacità di mitigazione agli impatti dei cambiamenti climatici e dei rischi naturali sui siti, inclusi complessi monumentali, edifici storici e siti archeologici, piccoli borghi montani e giardini storici, nelle aree urbane e costiere. L’analisi mostra che per gli eventi calamitosi la prevenzione risulta essere l’azione cruciale nella gestione dei siti.

Figura 1 – Mappa relativa alla variazione storica tra due trentenni (1987-2016 e 1951-1980) considerando l’indice climatico (Rx5day) per le precipitazioni intense  (dataset E-OBS, risoluzione spaziale 25 × 25 km).

Figura 2 – Mappa che mostra in blu le aree del Centro Europa a maggior rischio di precipitazioni intense nel futuro lontano (2071-2100) realizzata utilizzando, in uno scenario pessimistico (RCP8.5), la media dei valori dati dall’ insieme di 12 modelli per l’indice climatico selezionato (Rx5day), (risoluzione spaziale 12×12 Km).

Link all’articolo 

Comunicato stampa CNR 
 

Per informazioni: Alessandra Bonazza, Alessandro Sardella, Paola De Nuntiis

I lockdown possibile causa dei bassi valori di ozono troposferico

 

L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) ha rilevato dall’osservatorio del Monte Cimone nel 2020 i minimi valori di O3 dal 1996: la causa sembra essere la riduzione di emissioni di inquinanti legati ai lockdown per la COVID-19. Lo studio è pubblicato su Environmental Research Letters

Diversi studi nel 2020 hanno analizzato la variazione di ozono (O3) troposferico in funzione delle misure di restrizione messe in atto per contenere la diffusione del COVID-19. La maggior parte di questi studi sono stati condotti principalmente in centri urbani o industriali. “Mentre in stratosfera l’ozono svolge un ruolo benefico per la vita sulla Terra, schermando le radiazioni UV nocive provenienti dal Sole, nella troposfera (ossia a quote comprese fra la superficie terrestre e 12–15 km), agisce come gas a effetto serra, Inoltre, se presente in concentrazioni elevate, è un inquinante secondario con effetti nocivi su salute umana ed ecosistemi”, esordisce Davide Putero, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Torino. Uno studio condotto da ricercatori del Cnr-Isac, in collaborazione con Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), Università di Urbino ed Eidgenössische Technische Hochschule (Eth) di Zurigo, pubblicato su Environmental Research Letters, ha analizzato per la prima volta in Italia i possibili impatti delle limitazioni imposte dalla pandemia sulle concentrazioni di O3 misurate in un sito remoto d’alta quota, quindi al di fuori dello strato limite planetario (Planetary Boundary Layer – PBL), ossia la parte di troposfera direttamente influenzata dalla presenza della superficie terrestre e dalle emissioni delle sostanze inquinanti e clima-alteranti. Le misure continuative analizzate sono state condotte presso l’osservatorio “O. Vittori” di Monte Cimone, parte della stazione globale afferente al Wmo/Gaw e gestito dal Cnr-Isac in stretta collaborazione con l’Aeronautica Militare Italiana (Camm Monte Cimone). L’osservatorio è situato sulla vetta più alta dell’Appennino Settentrionale (44°12′ N, 10°42′ E, 2165 m) e posto per la maggior parte dell’anno al di sopra del PBL. “Durante la primavera e l’estate del 2020, a Monte Cimone sono stati osservati valori di ozono molto inferiori agli anni precedenti (figura 1), sin dal 1996, che l’analisi di variabili meteorologiche e dei cicli giornalieri non ha indicato come riconducibili a cambiamenti nel trasporto verticale di masse d’aria nella zona di Monte Cimone legate ad effetti orografici”, prosegue Paolo Cristofanelli primo ricercatore del Cnr-Isac di Bologna. “I bassi valori di O3 che hanno caratterizzato la primavera e l’estate del 2020 non possono essere spiegati neppure da differenze nella circolazione ad ampia scala rispetto ai cinque anni precedenti. I periodi con i valori più bassi sono stati tra l’altro osservati in concomitanza con masse d’aria provenienti dal PBL dell’Europa e del nord Italia”. Tutto concorre pertanto a concludere che “durante la primavera e l’estate del 2020, le restrizioni dovute al COVID-19 abbiano ridotto le emissioni antropiche nel PBL dei precursori dell’ozono, ossia di quelle sostanze che, in presenza di radiazione solare, ne provocano la formazione e che possono essere emesse da fonti umane fra cui, ad esempio, il traffico veicolare. Sembrerebbe essere questo ridotto fattore antropico ad avere determinato i bassi livelli osservati a Monte Cimone, in modo particolare quando le masse d’aria provenivano dal PBL europeo e settentrionale”. In conclusione, quindi, lo studio “conferma l’importanza, come già indicato da studi internazionali, di limitare le emissioni antropiche dei precursori dell’O3, al fine di diminuirne il quantitativo in libera troposfera, dove questo composto svolge il suo ruolo di gas a effetto serra”.

Link all’articolo 

Comunicato stampa CNR 
 

Per informazioni: Davide Putero, Cnr-Isac di Torino; Paolo Cristofanelli, Cnr-Isac di Bologna

 

Amazzonia: la deforestazione riduce le piogge

Amazzonia: la deforestazione riduce le piogge

Una recente pubblicazione dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr su Global Change Biology rivela che l’incidenza del disboscamento sulla piovosità della regione amazzonica è maggiore di quanto previsto e potrebbe portare fino a una riduzione annuale del 55-70%. Il lavoro è stato condotto dalla Dr.ssa Mara Baudena in collaborazione con l’Università di Utrecht (Paesi Bassi)

La foresta amazzonica genera una parte della pioggia che cade nella sua stessa zona, poiché preleva acqua dal suolo e la traspira nell’aria circostante, e in questo modo si auto-sostiene. Uno studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Torino (Cnr-Isac) pubblicato su Global Change Biology, rivela che il contributo della foresta è maggiore di quanto si pensasse.  “Piccoli cambiamenti nell’umidità dell’aria, dovuti alla presenza o meno di alberi, possono portare a grandi cambiamenti nella pioggia osservata”, dichiara Mara Baudena, ricercatrice del Cnr-Isac e primo autore della ricerca. “Queste amplificazioni finora non erano state considerate. In questo studio sono stati analizzati dati di precipitazione e umidità dell’aria per più di dieci anni a scala oraria su una ampia parte della foresta amazzonica e delle aree confinanti, in combinazione con dati e modelli sviluppati in lavori precedenti dall’Università di Utrecht nei Paesi Bassi, che calcolano come l’umidità venga traspirata dalle piante e trasportata dai venti in tutta l’Amazzonia”.

Le nuove stime hanno implicazioni importanti. “Nel caso più estremo, in cui l’intera foresta fosse disboscata, secondo le nostre stime la precipitazione annuale nell’area scenderebbe del 55-70%”, prosegue la ricercatrice Cnr-Isac. “I dati vanno però trattati con prudenza: queste nuove stime sono un importante passo avanti del nostro livello di conoscenza, ma non sono prive di incertezze e approssimazioni. Dovremo proseguire la ricerca con metodi diversi per confermarle”, aggiunge Arie Staal, dell’Università di Utrecht. Gli autori confidano comunque che il risultato ottenuto sia qualitativamente significativo. “Anche una relativa deforestazione potrebbe avere effetti più drammatici del previsto sulle piogge, sulla foresta e sulle zone confinanti, sede di coltivazioni e allevamenti che sono spesso all’origine della deforestazione stessa”, conclude Baudena. “D’altro canto, la riforestazione di aree già disboscate potrebbe portare a effetti importanti riguardo il ripristino del ciclo dell’acqua e della piovosità”.

Comunicato Stampa CNR

Link all’articolohttps://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/gcb.15810

Per informazioni: Mara Baudena, ISAC-CNR,

 

 

 

Sesto Rapporto IPCC – Working Group I

È stato presentato oggi, 9 agosto 2021, il Rapporto del Working Group I IPCC (International Panel on Climate Change) che valuta le ultime conoscenze scientifiche sul clima della Terra emerse rispetto al rapporto precedente del 2013. Questo Rapporto costituirà la base essenziale della prossima Conferenza delle Nazioni Unite di Glasgow sul Cambiamento Climatico che non è esagerato definire una “ultima spiaggia” per tutti i governi del mondo che dovranno decidere di adottare le drastiche misure di limitazione delle emissioni clima-alteranti necessarie a contenere il riscaldamento del clima in atto entro limiti gestibili dalle tecnologie oggi disponibili.

È quindi con immenso piacere che voglio segnalare il prezioso lavoro che ha visto coinvolti i Colleghi dell’Istituto ISAC Annalisa Cherchi, Susanna Corti e Sandro Fuzzi che hanno partecipato alla stesura del Rapporto, unici scienziati fra i 234 autori provenienti da 66 diversi paesi, appartenenti a un’Istituzione di ricerca italiana.

Ringrazio di cuore questi Colleghi, oltre che per l’importante lavoro durato più di tre anni, per il lustro che questo dà all’Istituto e al CNR, oltre che al nostro Paese tutto.

La Direttrice ISAC
Maria Cristina Facchini

In allegato un riassunto sui principali risultati del Rapporto IPCC preparato dai tre Colleghi e di seguito
tre brevi clips di presentazione degli stessi (canale YouTube ISAC).

Annalisa_Cherchi_ISAC

Susanna_Corti_ISAC

Sandro_Fuzzi_ISAC

Comunicato Stampa CNR 

Intervista Presidente CNR Maria Chiara Carrozza su CNR WebTV

H2020 SCORE: soluzioni “smart” per la resilienza delle città costiere europee

Il 15 e 16 Luglio si è svolto telematicamente il kick-off del progetto HORIZON 2020 “Smart Control of the Climate Resilience in European Coastal Cities” (SCORE). Il progetto di durata quadriennale dispone di un finanziamento di circa 10 milioni di Euro per studiare soluzioni integrate finalizzate a migliorare la resilienza di città costiere europee, particolarmente vulnerabili rispetto ad effetti dei cambiamenti climatici quali l’innalzamento del livello del mare, la frequenza di eventi precipitativi intensi e fenomeni erosivi. Il progetto si avvarrà di una rete di 10 città costiere laboratorio (Costal Cities Living Labs) nelle quali si sperimenteranno:

  • Proiezioni climatiche e dell’erosione costiera con risoluzione spaziale e temporale adeguata per le città laboratorio;
  •  Soluzioni basate sugli ecosistemi definite e sviluppate nelle città laboratorio attraverso metodologie di progettazione collaborativa
  • Sviluppo di kit di sensoristica a basso costo utilizzabili dai cittadini per il miglioramento delle capacità di monitoraggio delle condizioni di rischio nelle città costiere e per favorire la partecipazione consapevole dei cittadini alle attività di monitoraggio e gestione dell’ambiente;
  • Metodi per la valutazione finanziaria legata ai cambiamenti climatici e alle soluzioni di mitigazione basate sugli ecosistemi che possono essere realizzati nelle città costiere;
  • Prototipi di “gemelli digitali” (digital twin) delle città costiere per un un nuovo approccio strategico alla pianificazione urbana anche attraverso il coinvolgimento delle parti interessate nella definizione di specifici interventi finalizzati alla mitigazione degli effetti mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e alla gestione delle emergenze.

SCORE è coordinato dall’Institute of Technology di Sligo (Irlanda) e coinvolge 28 partner di cui sei sono italiani. La “città laboratorio” italiana sarà realizzata a Massa. Il CNR parteciperà a importanti attività che includono la modellistica climatica e meteorologica per le città laboratorio, la gestione dei dati, la valutazione delle reti di sensori a basso costo e dei prototipi di digital twin delle città costiere.

Contatti CNR: Luca Baldini (l.baldini@isac.cnr.it), Roberta Paranunzio, Elisa Adirosi, Mario Montopoli

Misure di grandine al suolo

L’istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in un programma di collaborazione scientifica con la protezione civile della regione Abruzzo ha istallato sul tetto dell’ufficio idrologia,  idrografico e mareografico  nella sede di Pescara, un disdrometro: uno strumento avanzato per la misura delle proprietà microfisiche della precipitazione.

Il disdrometro di ISAC-CNR affiancherà il rilevatore di grandine acustico che fa parte di una nascente rete di telemisura della regione Abruzzo, già presente sul tetto dell’ufficio  idrografico in una configurazione congiunta di assoluto valore. In Italia sono presenti solo due rivelatori di grandine di questo genere, uno a Pescara ed uno a L’Aquila. Lo scopo dell’attività sperimentale è  quella di acquisire nei prossimi mesi informazioni dettagliate sulla distribuzione delle dimensioni delle particelle precipitanti di grandine e/o acqua e loro velocità di caduta.

La collaborazione tra i due enti si inquadra nel contesto più ampio della resilienza agli eventi estremi nel bacino del mediterraneo ed in particolare delle zone costiere spesso più vulnerabili a tali eventi.

Breve nota di approfondimento sul disdrometro. Il disdrometro è uno strumento compatto, posizionato al suolo, che sfrutta il principio della “cellula fotoelettrica”, comunemente impiegato in svariati ambiti della vita quotidiana (allarmi, automatismi ecc.. ), per rilevare le idrometeore (gocce di acqua, ghiaccio, o in fase mista) che attraversano la sua area di misura. Dal tempo di attraversamento e dal livello di oscuramento del segnale della cellula fotoelettrica si possono ricavare la dimensione, la numerosità e velocità di caduta delle idrometeore precipitanti. Tali informazioni, dette di natura microfisica,  sono chiave per lo studio approfondito dei fenomeni atmosferici precipitativi.

Contatti: E. Adirosi (elisa.adirosi@artov.isac.cnr.it), L. Baldini, M. Montopoli

The Joint IPWG/GEWEX Precipitation Assessment

Il CNR-ISAC ha attivamente collaborato alla stesura del nuovo Joint IPWG/GEWEX Precipitation Assessment report di cui Vincenzo Levizzani è uno degli autori principali.

Piove, piove troppo poco o piove moltissimo. Negli scorsi giorni abbiamo assistito a due tipologie di eventi agli antipodi: un’ondata di calore estrema nel nord-ovest degli USA e sul Canada occidentale e piogge intensissime con estese alluvioni su Belgio, Olanda e Germania. In entrambi i casi, definire “estremo” l’evento è un puro e semplice eufemismo perché si tratta di avvenimenti completamente fuori dalla norma a cui siamo abituati. Inoltre, oltre all’eccezionalità della situazione meteorologica dobbiamo purtroppo registrare centinaia di morti.

Comunque si guardi agli avvenimenti e ai fatti che stanno ancora riempiendo le pagine dei giornali, la domanda è d’obbligo: cosa sta succedendo? Sono situazioni eccezionali e quindi ce ne possiamo preoccupare fino a un certo punto oppure sono qua per restare? La risposta non è facilissima perché implica una conoscenza profonda dei meccanismi della meteorologia da un lato e del clima dall’altro. Tuttavia, possiamo affermare con una buona dose di sicurezza che il clima sta cambiando e anche pesantemente. Il riscaldamento globale è in corso e ciò provoca ondate di calore da un lato e precipitazioni estremamente intense e localizzate dall’altro. Ecco lo scenario. Gli scenari dipinti dai modelli climatici ci dicono ormai in modo abbastanza sicuro che queste situazioni stanno diventando “normali” e ci dobbiamo attendere che da ora innanzi si verifichino relativamente spesso. Insomma, preoccupiamoci, cioè vediamo di occuparcene “prima”, anche se per certi versi è forse già troppo tardi…

È in questo scenario che la scienza si occupa di come misurare la precipitazione globale sul nostro pianeta. Sì, perché senza misurare con accuratezza la pioggia e la neve che cadono non possiamo capire a fondo i meccanismi del ciclo dell’acqua e cercare di fare previsioni a scala climatica su questo meccanismo fondamentale che supporta la vita sulla Terra. Senza acqua, niente vita e quindi ecco l’importanza degli studi in corso a cui collaborano scienziati da tutto il mondo inclusa l’Italia con il CNR.

Più di venti scienziati da tutto il mondo hanno collaborato alla stesura di un documento fondamentale pubblicato dal World Climate Research Programme (WCRP, https://www.wcrp-climate.org) delle Nazioni Unite: The Joint IPWG/GEWEX Precipitation Assessment (Roca et al. 2021). Al lavoro per questo report di grande spessore scientifico si sono messe le comunità dell’International Precipitation Working Group (IPWG, http://ipwg.isac.cnr.it) e del Global Energy and Water Exchanges (GEWEX, http://www.gewex.org) Data and Analysis Panel (GDAP). Hanno collaborato scienziati che normalmente lavorano insieme al massimo livello internazionale e che comprendono bene l’efficacia del lavoro in comunità senza barriere o preconcetti. Fisici, ingegneri, geografi, idrologi, meteorologi, climatologi e molti altri ancora hanno messo le loro competenze al servizio della conoscenza per supportare la lotta agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

Cosa vuol dire la parola “assessment”? Nella lingua inglese significa “valutazione”. Nella fattispecie il report è il risultato di un lavoro condotto dalla comunità scientifica per valutare l’attendibilità dei prodotti di misura della precipitazione disponibili al momento attuale. Valutare vuol dire sostanzialmente capire se le misure fatte sono attendibili e qual è l’errore associato alla misura. Senza questa valutazione i prodotti sono privi di significato ed equivalgono a una semplice opinione di questo o quel gruppo scientifico. Affinché, invece, i prodotti vengano utilizzati nei modelli idrologici, meteorologici e climatici essi debbono essere in qualche modo “certificati” e i loro limiti debbono essere identificati con grande onestà e competenza tecnica. Questo lavoro è molto complesso e difficile, a volte tedioso e poco remunerativo in termini scientifici generali, ma di enorme importanza perché s di esso si basano le scienze del clima.

Il report si concentra soprattutto sulle misure della precipitazione da satellite e la ragione di ciò è che queste misure sono le uniche veramente “globali”, cioè disponibili con grande frequenza temporale (pensiamo ai satelliti geostazionari che forniscono immagini ogni 15 minuti circa) e diffuse su tutto il globo (terre emerse senza distinzione geografica e oceani). Nessuna altra fonte di dati ha queste caratteristiche perché i pluviometri e i radar meteorologici sono collocati solo su terra e in massima parte nei paesi cosiddetti “sviluppati”. Intere porzioni del globo sono prive di queste strumentazioni ed ecco quindi la necessità dei satelliti.

Il primo capitolo si concentra in dettaglio sulla verifica dei prodotti a scala inferiore al giorno (sub-daily). Per le applicazioni idrologiche e alle previsioni del tempo la quantità di precipitazione che cade sulla Terra in un dato intervallo di tempo, cioè l’intensità di precipitazione, è cruciale. Gli algoritmi che generano l’intensità di precipitazione da satellite si basano su tre tipologie strumentali: radar, microonde passive e sensori nell’infrarosso termico. Il report in questa sua parte iniziale descrive le incertezze alla base dei prodotti di precipitazione basati sulla combinazione dei tre metodi di misura alla loro risoluzione nativa per poi passare alle implicazioni degli errori per le applicazioni in idrologia. La rete di validazione dell’IPWG è poi introdotta con le sue validazioni che sono una delle maggiori fonti di informazione sulle incertezze della precipitazione satellitare.

Come introdotto precedentemente, il clima è l’ambito più importante in cui la misura della precipitazione globale trova applicazione e per varie ragioni. La prima, che introduce il capitole due del report, è la chiusura del ciclo dell’acqua e dell’energia sulla Terra. “Chiudere” il ciclo significa comprendere appieno quali sono in dettaglio le componenti del ciclo e assegnare loro numeri non ambigui e abbastanza sicuri. Per esempio non sappiamo ancora molto bene qual è il contributo delle precipitazioni leggere e quello della precipitazione solida. Il report continua in questa sua seconda parte con l’esame della variabilità climatica rispetto alla precipitazione e delle tendenze interannuali, stagionali e altro ancora. Insomma, occorre sapere dove stiamo andando e quali/quante precipitazioni cadono e con che intensità e localizzazione. Altro aspetto fondamentale è la verifica degli scenari dei modelli climatici. Siccome esiste una notevole incertezza nelle previsioni climatiche, i prodotti satellitari di precipitazione stanno trovando ampio impiego nella validazione delle previsioni climatiche per evidenziarne i limiti e comprendere a fondo i margini di miglioramento. Da ultima, ma non certamente in ordine di importanza, è l’analisi degli eventi estremi. Questo è un campo di indagine nuovo e complicato e il report si sofferma sulla applicabilità o meno dei prodotti satellitari in questo ambito, a seconda della loro risoluzione spazio/temporale e della qualità del dato.

Nell’ultima parte, gli estensori del report tracciano le linee future dello sviluppo della ricerca sulla precipitazione, in particolare soffermandosi sulla nuova generazione dei prodotti che includono molte nuove sorgenti di dati e di metodi di analisi. La modellazione accurata degli errori è agli albori della sua vita scientifica e ci si attende un notevole sviluppo in questo senso. Infine, se i dati di precipitazione da satellite sono così importanti, ne consegue che serve mantenere in orbita una costellazione di satelliti con a bordo sensori adatti alla misura della precipitazione. Questo è un fatto tutt’altro che scontato e il report fornisce alcune linee guida che serviranno ai gestori dei satelliti (le agenzie spaziali di tutto il mondo) per configurare i prossimi lanci e avere un’idea di quelle che sono le richieste della comunità scientifica e degli utilizzatori finali.

Naturalmente il report non rappresenta una parola definitiva sull’argomento perché nella scienza non esiste nulla di definitivo, ma sicuramente rappresenta un passo avanti rispetto al precedente report pubblicato tredici anni orsono (Gruber and Levizzani 2008).

Per chi ne vuole sapere di più:

  • Gruber, A., and V. Levizzani (eds.), 2008: Assessment of global precipitation products. WCRP Series Report No. 128 and WMO TD-no. 1430, Geneva, available here.

  • Roca, R., Z.S. Haddad, F.F. Akimoto, L. Alexander, A. Behrangi, G. Huffman, S. Kato, C. Kidd, P.E. Kirstetter, T. Kubota, C. Kummerow, T.S. L’Ecuyer, V. Levizzani, V. Maggioni, C. Massari, H. Masunaga, M. Schröder, F.J. Tapiador, F.J. Turk and N. Utsumi, 2021: The Joint IPWG/GEWEX Precipitation Assessment. WCRP Report 2/2021, World Climate Research Programme (WCRP): Geneva, Switzerland, 125 pp., doi:10.13021/gewex.precip, available here.

  • Nota Stampa CNR: https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-10481/nuvole-perche-studiarle

Remote Sensing – PREMIO MIGLIORE ARTICOLO 2021

L’articolo “Satellite Remote Sensing of Precipitation and the Terrestrial Water Cycle in a Changing Climate” è stato selezionato tra i 5 migliori articoli della rivista Remote Sensing per il 2021.

Il ciclo dell’acqua è il meccanismo fisico più essenziale per garantire l’esistenza della vita sulla Terra. Esso comprende l’atmosfera, la terra e gli oceani ed è composto da vari fenomeni, quali evaporazione, evapotraspirazione, sublimazione, trasporto di vapore acqueo, condensazione, precipitazione, deflusso, infiltrazione e percolazione, flusso di acque sotterranee e assorbimento delle piante. Pertanto per una corretta chiusura del ciclo globale dell’acqua sono necessarie osservazioni di tutti questi processi a scala globale. In particolare le precipitazioni richiedono un monitoraggio continuo, essendo la componente più importante del ciclo, soprattutto al variare delle condizioni climatiche. I sensori passivi e attivi a bordo dei satelliti meteorologici e ambientali ora rendono disponibili dati ragionevolmente completi che consentono di effettuare stime più accurate delle precipitazioni dallo spazio, al fine di migliorare la nostra comprensione dell’accelerazione/decelerazione del ciclo dell’acqua nelle condizioni climatiche attuali e previste. L’articolo traccia un quadro aggiornato dello stato attuale delle osservazioni delle precipitazioni dallo spazio, con una prospettiva al prossimo futuro della costellazione satellitare, delle applicazioni modellistiche e della gestione delle risorse idriche.

 

Levizzani V., Cattani E. Satellite Remote Sensing of Precipitation and the Terrestrial Water Cycle in a Changing Climate. Remote Sensing. 2019; 11(19):2301. https://doi.org/10.3390/rs11192301

Remote Sensing – 2021 Best Paper Award Winners: https://www.mdpi.com/journal/remotesensing/awards.pdf/0/pdf_16_2021_3_award.pdf

Il libro delle nuvole. Manuale pratico e teorico per leggere il cielo

 

Le nubi sono una componente quotidiana e irrinunciabile dei nostri cieli, ma tendiamo a considerarle poco e ce ne accorgiamo spesso soltanto quando dispiegano scenari coloratissimi all’alba o al tramonto oppure quando sono associate a fenomeni meteorologici intensi e distruttivi. Esse, però, sono sempre lassù sulle nostre teste, anche quando ci sembra che il cielo sia di un blu intenso e senza ombra di una nuvoletta. Non vi preoccupate si sta formando e presto si farà vedere!

Osservare le nubi può sembrare un’occupazione piuttosto fine a sé stessa e in definitiva poco utile. Non è proprio così e Vincenzo Levizzani dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna risponde che lui lavora tutti i giorni con la testa “fra le nuvole”. Ha passato una vita a osservare e studiare le nubi in laboratorio, sull’aereo e utilizzando radar e satelliti meteorologici, e insegna fisica delle nubi all’Università di Bologna.

Non contento di tutto ciò, ha appena pubblicato “Il libro delle nuvole. Manuale pratico e teorico per leggere il cielo” (Il Saggiatore, 240 pagine, https://www.ilsaggiatore.com/libro/il-libro-delle-nuvole/). Il libro ha lo scopo di spiegare al lettore cosa sono veramente e nubi, come si formano, da cosa sono costituite, perché hanno forme e colori diversi, insomma perché si parla di nubi e non di nube.

Il viaggio inizia da una breve storia del rapporto dell’uomo con le nubi sia come oggetti fisici che come scenario poetico e artistico della vita. Ci si addentra poi nella loro classificazione che permette di definirle come cirri, cumuli, nimbostrati, cumulonembi e molto altro ancora, scoprendo che la classificazione è importante per le previsioni e per conoscere meglio queste inquiline del cielo. Il tragitto “nuvoloso” prosegue entrando nelle nubi in formazione per capire come montagne, pianure, laghi e oceani determinino in larga parte la struttura di una nube. Entrando nelle nubi non possiamo fare a meno di accorgerci che siamo circondati dai loro costituenti primari, le idrometeore, cioè goccioline, cristalli, fiocchi di neve, graupel e chicchi di grandine. L’autore ci spiega in dettaglio la loro formazione entrando in un mondo microscopico che determina l’aspetto macroscopico della nube e delle sue manifestazioni. Dalle idrometeore il libro ci conduce all’interno delle nubi precipitanti per indagare come gocce e cristalli crescano fino a diventare grandi e pesanti a sufficienza per cadere sulle nostre teste sotto forma di pioggia e neve. Ci porta per mano all’interno delle nubi con aerei supersonici velocissimi e strumentati con strumenti sofisticatissimi che ci danno un’idea precisa di come si formano le idrometeore a livello microscopico; usa radar e satelliti meteorologici per penetrare la struttura intima delle nubi e spiegarne le mutazioni a tutte le scale da quella microscopica a quella climatica. Infine getta uno sguardo sulle applicazioni delle conoscenze sulle nubi nella meteorologia e nelle scienze del clima per capire che conoscere le nubi è essenziale per potere avere una qualunque ambizione di prevedere tempo ed evoluzione del clima.

Il viaggio è appassionante, ma al contempo rigoroso e ci trasporta a spasso per i cieli in compagnia di scienziati di grande spessore che hanno dedicato la loro vita a farci capire meglio il cielo nuvoloso e hanno applicato le categorie del pensiero fisico e chimico per descrivere la struttura delle nubi dalla scala del piccolo cumulo di bel tempo fino all’enorme uragano tropicale. Levizzani ci dice che tutti noi possiamo costruirci una “biblioteca” personale delle nubi sulla nostra testa e scoprire che queste sono uniche e irripetibili. Allo stesso tempo, la conoscenza delle nubi è alla portata di tutti, basta volerlo. Molto probabilmente, dopo avere letto questo libro, non guarderete mai più al cielo senza farvi parecchie domande e aspettando la prossima nuvola…

Nel 2024, Il libro delle nuvole ha vinto la terza edizione del Premio Letterario Nazionale di letteratura naturalistica “GREEN BOOK” con la seguente motivazione:

“Attraverso un’affascinante esplorazione del cielo, l’autore ci guida in un viaggio straordinario alla scoperta del ruolo cruciale delle nuvole nel destino del nostro pianeta. Il suo libro ci invita a interpretare li cielo con occhi nuovi, individuando gli indizi che ci svelano i segreti del cambiamento climatico.

Con maestria, ci trasporta in alto tra le nubi, offrendoci uno sguardo ravvicinato e curioso sul perpetuo balletto delle masse vaporose, aprendo così le porte a una comprensione più profonda del mondo che ci circonda.”

 

Per saperne di più:

Levizzani, V., 2021: Il libro delle nuvole. Manuale pratico e teorico per leggere il cielo. Il Saggiatore, Milano, ISBN 9788842826828, 240 pp.

Almanacco della Scienza CNR

Video – UNOMATTINA ESTATE (Ora: 09:42:43 Min: 4:49) 

Audio – Radio 3 Scienza

Premio Letterario Nazionale di letteratura naturalistica “GREEN BOOK” – III edizione 2024

1st Meeting on Mediterranean Cyclones and Aerosol

In the framework of the activity of the COST action CA19109 MEDCYCLONES “European network for Mediterranean cyclones in weather and climate, we are glad to announce the organization of the 1st Meeting on Mediterranean Cyclones and Aerosol.The meeting will be held at Hotel Orsa Maggiore (http://www.orsamaggiore.it/) in Castro Marina, close to Lecce, in southeastern Italy, from 20 to 23 September 2021.

The meeting would provide the opportunity for a comprehensive discussion about intense Mediterranean cyclones and their role in transporting Saharan dust towards the Mediterranean region, as well as about the influence of aerosol on cyclone development.

The meeting aims at bringing together experts from the modelling community (atmospheric, oceanic, and aerosol) and from the experimental community (in situ and remote sensing aerosol measurements) in order to allow a complementary vision of the transport of aerosol due to Mediterranean cyclones, and to discuss and propose research approaches as foreseen within the WG3 of the COST action. In particular, the possibility of a joint methodology that combines a modelbased strategy with data analysis (from field experiments, satellite retrievals and meteorological reanalysis) will be explored in order to advance toward coupled oceanatmosphereaerosol modeling systems for a better representation of severe storms in the Mediterranean basin.

The first part of the meeting will be dedicated to review the current knowledge of highimpact Mediterranean cyclones, in particular those with tropicallike characteristics (Medicanes), with the purpose of advancing in their exact definition, exploiting different approaches.The second part of the meeting will be devoted to assess the interplay between Mediterranean cyclones and aerosol: on the one hand, the role of Saharan dust in modulating the intensity of Mediterranean cyclones, and on the other hand, the role of cyclones in mobilizing Saharan dust. Participation will be limited to 20 persons at most, due to safety reasons and venue capacity, seeking a distribution of expertise over different disciplines and approaches.If you wish to attend the meeting,or for any information,please send an email by 30 June 2021 to: MMCA_2021@isac.cnr.it

Lavoro ISAC selezionato da Nature Communications tra i 50 migliori articoli sugli impatti dei cambiamenti climatici

                                                      NEWS!

Questo articolo è stato selezionato dalla redazione di Nature Communications tra i migliori 50 articoli pubblicati di recente nel campo degli impatti dei cambiamenti climatici. 

Come cambierà il clima in Europa? Le correnti oceaniche nel Nord Atlantico sembrano essere la chiave

Predire i cambiamenti climatici è diventato un tema di grande attualità. Non si tratta solo più di una sfida scientifica volta a produrre previsioni del clima più accurate, ma è anche diventata una sfida a livello politico ed economico ad affrontare ed adattarsi ai cambiamenti già in corso.

Uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), e dal dipartimento di Ingegneria dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture del Politecnico di Torino ha dimostrato che le correnti oceaniche nel Nord Atlantico sono strettamente collegate ai cambiamenti climatici futuri sull’Europa.

 I ricercatori hanno analizzato 30 modelli climatici di ultima generazione che producono previsioni di clima futuro per il report IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), e hanno trovato che tra questi modelli c’è grande incertezza su quanto diminuirà la velocità delle correnti oceaniche nel Nord Atlantico: la stima va da un minimo di circa il 18% rispetto alla media del periodo pre-industriale, fino ad un declino molto più drastico, di circa il 74%. Inoltre i ricercatori hanno trovato che le variazioni climatiche future sull’Europa dipendono fortemente da quanto queste correnti si indeboliranno.

“Nei modelli in cui la diminuzione delle correnti del Nord Atlantico è minore, il riscaldamento previsto in Europa è maggiore. Ciò comporta anche un aumento maggiore delle piogge sul Nord Europa. Invece, nei modelli in cui le correnti del Nord Atlantico diminuiscono maggiormente, la temperatura e le piogge aumentano di meno, ma la corrente a getto si sposta verso nord modificando così il percorso tipico delle perturbazioni cicloniche durante l’inverno sull’Europa” – spiega Katinka Bellomo, che ha guidato lo studio.

In generale, la causa principale delle incertezze sulle previsioni climatiche è la rappresentazione semplificata, che varia da modello a modello, dei complessi fenomeni fisico-chimici del sistema Terra. Tuttavia, non si sa con precisione quali di questi fenomeni siano responsabili nel causare le incertezze. Il team invece ha dimostrato che la maggior parte delle discordanze tra i modelli nel predire il cambiamento climatico sull’Europa è collegato alle correnti oceaniche nel Nord Atlantico.

 “Questo significa che se fossimo in grado di dire con precisione come le correnti oceaniche cambiano quando sono forzate dalle emissioni di gas serra, allora potremmo drasticamente ridurre l’incertezza nelle previsioni climatiche per l’Europa. Grazie alle campagne di osservazioni che vengono svolte attualmente nel Nord Atlantico, ora siamo in grado di capire meglio la dinamica degli oceani. Quindi è importante continuare in questa direzione visto che sembra molto possibile che a breve saremo in grado di produrre modelli molto più precisi.” – aggiunge Katinka.

La ricerca – a cui hanno partecipato anche Susanna Corti del CNR-ISAC, Michela Angeloni del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Bologna e CNR-ISAC, e Jost von Hardenberg del Dipartimento di ingegneria dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture del Politecnico di Torino e CNR-ISAC – è stata finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito dei progetti Horizon 2020 TiPES e CRESCENDO al CNR-ISAC, ed è stata pubblicata su Nature Communications
Un’intervista in inglese con l’autrice Katinka Bellomo è disponibile su questo podcast.

Bellomo, K., Angeloni, M., Corti, S. et al. Future climate change shaped by inter-model differences in Atlantic meridional overturning circulation response. Nat Commun 12, 3659 (2021). https://doi.org/10.1038/s41467-021-24015-w

Comunicato Stampa CNR: link 

Figure Source: http://editors.eol.org/eoearth/wiki/File:OCP07_Fig-6.jpg
Author: R. Curry, Woods Hole Oceanographic Institution/Science/USGCRP

 

La Presidente Maria Chiara Carrozza visita ISAC di Lecce

La Presidente del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche Maria Chiara Carrozza è stata oggi, 9 giugno 2021, in visita all’Istituto CNR ISAC, sede di Lecce, accolta dalla Direttrice Maria Cristina Facchini, dalla Responsabile di sede Piera Ielpo e tutto lo staff.
 

Un nuovo dataset di osservazioni atmosferiche di gas serra da parte dell’Infrastruttura di Ricerca ICOS (Integrated Carbon Observation System)

E’ stato rilasciato il nuovo dataset di osservazioni atmosferiche di gas serra da parte dell’Infrastruttura di Ricerca ICOS (Integrated Carbon Observation System) per il periodo Settembre 2015 – Gennaio 2021. Questo dataset contiene le osservazioni di 26 stazioni di misura in Europa, fra cui il sito di classe-2 di Monte Cimone gestito da CNR-ISAC in collaborazione con l’Aeronautica Militare – CAMM di Monte Cimone. Nel dataset sono presenti i valori medi orari di CO2, CH4, N2O, CO e delle variabili meteorologiche osservate presso le stazioni atmosferiche di ICOS. Per un sottoinsieme di siti di misura, sono anche disponibili i dati inerenti il contenuto di 14C nella CO2. Tutte le stazioni seguono le ICOS Atmospheric Station specification V2.0 (doi:10.18160/GK28-2188) ed una strategia commune di elaborazione dei dati (se veda Hazan et al. 2016; doi:10.5194/amt-9-4719-2016).

I dati sono liberamente accessibili su: https://www.icos-cp.eu/data-products/icos-atmosphere-release-2021-1-level-2-greenhouse-gas-mole-fractions-co2-ch4-n2o-co

Picnic Scientifico – online

Anche quest’anno il CNR è stato invitato dall’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia a partecipare al più grande evento europeo di promozione della scienza: il Picnic Scientifico. L’evento organizzato dalla Radio polacca e dal Centro Scientifico “Copernico” si svolgerà dall’8 al 15 Maggio, ma a causa dell’emergenza sanitaria solo in modalità online. Il tema scelto per la 24° edizione è IL CLIMA E NOI. I ricercatori del CNR-ISAC di Bologna hanno ideato e realizzato alcune clip con esperimenti utili a far comprendere, ad un pubblico di tutte le età, i fenomeni fondamentali della Meteorologia e del Clima: come si formano le nuvole e le precipitazioni, come realizzare una nuvola in bottiglia, come misurare la CO2 e simulare l’effetto serra.

Di seguito i video degli esperimenti realizzati

Nuvole e convezione (Silvio Davolio)

Nuvole e fronti (Angela Marinoni)

Creare una nuvola in bottiglia (Marco Paglione)

Misurare la CO2 (Angela Marinoni)

L’Effetto serra (Marco Paglione)

 

Per partecipare all’iniziativa visitare il SITO dell’EVENTO 

Almanacco della Scienza CNRCNR WEB TV
 

Earth Day 2021 – Giornata Mondiale della Terra

Il CNR-ISAC per la Giornata Mondiale della Terra

 

Earth Day 2021 –  #RestoreourEarth 

Giovedì 22 aprile – Attività previste: 

 

ore 10,00

Il Clima e il Cambiamento climatico
Evento per le scuole:

Il cambiamento climatico è la sfida più importante per le nuove generazioni.  Insieme avremo modo di confrontarci sul clima e sull’effetto serra, sui risultati degli studi svolti finora sul cambiamento climatico e sulle sue cause, sulle possibili strategie di mitigazione e di adattamento da attuare per affrontare il futuro.
con Francesco Cairo (Dirigente di ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR)

Link: https://www.festivalscienzaverona.it/earth-day-2021/

 

ore 10,00

Evento per le scuole organizzato da Città della Scienza di Napoli, con proiezione del documentario “I am Greta”. Dialogo di Elisa Palazzi (Climatologa del CNR e docente di Fisica del clima presso l’Università di Torino) con Alessandro Farruggia, autore del libro “Cambiamenti Climatici

 

ore 17,45

“SUI SENTIERI DELLE SCIENZE – Giornata Mondiale della Terra – Le sentinelle del riscaldamento globale”
La Terra ha la febbre: come le montagne possono essere indicatori dei cambiamenti climatici e dello stato di salute del Pianeta.
 A cura del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. 
con Elisa Palazzi (Climatologa del CNR e docente di Fisica del clima presso l’Università di Torino)

Link: http://www.mrsntorino.it/cms/eventi/Eventi/1476-sui-sentieri-delle-scienze-naturali.html

Neve e vegetazione modulano il riscaldamento climatico

Lo studio, coordinato da ISAC mostra il rapporto tra il global warming degli ultimi decenni e la variazione di copertura nevosa e vegetale nelle diverse aree dell’emisfero settentrionale. I risultati sono pubblicati su ERL.

Grazie ai nuovi dati resi disponibili dalle ultime campagne satellitari è ora possibile osservare i cambiamenti nella copertura di neve e vegetazione associati al climate change e come essi abbiano modificato la quantità di radiazione solare riflessa localmente dalle superfici continentali (effetto di retroazione locale su riscaldamento climatico). I risultati di un lavoro realizzato da un team di ricerca internazionale coordinato da ISAC di Bologna, mostrano come i cambiamenti climatici degli ultimi decenni abbiano determinato larghe riduzioni della copertura nevosa ed estese espansioni della vegetazione capaci di amplificare (retroazione positiva al riscaldamento globale) o controbilanciare (retroazione negativa al riscaldamento globale) l’incremento delle temperature nelle diverse regioni dell’emisfero settentrionale. Del team autore dello studio – pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters – hanno fatto parte l’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, l’European Centre for Medium Range Weather Forecasts (ECMWF, Gran Bretagna), il Royal Netherlands Meteorological Institute (KNMI, Olanda) e Deltares (Olanda).
“Le analisi innovative, condotte combinando insieme per la prima volta i dati climatici con oltre 30 anni di osservazioni satellitari di copertura nevosa, vegetazione e riflettività delle superfici alla radiazione solare, hanno quantificato una notevole diversità spaziale dell’effetto dovuto alla neve e alla vegetazione”, spiega Andrea Alessandri del Cnr-Isac. “Nelle regioni dominate dall’effetto della riduzione della neve (alte latitudini e/o grande elevazione sul livello del mare) è stimato un ampio incremento della radiazione solare assorbita, che contribuisce a un’amplificazione dell’aumento delle temperature dovute al riscaldamento globale (effetto di retroazione positivo). Diversamente, l’espansione della vegetazione (foreste boreali, temperate e tropicali) può produrre effetti di retroazione sia positivi che negativi in diverse regioni e stagioni, a seconda delle caratteristiche della superficie che viene sostituita”, puntualizza Alessandri. Se la espansione della vegetazione rimpiazza una superficie con riflettività maggiore alla radiazione solare (ad esempio la neve) l’effetto sarà un aumento della radiazione assorbita (retroazione positiva al riscaldamento globale); se invece la superficie sostituita ha minore riflettività (ad esempio suoli scuri) l’effetto della espansione della vegetazione sarà un aumento della radiazione riflessa (retroazione negativa al riscaldamento globale). “I nostri risultati hanno dimostrano che nel complesso la vegetazione ha esercitato un effetto di retroazione negativo durante gli ultimi 30 anni con una tendenza quindi a contrastare l’aumento delle temperature dovute al riscaldamento globale. Questi risultati forniscono un riferimento osservazionale senza precedenti per lo sviluppo dei modelli del sistema Terra di nuova generazione che sono necessari per la valutazione delle strategie da intraprendere per mitigare i cambiamenti climatici futuri”, concludono Andrea Alessandri (Cnr-Isac) e Franco Catalano (Enea).

Alessandri A., Catalano F., De Felice M., van den Hurk B., Balsamo G. Varying snow and vegetation signatures of surface-albedo feedback on the Northern Hemisphere land warming, IOPscience https://doi.org/10.1088/1748-9326/abd65f 

Immagine allegata: Processi coinvolti nell’accoppiamento e retroazioni tra aumento delle temperature e riflessione della radiazione solare (albedo) alla superficie delle diverse regioni dell’emisfero settentrionale; (pannello b) suddivisione delle aree dell’emisfero settentrionale sulla base della dipendenza dall’effetto della neve (in blu), della vegetazione (in rosso) e sia della neve che della vegetazione (in verde).

Neve

 

Trasporto marittimo: quale impatto su salute e ambiente

Un’indagine Cnr-Isac, basata su studi recenti, evidenzia come le ultime normative internazionali abbiano portato ad una riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici, grazie alla quale si stimano, nei prossimi anni, una diminuzione di morti premature e casi di asma infantile, ma anche un leggero aumento del riscaldamento globale. I risultati sono pubblicati sulla rivista Atmosphere.

Un recente studio dell’Oms individua le attività marittime tra le sei maggiori sorgenti emissive antropiche (su sedici) di inquinanti atmosferici, sia gassosi sia nella forma di particolato, come ossidi di azoto e di zolfo e particolato atmosferico di diverse dimensioni. Questi inquinanti, in particolare le emissioni di anidride solforosa, provocano piogge acide e creano polvere fine che può provocare malattie respiratorie e cardiovascolari.
L’analisi condotta dal Cnr-Isac di Lecce, dal titolo ‘Recent Advances in Studying Air Quality and Health Effects of Shipping Emissions’ e pubblicato su Atmosphere, esamina le attuali conoscenze sull’impatto della navigazione locale nelle aree portuali comparandole con gli indicatori di salute pubblica.
“In Europa l’impatto alle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, come PM2.5 e PM10, le cosiddette polveri sottili, varia tra lo 0.2% ed il 14%, con i valori maggiori osservati nell’area del Mediterraneo”, dice Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac e co-autore della ricerca assieme alla collega Eva Merico. “In Italia si hanno impatti alle polveri sottili tipicamente tra il 2% ed il 10%. Gli impatti agli inquinanti gassosi (ossidi di azoto ed ossidi di zolfo) sono anche maggiori e variano, in Italia, tipicamente tra il 5 ed il 40%, valore, quest’ultimo, rilevato soprattutto in prossimità delle aree portuali”.
Le ultime normative internazionali pongono una decisa riduzione al contenuto di zolfo nei combustibili marini, dal 3,5% allo 0,5% in massa, portando così ad una diminuzione delle emissioni di ossidi di zolfo e di particolato atmosferico. “Grazie a queste misure, è possibile stimare un calo nei prossimi anni del 34% delle morti premature dovute alle emissioni navali (che rimarrebbero comunque 250 mila annue) e del 54% dei casi di asma infantile”, conclude Contini. “Per contro, la riduzione del tenore di zolfo nei combustibili cambia le proprietà chimiche e fisiche del particolato emesso e quindi la sua interazione con la radiazione solare, riducendo l’effetto di raffreddamento dell’atmosfera dovuto all’aerosol emesso dalle navi e portando ad un incremento di circa il 3% della forzante di riscaldamento globale dovuta alle attività umane, con un effetto complessivamente negativo sul clima. È auspicabile, quindi, che in futuro le politiche ambientali dirette al traffico marittimo, considerino e tutelino entrambi questi aspetti, la salute e il clima”.

Contini D, Merico E., (2021) Recent Advances in Studying Air Quality and Health Effects of Shipping Emissions,  in “Atmosphere” 12(1), 92, https://doi.org/10.3390/atmos12010092

Comunicato Stampa CNR 16/04/2021 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/10192

GAMES: Giochi di puntamento con satelliti per nubi e precipitazione

Si è recentemente concluso il progetto GAMES , acronimo di: “Geolocation Assessment/validation Methods for EPS-SG ICI and MWI (GAMES)” che ha avuto come obiettivo quello di sviluppare una metodologia per la valutazione quantitativa della geolocazione delle misure del sensore radiometrico satellitare a onde millimetriche e sub-millimetriche, Ice Cloud Imaging (ICI), la cui messa in orbita a bordo del satellite MetOp-SG-B nell’ambito del programma EUMETSAT Polar System Second Generation (EPS-SG), è prevista nel 2025.

 

Il lavoro è stato condotto da un consorzio formato da Università Sapienza di Roma, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni, Istituto di scienze atmosferiche e del Clima (per CNR- ISAC , Mario Montopoli, Daniele Casella, e Giulia Panegrossi) e l’azienda Svedese Molflow.

 

Il sensore ICI misurerà le nubi di ghiaccio, specialmente i cirri ed il suo obiettivo primario è quello di supportare il monitoraggio del clima e la validazione della rapprentazione delle nubi di ghiaccio nei modelli meteorologici e climatici attraverso la fornitura di prodotti di legati alle loro proprietà microfisiche.

 

In questo contesto la geolocazione dei dati satellitari è una parte standard del processo di calibrazione post-lancio. Affinché i dati abbiano un valore, è fondamentale che i parametri misurati siano correttamente mappati sulla superficie della Terra. Purtroppo alle lunghezze d’onda del sensore ICI, le normali tecniche di geolocazione, che prevedono l’utilizzo come riferimento delle linee di demarcazione terra-mare, non possono essere utilizzate in quanto il contributo della superficie è in gran parte assorbito dall’atmosfera.

 

Il progetto GAMES ha studiato, su base modellistica, i canali radiometrici del sensore ICI per cercare particolari target di superficie (laghi in altura, catene montuose e piattaforme di ghiaccio polari) e atmosferici (gradienti di vapore acqueo e nubi convettive) da sfruttare come punti di riferimento rilevabili per la verifica del puntamento del sensore una volta in orbita.

 

Sebbene l’attività del progetto GAMES si sia concentrata sul sensore ICI, portando allo sviluppo di un tool informatico di diagnosi di futuro utilizzo per la sua geolocazione, i risultati dello studio sono potenzialmente rilevanti anche per i futuri sensori passivi a microonde di prossima generazione.

 

Maggiori informazioni sul progetto GAMES possono essere reperite qui

Contatto CNR: Istituto di Scienze dell’ Atmosfera e del Clima

Mario Montopoli m.montopoli@isac.cnr.it

Special Issue :Retrieval of Cloud and Precipitation by Ground-Based Radar and In Situ Observations: Application to Atmospheric and Volcanic Ash Clouds

Caro Collega, 

La rivista Remote Sensing (ISSN 2072-4292) offre l’opportunità di presentare contributi alla Special Issue “Retrieval of Cloud and Precipitation by Ground-Based Radar and In Situ Observations: Application to Atmospheric and Volcanic Ash Clouds”.

I dettagli del numero speciale possono essere trovati qui sotto:
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– Numero speciale: Retrieval of Cloud and Precipitation by Ground-Based Radar and In Situ Observations: Application to Atmospheric and Volcanic Ash Clouds

– Sito web: https://www.mdpi.com/journal/remotesensing/special_issues/Retrieval_Cloud_Precipitation

– Editori: Dr. Mario Montopoli, Dr. Elisa Adirosi e Dr. Gianfranco Vulpiani

– Scadenza per la presentazione dei manoscritti:  30 novembre 2021
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Parole chiave:

  • Satellite vs. Ground validation studies
  • Severe storms analysis, interpretation and nowcasting
  • liquid/solid precipitation microphysical parameter estimation
  • Quantitative precipitation estimation
  • Early warning tools
  • Volcanic clouds observations
  • Data Quality
  • Data assimilation
  • Data fusion
  • Climate records
  • Urban scale monitoring
  • Sensor networking
  • AI and multi-sensor big data approaches

Remote Sensing è una rivista peer-reviewed, ad accesso aperto, gratuita per i lettori, con spese di elaborazione degli articoli (APC) pagate dagli autori. La rivista si concentra sulle scienze e l’applicazione del  telerilevamento ed è pubblicata semestralmente online da MDPI. I manoscritti inviati a MDPI sono sottoposti a peer-review e una prima decisione viene fornita agli autori circa 16,4 giorni dopo l’invio; l’accettazione alla pubblicazione avviene in 2,6 giorni (valori mediani per articoli pubblicati in questa rivista nella seconda metà del 2020).

Contatti: m.montopoli@isac.cnr.it   

Mare caldo e anomalie atmosferiche favoriscono i tornado italiani

Pubblicato su Atmospheric Research un recente studio dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr-Isac e da un ricercatore dell’università UQAM di Montreal. Il gruppo di ricerca ha analizzato 20 anni di dati, studiando le condizioni che hanno agevolato la formazione delle trombe d’aria più intense che hanno interessato il nostro Paese. Risultano condizioni differenti per i fenomeni nel Nord e nel Sud Italia; la temperatura del mare sembra svolgere un ruolo importante in Puglia, Calabria e nell’Adriatico settentrionale

Nonostante le trombe d’aria siano frequenti nel nostro territorio, sono pochi gli studi scientifici che ne hanno analizzato le caratteristiche. In un articolo appena pubblicato su Atmospheric Research, CNR-ISAC in collaborazione con Roberto Ingrosso dell’università UQAM di Montreal hanno identificato le configurazioni tipiche, a scala sinottica e a mesoscala, relative ai fenomeni sviluppatisi in alcune aree italiane.

“Abbiamo analizzato le condizioni ambientali associate allo sviluppo di trombe d’aria in Italia negli ultimi 20 anni. Isolando i casi più rilevanti, e raggruppandoli in famiglie regionali, abbiamo potuto identificare alcune particolari configurazioni atmosferiche che favoriscono la formazione di questi eventi”, afferma Leonardo Bagaglini del Cnr-Isac, primo autore dell’articolo. “In particolare, la genesi dei tornado è generalmente associata a forti anomalie in alcuni parametri meteorologici, che differiscono tra le varie macroregioni analizzate, con valori più elevati negli eventi del Sud Italia”.

Le trombe d’aria meridionali generalmente si sviluppano in autunno e d’estate e hanno origine da trombe marine che si spostano sulla terraferma. Sono innescate dal rapido transito di una massa d’aria di origine africana molto calda e umida (che favorisce condizioni di spiccata instabilità), caratterizzata da una forte rotazione del vento con la quota, elemento necessario per lo sviluppo degli eventi più intensi. Le trombe d’aria nel Nord Italia si verificano per lo più in tarda primavera e in estate; in questi casi l’instabilità si innesca principalmente per l’arrivo di aria più fresca proveniente da Nord sopra l’aria calda e ricca di umidità che persiste nei bassi strati durante la stagione estiva.

La temperatura del mare sembra svolgere un ruolo importante per le trombe d’aria in Puglia e Calabria e nell’Adriatico settentrionale, soprattutto per le più intense. Il nostro studio ha evidenziato che, per i vortici originati come trombe marine, il mare su cui si formano risulta generalmente più caldo della media climatologica: tale anomalia risulta maggiore per i fenomeni che interessano le coste ioniche e venete”, conclude Mario Marcello Miglietta del Cnr-Isac.

Bagaglini, L., Ingrosso, R., & Miglietta, M. M. (2021). Synoptic patterns and mesoscale precursors of Italian tornadoes. Atmospheric Research, 253. http://doi.org/10.1016/j.atmosres.2021.105503

Comunicato Stampa CNR 35/21 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/10079

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Scoperte emissioni di composti pericolosi per il buco dell’ozono

Un articolo pubblicato su PNAS rileva per la prima volta tre composti ozono-distruttori proibiti dal Protocollo di Montreal, grazie ai dati prodotti da una rete globale di 15 stazioni di cui fa parte l’Osservatorio climatico O. Vittori sul Monte Cimone, gestito dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr. L’aumento delle concentrazioni è dovuto a emissioni industriali in Asia orientale di tipo non intenzionale, ancora non regolamentate.

A poco più di trent’anni dalla sua entrata in vigore, il Protocollo di Montreal per la protezione dell’ozono stratosferico, che limita la produzione e l’uso di gas ozono-distruttori, è considerato uno dei maggiori successi della cooperazione internazionale, data l’ampia adesione. Ben 197 paesi hanno ratificato il trattato, impegnandosi a drastiche limitazioni nella produzione e nell’uso di questi composti. Tuttavia, risulta fondamentale riuscire a controllare il rispetto degli accordi.

Misurare in continuo i livelli di questi gas in atmosfera è uno degli strumenti disponibili per questo controllo, implementato attraverso la messa in rete di osservatori che, sotto l’egida del WMO (l’Organizzazione mondiale della meteorologia), misurano in tutto il mondo e da molti anni i livelli atmosferici dei composti dannosi per l’ozono. Tra le stazioni che fanno parte delle reti di misura globali c’è l’Osservatorio climatico Ottavio Vittori, posto sulla vetta del Monte Cimone e gestito dal CNR-ISAC in collaborazione con l’Aeronautica militare. Sul Cimone, grazie alla collaborazione con l’Università di Urbino, da 20 anni si misurano, tra gli altri, i gas responsabili del “buco” nell’ozono stratosferico.

In un articolo appena pubblicato sulla rivista PNAS si riportano i risultati di uno studio condotto grazie a una collaborazione internazionale tra ricercatori di tutto il globo tra cui Jgor Arduini e Michela Maione dell’Università di Urbino, associati Cnr-Isac, in cui per la prima volta si rileva la crescita dei livelli atmosferici globali di tre idroclorofluorocarburi ozono-distruttori, la cui produzione ed uso sono proibiti dal Protocollo di Montreal. “La messa in rete delle misure globali e la relativa analisi modellistica hanno permesso di identificare quale sia la regione del globo maggiormente responsabile delle emissioni: l’Asia orientale, dove i composti sono emessi come intermedi di produzione dell’industria dei fluorocarburi”, spiega Maione. “Questo studio dimostra la necessità di introdurre nel Protocollo di Montreal emendamenti che regolino le emissioni non intenzionali, che al momento non sono previsti”.

Lo studio conferma l’utilità di queste ricerche nel controllo del rispetto degli accordi internazionali. “Nel 2018 i ricercatori della NOAA statunitense avevano appurato una violazione del Protocollo di Montreal da parte della Cina, dove è stata poi accertata la presenza di impianti industriali che dal 2013 producevano illegalmente CFC-11, un composto utilizzato per la creazione di schiume poliuretaniche fortemente dannoso per l’ozono”, conclude la ricercatrice. “Questa rivelazione ha portato il governo cinese a prendere provvedimenti immediati che hanno dato dei frutti, come dimostrano due articoli appena pubblicati su Nature (https://www.nature.com/articles/s41586-021-03277-w): le emissioni di CFC-11 dalla Cina orientale sono tornate a diminuire, con conseguente limitazione dei potenziali danni all’ozono stratosferico”.

M. K. Vollmer, J. Mühle, S. Henne, D. Young, M. Rigby, B. Mitrevski, S. Park, C. R. Lunder, T. S. Rhee, C. M. Harth, M.Hill, R. L. Langenfelds, M. Guillevic, P. M. Schlauri, O. Hermansen, J. Arduini, R. H. J. Wang, P. K. Salameh, M. Maione, P. B. Krummel, S. Reimann, S. O’Doherty, P. G. Simmonds, P. J. Fraser, R. G. Prinn, R. F. Weiss, L. P. Steele – Unexpected nascent atmospheric emissions of three ozone-depleting hydrochlorofluorocarbons. Proceedings of the National Academy of Sciences Feb 2021, 118 (5) e2010914118, DOI: 10.1073/pnas.2010914118

Comunicato Stampa CNR 24/2021 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/10031/scoperte-emissioni-di-composti-pericolosi-per-il-buco-dell-ozono

 

 

Prof. Sergej Sergeevich Zilitinkevich

Il 16 febbraio abbiamo ricevuto la triste notizia della scomparsa del Prof. Sergej Sergeevich Zilitinkevich. Sergej è stato un gigante nel campo della meteorologia dello strato limite atmosferico, turbolenza, fluidodinamica, nella scienza al suo livello superiore. A lui dobbiamo alcune tra le idee e gli sviluppi più brillanti nel campo della fisica dell’ atmosfera. Sergej era un leader, un maestro sempre giovane, un entusiasta, un amico, una persona davvero in ascolto, un vero scienziato. Il suo lavoro ed il suo sorriso intelligente rimarranno per sempre nella nostra memoria.

Testo di:

Silvia Trini Castelli,  Stefania Argentini,  Francesco Tampieri,  Igor Petenko, Giampietro Casasanta

Special Issue “YOCOCU2020 Hands on Heritage: Experiencing, Conservation, Mastering Management”

This Special Issue of Heritage encourages the submission of contributions presented at the 7th YOCOCU (Youth in Conservation and Cultural Heritage) Conference in Tbilisi (on-line edition), on 2nd–5th November 2020: “Hands on Heritage: Experiencing, Conservation, Mastering Management”. This edition is devoted to experiences in learning and working on real-life scenarios in the realm of the conservation and management of cultural heritage. Therefore, research articles addressing the following (not exhaustive) list of topics are welcomed:

  • Archaeological heritage between conservation and management
  • New strategies in conservation and valorization of archaeological sites and buildings
  • Archaeological research and cultural landscape
  • Architectural restoration and conservation: approaches and case studies
  • Public archaeology
  • Remote sensing for archaeology and cultural heritage management
  • Natural risk assessment for the protection of cultural heritage and landscape
  • Remote and in-situ sensing technologies for the conservation and interpretation of monuments

Deadline for manuscript submissions: 31 July 2021

Detailed information about the Special Issue can be found here: https://www.mdpi.com/journal/heritage/special_issues/yococu2020

Terzo Congresso Nazionale AISAM

La comunità scientifica delle scienze dell&’atmosfera, della meteorologia e della climatologia si dà appuntamento dal 9 al 12 febbraio prossimo per il terzo Congresso di AISAM (Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia, di cui ISAC è socio collettivo) che si terrà interamente online, ospitato dalla piattaforma virtuale gestita dall’Università dell’Aquila e CETEMPS. Un programma nutrito e per tutti i gusti, con 40 presentazioni orali e 44 presentazioni poster, in modalità interattiva, per conoscere tutte le sfaccettature del mondo della meteorologia. Il programma completo è disponibile su: http://congresso.aisam.eu/ L’accesso alla conferenza avverrà tramite piattaforma Webex, attraverso la pagina: https://www.e-learning.univaq.it/videoconferenze/cetemps/

Superamenti PM10: il contributo del riscaldamento domestico

Nonostante le limitazioni anti-covid alla mobilità, si continuano ad osservare sforamenti delle concentrazioni di particolato in Pianura Padana. Uno studio, a cui ha partecipato il CNR-ISAC e pubblicato su Pnas, mostra come le reazioni chimiche alla base della formazione del particolato secondario non siano generate solo dalle emissioni di traffico e agricoltura

Secondo i dati dell’Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa) i livelli di polveri sottili pericolose per la salute (PM2.5 e PM10) in Pianura Padana restano elevati nonostante le limitazioni agli spostamenti di persone e veicoli per le norme anti-covid. Uno studio pubblicato su Pnas, che vede la partecipazione ISAC, coordinato dal Centro Studi per la Qualità dell’Aria e il Cambiamento Climatico della Foundation for Research and Technology Hellas (C-STACC) di Patrasso in Grecia, mostra e quantifica l’effetto delle emissioni di combustione di biomasse sulle trasformazioni chimiche responsabili della formazione di particolato secondario.

“Gran parte del PM in Pianura Padana è di origine secondaria, formato cioè a partire da precursori gassosi che reagiscono in atmosfera”, afferma Marco Paglione ricercatore del Cnr-Isac e autore dello studio. “I meccanismi con cui questi inquinanti si trasformano in particolato sono ancora oggetto di studio, anche perché nei mesi freddi la radiazione solare – che solitamente è il motore delle reazioni chimiche che regolano le concentrazioni di inquinanti secondari in atmosfera – è ridotta al minimo”.

Lo studio apre però nuove prospettive mostrando come “il particolato secondario si formi rapidamente anche attraverso trasformazioni chimiche degli inquinanti che avvengono in assenza di radiazione (dark aging) e che sono promosse dalla presenza di particelle liquide in atmosfera, come la nebbia. Finora si riusciva a stimare l’effetto di queste reazioni sulla formazione di PM secondario a partire da sorgenti da traffico e agricoltura (particolato da nitrato di ammonio). Il nostro studio evidenzia come anche le emissioni da combustione di legna per il riscaldamento domestico, come quelle di stufe a legna e pellet, subiscano la stessa sorte, contribuendo alle concentrazioni totali di PM in maniera più sostanziale di quanto supposto finora”, conclude Paglione. “Questi risultati chiariscono i contributi delle specifiche sorgenti invernali di PM in Pianura Padana così come in altre regioni del mondo, offrendo al tempo stesso opportunità di nuovi sviluppi dei modelli previsionali per la qualità dell’aria”.

Il progetto è stato sostenuto dall’ERC Consolidator Grant “PyroTRACH – Pyrogenic Transformations Affecting Climate and Healthy”  (PI: Athanasios Nenes; https://twitter.com/pyrotrach)

Kodros J.K., Papanastasiou D.K, Paglione M., Masiol M., Squizzato S., Florou K., Skyllakou K., Kaltsonoudis C., Nenes A., Pandis S.N.: Rapid dark aging of biomass burning as an overlooked source of oxidized organic aerosol – Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) Dec 2020, 117 (52) 33028-33033; https://doi.org/10.1073/pnas.2010365117

 

Comunicato Stampa CNR 14/2021 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9978/superamenti-pm10-il-contributo-del-riscaldamento-domestico

ArtEtecnologia

A seguito del convegno ArtEclima: tra emergenze e difesa dei nostri Beni Culturali (Senato della Repubblica, 21 Settembre 2020) proseguono anche nel 2021 gli incontri dal titolo Pillole di ArteScienza organizzati dalla senatrice Michela Montevecchi, membro della commissione Cultura di Palazzo Madama, sul tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale e paesaggistico.

Nel primo modulo (ArteScienza – Cambiamenti Climatici: antichi saperi e nuove tecnologie per la difesa del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, 30 novembre 2020) gli speaker hanno fatto emergere chiaramente il ruolo di eccellenza della ricerca italiana nel panorama internazionale nel settore della tutela del patrimonio artistico, del paesaggio e delle opportunità fornite dalle nuove tecnologie per mitigare e contrastare gli impatti negativi generati dalla crisi climatica.

https://www.isac.cnr.it/en/news/artescienza-cambiamenti-climatici-antichi-saperi-e-nuove-tecnologie-la-difesa-del-nostro

Alessandra Bonazza, coordinatrice dello studio “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters”, ha presentato le attività condotte in ISAC per rafforzare la resilienza del patrimonio culturale attraverso la ricerca sulla vulnerabilità, sull’individuazione delle aree di rischio e sull’uso dei dati satellitari.

Il 4 febbraio, per il secondo modulo del ciclo di Pillole di ArteScienza, intitolato “ArtEtecnologia”, Alessandra Bonazza avrà modo di approfondire le tematiche introdotte durante il primo appuntamento del 2020, focalizzando l’attenzione sull’importanza  delle tecnologie come strumento a disposizione  per la  tutela e la conservazione del patrimonio culturale.

Diretta Facebook, 4 febbraio 2021, ore 18:00, sulla pagina istituzionale della senatrice Michela Montevecchi:

https://www.facebook.com/MichelaAMontevecchi/

 

 

 

Ricercatori influenti

La rivista PLOS Biology ha messo a disposizione un aggiornamento del ranking dei 100000 ricercatori piu’ influenti nel mondo, basato sulle citazioni ricevute da altri autori fino al 2019. Nella graduatoria “carriera”, relativa agli anni 1995-2019 figurano i ricercatori ISAC, ora a riposo, Dario Camuffo (posizione  58815) e Sandro Fuzzi (posizione 64478), e la direttrice ISAC Maria Cristina Facchini (91575).

Per dettagli sulle tecniche usate per armonizzare le diverse aree scientifiche e per scaricare i files si veda

Baas, Jeroen; Boyack, Kevin; Ioannidis, John P.A. (2020), “Data for “Updated science-wide author databases of standardized citation indicators””, Mendeley Data, V2, doi: 10.17632/btchxktzyw.2

https://data.mendeley.com/datasets/btchxktzyw/2

Special Issue “Numerical Modeling and Statistical Analysis of Severe Weather Conditions and Extreme Events

Special Issue Announcement:

Numerical Modeling and Statistical Analysis of Severe Weather Conditions and Extreme Events” of the journal Atmosphere (ISSN 2073-4433).

 

Temi di interesse per la Special Issue sono:

– heavy precipitation systems and triggering mechanisms

– floods and landslides

– supercell thunderstorms

– windstorms, tornados and downbursts

– mesoscale convective systems

– statistical analysis, model verification and performance evaluation

– data assimilation techniques

– model sensitivity tests

 

La data per la sottomissione dei manoscritti è fissata al 31 Agosto 2021.

 

Informazioni dettagliate sono disponibili al seguente link:

https://www.mdpi.com/journal/atmosphere/special_issues/Severe_Weathe_Events

La percezione distorta dell’inquinamento atmosferico

CNR-ISAC in collaborazione con le Università di Urbino e Vienna ha rivelato l’errata percezione riguardo alle principali cause dell’inquinamento dell’aria: industria e traffico anziché agricoltura e allevamento. L’indagine, condotta su 16mila persone in sette paesi Ue, è pubblicata su AMBIO

 

L’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), assieme alle Università di Urbino e Vienna ha condotto uno studio, pubblicato su AMBIO, sulla percezione che l’opinione pubblica ha in sette paesi europei riguardo alle cause dell’inquinamento atmosferico. Oltre 16.000 cittadini di Italia, Austria, Belgio, Germania, Polonia, Svezia e Regno Unito sono stati intervistati per rispondere su quali settori rappresentassero, a loro parere, la principale causa di inquinamento dell’aria. I sette paesi sono stati scelti in quanto rappresentativi di diverse realtà socio-economiche, politiche e culturali e, come tali, della intera società europea.

Gli intervistati avevano cinque opzioni fra cui scegliere: agricoltura e allevamento, riscaldamento domestico, rifiuti, industria, traffico veicolare. Le risposte sono state analizzate sulla base di dati oggettivi quali età, genere, livello di scolarizzazione e tipologia dell’area di residenza.

“Con limitate differenze fra le tipologie di intervistato e di cittadinanza, i due settori indicati dagli intervistati come principali responsabili dell’inquinamento dell’aria sono stati di gran lunga industria e traffico veicolare, una percezione errata. Le filiere di agricoltura e allevamento sono in realtà le principali responsabili di emissioni di ammoniaca la quale, una volta emessa nell’aria, si trasforma in sale d’ammonio, ovvero la componente dominante del PM2.5, le cosiddette polveri sottili, responsabili degli effetti più gravi dell’inquinamento atmosferico sulla salute”, dichiara Sandro Fuzzi del Cnr-Isac. “Lo studio ha anche ipotizzato le cause di questa falsa percezione dei cittadini. Queste vanno dalla scarsa informazione che la scienza e le pubbliche autorità forniscono al pubblico, all’aumento di notizie non controllate sui social media che causano, a loro volta, una sempre più manifesta sfiducia nella scienza cosiddetta ufficiale. Nel caso specifico assume inoltre importanza lo stereotipo della campagna quale luogo ideale in cui vivere e depositario di importanti valori sociali e di tradizione”.

Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto europeo SEFIRA (Socio-Economic implications For Individual Responses to Air pollution policies in EU+27).

Maione M., Mocca E., Eisfeld K., Kazepov Y. & Fuzzi S. Public perception of air pollution sources across Europe. Ambio (2020). https://doi.org/10.1007/s13280-020-01450-5

Comunicato stampa CNR 

Il particolato atmosferico non favorisce la diffusione in aria del Covid-19

È quanto risulta da uno studio congiunto tra Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr e Arpa Lombardia, ora pubblicato su Environmental Research. La ricerca ha analizzato le concentrazioni di SARS-CoV-2 in aria nelle città di Milano e Bergamo, studiando l’interazione con le altre particelle presenti in atmosfera

La prima ondata della pandemia da Covid-19, nell’inverno 2020, ha colpito in maniera più rilevante il Nord Italia rispetto al resto del Paese e la Lombardia, in particolare, è stata la regione con la maggiore diffusione. A maggio 2020 vi erano registrati 76.469 casi, pari al 36,9% del totale italiano di 207.428 casi. Perché la distribuzione geografica dell’epidemia sia stata così irregolare è ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.

Un recente studio, condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), sedi di Lecce e Bologna, e dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente-Arpa Lombardia, dimostra che particolato atmosferico e virus non interagiscono tra loro. Pertanto, escludendo le zone di assembramento, la probabilità di maggiore trasmissione in aria del contagio in outdoor in zone ad elevato inquinamento atmosferico appare essenzialmente trascurabile.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Research, è stata condotta analizzando i dati, per l’inverno 2020, degli ambienti outdoor per le città di Milano e Bergamo, tra i focolai di COVID-19 più rilevanti nel Nord Italia. 

“Tra le tesi avanzate, vi è quella che mette in relazione la diffusione virale con i parametri atmosferici, ipotizzando che scarsa ventilazione e stabilità atmosferica (tipiche del periodo invernale nella Pianura Padana) e il particolato atmosferico, cioè le particelle solide o liquide di sorgenti naturali e antropiche, presenti in atmosfera in elevate concentrazioni nel periodo invernale in Lombardia, possano favorire la trasmissione in aria (airborne) del contagio”, spiega Daniele Contini, ricercatore di Cnr-Isac (Lecce). “È stato infatti supposto che tali elementi possano agire come veicolo per il SARS-CoV-2 formando degli agglomerati (clusters) con le emissioni respiratorie delle persone infette. In tal caso il conseguente trasporto a grande distanza e l’incremento del tempo di permanenza in atmosfera del particolato emesso avrebbero potuto favorire la diffusione airborne del contagio”.

Nella ricerca sono state stimate le concentrazioni di particelle virali in atmosfera a Milano e Bergamo in funzione del numero delle persone positive nel periodo di studio, sia in termini medi sia nello scenario peggiore per la dispersione degli inquinanti tipico delle aree in studio. “I risultati in aree pubbliche all’aperto mostrano concentrazioni molto basse, inferiori a una particella virale per metro cubo di aria”, prosegue Contini. “Anche ipotizzando una quota di infetti pari al 10% della popolazione (circa 140.000 persone per Milano e 12.000 per Bergamo), quindi decupla rispetto a quella attualmente rilevata (circa 1%), sarebbero necessarie, in media, 38 ore a Milano e 61 ore a Bergamo per inspirare una singola particella virale. Si deve però tenere conto che una singola particella virale può non essere sufficiente a trasmettere il contagio e che il tempo medio necessario a inspirare il materiale virale è tipicamente tra 10 e 100 volte più lungo di quello relativo alla singola particella, quindi variabile tra decine di giorni e alcuni mesi di esposizione outdoor continuativa. La maggiore probabilità di trasmissione in aria del contagio, al di fuori di zone di assembramento, appare dunque essenzialmente trascurabile”.

“Per avere una probabilità media del 50% di individuare il SARS-CoV-2 nei campioni giornalieri di PM10 a Milano sarebbe necessario un numero di contagiati, anche asintomatici, pari a circa 45.000 nella città di Milano (3,2% della popolazione) e a circa 6.300 nella città di Bergamo (5,2% della popolazione)”, sottolinea Vorne Gianelle responsabile Centro Specialistico di Monitoraggio della qualità dell’aria di Arpa Lombardia. “Pertanto, allo stato attuale delle ricerche, l’identificazione del nuovo coronavirus in aria outdoor non appare un metodo efficace di allerta precoce per le ondate pandemiche”.

“La probabilità che le particelle virali in atmosfera formino agglomerati con il particolato atmosferico pre-esistente, di dimensioni comparabili o maggiori, è trascurabile anche nelle condizioni di alto inquinamento tipico dell’area di Milano in inverno”, conclude Franco Belosi, ricercatore Cnr-Isac di Bologna. “È possibile che le particelle virali possano formare un cluster con nanoparticelle molto più piccole del virus ma questo non cambia in maniera significativa la massa delle particelle virali o il loro tempo di permanenza in atmosfera. Pertanto, il particolato atmosferico, in outdoor, non sembra agire come veicolo del coronavirus”.

F. Belosi, M. Conte, V. Gianelle, G. Santachiara, D. Contini, 2020. On the concentration of SARS- CoV-2 in outdoor air and the interaction with pre-existing atmospheric particles. Environmental Research 110603, https://doi.org/10.1016/j.envres.2020.110603

Link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935120315000

Comunicato Stampa CNR  https://cnr.it/it/comunicato-stampa/9921

L’Himalaya: una fabbrica naturale di aerosol

Sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience i risultati di una ricerca sulla formazione di particelle presso il Nepal Climate Observatory at Pyramid. E’ stato osservato che grandi quantità di particelle si formano nelle valli himalayane a partire da precursori gassosi di origine naturale e possono essere trasportati alle alte quote grazie ai sistemi dei venti di valle. Per la prima volta è stato provato che i gas precursori di particelle sono composti organici emessi dalla vegetazione a quote più basse. Durante il trasporto lungo la valle, questi gas sono trasformati da reazioni fotochimiche in composti a volatilità molto bassa, che rapidamente si trasformano in un numero elevatissimo di nuove particelle. Possiamo quindi pensare alla catena himalayana come ad una grande “fabbrica di particelle” che produce continuamente nuove particelle e le inietta nell’atmosfera sopra le quote del Monte Everest. Da queste osservazioni è stato stimato che il trasporto può aumentare il numero di particelle di un fattore due o più. Queste nuove osservazioni sono quindi importanti per stimare meglio la concentrazione di base nel periodo pre-industriale per gli aerosol in questa ampia regione.

Biogenic particles formed in the Himalaya as an important source of free tropospheric aerosols. Nature Geoscience, 2020 DOI: 10.1038/s41561-020-00661-5

Misurare la pioggia con un’antenna satellitare domestica? Grazie a NEFOCAST, oggi si può!

 

I ricercatori ISAC sono stati recentemente coinvolti in un originale progetto per la stima della precipitazione da collegamenti satellitari utilizzati per servizi di  telecomunicazioni.

Il progetto Nefocast, finanziato dalla Regione Toscana, ha l’obiettivo di ottenere informazioni con elevate risoluzione temporale sulle precipitazioni atmosferiche a partire dall’attenuazione dovuta alla precipitazione sulla propagazione dei segnali di telecomunicazione. Come strumento di misura è stato usato lo SmartLNB, un ricevitore satellitare bidirezionale di nuova generazione. Questo ricevitore domestico, progettato e commercializzato per fornire servizi satellitare (es. internet via satellite, TV interattiva, raccolta dati da sensori, Internet of Things), è stato utilizzato dal progetto Nefocast come sensore meteo di opportunità: il ricevitore, infatti, misura il livello di segnale in ingresso e può trasmettere questo dato per ulteriori elaborazioni.

Lungo la tratta satellite-ricevitore il segnale viene attenuato a causa di tanti fattori, ma alle frequenze usate dai terminali SmartLNB, tale attenuazione è dovuta prevalentemente alle precipitazioni meteorologiche. Quindi conoscendo la potenza del segnale ricevuta in caso di precipitazione, è possibile misurare l’attenuazione subita dal segnale e quindi con uno specifico algoritmo appositamente sviluppato durante il progetto è possibile ottenere l’intensità di precipitazione.

I principali vantaggi e potenzialità del sistema possono essere riassunti quali:

  • Stima della precipitazione a costo «zero» (si utilizzano segnali e sistemi di opportunità), real-time e con elevata risoluzione temporale
  • Stima areale con accuratezza crescente al crescere della densità della rete di smartLNB
  • Qualità omogenea del dato
  • Potenziale grande disponibilità di dati a livello mondiale, in particolare in zone densamente popolate
  • Facilità di installazione e gestione in zone remote o dove i dati di precipitazione sono nulli o scarsi

Durante il progetto l’algoritmo di retrieval è stato sviluppato, ottimizzato e validato attraverso una campagna di misura che ha permesso di analizzare nel dettaglio la performance del sistema con il confronto con le misure effettuate da strumenti convenzionali per la misura della precipitazione al suolo quali disdrometri e pluviometri. I risultati della validazione sono incoraggianti e mostrano come il sistema proposto nel progetto Nefocast e basato su smartLNB sia un sistema innovativo per la stima della precipitazione. Alcuni limiti tecnici, quali la ridotta dinamica di misura e le scarse performance in caso di precipitazioni di tipo convettivo, sono stati individuati e sono state evidenziate le possibili soluzioni.

Il progetto ha visto la collaborazione di aziende private (MBI s.r.l. come capofila e Pro.Ge.Com. s.r.l.) e ricercatori di diversi enti di ricerca italiani (Cnr, Università di Pisa, Univerità di Firenze, Cnit).

La ricerca è stata di recente pubblicata su IEEE Transaction on Geosciences and remote sensing, ed è firmata da: Elisa Adirosi, Luca Baldini (Cnr-Isac), Alessandro Mazza e Alberto Ortolani (Cnr-Ibe), Luca Facheris (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Firenze), Filippo Giannetti e Simone Scarfone (Dipartimento di Ingegneria dell’informazione, Università di Pisa), Giacomo Bacci (MBI s.r.l.)

Contatti Elisa Adirosi: elisa.adirosi@artov.isac.cnr.it

Special Issue “Satellite Microwave Remote Sensing for Severe Storms Detection”

Gli ultimi due decenni hanno visto un aumento significativo del numero di prodotti di precipitazione ottenuti tramite i canali alle microonde satellitari. Nuove architetture di sensori satellitari passivi e attivi hanno fornito stime più accurate della precipitazione migliorando anche il retrieval delle idrometeore ghiacciate. Attualmente, un’ampia gamma di sensori a microonde in orbita attorno alla Terra offre un’opportunità senza precedenti per indagare sui sistemi precipitanti, identificando dettagli alla scala di nube utili per una migliore classificazione degli scenari nuvolosi e per valutare il grado di severità dei sistemi temporaleschi.

Questo numero speciale pubblicherà i risultati della ricerca relativamente a prodotti operativi e capacità di assimilazione dei dati satellitari a microonde utilizzati a supporto delle indagini sui sistemi temporaleschi. Gli studi che affrontano i collegamenti con le variabili climatiche essenziali sono particolarmente apprezzati. Anche i contributi delle applicazioni di CubeSat e gli studi teorici con nuovi sensori a microonde a bordo delle future missioni satellitari sono fortemente incoraggiati.

Termine per la sottomissione dei manoscritti: 28 febbraio 2022

Ulteriori particolari alla pagina: www.mdpi.com/si/69177

SARS-CoV-2, come prevenire il contagio indoor

Mantenere il giusto grado di umidità e un adeguato ricambio d’aria evita la propagazione del virus negli ambienti al chiuso, specialmente dove il rischio è più alto, come ospedali e studi medici. Lo conferma uno studio internazionale condotto, tra gli altri, da ricercatori Cnr-Isac e pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health (https://www.mdpi.com/1660-4601/17/22/8553)

È risaputo che il Sars-Cov-2 non si trasmette solo per contatto diretto, ma può diffondersi attraverso l’aria tramite “droplet”, le goccioline di saliva nebulizzata. “Sebbene il virus, di per sè, abbia dimensioni dell’ordine di un centinaio di nanometri (il diametro di un capello è di 50.000-180.000 nanometri), è verificato che una persona infetta, attraverso la respirazione, la vocalizzazione, la tosse, gli starnuti, può emettere un aerosol contenente potenzialmente il SARS-CoV-2”, spiega Francesca Costabile, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac).

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health da Cnr-Isac, in collaborazione con il tedesco Leibniz Institute for Tropospheric Research, il CSIR- National Physical Laboratory indiano e il 2B Technologies- Boulder (USA), suggerisce opportune strategie di prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione aerea del virus. “Oltre che in composizione, le particelle di tali aerosol variano notevolmente in dimensioni, da meno di 1.000 nanometri, il diametro delle polveri sottili, a valori superiori ai 5.000 nanometri, dimensione delle tipiche droplets respiratorie”, prosegue Costabile. “La relazione fra dose inalata e infettività per il SARS-CoV-2 dipende fortemente dalle dimensioni: la capacità di penetrazione nel tratto respiratorio basso, di traslocazione sistemica in tutto il corpo umano e di attacco a organi bersaglio particolarmente vulnerabili, primo fra tutti il cervello”.

Il rischio, insomma, varia drasticamente con le dimensioni di tali particelle di aerosol. “Ispirandoci al principio di precauzionalità, l’obiettivo principale del lavoro è stato riconoscere, sulla base di dati già pubblicati, l’esistenza di un rischio dovuto alla possibile trasmissione airborne del SARS-CoV-2 in particolari ambienti indoor. E quindi proporre linee guida semplici e chiare a ospedali, studi medici, locali pubblici e altri ambienti simili”, avverte la ricercatrice Cnr-Isac. “Robusti risultati di laboratorio dimostrano come la trasmissione del virus, in ambienti privi di radiazione solare, sia favorita da condizioni secche e fredde. Su tale base – all’interno di ambienti chiusi con luce solare diretta fredda, secca e con ventilazione insufficiente – raccomandiamo innanzitutto: di mantenere un’adeguata umidificazione dell’aria interna (nel range 40-60%), soprattutto laddove ci si trovi in condizioni di temperature sotto i 20° C, l’utilizzo di purificatori d’aria, di un’adeguata ventilazione meccanica anche nei periodi invernali e la misura della concentrazione del biossido di carbonio (CO2) in aria, da 

mantenere sotto le 1000 ppm. Sconsigliamo, infine, l’utilizzo di nebulizzatori in alcune procedure mediche e di tipologie di disinfettanti per le pulizie come quelli al perossido di idrogeno. In assenza di queste precauzioni il rischio potrebbe permanere pur indossando la mascherina chirurgica”.
Tali linee guida hanno il fine di ridurre il rischio di trasmissione per via aerea, per esempio in ospedali e case di cura, poiché sono ancora poche le nazioni come Canada, Belgio e Svizzera, che abbiano adottato strategie contro il rischio potenziale della trasmissione airborne del SARS-CoV-2, grazie anche al supporto degli scienziati. “Riteniamo che sia proprio questo uno dei compiti più importanti per la ricerca, in questo particolare momento”, conclude Costabile. “Il nostro studio rappresenta uno dei risultati della linea di ricerca delineata all’interno del Cnr-Isac con la creazione di working groups tematici dedicati al Covid-19 nel periodo del lockdown”.

Intervista: Rai UnoMattina Dic. 8, 2020 dal min 23.57  https://www.raiplay.it/video/2020/11/Unomattina-ecdfe3b8-fa38-4c9c-9dd2-a912a95d2c78.html

Tratto da: strategie di prevenzione e mitigazione del rischio trasmissione aerea del Sars-Cov-2 Ahlawat, A.; Mishra, S.K.; Birks, J.W.; Costabile, F.;Wiedensohler, A. Preventing Airborne Transmission of SARS-CoV-2 in Hospitals andNursing Homes. Int. J. Environ. Res. Public Health 2020, 17, 8553. https://www.mdpi.com/1660-4601/17/22/8553

Contatti: Francesca Costabile, Cnr-Isac, francesca.costabile@artov.cnr.it 

ArteScienza – Cambiamenti Climatici: antichi saperi e nuove tecnologie per la difesa del nostro patrimonio culturale e paesaggistico

A seguito del convegno “ArtEclima: tra emergenze e difesa dei nostri Beni Culturali” (Senato della Repubblica, 21 Settembre 2020) sono stati organizzati dalla senatrice Michela Montevecchi, membro della commissione Cultura di Palazzo Madama, due eventi sul tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale e paesaggistico con la partecipazione di esperti rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ricerca e dell’impresa.

Nel primo modulo (30 novembre 2020) gli speaker hanno fatto emergere chiaramente il ruolo di eccellenza della ricerca italiana nel panorama internazionale nel settore della tutela del patrimonio artistico, del paesaggio e delle opportunità fornite dalle nuove tecnologie per mitigare e contrastare gli impatti negativi generati dalla crisi climatica.

Alessandra Bonazza, coordinatrice dello studio “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters”, ha presentato le attività condotte in ISAC per rafforzare la resilienza del patrimonio culturale attraverso la ricerca sulla vulnerabilità, sull’individuazione delle aree di rischio e sull’uso dei dati satellitari.

L’opinione pubblica non è pienamente cosciente dell’impatto di questa emergenza climatica, largamente preannunciata e da affrontare senza temporeggiamenti, e pertanto anche la politica risulta ancora distante dalle tematiche di mitigazione, dalle strategie e dai piani adattamento, dalle politiche integrate di sviluppo sostenibile.

Scienza e politica si trovano in queste occasioni a condividere temi e soluzioni, la comunità scientifica è a disposizione per fornire gli strumenti sviluppati dalla propria ricerca, ma è necessario che la politica ascolti i suggerimenti e metta questi temi al centro dell’agenda del nostro Paese, nonostante le poche risorse stanziate dalla legge di Bilancio nell’esercizio finanziario 2020 per la categoria ‘Cultura, ambiente e qualità dell’aria’.

Riferimenti
– Glasgow Action Plan lavoro svolto nell’ambito della COP25 dal ‘Madrid-to-Glasgow Arts, Culture and Heritage Climate Action Plan’, lanciato dal Climate Heritage Network 

– “Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters” studio CNR-ISAC

– “Future of Our Pasts: Engaging Cultural Heritage in Climate Action” rapporto ICOMOS

Notte Europea dei Ricercatori, 27 novembre 2020

Quest’anno potete rimanere comodamente sul divano e passare da un evento realizzato a Bologna a quello registrato a Lamezia Terme semplicemente con un paio di click sulla tastiera. Tutti i progetti finanziati per il 2020 dalla Commissione Europea sono stati infatti realizzati online – 27 Novembre 2020. 
Consultate i programmi, registrarvi alle piattaforme se richiesto e godetevi lo spettacolo realizzato da ISAC per il 2020:

NET – Coordinato dal CNR, la sede ISAC – Roma ha virtualmente aperto la sua base di misura per far conoscere i mezzi con i quali i ricercatori studiano i vari aspetti dell’atmosfera (L. Di Liberto, F. Barnaba, M. Campanelli, G. Casasanta, S. Federico, L.P. D’Adderio, E. Adirosi, F. Prestileo e M. Montopoli). Parteciperà inoltre a Storie di ricercatori (F.Cairo) e ad un NET Talk, trasmesso in esclusiva su Raiplay dalle ore 19.00, sul tema “Antartide, la terra oltre i limiti” (G. Casasanta). La sezione Documentari ospita il video del progetto ProteCHt2save sul patrimonio culturale a rischio per eventi estremi.

 https://www.scienzainsieme.it/

 

SUPERSCIENCEME – Coordinato dall’Università della Calabria, ISAC – la sede di Lamezia Terme apre le porte dell’Osservatorio climatico I-AMICA e rende disponibili, sulla piattaforma online, video appositamente realizzati sulle seguenti tematiche:
– Un osservatorio per il clima nel centro del Mediterraneo a Lamezia Terme? (C.R. Calidonna, T. Lo Feudo, I. Ammoscato, D. Gulli, video girato presso Osservatorio I-AMICA di Lamezia Terme),
– Cosa serve per osservare il clima e la salute del pianeta Terra? (C.R. Calidonna, T. Lo Feudo, I. Ammoscato, D. Gulli),
– I modelli meteorologici e le previsioni meteo (E. Avolio),
– Il clima e i suoi cambiamenti (T. Lo Feudo),
– Futuri climatologi (T. Lo Feudo),
– Dalla ricerca all’impatto sull’ambiente delle misure chimico –atmosferiche: clima, qualità dell’aria, rischio idrogeologico e incendi, salute (C.R. Calidonna, T. Lo Feudo, I. Ammoscato, E. Avolio, M. Iannone CNR-IRIB, video e interazione live)

http://superscienceme.it/

 

ERN APULIA – Coordinato dall’Università del Salento, ISAC – sede di Lecce parlerà attraverso video e webinar desi seguenti temi:
– Analisi dell’eruzione dell’ETNA 2015 utilizzando il modello WRF-Chem e osservazioni satellitari (U. Rizza, video delle simulazioni),
– E’ quasi notte…Una giornata di lavoro in Artico (A. Donateo, P. Ielpo, F. Scoto, video girato presso la base di Gruvebadet – Ny Alesund),
– X Med-Dry: una rete di deposizioni secche nel bacino del Mediterraneo (P. Ielpo, F. De Tomasi, K. Kandler, video girato presso la stazione di monitoraggio di Lecce),
– Come migliorare le previsioni meteorologiche grazie ai dati di fulmini (A. Comellas Prat, S. Federico, R. C. Torcasio, S. Dietrich, video),
 Moviola della simulazione modellistica del tornado di Taranto del 2012 (M. Miglietta, video della simulazione),
– Ambiente e Clima. Il presente per il futuro (C. Mangia),
– Viaggio di una gocciolina in un colpo di tosse (P. Martano, video),
– Media oraria della colonna totale di ozono simulata con il modello WRF-Chem in dominio artico (U. Rizza e P. Ielpo, M. Morichetti, video della simulazione).

http://www.ern-apulia.it/

SOCIETYNext – Coordinato dal CINECA, ISAC – Bologna, dopo aver contribuito con propri interventi e tour alle rassegne “Aspettando la notte dei ricercatori” e “Quattro chiacchiere con la scienza”, partecipa alla notte con un Laboratorio virtuale sul tema Meteorologia e clima: che fenomeni! (A. Marinoni, S. Davolio e M. Paglione) e con incontri a tu per tu (speed date) con i ricercatori (M. Brunetti, P. De Nuntiis, M.D. Fernandez Gonzalez, V. Lembo, A. Marinoni) con i quali poter interagire facendo domande sulle tematiche di ricerca proposte.
Necessario registrarsi alla piattaforma https://notte-dei-ricercatori.sharevent.it/it-IT/

http://nottedeiricercatori-society.eu/

 

Per vedere nel sito ISAC le precedenti edizioni  clicca QUI

Coronavirus nell’aria? Solo in presenza di assembramenti

Uno studio multidisciplinare, condotto a maggio 2020, analizza le concentrazioni in atmosfera di SARS-CoV-2 a Venezia e Lecce, evidenziandone le implicazioni per la trasmissione airborne. La ricerca, pubblicata su Environment International, è stata condotta da Cnr-Isac, Università Ca’ Foscari Venezia, Cnr-Isp e Istituto zooprofilattico sperimentale della Puglia e della Basilicata

La rapida diffusione del Covid-19, e il suo generare focolai di differente intensità in diverse regioni dello stesso Paese, hanno sollevato importanti interrogativi sui meccanismi di trasmissione del virus e sul ruolo della trasmissione in aria (detta airborne) attraverso le goccioline respiratorie. Mentre la trasmissione del SARS-CoV-2 per contatto (diretta o indiretta tramite superfici di contatto) è ampiamente accettata, la trasmissione airborne è invece ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.
Grazie ad uno studio multidisciplinare, condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce, dall’Università Ca’ Foscari Venezia, dall’Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) di Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb), sono state analizzate le concentrazioni  e le distribuzioni dimensionali delle particelle virali nell’aria esterna raccolte simultaneamente, durante la pandemia, in Veneto e Puglia nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attività.
La ricerca, avviata grazie al progetto “AIR-CoV (Evaluation of the concentration and size distribution of SARS-CoV-2 in air in outdoor environments) e pubblicata sulla rivista scientifica Environment International, ha evidenziato una bassa probabilità di trasmissione airbone del contagio all’esterno se non nelle zone di assembramento.
“Il nostro studio ha preso in esame due città a diverso impatto di diffusione: Venezia-Mestre e Lecce, collocate in due parti del Paese (nord e sud Italia) caratterizzate da tassi di diffusione del COVID-19 molto diversi nella prima fase della pandemia”, spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac.
Durante la prima fase della pandemia, la diffusione del SARS-CoV-2 è stata eccezionalmente grave nella regione Veneto, con un massimo di casi attivi (cioè individui infetti) di 10.800 al 16 aprile 2020 (circa il 10% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,9 milioni. Invece, la regione Puglia ha raggiunto il massimo dei casi attivi il 3 maggio 2020 con 2.955 casi (3% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,0 milioni di persone. All’inizio del periodo di misura (13 maggio 2020), le regioni Veneto e Puglia erano interessate, rispettivamente, da 5.020 e 2.322 casi attivi.
“Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili quali la concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche. Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor”, sottolinea Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac.
La potenziale esistenza del virus SARS-CoV-2 nei campioni di aerosol analizzati è stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni dalla nanoparticelle al PM10 e determinando la presenza del materiale genetico (RNA) del SARS-CoV-2 con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate.
“Tutti i campioni raccolti nelle aree residenziali e urbane in entrambe le città sono risultati negativi, la concentrazione di particelle virali è risultata molto bassa nel PM10 (inferiore a 0.8 copie per m3 di aria) e in ogni intervallo di dimensioni analizzato (inferiore a  0,4 copie/m3 di aria)”, prosegue Contini. “Pertanto, la probabilità di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente così come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati, pertanto è assolutamente necessario rispettare le norme anti-assembramento anche in aree outdoor”.
“Un rischio maggiore potrebbe esserci in ambienti indoor di comunità scarsamente ventilati, dove le goccioline respiratorie più piccole possono rimanere in sospensione per tempi più lunghi ed anche depositarsi sulle superfici”, sottolinea Andrea Gambaro, professore a Ca’ Foscari. “E’ quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l’igienizzazione delle mani e delle superfici e l’uso delle mascherine”.
“Lo studio e l’applicazione di metodi analitici sensibili con l’utilizzo di piattaforme tecnologicamente avanzate permettono, oggi, di rilevare la presenza del Sars-CoV-2 anche a concentrazioni molto basse, come potrebbe essere negli ambienti outdoor e indoor, rendendo la diagnostica di laboratorio sempre più affidabile” conclude Giovanna La Salandra, dirigente della Struttura ricerca e sviluppo scientifico dell’Izspb.
Lo studio delle concentrazioni in alcuni ambienti indoor di comunità sarà oggetto di una seconda fase del progetto AIR-CoV.

D. Chirizzi, M. Conte, M. Feltracco, A. Dinoi, E. Gregoris, E. Barbaro, G. La Bella, G. Ciccarese, G. La Salandra, A. Gambaro, D. Contini, 2020. SARS-CoV-2 concentrations and virus-laden aerosol size distributions in outdoor air in north and south of Italy. Environment International 106255, https://doi.org/10.1016/j.envint.2020.106255
Link open access: https://authors.elsevier.com/sd/article/S0160412020322108

Comunicato Stampa CNR https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9830

Nuovo metodo per identificare la grandine tramite la costellazione GPM

Ricercatori del CNR-ISAC hanno sviluppato un metodo per riconoscere il segnale emesso dai chicchi di grandine all’interno delle nubi temporalesche e monitorarne l’evoluzione con elevata risoluzione temporale. Lo studio, condotto in collaborazione con un team di ricerca americano della NOAA e dell’Università del Maryland, permetterà di comprendere meglio la distribuzione della pioggia ghiacciata all’interno dei sistemi temporaleschi intensi, migliorando le attuali conoscenze sui meccanismi di formazione dei nuclei grandinigeni nel contesto dei cambiamenti climatici. Il metodo proposto (MWCC-H) utilizza l’elevata capacità delle microonde ad alta frequenza nell’intervallo 150-170 GHz nel riconoscere il segnale emesso dai chicchi di grandine all’interno delle nubi temporalesche: la rilevanza di questo studio risiede nell’aver sviluppato il primo  – e al momento unico – metodo generalizzato in grado di funzionare contemporaneamente su tutti i sensori satellitari ad alta frequenza in volo nella costellazione Global Precipitation Measurement mission (GPM). 

Concettualmente, l‘approccio si basa su un modello probabilistico di crescita tipo Verhulst, in cui l’incremento di una popolazione biologica è auto-limitato da una serie di fattori necessari a controllare l’esplosione demografica. Il modello, interpretando la perturbazione indotta dalle nubi temporalesche al campo radiativo naturalmente emesso dalla Terra (campo imperturbato), è in grado di identificare i segnali di scattering (riduzione di segnale) delle idrometeore ghiacciate ed estrarre la firma spettrale della grandine. Il valore della riduzione del segnale misurato dal satellite tende a distribuirsi secondo una legge di crescita esponenziale all’aumentare della distribuzione dimensionale dei chicchi di grandine. Una crescita incontrollata porta all’esplosione del modello (condizione critica o di saturazione). Nella similitudine con le popolazioni umane, il modello MWCC-H si autoregola attraverso un parametro K (capacità portante o carrying capacity) che controlla la crescita della curva fino al raggiungimento delle condizioni di saturazione.

I risultati della validazione dimostrano la robustezza e sensibilità del metodo nel riprodurre anche regioni dei sistemi temporaleschi caratterizzati da principi d’innesco del processo di formazione della grandine.   

L’utilità maggiore di questo metodo è di dare la possibilità, ad oggi senza precedenti, di poter monitorare l’evoluzione dei sistemi grandinigeni con elevata risoluzione temporale (vedi figura). La validità di questo studio è, altresì, rafforzata dall’opportunità di poter creare un database omogeneo sulla distribuzione globale delle nubi grandinigene su ogni tipo di superficie. Un siffatto database è uno strumento estremamente utile per migliorare l’attuale conoscenza degli effetti del cambiamento climatico sulla formazione della precipitazione solida e sulla geolocazione spazio-temporale dei sistemi temporaleschi più intensi. 

Laviola S., G. Monte, V. Levizzani, R. R. Ferraro, and J. Beauchamp: A New Method for Hail Detection from the GPM Constellation: A Prospect for a Global Hailstorm Climatology. Remote Sens. 2020, 12(21), 3553; https://doi.org/10.3390/rs12213553.

Comunicato Stampa CNR https://www.cnr.it/it/news/9786

Dedicato alla memoria di Hans Pruppacher da Vincenzo Levizzani

Prof. Dr. Hans Rudolf Pruppacher

23 marzo 1930 – 11 ottobre 2020

Hans Pruppacher, un gigante delle scienze atmosferiche, ci ha lasciato da pochi giorni lasciando un vuoto incolmabile non solo per i suoi contributi scientifici, ma anche per la sua umanità e capacità di insegnare. Hans è la figura più rappresentativa della fisica delle nubi in cui ha svolto un ruolo fondamentale come ricercatore, insegnante e mentore di generazioni di studenti e collaboratori per decenni.

Alla pagina http://www.cloudysky.it/Hans.html  il testo completo.

La Cina ecologica che surriscalda il Pianeta

il Venerdì, supplemento de La Repubblica, del 30 ottobre 2020 pubblica l’articolo “La Cina ecologica che surriscalda il Pianeta”.
Sandro Fuzzi CNR-ISAC interviene in merito all’enorme sforzo che la Cina sta facendo per limitare l’inquinamento atmosferico. Per paradosso, la forte diminuzione della concentrazione di particolato atmosferico in aria, fortemente benefica per la salute della popolazione, sta causando un aumento della temperatura del pianeta dato che il particolato atmosferico agisce da agente “raffreddante” del clima. Per questo si rende necessaria una ancora più decisa diminuzione delle emissioni di CO2 e degli altri composti clima-alteranti.

Visita istituzionale dell’assessore regionale Sandra Savaglio alla sede CNR-ISAC di Lamezia Terme: «Eccellenza calabrese»

L’assessore regionale alla Ricerca, Università e Istruzione della Regione Calabria Sandra Savaglio ha visitato la sede ISAC di Lamezia Terme.

La visita ha consentito all’assessore, scienziato di fama internazionale, di conoscere meglio una realtà radicata nel territorio e le attività di ricerca condotte: dalle misure di sorgenti naturali e antropiche utili per l’osservazione delle dinamiche inquinanti e climalteranti, agli studi specifici atmosferici relativi ad eventi meteorologici intensi.

Sono state illustrate all’assessore le attività dell’Osservatorio climatico ambientale che contribuisce, assieme ad altri 500 osservatori in tutto il mondo, al Global Atmospheric Watch del World Meteorological Organization (Gaw-Wmo), per il monitoraggio dello stato del clima a livello globale.

«Restare in Calabria – afferma l’assessore Savaglio – si può e si deve. Conoscere più da vicino le tante realtà di eccellenza serve soprattutto a orientare i nostri giovani a rimanere e a investire in studio e lavoro per la crescita collettiva».

L’articolo integrale qui

Ricerche in Antartide: Isac ancora presente

Per la riapertura stagionale della base Zucchelli in Antartide, tra i 5 ricercatori del Cnr che hanno preso quest’anno parte alla spedizione c’è il Dott. Alessandro Bracci ricercatore associato Cnr-Isac, dottorando all’Università di Bologna che lavora su tematiche multidisciplinari incentrate sulla microfisoca delle precipitazioni.

Il Dott. Bracci è stato recentemente intervistato dalla rivista Green blue in un interessante articolo che evidenzia il ruolo  degli scienziati italiani in Antartide: tra mummie di pinguini, scioglimento dei ghiacci e misure anti-Covid”

L’articolo integrale qui

 

 

Precipitazioni nevosa su oceano privo di ghiaccio: cosa possiamo apprendere delle ultime ricerche di frontiera

Il radar CloudSat a 94 GHz fornisce la più completa climatologia delle precipitazioni nevose sulle regioni polari, ma le stime quantitative accurate delle precipitazioni nevose derivate dalla riflettività del radar (figura in anteprima) rimangono impegnative. Il lavoro pubblicato  esplora l’utilizzo della temperatura di brillanza derivata da CloudSat a 94 GHz, un nuovo prodotto sviluppato a partire dall’ elaborazione del livello del rumore di fondo del radar, combinato con l’attenuazione integrata di percorso, un prodotto quest’ultimo  derivato dalla riduzione del segnale di ritorno della superficie vista dal radar.

I risultati dell’analisi dimostrano che su un oceano privo di ghiaccio, dove l’emissività della superficie e la retrodiffusione sono ben prevedibili, l’uso sinergico di questi due osservabili fornisce informazioni cruciali sulla presenza/importazione di strati super raffreddati e sulla densità della neve, con la possibilità di vincolare meglio la stima delle precipitazioni nevose. 

L’articolo pubblicato ha ottenuto la copertina della rivista MDPI Remote Sensing

Link alla pubblicazione:  https://www.mdpi.com/2072-4292/12/20/3285

Battaglia, A.; Panegrossi, G. What Can We Learn from the CloudSat Radiometric Mode Observations of Snowfall over the Ice-Free Ocean? Remote Sens. 202012, 3285.

Special Issue “Remote Sensing of Water Cycle ECVs and their Applications”

Questa Special Issue di Remote Sensing of the Water Cycle si concentra sui data set di lungo periodo da telerilevamento di Variabili Climatiche Essenziali relative a tutte le componenti del ciclo dell’acqua e loro applicazioni. I temi su cui principalmente si focalizza la Special Issue sono i seguenti:

  • Nuovi Climate Data Record (CDR) relativi al ciclo dell’acqua;
  • Studi di validazione e intercomparisons; 
  • Sfruttamento dei CDR in analisi a lungo termine: climatologie regionali, variabilità e trend, proiezioni relative agli eventi estremi;
  • Siccità e alluvioni: climatologia e identificazione dei fattori chiave;
  • Capacità dei CDR ad individuare eventi estremi;
  • Sfruttamento dei CDR relativi al ciclo dell’acqua in ambito climate service e risvolti sulla società;
  • Analisi relative alle connessioni tra variabili del ciclo dell’acqua, agricoltura e cibo, salute pubblica ed energia.

 

La sottomissione di manoscritti è stata procrastinata al 31 marzo 2021.

Per ulteriori dettagli visitate il sito web: 

https://www.mdpi.com/journal/remotesensing/special_issues/ECV_WaterCycle

 

 

SPECIAL ISSUE “REMOTE SENSING OF THE WATER CYCLE IN MOUNTAIN REGIONS”

Elisa Palazzi (CNR-ISAC) ci segnala la Special Issue intitolata “Remote Sensing of the Water Cycle in Mountain Regions” di recente inaugurazione sulla rivista Remote Sensing (ISSN 2072-4292, IF 4.118) di cui ha il piacere di essere guest Editor insieme al collega Joerg Bendix dell’Università di Marburg. Si invita chiunque interessato a sottomettere lavori entro il 30 Giugno 2021 sui seguenti temi:

– Water cycle

– Remote sensing

– Elevation dependent warming

– Cloud and rainfall changes in mountains

– Elevation dependent climate change, including extremes

– Mountain ecosystems

– Biodiversity loss

– Ecosystem services, nature contributions to people (NCP)

Si invita a visitare il sito web della Special Issue: https://www.mdpi.com/journal/remotesensing/special_issues/water_mountain.

Special Issue “New Insights into Atmospheric Chemistry and Climate”

The Guest editor Pierina Ieplo (CNR-ISAC) announces the Special Issue “New Insights into Atmospheric Chemistry and Climate” of Applied Sciences (ISSN 2076-3417) belonging to the section “Environmental and Sustainable Science and Technology”.
The topics of interest for this Special Issue include, but are not limited to the following:

  • carbonaceous aerosol
  • black carbon natural and anthropogenic sources identification in different regions
  • secondary inorganic and organic aerosol (SIA, SOA) formation from anthropogenic and natural precursor gases
  • aerosol-cloud interactions
  • assessment of source‘s contribution and composition by tracer-based and ensemble-based source apportionments
  • comparison and merging of remote sensing and ground-level measurements and transport models output
  • numerical models of aerosol transport
  • aerosol optical properties
  • Humic Like Substances (HULIS)

Deadline for manuscript submissions: 31 December 2020

Guest editors
Dr. Pierina Ielpo 
Prof. Dr. Paola Fermo
Dr. Constantini Samara

https://www.mdpi.com/journal/applsci/special_issues/Atmospheric_Chemistry_Climate

 

Stima della precipitazione da satellite del Medicane Udine dai prodotti H SAF sviluppati in ISAC

Tra il 14 e il 20 settembre 2020, un ciclone mediterraneo con caratteristiche di tipo tropicale, comunemente noto come “Medicane”, ha interessato il bacino del Mediterraneo sud-orientale. Il Medicane di nome Udine, secondo la denominazione ufficiale data dall’Università di Berlino, ha colpito le coste della Sicilia e della Calabria ed è approdata sulle coste occidentali della Grecia il 18 settembre 2020. Per il periodo in questione, sono stati registrati da sessanta a novanta passaggi di sensori a microonde  facenti parte della costellazione della missione Global Precipitation Measurement (GPM) della NASA (https://www.nasa.gov/mission_pages/GPM/main/index.html) che hanno permesso di caratterizzare e monitorare l’evoluzione delle precipitazioni del Medicane Udine durante la sua evoluzione sul Mar Mediterraneo.

L’attività del CNR-ISAC all’interno dell’EUMETSAT Satellite Application Facility on Support to Operational Hydrology and Water Management (H SAF) (http://hsaf.meteoam.it/) consiste nello sviluppare e fornire  prodotti di precipitazione satellitare a supporto di meteorologia operazionale, idrologia, oceanografia e gestione del rischio. Di seguito vengono mostrati due prodotti H SAF (H67 e H03B) usati per caratterizzare il Medicane Udine. Il prodotto H67 è un prodotto di stima della precipitazione basato unicamente sull’utilizzo di radiometri  passivi a microonde (PMW), che fornisce l’intensità media della precipitazione su 24 ore su una griglia regolare (risoluzione spaziale di 0.25° – per questo è definito di Livello 3). Il prodotto H67 ha stimato la quantità di pioggia caduta durante il Medicane Udine mostrando un picco superiore a 400 mm e una vasta area che superava i 100 mm. Inoltre, il prodotto operativo H03B fornisce l’intensità istantanea della precipitazione generata dalle misure all’infrarosso (IR) ottenuto dal sensore SEVIRI montato sul satellite geostazionario Meteosat (MSG). Le misure IR vengono “calibrate” attraverso le stime della precipitazione ottenuta dai radiometri PMW a bordo dei satelliti ad orbita bassa (LEO). In questo modo, dopo ogni acquisizione SEVIRI, il prodotto H03B fornisce una stima dell’intensità della precipitazione con una risoluzione temporale di 15 minuti e una risoluzione spaziale di circa 4 km (nella zona interessata dal Medicane Udine) permettendo di monitorare con continuità le precipitazioni.

Contatti Giulia Panegrossi CNR-ISAC, Coordinatrice scientifica H SAF (g.panegrossi@isac.cnr.it) 

 

Il clima per costruire lo spirito di gruppo

Per la prima volta nella storia degli osservatori ISAC, le infrastrutture del Monte Cimone e il Sentiero dell’Atmosfera sono state utilizzate per un’attività aziendale di team building. Si tratta di una nuova prospettiva di collaborazione tra mondo della ricerca e dell’industria, che trova il suo compimento nella realizzazione di un’attività di sensibilizzazione come veicolo per la coesione aziendale. Questa attività potrebbe aprire a nuove forme di collaborazione, stimolando un tipo di flusso di informazioni che altrimenti rischia di diventare di difficile realizzazione per i più.

Simulazione SMART dell’incendio nel porto di Ancona, il 16 settembre 2020

Come per l’incendio avvenuto a Marghera lo scorso 15 maggio (http://www.isac.cnr.it/en/news/smart-simulation-fire-3v-sigma-plant-marghera-venice-may-15th-2020), anche il recente incendio – 16 settembre 2020 – verificatosi nell’area portuale di Ancona è stato simulato come caso test con il sistema modellistico SMART.  Le caratteristiche dell’emissione sono state elaborate con ARIANET Srl. Il rilascio ha inizio il 15 settembre alle 23 UTC.

La suite modellistica SMART viene sviluppata per la simulazione della dispersione di rilasci accidentali in atmosfera. SMART è composto dal modello atmosferico non-idrostatico MOLOCH (qui applicato con risoluzione orizzontale di 500 m) accoppiato con il modello di dispersione Lagrangiano a particelle SPRAY, tramite il nuovo codice ARAMIS.

Sviluppi futuri renderanno il sistema modellistico SMART uno strumento operativo da applicare nell’ambito dell’emergency response in caso di incidenti, su tutto il territorio italiano.

 

SMART – Spray-Moloch Atmospheric Regional Tool

Contatti: Silvia Trini Castelli, Piero Malguzzi

http://www.isac.cnr.it/en/numerical_models/smart

Intervista a 1 Mattina – Rai1

A Unomattina – Rai1, mercoledi’ 16 2020, una intervista di Enrico Ferrero, Universita’ del Piemonte Orientale e associato di ricerca ISAC, sul problema della siccita’

link RaiPlay al minuto 42

Premio Pegaso per l’Ambiente 2020

E’ stato conferito alla ricercatrice ISAC Cristina Mangia il Premio Pegaso per l’Ambiente 2020 per la sua intensa attività di ricerca finalizzata allo studio del clima e dell’ambiente.

Il Premio Pegaso per l’Ambiente è promosso dall’Associazione ATA-PC Lecce per conferire un riconoscimento a coloro che, sul territorio nazionale e locale, si sono distinti in particolari azioni rivolte alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente e degli animali.
 

Un FORUM per il clima

L’articolo “FORUM: unique far-infrared satellite observations to better understand how Earth radiates energy to space”, pubblicato sul Bulletin of the American Meteorological Society e scritto dal Dr. Luca Palchetti del CNR-INO insieme ad un team internazionale e che ha fra i coautori la Dr. Bianca Maria Dinelli ricercatore CNR-ISAC, descrive la missione FORUM (Far-infrared Outgoing Radiation Understanding and Monitoring) selezionata lo scorso settembre per essere l’Earth Explorer 9 di ESA. FORUM osserverà per la prima volta dallo spazio lo spettro della radiazione emessa dalla Terra nella regione del lontano infrarosso con un’alta risoluzione spettrale e accuratezza. La radiazione emessa dalla Terra alle onde lunghe (OLR) verso lo spazio, alla quale contribuiscono numerosi processi fisici, è una componente fondamentale del bilancio radiativo terrestre ed è strettamente connessa ai cambiamenti climatici.

Palchetti, L., and Coauthors, FORUM: unique far-infrared satellite observations to better understand how Earth radiates energy to space. Bull. Amer. Meteor. Soc., 2020, doi: https://doi.org/10.1175/BAMS-D-19-0322.1.

Figura: Spettro della radiazione emessa alle onde lunghe al top dell’atmosfera in condizioni di cielo chiaro (blu) ed in presenza di cirri (grigio) relativamente ad uno scenario alle medie latitudini. In figura sono mostrati anche gli intervalli spettrali coperti da FORUM e IASI-NG.

Atmospheric River nel Mediterraneo

L’articolo pubblicato sul Monthly Weather Review, scritto dai ricercatori CNR-ISAC Silvio Davolio, Mario Miglietta, Sante Laviola e Vincenzo Levizzani assieme a Stefano Della Fera dell’Università di Bologna, descrive i meccanismi responsabili delle intense precipitazioni che hanno colpito l’Italia a fine di Ottobre 2018, associate alla tempesta Vaia. Lo studio evidenzia la presenza ed il ruolo determinante di un Atmospheric River nel Mediterraneo, ovvero di un trasporto cospicuo di vapore acqueo dalle regioni tropicali organizzato lungo uno stretto corridoio che ha attraversato il continente Africano, nell’alimentare le intense precipitazioni sulla penisola.

Link: Davolio S. et al., 2020: Heavy Precipitation over Italy from the Mediterranean Storm “Vaia” in October 2018: Assessing the Role of an Atmospheric River. Mon. Wea. Rev., 148 (9), 3571-3588. https://journals.ametsoc.org/mwr/article/148/9/3571/353237/Heavy-Precipitation-over-Italy-from-the

In figura: Trasporto di vapore acqueo integrato verticalmente (kg m−1 s−1) e altezza geopotenziale a 500 hPa

Il Cnr contribuisce al primato italiano ARWU in “Atmospheric Science” dell’Università dell’Aquila

Nel campo delle “Atmospheric Science” l’Università dell’Aquila è risultata 1° in Italia secondo l’Academic Ranking of World Universities (ARWU, 2020), e nella classifica globale nella fascia 151-200.

ISAC contribuisce in parte a questo risultato con l’insegnamento “Radar Meteorology” (Mario Montopoli), nella Laura magistrale in Atmospheric Science and Technology (LMAST), consorziata con l’Università La Sapienza di Roma e che vede la partecipazione di altri 2 istituti CNR (IMAA e ISMAR).

La Shanghai Ranking Consultancy pubblica la classifica delle università mondiali ARWU per materie dal 2009, si tratta di un’organizzazione indipendente non subordinata ad alcuna università o agenzia governativa.

Vedi anche
News CNR
Comunicato stampa dell’Università dell’Aquila (01/07/2020)
www.corriere.it

Neppure il COVID-19 ha fermato gli studenti del Fermi di Modena

Il CNR-ISAC di Bologna affianca da alcuni anni, in attività di terza missione, le Scuole Secondarie di Secondo Grado del territorio rispondendo alle richieste ministeriali nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) ex Alternanza Scuola Lavoro (ASL). Grazie alla collaborazione con i docenti, vengono proposte dai ricercatori tematiche che i ragazzi affrontano attraverso esperienze formative che uniscono sapere e saper fare, orientando le aspirazioni dei giovani verso il settore della ricerca.
Particolarmente fruttuosa è stata negli anni la collaborazione con l’Istituto Fermi di Modena. Il CNR-ISAC annualmente propone tematiche correlate a progetti di ricerca attivi che gli studenti delle quinte di informatica e telecomunicazioni sviluppano nel secondo quadrimestre come progetti SSH (Students Software House). I ragazzi si impegnano nel realizzare applicazioni e servizi in rete geografica simulando un rapporto professionale con il CNR-ISAC e gli altri interlocutori esterni alla scuola.

Lavorare a distanza ci aveva già messo alla prova e le skype o le telco erano diventate negli anni il nostro modus operandi, per questo quando l’emergenza coronavirus ci ha costretti all’isolamento non è stato traumatico continuare a lavorare, ognuno nella propria abitazione, realizzando anche per l’anno scolastico 2019 -2020 i progetti che i maturandi presenteranno, nei prossimi giorni, durante la sessione d’esame. Le camere degli studenti si sono trasformate in piccole officine e, nonostante le difficoltà nel recuperare hardware necessario, le idee si sono trasformate in strumenti concreti.

I ragazzi hanno affrontato a modo loro, divisi in gruppi e con tematiche simili, le sfide proposte:
1) Particolato Condiviso: realizzazione di una Centralina modulare, a basso costo, per la misura del particolato atmosferico (PM);
2) Allarme Condensa: Allerta funzionamento del sistema anticondensa per la salvaguardia degli affreschi.

Personale CNR-ISAC coinvolto: 1) Francescopiero Calzolari, 2) Paola De Nuntiis con il supporto di Loris Branzanti della Pegasoft Srl.
Professori Fermi: Marco Mescoli, Roberta Severi, Lorena Marassi, Paolo Santinelli.
Studenti 1) Particolato Condiviso: Edoardo Dotti, Riccardo Pancaldi, Stefano Calabretti, Adriano Buffagni; 2) Allarme Condensa: Riccardo Lugli, Lorenzo Palladino, Antonio Derosa, Plata Adarlo, Riccardo Gavioli, Alessandro Pioli, Angelo Accardo.

“Il nostro cielo” spiegato dei ricercatori ISAC su Rai scuola

Ieri 18 Giugno 2020,  su Rai scuola (canale 146),  è andata in onda la prima di tre puntate dedicate all’atmosfera all’interno del programma RAI NEWTON.

I ricercatori ISAC Giampietro Casasanta ed Elisa Adirosi sono stati i protagonosti della puntata il “nostro cielo, la troposfera.”

Il giorno 23 Giugno ore 21:30, sempre su  Rai scuola, programma Newton,  sarà la volta di Francesco Cairo che approfindirà le ricerche legate alla   Stratosfera. 

La puntata “nostro cielo, la troposfera.” è reperibile su Rai play 

 

Newton è un programma di Diego Garbati, Francesco Linguiti, Pino Roggero, Davide Coero Borga con la collaborazione di Massimo Bongiorno, Giuseppe Cembalo, Federica De Maria, Mario Ferrari, Daniela Mazzoli,

Mascherine filtranti anti COVID-19

Disponibile una nota tecnica sulle mascherine filtranti elaborata da CNR-ISAC. Vengono prese in considerazione le mascherine diffuse nel corso della recente pandemia di COVID-19, le chirurgiche, le facciali filtranti e quelle “filtranti” in libera vendita, note come mascherine di comunità. 

ARIA CONDIZIONATA E COVID-19

Con l’arrivo dell’estate risulta importante far chiarezza su alcuni aspetti fondamentali relativi al corretto utilizzo degli impianti di condizionamento dell’aria.
In merito agli eventuali rischi sull’utilizzo dell’aria condizionata, dovuti alla pandemia causata dal virus SARS-CoV-2, il CNR-ISAC fornisce una nota tecnica con alcuni accorgimenti validi sia per i condizionatori di tipo Split che per gli Impianti di condizionamento centralizzati.

E’ uscito il secondo numero della newsletter AISAM

E’ con soddisfazione che vi annunciamo l’uscita del secondo numero della newsletter dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (AISAM) di cui ISAC è socio collettivo.

La newsletter vuole essere uno strumento per dar voce alla all’associazione, affinché essa diventi un punto di aggregazione della comunità nazionale delle scienze dell’atmosfera ma anche un riferimento per i più giovani che si vogliono avvicinare a queste discipline.

Per scaricare la newsletter: https://www.aisam.eu/pluginAppObj_11613/download.php?action=download

Simulazione SMART dell’incendio all’impianto 3V-Sigma in Marghera (VE), il 15 Maggio 2020

Il recente incendio – 15 maggio 2020 – verificatosi nell’impianto industriale 3V-Sigma a Marghera (VE) è stato simulato come caso test con il sistema modellistico SMART.  Le caratteristiche dell’emissione sono state elaborate insieme ad ARIANET Srl.

La suite modellistica SMART viene sviluppata per la simulazione della dispersione di rilasci accidentali in atmosfera. SMART è composto dal modello atmosferico non-idrostatico MOLOCH (qui applicato con risoluzione orizzontale di 500 m) accoppiato con il modello di dispersione Lagrangiano a particelle SPRAY, tramite il nuovo codice ARAMIS.

Sviluppi futuri renderanno il sistema modellistico SMART uno strumento operativo da applicare nell’ambito dell’emergency response in caso di incidenti, su tutto il territorio italiano.

 

SMART – Spray-Moloch Atmospheric Regional Tool

Contatti: Silvia Trini Castelli, Piero Malguzzi

http://www.isac.cnr.it/en/numerical_models/smart

L’inquinamento dell’aria influenza diffusione e mortalità del Covid-19?

Un editoriale scritto dai ricercatori CNR-ISAC Daniele Contini e Francesca Costabile e pubblicato su Atmosphere è oggetto del nuovo comunicato stampa del CNR. L’editoriale analizza, sulla base dei dati disponibili nella letteratura scientifica, l’interazione tra inquinamento dell’aria e Sars-CoV2 ed il meccanismo di trasporto per diffusione in aria senza contatto, mettendo in evidenza i dati noti, le possibili conclusioni e gli aspetti che necessitano di ulteriori studi interdisciplinari.

Per raggiungere un pubblico più ampio, i due ricercatori sono stati poi protagonisti di un video per CNRweb.tv (Trasmissione virus nell’aria: la scienza suggerisce cautela (Video Cnrweb.Tv, 20/04/2020)Il peso dell’inquinamento sul coronavirus (Video Cnrweb.Tv, 20/04/2020)

Link Open Access
Contini D., Costabile F., 2020. Does Air Pollution Influence COVID-19 Outbreaks? Atmosphere 11, 377, doi:10.3390/atmos11040377

An Element of Randomness in Modeling Arctic Ice Cover

Incorporating random perturbations in temperature, humidity, and wind might offer a computationally cheaper alternative to increased resolution in an Earth system model when predicting global warming and Arctic sea ice cover. A Research Spotlight item in Eos Magazine reports findings by ISAC researchers just published in Geophysical Research Letters

Satellite Precipitation Measurement

V. Levizzani, C. Kidd, D. B. Kirshbaum, C. D. Kummerow, K. Nakamura e J. Turk sono gli editori del nuovo libro “Satellite Precipitation Measurement” pubblicato da Springer. Il libro offre un quadro completo della stima della precipitazione dallo spazio, comprensivo degli avanzamenti in campo scientifico e tecnologico ottenuti negli ultimi due decenni. Tramite i contributi di esperti nel settore e l’esperienza maturata all’interno dell’International Precipitation Working Group (IPWG, http://ipwg.isac.cnr.it/), il libro descrive i programmi satellitari attualmente operativi, i principali prodotti di stima della precipitazione, la loro validazione e campo di applicazione. Completano la raccolta delle tematiche affrontate gli studi di caratterizzazione della precipitazione e le prospettive per le future missioni satellitari.

https://www.springer.com/it/book/9783030245672 

https://www.springer.com/it/book/9783030357979

La pandemia ci divide, ma la scienza non smette di unirci

Isolati, ma uniti per porsi le giuste domande e programmare insieme percorsi di ricerca che possano offrire un contributo al periodo pandemico che stiamo vivendo. Questa è la risposta che ISAC mette in campo al tempo del COVID-19: i ricercatori, ognuno dalla propria abitazione, si sono riuniti più volte e si sono interrogati su come poter affrontare una tematica così complessa; sono stati individuati tre filoni principali definiti sulla base delle affinità con le tematiche di ricerca condotte in ISAC nelle tre macroaree (IMPEACHCAMEOCAFCA). 
Sono stati attivati 3 gruppi di lavoro specifici, operativi ed interdisciplinari, che partendo dai ricercatori ISAC possano includere competenze diverse come quelle di virologi, epidemiologi, microbiologi, etc. Di seguito trovate per ogni WG la posizione ufficiale ISAC. 
WG1 – Air quality and COVID-19 
WG2 – COVID-19 transmission and aerosol in outdoor and indoor    
WG3 – COVID-19  and meteo-climatic variables 

Invitiamo i ricercatori di università, istituti di ricerca pubblici e privati, istituzioni a contattarci per discutere di un’eventuale collaborazione. Se siete interessati a partecipare scrivete a resp-impatti@isac.cnr.it

Le osservazioni di Monte Cimone in un comunicato WMO

Le osservazioni della stazione ISAC-CNR di Monte Cimone, parte della rete GAW (Global Atmosphere Watch), sono state utilizzate  per la redazione di un comunicato dell’OMM (Organizzazione Mondiale della Meteorologia): è troppo presto per trarre conclusioni definitive sull’importanza delle diminuzioni registrate nel marzo 2020 per quanto riguarda le concentrazioni di gas serra, ma attenzione al dopo-crisi e a non dimenticare le Azioni per il Clima. Le osservazioni preliminari di Monte Cimone indicano infatti valori medi inferiori a quelli degli anni passati sia per il particolato fine che per l’ozono, ma molti sono gli aspetti da considerare per definire una valutazione quantitativa dell’impatto della diminuzione delle emissioni sulle concentrazioni in quota a Monte Cimone.

Il ministro Costa due giorni con il Cnr alle Svalbard

Il Ministro dell’Ambiente Costa ha trascorso due giorni alle Svalbard, presso la base italiana del Cnr di Ny Alesund, mettendo al centro della visita i cambiamenti climatici. Il Ministro è stato accompagnato dalla delegazione del Cnr composta dal direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente Fabio Trincardi, dalla ricercatrice ISAC Elisa Palazzi, dal direttore facente funzione dell’ISP Leonardo Langone e dal neodirettore Carlo Barbante. Il Ministro ha incontrato gli scienziati e i ricercatori italiani alla base Dirigibile Italia, visitato la Climate change tower, un fiore all’occhiello della ricerca Italiana dove da 10 anni viene realizzato un monitoraggio in continuo che permette alla comunità scientifica interessata di avere i dati in tempo reale. Le temperature alle Svalbard negli ultimi 10 anni sono aumentate di circa 3 gradi, molto di più dell’aumento globale di temperatura che risulta mediamente di 1 grado.
“Sono rimasto molto colpito dall’enorme e inestimabile lavoro dei nostri scienziati. Occorre che tutti noi ci impegniamo a diffondere la loro parola, ad ascoltarli e quindi ad agire di conseguenza” ha commentato il ministro Costa.

Nota Stampa CNR

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Fumo nelle valli: il caso della Valle del Sacco

Nelle classifiche ambientali, Frosinone risulta essere tra le città più inquinate d’Italia in termini di particolato atmosferico (PM10).  Per cercare di comprenderne i motivi, i ricercatori del Cnr-Isac hanno istallato uno strumento per la misura del cosiddetto ‘black carbon’, la parte ‘nera’ del PM10, rilevando che la componente principale  proviene dalla combustione di legna, una componente determinante nel causare superamenti della soglia di legge.

continua sul sito CNR

La CO2 e le precipitazioni nel Mediterraneo

Stabilizzare le concentrazioni di CO2 in atmosfera avrebbe, nell’immediato, un effetto benefico sulle piogge di alcune regioni a clima mediterraneo. Lo studio condotto dal Cnr-Isac in collaborazione con l’Università di Reading, è pubblicato sulla rivista Pnas

Lo studio condotto da Giuseppe Zappa dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Isac) insieme all’Università di Reading ed all’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista Pnas, rivela nuovi meccanismi con cui il cambiamento climatico influenza regioni caratterizzate da clima mediterraneo, quali la California, il Cile e l’area mediterranea stessa.

Comunicato Stampa sul sito CNR

TRENOverde 2020 a Lamezia #ChangeClimateChange

I giorni 17 e 18 Febbraio il TRENOverde farà tappa a Lamezia Terme, presso la Stazione Ferroviaria – binario1. L’edizione del 2020 della campagna di Legambiente Onlus e Ferrovie dello Stato Italiane è dedicata a #ChangeClimateChange per raccontare, da Sud a Nord, gli effetti della crisi climatica e le buone pratiche per fermarla.
Il CNR-ISAC, sede di Lamezia Terme, sara’ presente a bordo con Workshop didattici e laboratori sulla tematica del cambiamento climatico

Primi risultati del progetto “NOSE”

Sono stati presentati i primi dati del progetto ‘NOSE Network for Odour Sensitivity – Sistema di segnalazione e gestione delle emissioni odorigene’. Il progetto prevede una collaborazione tra l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) e Arpa Sicilia per lo sviluppo di un’attività di ricerca per identificare la sorgente emissiva dei miasmi olfattivi segnalati sul territorio dai cittadini attraverso la App NOSE. Attiva dal 30 agosto 2019 sull’area di Siracusa, la App NOSE ha registrato oltre 3.200 segnalazioni da parte di quasi 2.000 cittadini che hanno avvertito 2400 volte l’odore di idrocarburi, 271 quello di zolfo e 180 quello di solventi.

Il “sistema NOSE” è stato esportato anche all’AERCA di Milazzo – Bacino del Mela e a Catania.

La WEB-APP gratuita ed anonima  per smartphone è scaricabile al sito: nose-cnr.arpa.sicilia.it

Per informazioni: Paolo Bonasoni, Cnr-Isac, p.bonasoniisac.cnr.it

Vedi anche:

Dal sito CNR: https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-9183/nose-network-for-odour-sensitivity-sistema-di-segnalazione-e-gestione-delle-emissioni-odorigene

Physics and Chemistry of the Arctic Atmosphere

Edito da Springer un nuovo libro sull’atmosfera Artica, curato da Claudio Tomasi con Alexander Kokhanovsky, con diversi contributi dei ricercatore ISAC.
Il libro presenta le conoscenze attuali di chimica e fisica dell’atmosfera artica. Particolare attenzione è rivolta agli studi sul fenomeno della foschia artica, alle nuvole troposferiche artiche, sulla nebbia artica, sulle nuvole stratosferiche e mesosferiche polari, sulla dinamica atmosferica, sulla termodinamica e sul trasferimento radiativo in relazione all’ambiente polare. I meccanismi di retroazione atmosfera-criosfera e le tecniche di telerilevamento atmosferico vengono presentati in dettaglio. Vengono anche affrontati i problemi dei cambiamenti climatici nell’Artico.

Link: https://www.springer.com/gp/book/9783030335656

Il Premio MeteoClimaFVG 2019 assegnato a Mario Marcello Miglietta dell’ISAC-CNR

Nel 2018 il Comitato Scientifico UMFVG ha bandito il primo Premio Scientifico per le Scienze Meteorologiche e del Clima denominato “MeteoClimaFVG” i cui contributi includono pubblicazioni scientifiche, attività di comunicazione e divulgazione, progetti di ricerca. Al suo interno ne fanno parte, oltre al Presidente UMFVG, personalità del mondo accademico e della ricerca per un totale di 7 membri. L’attuale composizione del comitato scientifico è consultabile a questo link  

Nella sua prima edizione Il premio “MeteoClimaFVG” 2019 è stato assegnato al dott. Marcello Miglietta, Dirigente di ricerca presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR 

la catena modellistica CHIMBO di CNR-ISAC presentata a TG Leonardo (13 gennaio 2020)

Presentata la catena modellistica per le previsioni di composizione atmosferica, CHIMBO, basata sul modello meteorologico sviluppato da ISAC.

Nel servizio sono state mostrate le sue principali caratteristiche ed i suoi prodotti consultabili al sito http://www.isac.cnr.it/dinamica/projects/forecasts/chimbo/

Il servizio è disponibili su RaiPlay al seguente link a partire dal minuto 4: https://www.raiplay.it/video/2020/01/tgr-leonardo-441afbbb-58b0-440c-a485-30b7a8859174.html

Intervista ai ricercatori CNR ISAC: Cosa fare per fermare la crisi climatica

Tre ricercarori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR sono stati intervistati dal giornale online “The Post Internazionale (TPI) di ciò che li preoccupa per il futuro nell’ambito dei cambiamenti climatici  spiegando cosa possiamo fare per evitare una catastrofe annunciata.

L’ intervista è reperibile al seguente link:

https://www.tpi.it/ambiente/emergenza-climatica-italia-longread-20191231…

Con il 2019 si chiude il decennio piu’ caldo di sempre

Con il secondo Dicembre più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia (+1.9°C di anomalia rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010) il 2019 chiude con un’anomalia di +0.96°C sopra media, risultando il quarto anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 ad oggi, preceduto dal 2014 e 2015 (+1°C sopra media) e dal 2018 (l’anno più caldo con un’anomalia di +1.17°C rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010).

Con Dicembre sono 8 i mesi del 2019 che rientrano nella ‘top 10’ delle rispettive classifiche mensili: Marzo (nono più caldo, +1.48°C), Giugno (secondo più caldo, +2.57), Luglio (settimo più caldo, +1.29°C), Agosto (sesto più caldo, +1.42°C), Settembre (decimo più caldo, +1.27°C), Ottobre (quarto più caldo, +1.56°C), Novembre (decimo più caldo, +1.33°C).

Con il 2019 si chiude anche il secondo decennio del nuovo millennio, risultando il più caldo da quando abbiamo osservazioni disponibili per l’Italia.

Analogamente a quanto è accaduto a scala globale, anche per l’Italia ognuno degli ultimi quattro decenni è risultato essere più caldo del decennio precedente, evidenziando un persistente segnale verso un continuo incremento delle temperature: dal 1980 ad oggi la temperatura in Italia è cresciuta mediamente di 0.45°C ogni decennio.

(Nota stampa CNR)

Intervista ad Elisa Palazzi a GEO&GEO (puntata del 17 Dicembre 2019)

Sveva Sagramola intervista Elisa Palazzi (ISAC-CNR Torino).

Tra gli argomenti trattati: come è cambiato il clima del nostro pianeta, gli esiti della COP25 di Madrid, i cambiamenti climatici in alta quota.

L’intervista è disponibile su RaiPlay al seguente link a  partire dal minuto 102

https://www.raiplay.it/video/2019/12/sveva-sagramola-ed-emanuele-biggi-in-geo-1732532a-1fc6-4095-97b7-444125da7cb9.html

Cnr-Cai: rifugi e stazioni di ricerca per studiare il clima in alta quota

Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani in relazione ai cambiamenti climatici in atto. La firma avviene in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna, promossa dall’Onu e coordinata dalla Fao

Le montagne ricoprono un terzo della superficie emersa della Terra. In Italia rappresentano oltre la metà del territorio, corrispondente a un’area in cui risiede una popolazione di oltre 14 milioni di abitanti, distribuiti in più di 4.200 comuni. Le “Terre alte” del Pianeta, e tra esse le Alpi e gli Appennini con i loro habitat, rappresentano un hot spot climatico dove gli effetti del riscaldamento agiscono in misura quasi doppia rispetto alla scala globale.

Grazie all’accordo quadro tra il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Club alpino italiano (Cai) prende il via una collaborazione utile a migliorare la conoscenza degli ambienti ed ecosistemi di alta quota, oltre che la comprensione dei fenomeni climatici in atto, attraverso attività di monitoraggio che potranno coinvolgere attivamente i rifugi Cai e le stazioni e gli osservatori climatici Cnr, infrastrutture che costituiscono un bene prezioso per la sorveglianza meteo-climatica e ambientale di questa parte del territorio italiano. La firma avviene, simbolicamente, in occasione della Giornata internazionale della montagna, promossa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinata dalla Fao.

“I due Enti riservano una particolare attenzione all’ambiente montano”, osserva il presidente Cnr, Massimo Inguscio. “La possibilità di ottimizzare le nostre risorse e infrastrutture in aree così significative per lo studio del clima permetterà di rafforzare la sorveglianza dell’ambiente glaciale e periglaciale alpino e di ampliare la base osservativa degli studi che l’Ente già esegue in cinque Osservatori climatici e, sulla vetta di Monte Cimone, dell’unica stazione globale presente nel bacino mediterraneo del programma GAW-WMO per lo studio dei cambiamenti climatici, gestita dal Cnr con l’Aeronautica militare”.

Già nella Conferenza Onu sull’ambiente e lo sviluppo del 1992 l’Agenda 21 dedicava un capitolo al tema: Managing Fragile Ecosystems: Sustainable Mountain Development. La situazione non è certo migliorata. Le temperature atmosferiche dei settori alpini, nell’ultimo secolo, sono aumentate tra 1.5 e 2.0°C, con importanti ripercussioni sulla criosfera. E i più recenti dati sullo stato di salute dei ghiacciai delle Alpi evidenziano bilanci di massa fortemente negativi (mediamente 1-2 metri di acqua equivalente persa ogni anno per ghiacciaio), che si traducono in riduzioni di area e volume di dimensioni parossistiche. Le lingue glaciali principali annualmente arretrano il loro fronte in media di 20-25 m, perdendo 3-4 m di spessore di ghiaccio, e le previsioni, anche qualora le temperature non aumentassero più, paventano la scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3000-3500 m di quota entro il 2050.

“Questo accordo è un passo estremamente importante, perché prefigura l’utilizzo dei rifugi Cai per l’attività scientifica e il monitoraggio dei principali parametri climatici, in una rete che percorre tutto lo Stivale, fino al centro del bacino del Mediterraneo”, dichiara il presidente generale del Cai Vincenzo Torti. “All’ambiente glaciale alpino sempre più si sostituiscono pareti rocciose instabili, pietraie, morene. Anche il permafrost di alta quota in roccia si scongela e questo, considerata la maggiore instabilità dei versanti recentemente deglaciati, aumenta rischi e pericoli per chi vive la montagna e per chi la frequenta, peraltro offrendo situazioni ambientali profondamente difformi rispetto a pochi decenni fa. Ambienti nei quali il numero di specie vegetali sta proliferando e fa temere l’estinzione di quelle meno competitive. È quindi importante studiare questi nuovi scenari correlati con l’aumento delle temperature, anche al fine di divulgare e proporre forme di frequentazione della montagna più sicure e consapevoli”

Il Patrimonio Culturale protagonista in COP25

Il cambiamento climatico rischia di avere un forte impatto anche sul patrimonio culturale. Per la prima volta l’argomento è arrivato al tavolo della COP25, a Madrid dal 2 al 13 dicembre, dove esperti provenienti da tutto il mondo stanno discutendo le strategie di mitigazione e adattamento.  Questo comporta non solo perdite legate al patrimonio materiale, ma anche ricadute economiche dirette ed indirette sulla popolazione e i territori.
Il patrimonio culturale italiano vale 986 miliardi di euro tra attività finanziarie e non finanziarie, stando agli ultimi dati pubblicati (2016) del bilancio del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. Gli “oggetti d’arte” (ovvero beni storici, artistici, demo-etno-antropologici, archeologici, paleontologici, librari e archivistici) valgono il 10,4% del PIL (174 miliardi di euro). Siamo ricchi ma non sappiamo valorizzare adeguatamente il nostro patrimonio: stando ai dati Pwc, il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno Unito è tra 4 e 7 volte più grande di quello italiano.
Come è emerso durante la COP25, oggi è il caso di mettere a sistema le competenze che il settore può mettere in campo per fronteggiare la crisi climatica. Un recente articolo de Il sole 24 Ore cita anche lo studio del 2018 finanziato dalla DG EAC e curato da CNR-ISAC di Bologna, “Safeguarding cultural heritage from natural and man-made disasters”, che realizza una panoramica sulle ricerche e gli strumenti esistenti negli stati europei per la salvaguardia del patrimonio culturale a rischio. Nel contesto l’Italia emerge come vincente, sia per il fatto di avere inserito il patrimonio culturale nella propria Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, sia perché può vantare una struttura governativa (il Dipartimento della Protezione Civile) preposta al coordinamento delle politiche e delle attività in tema di difesa civile, ambientale e culturale.
In quest’occasione, WWF e Museo del Prado hanno unito le forze e selezionato quattro capolavori perché diventino il simbolo degli eventi estremi sul patrimonio culturale.