15.09.2026 - Ricerca

I rischi climatici nelle città stanno emergendo più rapidamente di quanto molti immaginino

Un nuovo studio pubblicato su Urban Climate da un gruppo internazionale di ricercatori, che vede come prima autrice Rita Nogherotto del CNR-ISAC, fornisce la prima valutazione globale di quando e dove diversi rischi climatici diventano distinguibili dalla variabilità storica in quasi 11 mila città del mondo.

Oltre metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città, che concentrano anche gran parte delle attività economiche e delle infrastrutture. Eppure molte valutazioni climatiche continuano a basarsi soprattutto su scale nazionali o regionali, che non sempre rappresentano ciò che accade nelle singole aree urbane. L’analisi in questo studio considera caldo estremo, stress termico, precipitazioni intense, siccità, condizioni favorevoli agli incendi e inondazioni costiere.

Il messaggio centrale è netto: per molti indicatori il cambiamento climatico non è più soltanto un rischio futuro per le città, ma un segnale già osservabile.

Le città non seguono necessariamente la media della loro regione
Uno dei risultati più importanti dello studio è la forte variabilità spaziale dei rischi climatici. Le città possono sperimentare cambiamenti più intensi rispetto alle regioni in cui si trovano, in particolare per indicatori legati allo stress termico e alle condizioni favorevoli agli incendi.

Affidarsi soltanto a proiezioni climatiche regionali può quindi sottostimare le sfide che attendono le popolazioni urbane. La pianificazione dell’adattamento deve essere localizzata e considerare le caratteristiche specifiche di ciascuna città: posizione geografica, clima locale, struttura urbana, popolazione, infrastrutture e capacità di risposta.

Il caldo è la sfida climatica urbana più evidente
Tra i diversi rischi analizzati, quelli legati alla temperatura mostrano il segnale più precoce e coerente. Il caldo estremo ha già superato la variabilità climatica storica in quasi tutte le città considerate: temperature più alte, giornate molto calde e notti più calde non sono quindi soltanto una prospettiva futura, ma una realtà già presente.

Anche lo stress termico, la siccità e le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi sono destinate a interessare la grande maggioranza delle città nei prossimi decenni. Le precipitazioni estreme mostrano invece un quadro più eterogeneo: il segnale emerge più tardi e varia maggiormente tra le regioni.

Questi risultati indicano che l’adattamento al caldo dovrebbe essere trattato come una priorità immediata della pianificazione urbana, insieme alla riduzione delle emissioni.

Ridurre le emissioni può far guadagnare tempo prezioso
Lo studio mette in evidenza anche un beneficio concreto della mitigazione. Negli scenari a emissioni più basse, l’emergere di diversi rischi climatici può essere posticipato di cinque-dieci anni o anche di più.

Questo tempo aggiuntivo può essere decisivo: consente a governi locali e comunità di mettere in campo misure di adattamento, rafforzare la resilienza delle infrastrutture e proteggere le popolazioni più vulnerabili. Mitigazione e adattamento, quindi, non sono strategie alternative: devono procedere insieme.

Le inondazioni costiere possono amplificare le disuguaglianze
Una parte dell’analisi riguarda l’esposizione futura alle inondazioni costiere in circa mille città. In assenza di adeguate misure di protezione, le città con minori risorse economiche potrebbero affrontare livelli di esposizione molto superiori rispetto alle aree urbane più ricche, soprattutto in alcune parti dell’Africa e dell’America Centrale e Meridionale.

Il cambiamento climatico rischia così di rafforzare disuguaglianze già esistenti. Allo stesso tempo, lo studio mostra che gli investimenti nella protezione costiera possono ridurre sensibilmente queste differenze, abbassando il rischio anche nelle città con minore capacità economica.

Non solo megacittà: l’importanza delle città piccole e intermedie
Il dibattito sui rischi climatici urbani tende spesso a concentrarsi sulle grandi metropoli. I risultati mostrano però che le città piccole e intermedie meritano molta più attenzione: molte possono essere esposte a rischi elevati pur disponendo di risorse economiche, tecniche e istituzionali più limitate per prepararsi e rispondere.

Concentrarsi soltanto sulle megacittà rischia quindi di lasciare fuori una parte sostanziale della popolazione urbana mondiale. I finanziamenti per l’adattamento e il supporto alle politiche locali dovrebbero raggiungere anche le città di dimensioni minori, dove interventi mirati possono produrre benefici molto significativi.

Un rischio già presente, non soltanto futuro
Il quadro globale è chiaro: i rischi climatici nelle città stanno già emergendo e, per alcuni indicatori, più rapidamente di quanto una valutazione basata sulle sole medie regionali possa suggerire.

Capire dove e quando questi segnali diventano evidenti aiuta le città a pianificare meglio. Le decisioni prese oggi possono ancora modificare la traiettoria futura: ridurre le emissioni può rallentare l’emergere di alcuni rischi, mentre investimenti mirati nell’adattamento possono ridurre l’esposizione e le disuguaglianze.

Affrontare efficacemente il cambiamento climatico urbano richiede quindi di integrare mitigazione, adattamento e pianificazione specifica per le caratteristiche di ciascuna città, prestando maggiore attenzione anche alle migliaia di città piccole e intermedie che finora hanno ricevuto meno spazio nel dibattito climatico globale.

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