04.08.2026 - Ricerca
Relazione tra esposizione alle particelle ultrafini e malattie cardiovascolari
Uno studio pubblicato sulla rivista GeoHealth mostra che i Paesi con una maggiore esposizione alle particelle ultrafini presentano generalmente un carico più elevato di malattie cardiovascolari.
La ricerca, che vede come co-prima autrice Francesca Costabile del CNR-ISAC, utilizza un approccio ecologico per valutare le variazioni dell’esposizione a lungo termine alle particelle ultrafini in relazione alle malattie cardiovascolari.
Le particelle ultrafini sono particelle estremamente piccole presenti nell’aria in concentrazioni molto elevate e in grado di penetrare in profondità nei polmoni. A differenza di quelle di dimensioni maggiori, i loro effetti sulla salute a lungo termine non sono ancora ben compresi, poiché dati globali standardizzati sull’esposizione sono diventati disponibili solo recentemente.
Il gruppo di ricerca ha analizzato l’esposizione a lungo termine alle particelle ultrafini nel periodo compreso tra il 2010 e il 2019 nei Paesi ad alto reddito, esaminandone la relazione con le malattie cardiovascolari. Utilizzando un nuovo set di dati globali sulle particelle ultrafini e dati di sanità pubblica a livello nazionale, sono state ricercate associazioni tra l’esposizione alle particelle ultrafini e gli indicatori del carico di malattia.
I risultati sottolineano la necessità di ulteriori ricerche sui possibili effetti dell’esposizione a lungo termine a queste particelle sulle malattie cardiovascolari. Secondo gli autori, le particelle ultrafini meritano inoltre un’attenzione specifica nelle normative sulla qualità dell’aria e nelle politiche di sanità pubblica, anche nei contesti in cui gli attuali standard di qualità dell’aria per il particolato fine risultano già rispettati.