10.12.2019 - News

Ricercare e Comunicare 2009-2019: 10 anni di ricerca al CNR

Quanti progetti oggi includono nell’attività di ricerca soggetti esterni alla comunità scientifica, come stakeholder, policymaker o la società civile? Cosa pensano di queste trasformazioni i ricercatori? Quanto il loro coinvolgimento in attività di ricerca partecipata o di open science è motivato dalla piena consapevolezza della necessità di intraprendere nuovi modi di fare ricerca in una società sempre più complessa?
Informazioni dal sito IREA
Al panel di discussione partecipa la ricercatrice ISAC Cristina Mangia. Programma della giornata (pdf)

Nel 2009, nel corso della Giornata “Ricercare e Comunicare. Teorie e buone pratiche negli enti di ricerca“, venivano presentati i risultati delle prime indagini sulla comunicazione della rete scientifica al CNR. Canali, obiettivi, strumenti, risorse, professionalità, competenze e aspettative degli attori coinvolti nel processo di comunicazione venivano scandagliati allo scopo di comprendere la misura e il senso – per i ricercatori – di un investimento in attività considerate per anni estranee o non prioritarie per la ricerca. Ne emergeva un quadro molto ricco e ancora poco strutturato, che lasciava intravedere nuovi ruoli per chi fa ricerca e nuove prospettive nel rapporto con la società.

A 10 anni di distanza, il contesto è cambiato in maniera radicale: nuovi strumenti, nuove modalità, nuovi attori. Sono gli stessi soggetti – pubblici e privati – che finanziano la ricerca scientifica ad aver reso inderogabile la richiesta di comunicare, chiedendo di andare oltre il trasferimento dei risultati e dei prodotti, e prediligendo pratiche capaci di aprire il processo stesso di ricerca al coinvolgimento di altri attori fin dalla costruzione della domanda di ricerca. Un FARE scienza CON e PER la società – per usare un’espressione introdotta dal Programma Quadro Europeo Horizon2020 e in particolare dall’approccio della Ricerca e Innovazione Responsabili (RRI) – dove tutti possano diventare co-responsabili dell’innovazione; dove la pluralità di conoscenze, esperienze, aspettative e visioni possa farsi garanzia di una nuova qualità della ricerca e delle politiche che ne derivano, come suggerisce la “scienza post-normale”.

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